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lavoro pubblicato mercoledì 6 luglio 2016
ultima lettura giovedì 24 settembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La coperta verde..

di Sguardoasud. Letto 615 volte. Dallo scaffale Amore

 Londra, dicembre 2015     Il mio orologio segnava quasi le undici di sera,  erano ormai ventiquattr'ore che nevicava, fiocchi grandi e fitti che avevano reso ormai Londra una citta' totalmente bianca, dalla finestra di casa al pian.......

Londra, dicembre 2015

Il mio orologio segnava quasi le undici di sera, erano ormai ventiquattr'ore che nevicava, fiocchi grandi e fitti che avevano reso ormai Londra una citta' totalmente bianca, dalla finestra di casa nostra al piano terra, riuscivo a vedere i lampioni antichi di Kensington, che illuminavano il marciapiede con una leggera luce arancione...

Le uniche orme fuori casa erano le mie, poco prima ero uscito a prendere della legna per metter su un po di fuoco, so che hai sempre amato quel calore e il colore che il fuoco dava alla stanza buia..

In inverno, durante una nevicata ho sempre preferito mantenere le tende scostate, per non perdere nulla di quell'atmosfera, anche una volta andato a letto...avevo mantenuto lo stupore di quando da piccolo, mi addormentavo sui cuscini che mio padre metteva sotto la finestra, fissavo quei fiocchi cadere dal cielo per ore..fino ad addormentarmi.

La nostra casa di Londra era una villetta con la facciata in mattoncini rossi, le finestre erano di un bianco antico con degli scuri neri ed il portone verde, aveva un battiporta di ottone lucido al centro. Era il rifugio per scappare dal lavoro, dalle vite legate ai ritmi della bassa modenese, dei miei allenamenti in bici o delle corse sull'argine, dal tuo e mio lavoro in ospedale, l'inverno per noi era il momento preferito, soprattutto a ridosso del Natale.

Di solito partivamo ad inizio Dicembre per poi essere raggiunti dai nostri genitori la vigilia di Natale, spesso il primo ad arrivare era mio fratello Andrea che puntualmente si piazzava nella cameretta che avevamo arredato sotto il tetto, prendeva la sua chitarra ed iniziava a suonare le musiche che scriveva, lo vedo ancora adesso, seduto sul pavimento di legno con Tony che gli scodinzola vicino.

Poi vedo te, anzi, rivedo te su quel divano rosso di velluto a due posti, con quel pigiama di felpa bianco e rosso e le tue calzette di lana, che assomigliavano molto ad icalzettoni da alpinista inizio secolo...non sono mai riuscito a capire come facevi ad indossarli.

Dalla finestra ogni tanto arrivavano le luci anabbaglianti di un taxi che passava a rilento in mezzo a tutta quella neve, tutto era ovattato, tutto sembrava come fermo nel tempo e nello spazio.

La tua tazza di cioccolata calda tra le mani e la tua bocca che soffia per raffreddarlo un po'....ho sempre amato quell'immagine di te, avvolta da quella coperta verde patchwork, che da quel giorno a Camden Town e' diventata la tua seconda pelle.

Di fronte il caminetto con il fuoco che scoppia e Gigi beato sotto il divano a dividersi con te quel calore, quel colore poi....che bastava per illuminare il tuo profilo, ed io, appoggiato con la schiena sul termosifone a ridosso della finestra, ti guardavo..e il tempo si fermava.

Amavo venirti accanto e prendere i tuoi piedi tra le mie mani racchiuderli tra i palmi per riscaldarli, li tenevo vicino e sfregavo le mie mani su di essi..quante volte sono rimasto incantato di fronte al tuo sguardo..e davanti al tuo sorriso che mi prendeva in giro.

Ho sempre amato portarti in quella casa e lasciarti riposare..ho sempre amato andare a letto portandoti nella nostra camera al piano di sopra, seduta sulla mia schiena, come una bambina e farti fare un salto sul quel lettone che era altissimo, un letto antico che avevamo scelto insieme in un mercatino una domenica mattina.

Ti infilavi sotto le coperte quasi gattonando ed io ti seguivo, ti prendevo per i piedi e ti tiravo indietro fino ad avere il tuo collo davanti a me..e li ti baciavo, come ogni sera...poi ti baciavo lungo la schiena, su quella pelle liscia che tu inarcavi ed io da quella posizione, immaginavo che la tua schiena fosse come la tastiera di un pianoforte, un opera di liuteria antica..un pezzo unico.

Dopo aver fatto quella lotta sul letto ci allungavamo accanto stretti vicini, io riuscivo a prendere la coperta che ci eravamo portati su dal soggiorno e la mettevo su di noi..quelle sere non usavo il mio cuscino..ho sempre dormito con la mia testa poggiata su di te...

..e sotto quella coperta, avevo le tue mani tra i miei capelli..

La notte restavo ad occhi aperti, amavo il movimento del tuo corpo sotto i tuoi respiri, amavo il profumo della tua pelle ed anche i calci che mi tiravi, quando, per trovare una posizione migliore ti giravi di scatto..ho amato anche i tuoi calci.

Fuori nevica ancora, mi giro verso una delle finestre poste ai lati del letto, scosto la tenda, e butto un occhio sulla strada e le case, ormai non c'è piu' nessuno, abbiamo con noi solo quei fiocchi che ci guardano mentre cadono dal cielo..

Ho passato tutta la notte seduto sotto la finestra a guardarti dormire..

Buonanotte Gio'..hai visto..questa sera ti ho dato la buonanotte in un altro modo..

Sguardoasud



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