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lavoro pubblicato martedì 5 luglio 2016
ultima lettura domenica 25 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Anime Ingenue- Capitolo Primo

di GianniDiNotoAscenzo. Letto 433 volte. Dallo scaffale Gialli

Capitolo IIl suicidio Siracusa 22 ottobre 1926 Matteo puntò lentamente l’arma alla tempia; respirò profondamente accompagnato da u...

Capitolo I
Il suicidio
Siracusa 22 ottobre 1926
Matteo puntò lentamente l’arma alla tempia; respirò profondamente accompagnato da una
moltitudine di pensieri sconnessi. Esitò per degli attimi che parvero eterni, poi ancora qualche
secondo, imprecando e maledicendo se stesso e la sua natura infelice, infine premette il grilletto. Fu
un attimo, un istante di sordo terrore: un botto, un gemito dolorante, uno schizzo di sangue e la sua
dipartita.
Riverso nello studio , con la pistola in mano, estensione metallica del suo braccio ancora tremante,
stringeva saldamente alcuni fogli nel pugno.
Era già passato il crepuscolo. Dai balconi d’oriente il giorno rientrava in casa suggellandosi dietro
le sue mille cortine di corallini cristalli, in procinto di chiudersi ancora una volta nella sua teca
d’ebano scuro. Le ultime fila di violacea ametista si spegnevano nell’oro porporino dell’occaso
morente. I perlacei riflessi dei raggi lunari, come finissimi veli d’opale smaltato, ne vegliavano e
custodivano il sonno. Un feroce tramestio di agenti e magistrati turbava più del dovuto la già
inquietante atmosfera. Erano entrati in casa forzando le serrature del portale, superando il cortile
principale e mettendo a soqquadro l’intera abitazione. C'erano uomini con delle torce, procuratori,
ispettori e una moltitudine di persone morbosamente radunatesi per l'occasione. In breve una folla
immane d’individui e curiosi s’addensò nella stanza; passarono sopra il cadavere con le loro scarpe
pesanti; un signore estrasse i fogli manoscritti che serrava nel pugno e ne chiamò altri due per
discuterne il contenuto, in seguito un becchino prese le misure mentre il medico legale
predisponeva il tutto per un’accurata autopsia. Altri invece, a lettura ultimata, spostarono il proprio
interesse su degli strani oggetti e dettero disposizioni affinché si esaminasse il grado di veridicità
delle strane affermazioni contenute in quelle pagine.
“E’ inverosimile!” esclamò un uomo dall’aspetto senile finendo di leggere i fogli che aveva per le
mani “…deve sicuramente trattarsi d’un folle. Comunque sarà bene esaminare il contenuto di
queste anticaglie…” concluse riferendosi ad alcuni cocci sparsi sul pavimento; successivamente
chiamò altri colleghi e ordinò che i frammenti non venissero spostati per alcun motivo, fece
disperdere la folla e impose il più assoluto silenzio prima di dare il responso finale. Rimasero con
lui il suo staff, un notaio, due magistrati e tre guardie; si trattava dell’esimio professor De Nelli.
Al piano di sopra le squadre speciali rinvennero il cadavere di un altro ragazzo che i documenti
identificavano come Pierre De Aventieri. Era attorniato da colleghi ed amici, increduli e disperati.
Dalla stanza provenivano le loro urla angosciose e stentoree. Un gruppo di medici, molto esiguo
per la verità, riportò la propria attenzione al cadavere del piano terra e cominciò a torturarlo nella
foga degli esperimenti iniziali per accertarne la causa del decesso prima di condurlo all’obitorio o in
qualche laboratorio attrezzato o chissà dove. D’un tratto due uomini lo afferrarono mentre un terzo
dette disposizioni ai medici perché li lasciassero intervenire; nessuno oppose resistenza e anzi
l’intero staff medico si congedò ossequioso e acquiescente, come sovrastato da un potere tirannico e
incontrastabile; l’uomo continuava a dare le sue direttive con la competenza di chi è pienamente
avvezzo a situazioni del genere: chiamò a se i ragazzi che stavano al piano superiore e cominciò a
rivolgergli qualche domanda di chiarimento. Adriano, uno dei più cari amici delle vittime, fu
interrogato per primo.
“Avevano mai litigato?” Chiese l’uomo seccante.
“Nossignore!” Rispose .
“Facevano uso di droghe?” Incalzò l’altro.
“No, nulla del genere; solo, ogni tanto, Pierre amava stordirsi con l’oppio: una cosa del tutto
normale per gente della nostra estrazione sociale, ne converrà spero…”
“Ne fate uso anche voi?” Chiese l’agente con una certa malignità dello sguardo. Adriano rispose in
modo alquanto indisponente. L'uomo era il decorato tenente De Cortini uno dei militari che
maggiormente si erano distinti nel primo conflitto mondiale. Si presentava alto ed emaciato. Il
volto, estremamente scarno, emergeva da una corona di capelli grigi in cui i segni delle calvizie
avevano inciso impietosamente l'inarrestabile scorrere del tempo. Il portamento rigido e
schematico, accentuato dall'uniforme di ordinanza, ricordava in ogni gesto i suoi lunghi trascorsi
marziali. Qualcosa doveva averlo infastidito profondamente nella risposta del ragazzo perché d'un
tratto divenne rubicondo dalla rabbia e per qualche tempo non riuscì nemmeno a parlare.
In quello stesso istante i due vennero raggiunti dal Professor De Nelli “Allora Tenente De Cortini”
disse questi avanzandosi “qualche miglioramento?”
Il Tenente non rispose continuando a giocare nervosamente col proprio monocolo. De Nelli si voltò
verso Adriano: “ Voi siete?” “Adriano Marsi, per servirvi.”
“Figlio del duca di Marsi?” Chiese il dottore con un filo di voce.
“In persona!”
Il tenente De Cortini passò dal colorito rubicondo in cui si bruciava di rabbia per quella che aveva
ritenuto arroganza da parte del giovane Adriano ad un bianco pallido simile al colore dell’avorio
appena lucidato;
Avanzò lentamente verso il piccolo aristocratico e tese la mano in segno di riconciliazione.
“Vi prego di perdonarmi signorino…” disse semplicemente “…ma non potevo sapere…” Adriano
lo guardò con compassione infinita, ma non rispose al saluto.
“Non datevi cruccio di nulla” sentenziò “e andate fino in fondo nel vostro lavoro.”
“E’ proprio questo il punto…” balbettò l’uomo con voce tremante “…vorrete perdonare la mia
indiscrezione ma per continuare l’indagine sarò costretto a farvi ancora qualche domanda…”
“Sono qui per rispondere e per dare la mia piena disponibilità, quindi non datevi cruccio di nulla,
vel’ho già detto mi pare…”
“Tenente De Cortini, Tenente De Cortini” Interruppe concitato il Prof De Nelli “vorrei che leggesse
questo” e così dicendo consegnò al tenente i fogli che aveva estratto dalle mani del cadavere...
De Cortini lanciò un'occhiata torva a De Nelli come a rimproverarlo di non aver consegnato prima
il prezioso reperto d'indagine “Di cosa si tratta” chiese. “Erano in mano al cadavere del piano terra,
sembra una specie di confessione ma ci sono scritte delle cose che sicuramente potranno aiutare la
sua indagine...” De Cortini strappò i fogli di mano al professore e si sedette in disparte. “Nessuno si
muova di qua finché non avrò finito di leggere questi fogli.” Sentenziò. Sistemò meglio il suo
monocolo e mettendo a fuoco i fogli cominciò a leggere...


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