ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato martedì 5 luglio 2016
ultima lettura giovedì 18 luglio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

The misleading appearance of a mind

di martybonnie. Letto 311 volte. Dallo scaffale Fantascienza

"Il tempo divora ogni cosa." Non rimane niente, niente. Neanche l'illusione di poter tornare indietro. Il tempo é come un filo di ferro arrugginito, contorto e maligno. Contamina anche i legami più saldi. Quelli che pensi non potrebbero mai spezzarsi,

I tacchi risuonavano secchi nell’atrium freddo ma elegante. Chiunque si trovava sul suo tragitto si affrettava a scansarsi stando ben attento a non rivolgerle ben più di un fugace sguardo. Imperterrita, continuava a marciare speditamente, senza badare a nessuno, i lunghi capelli biondi danzavano elegantemente sotto un cappellino Marc Jacobs.
Giunta alle porte dell’ascensore premette il pulsante con un gesto meccanico, si avvicinò un giovane con un impeccabile completo grigio e l’aria nervosa e spaesata che le rivolse un sorriso teso. Lei gli rivolse un’occhiata gelida ed il povero impiegato si affrettò ad allontanarsi per prendere le scale.
Appena giunse al settimo piano si diresse verso un piccolo ufficio circondato da pareti di vetro, la vista del lago Aurora in lontananza dava un tocco vagamente romantico al paesaggio.
Posò la borsa accanto alla scrivania, appese l’elegante capotto e il cappello all’attaccapanni e si sedette sulla poltrona di cuoio nero. Accese il laptop e, in attesa che si avviasse, lanciò uno sguardo al di là della porta vetrata dove, nel corridoio, scorreva già un fiume di persone intente a controllare bilanci sui loro telefoni e tablet o trasportare cartelle piene di documenti.
Improvvisamente il telefono cominciò a squillare e questo significava solo una cosa. Lui.
Senza fare una piega sollevò il ricevitore. Non disse una parola. Non ce n’era bisogno.
Ascoltò con attenzione le sue istruzioni e riappese. Non appena si alzò dalla poltrona fece il suo ingresso un uomo di mezz’età dai capelli ormai ingrigiti e gli occhiali che nascondevano la sua miopia. “Oh, eccoti. Oggi sei arrivata presto. Avrei bisogno che tu gli portassi queste proiezioni da far esaminare. L’ultima volta che gli ho portato qualcosa ha lanciato il plico direttamente dalla finestra senza aver dato neanche un’ occhiata.” .
Lei prese la cartella e con un sorriso uscì dall’ufficio e si diresse verso l’ascensore.
Non appena si avvicinò ad un cestino per la carta gettò la cartella in mezzo a fogli appallottolati e tovaglioli di carta.
Le porte si aprirono all’undicesimo piano. Qui non incontrò anima viva finché non si fermò davanti alla porta di un ufficio a metà del corridoio. Bussò ed attese un momento prima di entrare.
Il grande ufficio era immerso nell’ombra, i tacchi erano attutiti dall’elegante tappeto persiano.
Si avvicinò alla scrivania di mogano scuro. La poltrona di pelle nera si girò dopo diversi secondi.
Unendo i polpastrelli delle mani esordì con voce profonda –“Abbiamo finalmente acquisito il 30 % delle azioni della NovLab. Evidentemente l’azienda è gestita da inetti senza spina dorsale che non si accorgono minimamente di quello che succede sotto il loro naso. Ora dobbiamo muoverci in modo da evitare che si crei una fuga di notizie. Tu sai cosa fare.”.
Lei accennò un sorriso ed annuì.



Quando rientrò nel suo ufficio si avvicinò alla scrivania, si sedette elegantemente e cominciò a esaminare la posta arrivata nel frattempo. Squillò il cellulare posato accanto al laptop. Lei rispose appoggiandosi contro la poltrona. Ascoltò con attenzione mentre l’espressione del viso si incupiva sempre di più. Si mise a picchiettare la penna sulla scrivania.
Terminò la chiamata con alcuni ordini secchi rivolti alla persona all’altro capo del filo.
Il telefono risuonò ancora. Rispose e rimase in silenzio per pochi secondi. Appena riagganciò prese l’elegante cappotto ed il cappello e si recò velocemente verso l’ascensore.
Quando le porte si aprirono si ritrovò lui davanti ad attenderla. Insieme salirono le scale che portavano sul tetto dell’edificio dove l’elicottero era già pronto a decollare. Appena salirono l’elicottero prese quota.
Guardando in basso lei vide i palazzi, le strade, la città farsi sempre più piccola. Aveva sempre desiderato provare l’ebrezza del volo, anche da bambina.
In quel momento si sentiva davvero padrona del mondo.


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: