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lavoro pubblicato lunedì 27 giugno 2016
ultima lettura lunedì 17 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

I cambiamenti

di davedonn. Letto 591 volte. Dallo scaffale Fantasia

I CAMBIAMENTI Un giorno capitai in un negozio di vecchi giocattoli che sonnecchiava nel centro storico di una città che ho dimenticato, ero in viaggio, questo ricordo. Acquistai un modellino di vecchia automobile, non mi intendo di macchine, m...

I CAMBIAMENTI

Un giorno capitai in un negozio di vecchi giocattoli che sonnecchiava nel centro storico di una città che ho dimenticato, ero in viaggio, questo ricordo.

Acquistai un modellino di vecchia automobile, non mi intendo di macchine, mi piaceva la forma, il tipo di materiale, si trattava del legno e la forma era, è , tondeggiante, perché ancora posseggo il magico oggetto che soltanto per un breve ed inquietante ritaglio di tempo era scomparso dal suo posto originale e finito lontano, sempre dentro la mia casa.

Finito misteriosamente dentro un mobile in altra stanza dell'appartamento; ancora oggi mi chiedo come sia stato possibile, comunque adesso l'automobilina è tornata nel suo luogo sicuro, vicino il grande televisore super piatto e il modellino ha le sue forme tondeggianti ed anche un po' spigolose come gli aerei tedeschi della seconda guerra mondiale e mi piace la contraddizione e trovo deliziosi i colori di questa piccola macchina che sono il marrone quasi originale del legno ed accessori rossi, si nota, così sfacciatamente verniciati.

I cambiamenti mi inquietano per questo ho raccontato l'accaduto. Un tempo molto lontano, nell'infanzia, mi strapparono dalla mia solitudine dorata e mi cacciarono in un'arena al chiuso dove c'erano molti bambini simili a me ma io ero diverso da loro: ero più lento e per i bambini era tutto più facile, quando raggiungevo il loro livello erano ancora una volta ripartiti e si ripeteva spesso questo triste gioco.

Sarei voluto tornare al mio silenzioso territorio dove non dovevo confrontarmi, potevo fantasticare mille collegamenti stupidi quando guardavo i libri e non sapevo ancora leggere e poi alternavo, osservavo fuori la finestra e volevo scorgere un grande lago che non esisteva.

A molti potrebbe inquietare la grande idea di estensione di spazio così regolare che cammina fino all'infinito; il lago diventa presto la Siberia nell'immaginazione di chi fa branco ma io sono sempre stato così, non ho intenzione di correggermi e nel mio lago non ha mai soffiato il vento e le acque non si sono mai arrabbiate e le persone mi sono apparse sempre immobili, statue, potevano muoversi ma rimanevano inesorabilmente nello stato di quiete.

Troppi cambiamenti mi hanno allontanato dalle mie origini ; qualcuno potrà anche trovare la mia esistenza piatta, siete per me tutti sportivi con specializzazioni estreme, ci siamo capiti.

Un cambiamento di residenza mi costrinse anche a cambiare la scuola, sognai incidenti stradali che mai si verificarono, ma io avvertivo strani dolori da infortunio, una voce immaginaria mi sussurrava che doveva trattarsi di malaria ed io attribuivo a queste letture, questi libri, esotici, di avermi posseduto e sconvolto; come un incidente avrebbe dovuto assomigliare la caduta di una grande febbre sopra il mio corpicino che non è mai stato robusto in queste antichità della mia vita.

Poi arrivarono le medie, le chiamavamo così in quel lontano tempo, scuola superiore alle elementari, anche queste non si chiamano più così, troppi cambi di nome, non reggo...

Si allargava sempre più lo spazio ed aumentavano le responsabilità; c'erano i professori non più una sola maestra e c'era una professoressa che indossava il camice nero come la maestra ma il tessuto sembrava più nero;insegnava complicate relazioni tra simboli, pensavo ad un gioco ma era difficile.

Ho pianto come una bambina ma la volontà mi ha portato al traguardo quando fu tutto inutile perché arrivò il cambiamento: altro ordine di scuola, più alto, anche il mio corpo aveva subito misteriose trasformazioni che non comprendevo e, taglio corto, arriverà anche l'università che tutti citavano essere una corazzata invece fu per me una nave da crociera con poche virgole di imprevisti ma una lunga linea di quiete prevaleva, avevo ritrovato il mio lago guardando fuori la finestra.

Ogni tanto viene a trovarmi Mister Blum. Ci conosciamo da vecchia data e non ho mai saputo il suo vero nome, e già questo è strano, non averglielo mai chiesto, il suo vero nome, ed ospitarlo nella mia casa senza nome è ancora più singolare.

Mister Blum, ma che cosa avrà poi di Inglese, forse sarà stato un sistema per canzonarlo, non ho mai trovato il modo per approfondire, ci sono delle questioni che sono così e basta, tutti hanno sempre detto Mister Blum, non si può ribattere e a pensarci bene troppi anni sono trascorsi, ho dimenticato come è apparso la prima volta, ho soltanto frammenti nella mente di un pomeriggio dalla pioggia leggerissima molto ironica e mister Blum e cappello si presentarono con altri che hanno oggi un'identità sfuggente nei miei pensieri e che all'epoca invece furono loro a presentarmi l'Inglese, l'Inglese non si sa perché.

Io non sono molto capace con gli ospiti, la mia casa appare sporca, non pulisco i vetri e tanti, troppi mobili si trovano localizzati fuori spazio, portano la firma di un arredatore che si è lasciato andare, che esce fuori orario.

“ Hai tolto i lenzuoli dagli specchi?” fa notare, Mister Blum, e magia, ha fatto la sua ricomparsa il vecchio cappello dopo tanto tempo.

Devo spiegare, per un po' ho coperto tutti gli specchi dell'appartamento perché non accetto i cambiamenti nel mio corpo che non sono stati così evidenti ma ci sono stati, ma non può funzionare molto ad essere così anti sociali.

Mister Blum ha pensato invece ad un rito magico, ricordo... era stato anche attirato da un bambolotto; troppi film, Mister Blum!

Gli ho chiarito: “ Era di mia madre.”

E mi sono fatto silenzioso ed ho guardato lontano, molto oltre la mia casa, perché mia madre è partita per un viaggio impegnativo per tutti e due; non gli ho detto mai niente di questo impegno a Mister Blum, che è durato più di 50 anni, non gli ho spiegato neanche che ho ritrovato mia madre ma lei mi ha dimenticato e non ha colpa e allora sì, gli ho inventato del bambolotto e del rito e degli specchi coperti dai lenzuoli così ho evitato di ricordargli che sono anche vanitoso e lui che sta ancora adesso a preoccuparsi per le passioni magiche e mi fa conoscere sempre donne che prima conosce lui e poi le condivide con me in serate balorde.

Spesso gli do buca, altre volte mi annoio in serate balorde e, le donne, non ci capiscono niente: una prese nervosamente a fare le sfere con la gomma da masticare, un' altra si sedette volgarmente con una gamba su di me e una gamba sopra il mio amico, era una femmina ciclopica uscita da un immaginario felliniano.

Adesso gli faccio la domanda.

Sono stato sempre un indeciso, attendo, cerco un'occasione, poi mi rimangio tutto e la mia testa prende a battere altre piste.

Dovrei, devo, sarò più ovvio.

Insomma c'è questa storia del modellino di auto d'epoca che non mi torna.

Parto dalla polvere, in questa casa c'è sempre troppa polvere, non capisco perché, ho abitato in altre case e il fenomeno non ricordo si proponesse con questa intensità, forse si puliva di più all'epoca, le piante che ho adesso fuori, forse, esse sono le colpevoli, sì, sicuramente e ciò rafforza il mio disprezzo per la natura.

Deve essere andata proprio così, mi sono messo a spolverare il modellino e forse stavo già impegnato in altra attività, sono fatto così, confuso, come il mio appartamento.

Cammino, mi sposto in altra stanza e mi porto la macchina d'epoca con me per poi dimenticarla dove casualmente l'abbandono.

Dimentico tutto perché così funziona la mia testa e poi sorgono tutte queste storie, Mister Blum... ma cosa vado a pensare, che cosa avrebbe architettato questo mio amico e perché? E mi entrerebbe dentro casa, aiuto!

E, testardo, a rovistare tra le mie indecisioni, gli faccio la domanda, aspetto il momento adatto.

Ci sono sempre queste signorine, un catalogo, ma tutte simili, non trovo mai il momento.

Una sera finalmente una certa Tina non viene, dichiara di essere indisposta.

Spesso queste donne mi fanno pensare ad una sostanza intermedia tra il vomito e lo yogurt. Dipende dagli abiti che indossano tutte, abiti che sono sempre leggeri.

Noi uomini pensiamo sempre che le donne perdano un sacco di tempo nel sistemarsi, invece riescono a trascurarsi e poi si inventano i nomi, questo le straniere, questa Tina, mah!

“ No, Tina dell'Est? Italiana del Sud” mi rivela, Mister Blum.

“Tina...” ripeto, io, e sono ironico.

“ Si, Tina, perché? Bel nome” precisa, Mister Blum.

“ Che cos'è che nascondi? Ti seguo da un periodo.”

“ Mi segui, Mister Blum?”

“ Sì, voglio dire, siamo ormai amici da tanto tempo, sento quando vuoi domandarmi e non ti decidi, è il tuo carattere.”

“ OK! Hai presente quel modellino di auto d'epoca nella mia casa?”

“ Il modellino?”

E si toglie il cappello, il vecchio cappello di quando ci siamo conosciuti, e si asciuga la fronte.

Tina non era venuta, noi non eravamo entrati in nessun locale, camminavamo.

Mister Blum appariva sollevato, chissà che cosa si apettava.

“ Sinceramente non l'ho notato, sai io le macchine le guido...”

Ancora: “ Le macchine finte...”

Gli faccio notare: “ In tutti questi anni non ti sei accorto della mia bella macchina d'epoca?”

Ed in fondo ero sollevato, anche io come Mister Blum; io che pensavo potesse essersi introdotto nella mia casa per cambiare la disposizione degli oggetti, Mister Blum che aveva scoperto il mio terribile segreto, questa paura per i cambiamenti che mi schiaccia alla vergogna più pesante.

“ Vedi, è questo il tuo problema... poi le donne...”

“ Le donne, le donne...” dico, io; alzo la voce, do un calcio a cartacce abbandonate nella via silenziosa, siamo nella notte.

Mister Blum prende a farmi il sermone, siamo entrati dentro il centro storico che è deserto e si riempe magicamente delle parole del mio amico.

Parla soltanto lui, io ascolto, non i significati, li conosco, sono sempre gli stessi perché Mister Blum non si ricorda o gli piace troppo fare il babbo e si ripete ma a me piace la noia, questo non può saperlo, Mister Blum e meglio così si illude di risultare interessante.

Le parole, le parole, bei suoni, si disperdono nello spazio di pietra e non ci sono piante, che odio.

Penso molto in questi frangenti comodi, mi trovo dentro una botte vuota; dimoro nelle cantine che sono di un grande casato e penso, sì, sono stato anche invidioso nel passato, di un amico simile a Mister Blum, veniva dalla campagna ma nella nostra città si era reinventato e... poi non si era fermato più: donne, donne, ancora donne e mi sfidava a tennis che era un obbligo nei nostri giri.

Avevo stile, sembrava sempre che io giocassi nell'erba anche quando si giocava in terra battuta ma il mio amico finiva sempre vittorioso e al mare stesso film... quante volte ho desiderato che morisse tra le onde, sì, perché riusciva a distanziarmi in breve tempo ed aveva uno stile a papera.

Avrei voluto dirgli: “ Soltanto i contadini nuotano così.”

E poi Mister Blum, barbetta incolta, ogni tanto il cappello, ma per fortuna mi sono spento, tutto, e il tutto ha portato via anche l'invidia.

Tina non aveva bleffato quella sera che mancò all'appuntamento, tornò, prese ad uscire con noi e sembrava avesse buone intenzioni e non era facile con due tipi come me e Mister Blum.

Poi anche lei, Tina, gettò la spugna. Una sera non venne con noi per le solite chiacchierate e questa volta fu un no definitivo. Non si scusò, noi non cercammo neanche di capire perché eravamo abituati.

Si trattava della ballata delle donne di mezzo ed era sempre stato così per Mister Blum che mi spiegava, ci faceva sopra della teoria su questi aspetti dell'esistenza, perché il mio amico si considerava un intenditore, diceva: “ E' inutile cercare l'irraggiungibile...”

Stuzzicavo, l'egocentrico, gli chiedevo: “ Saresti stato capace?”

“ Sarei stato capace? Scherzi? Sono oggi ancora attivo, io, io, io...”

“ Tu, tu, tu...”

E ci mettiamo tutti e due a ridere di quella felicità gialla come la birra bionda.

E riprende: “ Ti dicevo... è inutile cercare queste donne perfette che producono noia e disagio.”

Continua: “ Io ho sempre cercato la vita, i difetti, la complicità; un incontro ti trascina dentro una tromba d'aria e in quella polvere confusa conoscerai il diavolo, gli angeli...”

Dopo quelle rivelazioni mi sono sempre chiesto se esistono uomini diversi da Mister Blum, poi ho cominciato seriamente a preoccuparmi per queste donne bellissime, principesse tristi per via della loro solitudine.

Il tempo passa, tutto si trasforma, ho provato anche esperimenti scemi. Mi fermo cinque minuti come un ebete a guardare la piccola macchina d'epoca e poi altri oggetti. Aspetto che capiti qualcosa, un cambiamento. Niente, la perfezione in persona, tutto pulito e silenzioso, la vita dovrebbe durare cinque minuti invece è molto più lunga ma non abbastanza.

Mister Blum è dimagrito, non si fa più la barba, neanch'io ma a lui cresce di più, è bianca e nera la barba di Mister Blum, sono tutti puntini spinosi ed io ogni tanto gli dico al mio amico, dico: “ Sembri la peste nera.”

Sono uno stupido, non mi sono reso conto che Mister Blum sta male, vorrebbe parlarmi come non ha mai fatto.

Passano i giorni, il mio amico si fa sempre più magro, i suoi occhi sono scavati, le mascelle si sono ritirate lasciando emergere grandi zigomi, Mister Blum è decisamente cambiato.

“ Dovrei parlarti, amico mio...”

Intuisco che si tratta di materiale significativo, non mi ha mai guardato così, Mister Blum.

Prende tempo poi comincia a parlarmi di Tina, “ E' una tipa strana” mi dice.

E continua: “ Conoscendola meglio ho scoperto che è troppo complicata, sai, io non sono per le storie impegnate.”

“ Certo, certamente...” dico, io, gli vado dietro perché si tratta di cortesia ma ho capito che vuole farmi ben altro discorso, Mister Blum puoi liberarti, io ti aspetto.

Ma finisce per confessarmi che si è lasciato con questa Tina del catalogo, donna non dell'Est ma del sud Italia.

Oggi è una giornata grigia, il clima è fresco e tira il vento, forse pioverà, si respira un'aria di libertà.

Cammino e lo spazio urbano mi appare più vasto del solito come se alcuni palazzi non ci siano più e sento che il cielo mi brontola ed io sto come sempre tra le nuvole quando incrocio una sconosciuta.

Ha uno stile da adolescente evaporata: ha perso l'età giusta ma ha conservato le scarpe basse e quel camminare delicato che pennella il marciapiede.

Guardo la sconosciuta, mi sembra familiare, ho fretta, sembra di corsa anche lei, ma è Tina.

Anche lei mi riconosce, mi lancia un grande ciao e si ferma.

“ Che bella sorpresa” confessa.

“ Anche per me” rispondo e scruto il suo volto, non è più Tina che ricordo, ha lo sguardo turbato dagli anni, gli occhi si sono appesantiti, la pelle sembra più scura, Tina assomiglia ad una fabbrica che fuma.

Si accorge, Tina, che per un attimo almeno l'ho giudicata, ho graffiato la sua femminile frivolezza o forse c'è dell'altro, io ho un certo materiale ma sono passati anni, questo tempo dovrebbe aiutarmi nel rendermi leggero il compito e poi Tina potrebbe essere già al corrente.

Confesso: “ Mister Blum se n'è andato.”

“ Sono al corrente.”

Ancora, aggiunge: “ So che eravate molto legati”

“ Sì, credo, quando le persone muoiono dispiace sempre.”

Tina mi da ragione sulla morte, perfeziona anche i demoni e mi confessa che in fondo non era mai stata interessata a Mister Blum, trovava il mio amico di comportamento vecchio.

Mi dispiace e rimango stupito, ho sempre pensato del mio amico che fosse un tipo abile con il genere femminile.

Tina scava nei suoi ricordi, di lei con Mister Blum, ha intanto perso tutta la fretta che traspariva dal suo volto e dal suo corpo quando ci siamo incrociati, si avvicina sempre più a me e racconta una serie infinita di particolari, di limiti che avrebbe posseduto il mio amico.

Tina non si rende conto quanto può farmi male questo scoperchiare il passato e mi vengono anche sensi di colpa per aver invidiato il mio amico che adesso è morto e non era neanche quel brillante individuo che sbalordiva la mia immaginazione.

Poi avviene un fatto sconvolgente.

Tina adesso sorride in modo acido e questa sua pelle divenuta grigia accentua la crudele ironia delle sue parole: nel fiume di critiche lascia piovere anche la presenza di un modellino di macchina d'epoca; per lei, Tina, ignara, non significa niente che Mister Blum parlasse ripetutamente di un modellino di macchina antica.

“ Era diventato un mantra, capito, il tuo amico.”

“ Un disco che si è bloccato... Ehi! Mi stai ascoltando, anche tu sei strano!”

Tina non può comprendere, vedo tutto buio attorno, penso alla fine del mondo, sequestrato dalla tristezza e dalla curiosità vengo sospinto indietro a ripercorrere tutta una vita.

Mi dico: “ Ho sbagliato tutto.”

Tina domanda: “ Sono un problema per te?”

Rispondo senza riflettere, sono da un altra parte, seccamente a Tina dico: “ Sì.”

Tina conclude: “ Ok! Vado.”

Parla con difficoltà, sarebbe voluta rimanere, ha una grande voglia di fuggire via, ci congediamo.

Tina scappa con l'andatura elettrica che aveva anche all'inizio di questo incontro, noto fugacemente, perché già siamo distanti, Tina che si asciuga gli occhi. Fa freddo, tira il vento, mi dispiace, sono stato crudele, dannatamente stupido, ma io adesso sono impegnato in altro fronte, sono in viaggio nel passato.

Torno indietro nel tempo, corro a casa, la mia vita prende a colorarsi di una strana mistura fatta di lentezza nostalgica e frenesia quasi isterica.

Trovo le scale del mio palazzo più alte del solito, sembra di non arrivare mai, dovrò raggiungere il cielo di un monastero dove si trovano le campane che mi sveglieranno da un lungo letargo.

In casa mi dirigo subito verso la piccola automobile in legno: è silenziosa, sembra sorridermi o forse vuole essere coccolata, spolverata, è tornata la polvere.

Sono incuriosito ed incerto non so che cosa fare; ruoto, scruto il misterioso oggetto, mi rendo conto che non ho mai conosciuto la piccola automobile e una antica furia che ho sempre nascosto nelle viscere esplode, si impossessa del mio essere.

Comincio a scardinare accessori, non è prevista la modalità che si possano separare le parti, dunque procedo nell'opera violenta, sono cattivo, sì, contro il mondo che ho l'impressione sia sempre ironico nei miei confronti.

Potrebbe nascondere una bomba, un veleno, indicazioni per scovare un tesoro, sei, modellino la culla di un segreto.

Ho rotto il modellino, sono esausto davanti al vuoto che mi appare, mi lascio cadere nel nulla, nel silenzio della mia poltrona e guardo il cielo nitido, nessuna nuvola, il mio lago della serenità adesso si trova in cielo; io invece sono inquieto, niente mi convince e prendo stranamente a ricordare, intrapprendo un viaggio sognante nel bel mezzo della mia ira.

Avevo camminato per lungo tempo immerso nel grande spazio rarefatto tutto in pietra del centro storico in una città che mi era sconosciuta. La natura risultava assente, non si scorgevano piante, neanche all'orizzonte; ero stanco ma la prospettiva di non imbattermi negli odiati alberi mi infondeva serenità.

Entrai nel piccolo negozio scambiandolo per un'antica locanda in un'altra epoca. Mi sentivo stanco e leggendario.

Venni subito investito da un forte odore di liquerizia. Aprendo la porta si azionò un magico scampanellio che proveniva da una struttura in ferro battuto che dimorava sopra l'ingresso.

“ Si anima quando entrate, mi avverte perché io mi trovo spesso nel laboratorio.”

Infatti proveniva da un'altra stanza del piccolo locale, sorrise e mi sembrò un brivido di vento la luce nel suo volto.

Allora mi resi conto di non essere entrato in una locanda medioevale ma in un negozio di giocattoli antichi, molti in legno, alcuni in ferro dove prevaleva il rame come nell'alchimia o nella cucina del valzer.

In questi luoghi si entra guidati da un'idea precisa, il proprietario di quella chiesa bizzarra aveva capito che ero invece straniero in tutti sensi, mi domandò: “ Ha visitato la bellissima piazza? Si trova vicina al mio locale.”

E mi istruì, accompagnando la sua lezione con una gestualità rapida. Aveva piccole mano e mi trovavo in un ambiente nero di seppia dalla insolita bassa temperatura per un interno che avrebbe dovuto accogliere clienti poi compresi che questo antico bottegaio non possedeva la stoffa del venditore ma del conservatore.

“ Sono un imbalsamatore di ricordi, vendo per non far morire questo mondo ma preferirei che nessuno dei miei figli mai se ne andasse e poi ve ne sono di preferiti ed io non dico quali sono e perché.”

Si confessò e sempre riportando questo sorriso che era un brivido di vento, una luce che si accendeva nel suo volto.

Mi rivelò: “ Il Santo Grall potrebbe trovarsi nel mio locale...”

Interruppi questo strano individuo: “ Sulla base di quali elementi?”

“ Uh!”

Questo strano verso uscì dalla sua bocca, risultò ironico e mi aggiunse che si trattava di una battuta, in realtà mi spiegò che aveva tutto sotto controllo ma che non sapeva niente di vicende come quella del Santo Grall.

“ Che cosa significa che tutto è sotto controllo?”

Mi rispose: “ Io conosco la storia di tutti questi giocattoli che lei vede in questo mio negozio.”

“ Sono capace di ricostruire tutti i passaggi di mano che si sono verificati per arrivare al presente e poi ho il religioso compito di restaurarli quando occorre.”

Gli dissi: “ Vedo in lei tanti artigiani diversi, lei è un po' falegname d'arte, mastro del ferro battuto...”

Apprezzò la mia gentilezza, ma ero convinto di ciò che avevo detto ed aggiunsi anche...

“ Interessante narratore” esclamai.

“ Grazie e ancora grazie!”

Vi erano bambole che provenivano dalla Germania più nera che avevano una consistenza viva ed erano state vestite con indumenti di tenda massiccia e sempre dalla Germania, dalla Norimberga dei pifferi tersi apparivano ora esposti, giocattoli ingegnosi in simbiosi con orologi in legno figurato cioè invasi da vivaci sculture colorate un po' fantastiche un po' medioevali.

Mi andavo perdendo dentro quel mondo ipnotico che non aveva tempo ed ascoltavo le storie avventurose che il mio interlocutore andava narrando. Seguivo lo sconosciuto e mi sentivo leggermente ubriaco, anche quel forte odore di liquerizia che avevo avvertito entrando nel locale andava aumentando con il passare dei minuti.

Venni attirato da un modellino di automobile antica. Era in legno e non si trovava in bella mostra, non risultava nascosto piuttosto sembrava apparire trascurato, ripiegato in basso, dentro un mobile a vetro un poco distante rispetto lo spazio occupato da me e il mio interlocutore.

Chiesi: “ Potrei...?”

Il misterioso individuo per una frazione infinitesimale apparì indeciso, si riprese e cordialmente rispose: “ Certamente, prego...!”

Mi passai la macchina tra le mani: era semplice ma al contempo ben rifinita; una banda rossa ondulata era stata disegnata sopra le ruote e correva lungo tutta l'automobile. Il balocco aveva un'aria bambina e possedeva anche una sua certa imponenza dinamica che ti faceva sentire nobile a gareggiare alla Mille Miglia.

Mi sentivo felice, sicuro di aver fatto la scelta giusta. Avvertii invece un discreto disagio nella persona del mio amico ma fu soltanto un attimo perché il negoziante rapidamente mascherò il suo disappunto confermando la mia scelta, asserì: “ Saggia scelta, lei ha occhio.”

“ Eh! Sì... lei possiede la vista.”

Mi sembrava adesso, deluso, saranno state tutte mie impressioni, sì, proprio così.

Si andava facendo tardi ed avevo promesso di visitare la piazza dietro consiglio del negoziante.

Rimaneva ancora poca luce poi sarebbe arrivata la notte e l'illuminazione non sarebbe stata delle migliori, così mi aveva confessato questo misterioso signore.

Mi congedai, con grande solennità. Entrambi usammo molti indugi, dimostrazione che il dialogo tra me e il negoziante era risultato interessante.

All'uscita pescai una misteriosa nebbia della sera che andava espandendosi con garbo ed avrebbe finito per confondere ogni particolare.

Mi voltai come si fa per gli addii, lanciando uno sguardo intenso nella brevità a catturare souvenir e lessi tra le nebbie il nome del piccolo locale, celato alla vista indiscreta, nel silenzioso centro storico in pietra senza piante; stava scritto: Mister Blum.















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