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lavoro pubblicato lunedì 27 giugno 2016
ultima lettura venerdì 20 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il piccolo mondo di Amalia [ 5°]

di Lovett. Letto 442 volte. Dallo scaffale Generico

Ed ora eccola di nuovo con quel viso inespressivo, privo di qualunque emozione, privo di tutto, un vuoto colossale che ingoia qualunque sentimento e qualunque pensiero. Anche la testa è vuota. È tutto vuoto. Amalia non emette alcun suono,...

Ed ora eccola di nuovo con quel viso inespressivo, privo di qualunque emozione, privo di tutto, un vuoto colossale che ingoia qualunque sentimento e qualunque pensiero. Anche la testa è vuota. È tutto vuoto. Amalia non emette alcun suono, anche il suo respiro a tratti affannoso è diventato silenzioso. È assalita da un silenzio terrificante. È una sensazione difficile, se non impossibile, da spiegare a parole. Lei non parla, non fa nulla, in quel momento è come se fosse morta; è convinta che al momento anche le sue funzioni cerebrali siano arrestate, si sente impotente, non riesce a muoversi, a parlare, non può nulla, può solo continuare a subire quel vuoto che sembra risucchiarla. È accaduto all’improvviso, nessun preavviso, nessun sintomo, niente di niente.
Questa mattina si è svegliata prima del solito, molto prima; da subito sentiva la mente correre qui e lì, si sentiva felice, ma non solo felice, sentiva di poter toccare le stelle con un dito. Ha iniziato a polemizzare, a scrivere su tutto, a parlare in modo logorroico. I soliti discorsi sontuosi che Amalia fa quando è mentalmente iperattiva. In questi casi acquisisce una capacità di linguaggio invidiabile, che sorprende lei stessa; fa battute cattive, ma devo ammettere divertenti. Diventa presuntuosa e irascibile, una bella palla al piede. Si da fastidio da sola, figurarsi quanto sia insopportabile per gli altri. Ormai avrebbe dovuto imparare la lezione, ormai dovrebbe sapere che dopo quella sensazione di onnipotenza e il vuoto cosmico, giunge sempre la disperazione. Già, è arrivata anche questa volta. No, non era pronta, e le crisi non erano più cosi forti da molto.
Amalia si sentiva lievitare, avrebbe voluto strapparsi a morsi tutto quello schifo che ha addosso, anche le ossa si sarebbe strappata via, per pesare un po’ meno. All'improvviso si è ritrovata in quel maledetto buco nero, e non c’era via di uscita. Pianti disperati, parole sputate senza alcuna capacità di controllo, braccia piene di morsi e cosce graffiate, urla e disperazione. Dopo qualche ora ha sentito il suo petto liberarsi da quell’eccessiva voglia di morte, e come dice sempre lei “ tranquilla, sto meglio”.
Ma no che non sta meglio, è evidente. Gli occhi sono cupi, perennemente lucidi, persi nel vuoto, persi alla ricerca di qualcosa a cui aggrapparsi; alla ricerca di una speranza, quella maledetta speranza che non muore mai e che alla lunga la farà morire disperata. Non ne può più, ma perché? Perché non arriva mai un po’ di serenità? Magari che duri più di48 ore, eh magari.
È confusa, non sa nemmeno lei come si sente o come vorrebbe sentirsi o forse come dovrebbe sentirsi. Non ne ha la minima idea. Le emozioni e le sensazioni sono tutte accavallate, una addosso all'altra, tutte ferme all'altezza dello stomaco, sono insopportabili. Fanno pressione, tentano di venire fuori ma si reprimono a Vicenda. Vengono fuori tutte insieme, ed arriva il caos; oppure spariscono momentaneamente lasciando solo una sensazione di blocco, ed arriva il vuoto. Sembra essere un circolo senza fine, un eterno avvicendarsi di stati d'animo tra loro contrastanti, un insieme di stati misti tipici di chi soffre di ciclotomia.
Sapete, a volte la cosa che fa più male è l’incomprensione; tante volte Amalia avrebbe preferito avere un cancro più che una malattia psichiatrica; è che quel tipo di male è “socialmente riconosciuto”, viene accettato e per quel che si può si prova dispiacere sincero; con le malattie mentali no. Quando sei un malato mentale non c’è nessuno a dirti che ti capisce, che gli dispiace; no, ti guardano tutti con aria scocciata e superiore, ti fanno pesare il tuo modo di essere, ti spingono ad allearsi con la cosa più pericolosa, con la malattia stessa. Tu diventi il sintomo, lei si manifesta attraverso di te. Sei solo un canale di comunicazione, una specie di wormhole o di canale di contatto aurico, insomma che preferiate la terminologia scientifica o quella esoterica, il concetto è lo stesso. La manifestazione della patologia sembra quasi la tanto attesa manifestazione divina narrata nelle sacre scritture, è un qualcosa che linguisticamente non è possibile spiegare. Le capacità di controllo e di comando vanno via, si resta inermi verso tutto ciò che avviene, dentro e fuori. Una sensazione di impotenza aleggia in tutto l'etere, è pace e dannazione allo stesso tempo, non c’è nessuna linea di confine tracciata tra i due opposti, si mescolano, e formano il caos, quel caos che regna nel piccolo mondo di Amalia.



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