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lavoro pubblicato venerdì 24 giugno 2016
ultima lettura domenica 13 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La peggiore immagine

di Olkop. Letto 289 volte. Dallo scaffale Amore

La pentola borbotta da sotto quel coperchio troppo grande per lei e sfiata fumi mefitici di inconcludenze. Questa non è una poesia. Ma. Io resto al muro. Inchiodato. Cristianamente fermo al mio supplizio. Chiodi di … Non so. Non p...

La pentola borbotta da sotto quel coperchio troppo grande per lei e sfiata fumi mefitici di inconcludenze.

Questa non è una poesia.

Ma.

Io resto al muro.

Inchiodato. Cristianamente fermo al mio supplizio.

Chiodi di …

Non so. Non percepisco.

La febbre s’alza sulla fronte. Spasmi di paura e vergogna.

D’inconsistenza.

M’agito e provo a liberarmi. Da:

questa forma di Dio inchiodato al muro col ventre aperto e le budella che fuoriescono, col sangue che cola e io che non muoio, grido, latro, sbraito, chiedo aiuto sia ai sordi che ai ciechi e loro saggiano me con frasi pungenti a stuzzicare il mio dolore:

Perché non sei? Perché non fai? Perché non dici?

Esegui, Agisci, Stupisci, Ricorda, Ascolta, Sii.

Non credo, non vedo, non posso più, non faccio che dirmi di no.

E sembra ormai che non sappia più cosa sia Amore.

Ricordi?

Qual tempo che batte inesorabile sul sangue vermiglio che ribolle dalle mie viscere sparse rigetta se stesso nell’annientarsi eterno.

Impossibile.

Infallibile.

Chi parla? Chi osa? Chi mette pezza e pulisce l’orrore?

Non fare. Non farlo. Non fatelo. No.

Quello è il mio sangue. L’eterno, il mio ricordo.

Me stesso.

Se davvero esistesse un vivo più morto di quell’essere, quel figlio di Dio inchiodato al muro e sviscerato. Che latri pure. Che sbraiti pure.

Le porte son chiuse e le mura alte e spesse.

Che latri, quel cane di Dio.

Le mura son alte e spesse.

Che latri, la bestia.



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