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lavoro pubblicato martedì 21 giugno 2016
ultima lettura martedì 17 settembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Una signora perbene - 3a parte

di Andromeda70. Letto 2361 volte. Dallo scaffale Eros

Segue. Giocherellava con l'angolo di un cuscino toccandolo con le dita, come io avevo fatto coi suoi capezzoli poco prima, persa nei suoi pensieri. Stavo steso, esausto, di fianco a lei. Non trovai di meglio da fare che accendere la grossa TV LCD e gir...

Segue.

Giocherellava con l'angolo di un cuscino toccandolo con le dita, come io avevo fatto coi suoi capezzoli poco prima, persa nei suoi pensieri. Stavo steso, esausto, di fianco a lei. Non trovai di meglio da fare che accendere la grossa TV LCD e girando i canali finii nel trovare i film porno che il motel mandava di continuo. Lei si destò. Sullo schermo, una bellissima ragazza dai capelli rossi veniva scopata da un uomo bianco e da uno di colore, insieme. La sua carne bianchissima risaltava tra le carni dei due maschi che se la fottevano con forza, ritmicamente davanti e dietro. Lei parve estasiata dalla scena e dalle dimensioni del membro del negro, davvero possenti.

- "Madonna santa!" esclamò. -"Che coraggio la ragazza...".

-"Guarda che tu non hai niente da invidiarle". Le dissi e lo pensai. Lei mi guardò estasiata.

-" Ti piacerebbe? Indendo farlo con due uomini, o tre...". Lei abbassò lo sguardò.

- "Non lo so".

-" Io credo di sì. Penso che ti piacerebbe, e molto".

-" Come puoi dirlo?".

- "Istinto. Lo stesso che prima mi ha fatto capire al primo sguardo che ti avrei avuta, subito". Lei sorrise in un modo che mi parve triste.

-" Vedi, il problema, il mio, è che ci sono uomini come te, in giro". Scosse la testa.

- " Cosa intendi?".

- " Uomini che mi capiscono, solo guardandomi. Che sanno capire chi sono, veramente". Mi presi il tempo giusto sia per riflettere su quelle parole sia per lasciarla macerare nella sua auto commiserazione.

- " A te è bastato uno sguardo per capire che ero in calore, che volevo scopare, fottere, bere il tuo sperma... A quello che mi stava parlando prima che arrivassi tu non sarebbe bastato neanche se gli avessi slacciato la patta e gli avessi fatto una sega lì, davanti a tutti. Ma il problema mio non è lui: sei tu".

- " A me è sempre piaciuto osservare le donne, cercare di capire la loro vera essenza, la loro anima. Ho capito che è sostanzialemente impossibile farlo, ma che alcune di loro, tu ad esempio, mandano segnali chiari a livello sessuale. Poi, con un po' di coraggio, osando, verifico se ci ho visto giusto. Nel tuo caso ne ero sicuro al 99%. Comunque, se vuoi saperlo, penso che il tipo magari non è poi così male, e scommetto che ti ha lasciato il suo numero. La questione è: tu lo vuoi richiamare?". Ci pensò su un po' e poi disse sinceramente ciò che sentiva, e mi piacque molto.

- " Sì. Sì, perché non voglio restare da sola, sempre. Io desidero, voglio uno come te, un maschio, ma so che tu non sarai mai mio, se non per qualche ora. Io invece ho bisogno di un compagno".

- " Perché non lo chiami, adesso, subito?, allora, il tipo?". Lei mi guardò sbalordita.

- " Chiamalo, ora. Fagli capire che non sei con me, che lui è nei tuoi pensieri, che io sono stato solo un passaggio, di passaggio. Chiamalo". Le porsi il cellulare. Lei lo preseee cercò il numero in rubrica.

- " Ma, che gli dico?".

- Niente, salutalo, fai paralre lui". Compose il numero. Si mise in ginocchio, di fianco a me.

- " Pronto, ciao. Sono Gabry, ti ricordi prima? Come stai? Tutto bene?". Le sorrisi e approvai facendole di sì. Allungai una mano e le toccai i capezzoli. Lei mi prese la mano ma non si ritrasse.

- " Volevo salutarti... ci siamo persi di vista e non ti ho salutato, e non mi pareva gentile". Ci fu una pausa. Scesi giù con la mano e le infilai il mio grosso pollice in figa, muovendolo, spingendolo su e giù. Lei si contorse e provò a scostarmi la mano, ma lo fece molto debolmente.

- " Era uno che conoscevo di vista... sì, hai ragione, un vero maleducato. Ma no... No, non è proprio il mio tipo, anzi...". Le tenevo un seno in mano e lo spremevo, leccandole e succhiandole il capezzolo che sporgeva, duro. Con il pollice la scovolavo con forza. Uscivo e entravo con violenza, senza tregua, dalla sua figa grondante. Lei mi accarezzava i capelli, guardandomi, e continuando a annuire nel telefono.

- " Sì, hai ragione... Inutile fare scenate. Non era il caso". Si piego in avanti: stava venendo. Le girai dietro. Mi bagnai con la bocca l'indice e il medio e glieli spinsi dentro, in figa e in culo. Lei si era messa a pecorina, continuando la conversazione col suo gentile spasimate.

- " Sì, mi farebbe piace... reeee. A cena? Va be...neeee. Allora mi fai sapere tu? Ok, ti aspetto. A presto. Ciao". Lanciò il cellulare sul letto.

- "Cazzo come mi fai godere! Dai, spingi... Sei un porco, un sadico. Sìììì... sfondami!".

Ecco, questa era (è) la signora Gabriella. Una donna perbene.



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