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lavoro pubblicato lunedì 20 giugno 2016
ultima lettura mercoledì 18 settembre 2019

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La Pesca

di davedonn. Letto 797 volte. Dallo scaffale Amicizia

LA Pesca Sono cresciuto in città, la campagna risultava lontana e i suoi abitanti mi è stato insegnato a guardarli con sospetto. La caccia veniva considerata un passatempo per gli abitanti delle campagne, da noi invece usava andare a pe...

LA Pesca

Sono cresciuto in città, la campagna risultava lontana e i suoi abitanti mi è stato insegnato a guardarli con sospetto. La caccia veniva considerata un passatempo per gli abitanti delle campagne, da noi invece usava andare a pesca che a rifletterci bene è pratica ancora più sadica di sparare ai volatili.

Ho sempre avuto uno strano rapporto ambivalente con la violenza: una paura oceanica mi coglie al pensiero di praticarla, ancora di più quando la violenza è richiesta perché si è subita un'offesa; si dirà che sono un vigliacco, non è così, è che mi sconvolge l'idea che il bene possa macchiarsi dello stesso comportamento del male e poi mi viene una grande voglia di uccidere tutti quando questi si azzuffano, vorrei entrare come un ariete infuocato nel bel mezzo di una rissa e stupire i partecipanti ma parliamo di pesca, la caccia in uso tra i cittadini.

Quando ero bambino talvolta uscivo con lo zio materno: un gran figo molto amato dalle donne, amava vestirsi bene con scarpe di grande classe quelle che puoi maltrattare, sottoporre agli agenti atmosferici estremi e diventano sempre più belle. Ho conservato una foto di giornale dove compare mio zio vicino ad un personaggio pubblico; si parla nell'articolo di giornale di questa persona importante ma nella foto si nota soltanto lo zio con il suo impermeabile bianco.

Ok! parliamo di pesca. Una volta lo zio mi portò a pesca con lui, dalle parti del porto, faceva caldo ma non troppo, ricordo era un caldo secco che si distendeva sul mio corpo e mi produceva sonnolenza. C'erano gli scogli che mi hanno fatto sempre paura e schifo: negli scogli si nascondono i granchi giganti che nel tardo pomeriggio vengono fuori lenti, procedono allo stesso ritmo del tramonto ed hanno un fare minaccioso.

“ Non è troppo vicino il porto?”

Ero bambino non scemo, lo zio aveva capito e mi rasserenò, mi assicurò che dove noi eravamo andati a pescare l'inquinamento non sarebbe arrivato e lo zio era la Bibbia.

C'era una nave affondata che nei miei pensieri diventava un mostro preistorico e poche persone prendevano il sole in quei luoghi sconosciuti ai turisti.

La pesca prima è complicata poi lenta: prima ci sono i preparativi , serie di operazioni compiute sotto il sole che secca la pelle, operazioni che ricordano storie di donne con l'ago e il filo, poi subentra una lunga attesa che rende nervosi i bambini.

“ Fermati! Non allontanarti e fai attenzione agli scogli, potresti scivolare e farti male seriamente.”

Lo zio era premuroso ma si comportava da cattivo, si era organizzato per uccidere i pesci.

Cercavo di inventare classificazioni per giustificarlo: i pesci sono diversi da noi umani, in fondo anche a me capitava di eliminare insetti fastidiosi ma questi erano ancora più distanti dei pesci o forse agli adulti è permesso violare le distanze poi con quale diritto possono insegnarti le regole morali?

Lo zio comprava le paste la Domenica... che belli questi riti che hanno del dolce e del sereno e delle volte il territorio si colorava di neve, adesso lo zio stava pescando, l'esistenza si andava scrivendo sempre più ambigua ai miei occhi.

Ogni tanto il sole si nascondeva e brevi segnali di vento sfioravano la pelle, la natura vuole parlarti in questi momenti e la nave era veramente un mostro preistorico.

“ Speriamo che regga questo tempo” disse lo zio, con tono pacato ma anche deluso o forse eravamo contenti tutti e due che la mattina volgesse al termine, saremmo andati a pranzo e non avremmo mangiato pesce che a me non è mai piaciuto.

Mio zio non era bravo a pescare, credevo fosse stato un ottimo pugile ma ai suoi tempi tutti avevano praticato il pugilato, vedevo una persona molto sicura di se in realtà mi ero messo nelle mano del mio specchio.

Intanto era tornato il sole, un piccolo fuoco, la temperatura si era accesa attorno a noi.

Mio zio disse: “ Si avvicina il Mezzogiorno, si avverte nell'aria.”

Cioè le ore 12 e proprio a mezzogiorno prese il suo primo pesce, probabilmente il primo della sua carriera.

Imitiamo il nostro mondo a cui crediamo di appartenere, ci facciamo largo a spinte, a fatica dentro uno spazio troppo stretto, ma siamo fatti di un'altra pasta, adesso comincio a scoprire quanto siano fastidiosi i rumori dei vicini perché è venuto anche a me il sonno leggero degli anziani.

“ Oggi è andata così, così...”

“ Cioè male” risposi

“ Beh! Un pesce è sempre meglio di niente” precisò da buon saggio ed attiribuì il magro bottino al fatto che fosse a corto di sonno, concludendo: “Tutta colpa dei vicini rumorosi, oggi non sono concentrato.”

Lo zio prese a trafficare con la piccola vittima ed aveva tutti gli arnesi disseminati attorno, ci nascondevano gli scogli, il mondo risultava lontano.

Occorre abilità in questo sport delittuoso o fortuna che Dio concede come licenza ad uccidere?

Ma Dio non esiste. Osservo spesso il cielo dove finiscono i morti: mio padre, anche lo zio.

Debbo riconoscere, ha un certo fascino aristocratico il cielo che è lo stesso che si ritrova nei cavalli addestrati per l'inchino, il piccolo trotto.

Un certo fascino ma Dio non esiste e il cielo sono atomi vuoti.

Caro zio dove ti sei nascosto o forse non sei mai esistito. Hai cercato di uccidere il pesce che non era ancora morto, terribile la scena con l'amo ancora dentro la bocca e questa vita che non se ne voleva andare dal piccolo essere, questa vita sadica e crudele...

Vidi lo zio molto titubante: vidi il pescatore, il familiare pentito che si vergognava di fronte al bambino, la mano che si alzò e colpì con una piccola pietra il povero pesce.

“ Decidi zio ma in fretta”

“ Certamente, sì, devi scusarmi, debbo farlo.”

Un odore forte e fresco di vita venne fuori dal corpo moribondo del pesce che io sognai le cascate del Niagara e gli scogli ci nascondevano.










Commenti

pubblicato il domenica 31 luglio 2016
Antonio Di Grazia, ha scritto: Carino, ma si poteva approfondire meglio qualche sfumatura. Invece mi lascia un po' in sospeso come in mancanza di qualcosa... Ma forse sta proprio qui la sua ragione. Ti voglio rileggere. www.antoniodigrazia.it
pubblicato il domenica 31 luglio 2016
davedonn, ha scritto: Gli approfondimenti non sono graditi in letteratura, questa è la mia esperienza quotidiana con gli editori e i critici. Però approfondimenti sulle sfumature mi incuriosisce, è degna osservazione, quali sfumature? Scusa, la curiosità? Sono entrato x questo motivo su Ewriters x avere un impatto diretto con il pubblico, è molto importante come prospettiva fuori dei soliti addetti.

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