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lavoro pubblicato lunedì 20 giugno 2016
ultima lettura lunedì 19 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Bambini del Tempo

di FrancescoGiordano. Letto 439 volte. Dallo scaffale Fantascienza

In un lontano futuro, i bambini avranno accesso ad una particolare tecnologia che gli permetterà di viaggiare nel tempo, ma le restrizioni che dovranno subire non sono poche.

Era una normale domenica estiva ed una famiglia, composta da madre, padre ed un bambino di otto anni, era riunita a tavola per mangiare la colazione. Il pargolo trangugiava tutto con una velocità sorprendente, tanto che i due coniugi lo osservarono con un'espressione incuriosita.
‹‹Hai proprio una gran fame stamattina, vero Mark?›› disse l'uomo.
Una volta aver finito il pasto, il bambino rispose ‹‹No papà, è che tra poco io e Paola dobbiamo andare a giocare!››.
‹‹E dove andate di bello?›› chiese la madre.
‹‹Non so precisamente dove, ma ha detto che è un bel posto, per questo non vedo l'ora di andarci!›› il pargolo era visibilmente emozionato, gli brillavano gli occhi.
‹‹Capisco, non fate troppo tardi però!›› non poté fare a meno di dire la donna, che era sempre preoccupata per il suo bambino. Cosa naturale per una madre.
‹‹Non ti preoccupare mamma! Adesso vado! Ciao!›› subito dopo aver proferito queste parole, Mark corse via.
Ma il bambino non si recò fuori l'abitazione, raggiunse invece un'altra stanza. Al suo interno, proprio al centro, era presente uno strano e grosso macchinario di colore grigio. Il pavimento era pieno di fili, Mark dovette fare attenzione a non inciampare per raggiungere la parte anteriore.
Su questa era presente un pannello con dei numeri, il bimbo pigiò alcuni tasti e sul piccolo schermo divenne infine visibile il numero "1998". Dopo aver dato la conferma con un altro tasto, una piccola porta si aprì e Mark poté entrare.
L'interno era buio, ma il bambino non aveva paura, anzi, era ancora felice e sorridente. Era abituato a tutto ciò, non era la prima volta che usava quell'arnese, a dire il vero in quell'epoca lo usavano tutti i bambini. Era una macchina del tempo, Mark avrebbe incontrato la sua amichetta nel passato.
Il passaggio nella nuova epoca durò pochi secondi, la porta si aprì nuovamente ed il bimbo si ritrovò nel 1998. Sia i genitori che Mark potevano dormire sonni tranquilli, la macchina del tempo era costruita con una tecnologia tale che era invisibile agli occhi degli abitanti di quel tempo.
Ma anche i "bambini del futuro" erano invisibili, perché indossavano degli abiti speciali. Non appena Mark mise piede fuori dal marchingegno, poté vedere altri suoi contemporanei. Li salutò velocemente, non voleva perdere tempo per raggiungere subito la sua amica.
Il luogo dell'incontro non era nemmeno lontano, ma era la prima volta che si trovava in quell'anno, quindi tutto gli sembrava nuovo. Gli alberi, il prato, addirittura il cielo gli sembrava diverso dalle altre epoche che aveva esplorato. Forse era una capacità che solo dei bambini viaggiatori del tempo possedevano.
‹‹Ciao Mark!›› urlò una bambina che si trovava all'ombra di un albero.
Era Paola, il bambino accelerò il passo per raggiungerla e ricambiò il saluto ‹‹Ciao Paola! Possiamo andare!››.
La bambina fece strada, i due volevano vedere la zona dove il padre e la madre di Paola erano cresciuti. La distanza dalla città era minima, impiegarono pochi minuti per arrivarci, ma quello a cui assistettero li fece rimanere a bocca aperta. Non avevano mai visto così tante persone insieme in un unico posto, destra, sinistra, ovunque si voltavano c'era il pienone.
Senza i loro abiti speciali la folla li avrebbe trascinati via a suon di spallate, ma i due erano come dei fantasmi, potevano guardare quello spettacolo senza interruzioni. I bambini furono anche in grado di vedere il palazzo dove abitava la madre, un condominio, per la precisione.
‹‹Ma come fai a sapere che tua madre viveva qui?›› chiese con curiosità Mark.
‹‹Perché ho preso lo smartphone di mia madre!›› esclamò Paola, sorridendo.
La risposta dell'amichetta però non ebbe un effetto positivo sul bambino, che invece assunse un'aria preoccupata ‹‹Paola! Ma lo sai che noi bambini non possiamo usarli! Se ti scoprono tu ed i tuoi genitori farete una brutta fine!››.
‹‹Lo so, ma non ti devi preoccupare, lo uso la notte, così nessuno mi vede!›› rispose Paola.
‹‹Ma gli adulti dicono che ci fanno male, per quello non dobbiamo usarli! La conosci la storia? In passato tutti divennero stupidi perché usavano già da bambini gli smartphone!›› Mark, diversamente dalla sua amica, non era molto sollevato da quella confessione.
‹‹Certo che la conosco, ma secondo me è una bugia. Io lo sto usando da diversi giorni ormai e non mi sento male.›› la bambina invece non aveva ancora abbandonato il suo sorriso ‹‹Anzi, perché non lo usi anche tu? Ti do il mio numero così possiamo chiamarci! Vedrai, ci divertiremo!›› aggiunse Paola, che era entusiasta dell'idea.
Mark rimase in silenzio per diversi minuti, non sapeva come rispondere, gli smartphone lo spaventavano, come accadeva a tutti i bambini della sua epoca. Ma vedere la sua amica Paola in salute, lo fece dubitare della parola degli adulti.
‹‹Ok... Va bene, dammi il tuo numero!›› rispose infine, accompagnando un cenno del capo.
‹‹Bene, allora prendi questo foglio, c'è scritto il mio numero, ci sentiamo stasera!›› replicò Paola, prima di andare via.
Anche Mark tornò a casa ed era anche in orario per il pranzo, rendendo felice la madre che non si doveva più preoccupare. Dopo aver finito il pasto, il bambino tornò in camera, mentre i genitori rimasero a chiacchierare.
‹‹Sai, Mark è un bambino così attivo... E' un peccato che non possa uscire ma solo usare quella macchina del tempo...›› disse il padre.
‹‹Paul... Lo sai bene che fino a diciotto anni non potrà mettere piede fuori dalla porta di casa... Con tutta la tecnologia e le cattive abitudini che ci sono in giro, il nostro bambino imparerebbe a bestemmiare dall'oggi al domani!›› rispose la donna.
‹‹Hai ragione Elena, prima della Legge per la Tutela dei Bambini c'erano ragazzini di dodici anni che già si drogavano... Meno male che le cose sono cambiate, anche se non possono uscire di casa, possono visitare anni in cui la vita era migliore.›› l'uomo tornò a leggere il giornale con un volto sereno.
Il tempo passò ed arrivò finalmente la notte, Mark poteva attuare il suo piano ed utilizzare lo smartphone dei genitori. I coniugi si fidavano del loro bambino, per questo non nascondevano i loro telefonini, cosa che divenne un vantaggio per Mark.
Il pargolo non dovette fare altro che entrare nella camera da letto e raggiungere il comò, prese il cellulare della madre e poi tornò nella sua camera. Non c'era un motivo per la scelta del dispositivo, semplicemente era quello più vicino.
Nonostante fosse riuscito nel suo scopo, arrivarono i primi problemi, perché non aveva idea di come accenderlo. Dopo vari tentativi e pigiando a caso tutti i pulsanti, riuscì ad attivare lo smartphone. Quella era solo la prima sfida, perché adesso doveva capire come comporre il numero di Paola.
Anche in questo caso non poté fare altro che affidarsi al caso, riuscendo anche questa volta a trovare la retta via. Non gli restò che comporre il numero, cosa che fece in poco tempo. Dopo alcuni secondi, Mark udì una voce.
‹‹Ciao Mark! Mi hai chiamato davvero!›› era Paola.
‹‹Si, te l'avevo detto no? Come stai?›› chiese il bambino per rompere il ghiaccio.
I due continuarono a chiacchierare per qualche istante fino a che qualcosa non cambiò.
‹‹Ahhhhh! Aiuto!›› Paola urlo e la chiamata si interruppe.
‹‹Paola? Paola, tutto bene?›› nonostante Mark fosse preoccupato, non ricevette nessuna risposta. Ma presto avrebbe capito cosa fosse accaduto alla sua amica.
Come un fulmine a ciel sereno, qualcuno sfondò la porta di casa, creando un rumore che sveglio i genitori del bambino.
‹‹Ma cosa diavolo è stato?›› urlò Elena che, insieme a Paul, si stava recando verso l'entrata. Anche Mark li seguì, ma, essendo spaventato, aveva un passo molto più lento.
Ciò che videro li terrorizzò a tal punto da diventare bianchi in viso, erano le Guardie della Tutela dei Bambini. Se erano entrati in casa il motivo poteva essere solo uno, Mark o i suoi genitori avevano infranto la legge.
‹‹Signori Priston, vostro figlio Mark ha usato uno smartphone, siamo qui per far rispettare la legge.›› disse una delle Guardie. Dopo aver fatto un gesto con la mano, le altre due, che si trovavano alle sue spalle, entrarono in casa e prelevarono di forza il bambino.
Mark iniziò a dimenarsi ed a piangere, ma era tutto inutile, non poteva liberarsi da quella morsa. Le due Guardie erano troppo forti per un bambino della sua età. I suoi genitori non potevano nulla, perché la terza Guardia rimasta li teneva in pugno puntando verso di loro una pistola.
Mentre i due lo trascinavano via, Mark notò, voltando il suo sguardo, che altre Guardie stavano portando via Paola. A quanto pare quella chiama gli era stata fatale.
‹‹Non vi preoccupate, il vostro bambino resterà per qualche tempo nei nostri centri di riabilitazione per evitare che qualsiasi cosa abbia visto devii la sua crescita.›› disse la Guardia che era rimasta in casa, aggiungendo in seguito ‹‹Ma adesso devo prendermi cura di voi. Mi dispiace, signori Priston, ma dovevate essere più cauti con il vostro figlioletto. Sapete bene che non possiamo tollerare certe leggerezze, se vogliamo che la generazione futura non cresca nel modo sbagliato.››.
I due coniugi non riuscirono a dire nulla, erano ben consapevoli di ciò che li attendeva, la morte. Chiusero gli occhi e la Guardia fece il suo lavoro, premette il grilletto due volte. Prima colpì la donna e poi l'uomo, che adesso erano accasciati al suolo, mentre il sangue che fuoriusciva dalla loro carne bagnava il pavimento.
Nel frattempo, le altre due Guardie erano tornate e la terza disse ‹‹Portateli via e dite all'Amministrazione che si è appena liberata una casa.›› prima di uscire e chiudere la porta.
Il destino di Mark era invece diverso, avrebbe passato diversi mesi in un centro di riabilitazione fino a che non avrebbe imparato la lezione. Dopo sarebbe stato affidato a dei nuovi genitori, che si sarebbero presi cura di lui.


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