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lavoro pubblicato domenica 19 giugno 2016
ultima lettura mercoledì 11 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Tween, Capitolo VI

di Airaam. Letto 299 volte. Dallo scaffale Fantasia

Capitolo VII raggi del sole facevano capolino dalla finestra, costringendomi ad aprire gli occhi per capire da dove provenisse quell'inattesa sorgente di luce. Era ormai settembre inoltrato, ed era trascorsa una settimana dall’inaugurazione del ..

Capitolo VI
I raggi del sole facevano capolino dalla finestra, costringendomi ad aprire gli occhi per capire da dove provenisse quell'inattesa sorgente di luce. Era ormai settembre inoltrato, ed era trascorsa una settimana dall’inaugurazione del ristorante di papà. Il tempo era trascorso senza che me ne accorgessi, trascorrendolo all’ombra della grande quercia nel parco oppure sulla poltrona in veranda, a leggere e a recensire i nuovi libri. Orgoglio e pregiudizio e zombie, con parti inedite aventi come protagonisti zombie, aggiunti al romanzo della Austen si è rivelato una vera sorpresa.
Il romanzo di Grahame-Smith ha il pregio di riprendere pari pari la storia dell'originale, molti passaggi e scene sono praticamente gli stessi solo leggermente semplificati nel linguaggio, e di inserire nel contesto gli zombie. Basti vedere come il famoso incipit sia stato zombieficato.
E' cosa nota e universalmente riconosciuta che uno zombie in possesso di un cervello debba essere in cerca di un altro cervello. E tale verità si era dimostrata in tutta la sua evidenza durante le recenti aggressioni a Netherfield Park, durante le quali una famiglia di diciotto persone era stata massacrata e divorata da un'orda di morti viventi.
Finché non troverò il mio signor Darcy, non smetterò di leggere. Voglio provare gli stessi sentimenti che provano Darcy ed Elizabeth, voglio guardare qualcuno negli occhi e sapere che davanti ho il mio lieto fine.
Bussarono alla porta della stanza catapultandomi al presente. Fece capolino mamma, «Buongiorno tesoro» mi salutò sulla soglia della stanza sorridendomi. «Sei già sveglia, emozionata?» mi chiese mentre apriva le tende, cosicché il sole illuminasse l'intera camera. Mi coprii con la coperta fin sopra la testa, supplicando pietà. Una cosa che detestavo era che facessero irruzione nella mia stanza e aprissero le finestre, era un'ottima trovata per farmi alzare di cattivo umore. Non ero mai stata una gran dormigliona, restavo a letto massimo fino alle 9 e mezza, ma ero sensibilissima alla a luce del sole. «Ciccia devi prepararti per la scuola. E’ il tuo primo ultimo giorno di scuola» mi sussurrò eccitata, scostandomi delicatamente le coperte. «Lo so ma sai anche che non sopporto che mi aprite le finestre. Soprattutto quando sono ancora a letto» mi lamentai, tirandomi di nuovo le lenzuola sul capo.
«Allora non vuoi la super colazione che ti ho preparato?» domandò andandosene. «Quale colazione?», la guardai di sbieco. Mi sorrise e uscii, lasciandomi nel dubbio. Mamma mia conosceva troppo bene, sapeva esattamente come stuzzicare la mia curiosità. Guardai la sveglia e mi accorsi con stupore che erano soltanto le sette meno venti. Non mi ero mai svegliata così presto per andare a scuola, avrei dovuto compensare con dieci tazze di caffè. Lasciavo quell’orario a mia sorella, che impiegava un'ora solo per truccarsi e sistemare i capelli; io mi limitavo ad una passata di mascara e di matita blu, per ravvivare i miei comuni occhi marroni. Un inconfondibile odore di graffa accarezzò le mie narici, diffondendosi per tutta la casa e lasciando un irresistibile profumo dolciastro. «E sulla destra possiamo ammirare una discendente del mostro di Loch Ness », annunciò mia sorella presentandomi, con tanto di enfasi manuale. «Che profumino invitante» dissi facendole una smorfia, non avevo la forza per ingaggiare una lotta verbale. Diedi un bacio a mamma, papà stava ancora dormendo. «Allora mi sono alzata, posso avere la mia super colazione», le chiesi con gli occhi da cucciolo. «Non fare quella faccia, fai senso» commentò Rachel, addentando la sua graffa. La simpatia di mia sorella colorava le mie giornate, la ciliegina sulla torta, l’Aurora che annuncia il nuovo giorno. Di solito appena mettevo piede in cucina iniziava un battibecco che si risolveva sempre allo stesso modo, uno scroscio di risate per le stupidate che arrivavamo a fare. Una volta Rachel salì sul tavolo e si mise ad imitare una ragazza della sua ex scuola, che sembrava pulire i vetri quando cantava. «»
Stesi sulla mia graffa una quantità industriale di nutella, bevi il delizioso frullato alla pesca che mamma aveva preparato e sentendomi come una mongolfiera, salii in camera a prepararmi. Aprii l’armadio in cerca di qualcosa da mettere, optando per un semplice jeans attillato, con le cerniere alla caviglia e la polo rossa che avevo comprato l’estate prima a Londra. Sciolsi i capelli, che erano spaghetti per definizione, e nel mettere il codino al polso notai uno strano segno sul lato interno. Era una sorta di rombo, con i lati consecutivi in basso prolungati di un tratto. Provai a lavarla ma a non venne via, probabilmente Rachel stanotte si era divertita a tatuarmi con un pennarello indelebile e non era di certo la prima né sarebbe stata l'ultima volta. Quando dormivo ero totalmente in un altro universo, nulla mi svegliava, soltanto la luce del sole, alquanto bizzarro. Presi la cartella e mi precipitai giù a prendere la merenda che mamma mi aveva preparato e le schioccai un bacio sulla guancia, per poi correre a raggiungere Rachel alla fermata del tram. La puntualità dei mezzi mi lasciava sempre stupita. Giunte a scuola io e Rach prendemmo direzioni diverse, lei era diretta verso il lato sud, che ospitava le classi dalla prima elementare alle terza superiore, mentre io mi dirigevo verso il lato nord dove si trovavano le classi dalla quarta in poi.
Gruppi di studenti si affollavano davanti all'entrata, persi nelle loro chiacchiere , mentre attendevano l'inizio delle lezioni. Mi guardai intorno, mi sentivo un completo pesce fuor d'acqua, così scelsi di entrare , sebbene la campanella non fosse suonata, per cercare l'aula della prima lezione, segnata sul mio orario. Matematica. Pura gioia per il mio cuore, non che le altre materie non mi interessassero, anzi avevo voti eccellenti in tutte le materie ma, costretta a scegliere, avrei sempre scelto Matematica. «Trovata!» esclamò Alissa tirandomi per un braccio. «Dove stavi andando da sola?» mi chiese, il sorriso le illuminava gli occhi. «In classe» dissi, come se fosse ovvio. Mi prese sottobraccio, «ho capito, sei secchiona», commentò scuotendo la testa. Invertí il mio passo, dirigendosi nella mischia di ragazzi di cui era gremito il cortile. «Dove stiamo andando?» chiesi, sentendomi confusa. «A conoscere i tuoi nuovi amici», asserì decisa. Alissa aveva proprio un bel gruppo, erano tutto solari e simpatici come lei. A colazione ci raggiunsero anche Christian e Daniel. Ci sedemmo all'ombra della quercia secolare, sorgeva esattamente al centro dell'appezzamento che la scuola possedeva. «La smetti di grattarti? Irriterai la pelle ancora di più», mi rimprovero' Alissa, tenendomi ferme le mani. «Lo so, ma non posso farci nulla, e’ colpa del tatuaggio che mia sorella ha avuto la brillante idea di disegnarmi stanotte sul polso», non volevo lamentarmi, ma non ci riuscii. «Fa vedere» disse prendendomi il braccio. «Ho provato a lavarlo via, ma deve avere usato un pennarello indelebile» spiegai. «Molto brava tua sorella» commentò Derek, un ragazzo che avevo conosciuto quella mattina. Aveva i capelli castano scuro che gli ricadevano con morbidi riccioli sulle spalle, e a fare da contrasto gli occhi di un azzurro al cui cospetto perfino il cielo impallidiva. «A rompere le scatole? Oh si, e’ fantastica» risposi stizzita. Aliissa era intenta ad osservare il tatuaggio, come se volesse coglierne il significato. «Terra chiama Alissa» tentai di catturare la sua attenzione sventolandole una mano davanti al viso, «Sicuro che te l'abbia disegnato disegnato tua sorella?», chiese sovrappensiero. Trovavo la sua domanda piuttosto bizzarra, «Per quanto ne sappia non ho una passione per i tatuaggi repressa e a Rachel piace tormentarmi» ribattei con un tono un po' più acido di quanto volessi. Era soltanto uno stupido disegno che mi stava provocando un eritema e al contempo pizzicava come se fosse stato inciso. «La bambina gioca con i simboli druidi?», chiosò una voce tanto irritante quanto la proprietaria. Avery Kells, quella mattinata avevo avuto il piacere di conoscere anche lei, mi erano bastati cinque secondi esatti per giudicare che non eravamo compatibili, troppo altezzosa e si rivolgeva alle persone in modo maternalistico, come se gli altri fossero troppo ottusi per capire quello che diceva. Non faceva parte esattamente della cerchia degli amici di Alissa ma frequentava gli stessi corsi di Daniel e Christian, quindi trascorreva con loro buona parte del tempo. Derek le lanciò un'occhiata fulminea, non mancò l'occhiataccia di Daniele che mi aveva guardato corrucciato tutto il tempo e incredula, vidi che anche Christian la aveva guardata, gli occhi ridotti ad una fessura. «Non so il vostro interesse per questo stupido simbolo, ma e’ soltanto un disegno che mia sorella si e’ divertita a tracciarmi e che mi sta provocando un’allergia» sbotta infastidita da tutte quelle occhiate e sotterfugi, ritrassi il braccio e sistemai i bracciali in modo da coprirlo. «Perche’ hai detto che era un simbolo celtico?» domandai ad Avery. Mi sembrò fosse incerta nel rispondere, fu solo un attimo per poi riacquistare la sua spavalderia consuetudinaria, «E’ uno strano disegno e mi sembrava una delle rune che fanno vedere in Merlin» si giustifico’. Scrollai le spalle e decisi di dirigermi verso l’aula della mia prossima lezione, salutai gli altri e mi allontanai. «Hey Airy, aspetta» mi urlò Derek raggiungendomi, «Ti accompagno, devo tornare all’Universita’» mi sorrise.
La mia professoressa di Biochimica avanzata era una donna bassa e minuta, che portava spessi occhiali neri che erano tutt'uno con la frangetta che le cadeva sulla fronte. Si complimentò con me per il modo in cui avevo spiegato l'ibridizzazione del Carbonio, commissionandomi la relazione per la lezione successiva. Avevo seguito un corso all’Università di chimica organica l'anno prima, era tra le attività extracurricolari e la scelsi insieme a matematica. Suono' l'ultima campanella e mi diressi all'uscita, non ero abituata a tutti quei ragazzi che spingevano da tutti i lati per farsi spazio, perché di solito ero sempre l’ultima ad uscire. Le lezioni di Rachel terminavano all'una quindi mi toccava tornare da sola a casa. Fortuna erano solo due fermate, e la stazione era di fronte la scuola. Alissa era ferma accanto al cancello, Christian e Daniel la aspettavano in macchina. Vedendomi mi venne incontro avvisandomi che sabato sera mi sarebbe venuta a prendere per andare al falò e che durante la settimana saremmo andate a fare shopping. «Sali in macchina, ti diamo un passaggio» si offrì lei ma declinai l'invito dicendo che non ce ne era bisogno, avrei fatto prima con il tram. Il sole era alto nel cielo, ma non era il sole estivo che brucia la pelle, era piuttosto una lampada a fluorescenza che illumina il territorio che si trova sulla sua traiettoria. Adoravo il colore degli alberi che sfoggiavano foglie multicolore, assumendo sfumature cangianti dal rosso alla pesca. Stavo per svoltare nel viale di casa, quando una mano mi coprì la bocca e un'altra mi immobilizzo' le braccia dietro la schiena. Mi scaglio' contro il muro del vicolo adiacente, facendomi battere forte la testa e toccandomela notai del sangue. Mi rialzai a fatica per tentare di vedere il volto del mio aggressore, le gambe non mi reggevano. Scorsi tra le ombre che mi danzavano davanti agli occhi una figura alta all'incirca 20 centimetri più alta di me, vestita interamente di nero ma non riuscivo a distinguere il volto per quanto non fosse coperto. «Dove è l'anello?» mi intimo'. Non riuscivo a capire, quale anello? «Quale anello?» sussurrai terrorizzata, mi guardai intorno in cerca di chicchessia per chiedere aiuto. Mi sentivo soffocare, non riuscivo a catturare l'ossigeno, come se una mano mi stringesse la gola, eppure l’uomo si trovava a circa un metro di distanza.
Quando ero certa di star per esalare il mio ultimo respiro, l'uomo fu letteramente sollevato “a distanza" e scaraventato dall'altra parte del vicolo. Una figura emerse dalla penombra pronunciando tre volte la stessa parola, Evanesco o qualcosa del genere, fino quando l'uomo sparì. Si dissolse. La botta in testa era stata più forte del previsto, oltre a vedere ombrato, a non distinguere i volti, soffrivo di allucinazioni. La misteriosa figura avanzò verso di me, speravo volesse aiutarmi, camminavo tentoni, non capivo dove mi trovassi. «Sono qui» mi sussurro' dolcemente, tenendomi per un braccio. Alzai la testa di scatto e vidi Anne, poi intorno a me calo' il buio.


Commenti

pubblicato il venerdì 8 luglio 2016
Perladargento, ha scritto: Ho letto tutti i capitoli d'un fiato senza prendere respiro. Ho la pelle d'oca. Hai creato un'atmosfera talmente irreale e allo stesso tempo familiare piena di particolari, che lasciano il lettore completamente immerso in un mondo surreale. Questo racconto andrebbe pubblicato. Io lo trovo semplicemente coinvolgente nel suo metafisico disegno. M'inchino davanti alla tua fervida fantasia e la capacitá narrativa che non diventa mai pesante o oziosa. Solo un'aggettivo: Fantastica. "Oder Fantastisch wie die Deutsch sagen"
pubblicato il venerdì 8 luglio 2016
Airaam, ha scritto: Sono senza parole, non sono come ringraziarti e dirti quanta fiducia mi infondono le tue parole, quanta speranza. Grazie, sei troppo gentile!
pubblicato il venerdì 8 luglio 2016
Airaam, ha scritto: Sono senza parole, non sono come ringraziarti e dirti quanta fiducia mi infondono le tue parole, quanta speranza. Grazie, sei troppo gentile!
pubblicato il venerdì 8 luglio 2016
Perladargento, ha scritto: I tuoi lavori meritano attenzioni e letture da parte di un pubblico piú ampio Airaam. In questo sito pare che recensire un lavoro non sia abitudinale. Io ti sarei molto grato se leggessi i lavori che ho pubblicato oltre, L'ultimo respiro. Ho pubblicato anche altri racconti alcuni veri e propri romanzi. Vedi: Sulle ali di una farfalla, La tempesta nel cuore e altri racconti ancora che potrai conoscere semplicemente cliccando sul mio Nik name.A me farebbe davvero piacere poter condividere con te alcuni pareri o critiche. Ciao Da Lucio
pubblicato il martedì 12 luglio 2016
Perladargento, ha scritto: Volevo chiederti mia bravissima amica: Hai intenzione di pubblicare altri capitoli del tuo racconto?Se devo dirti la veritá, sarei abbastanza curioso di conoscere il seguito della storia. Le storie o racconti celtici mi hanno sempre intrigato e coinvolto, sin dai tempi da quando per la prima volta ebbi la ventura di leggere: "La pietra del vecchio pescatore". Naturalmente non disdegnerei nemmeno altri racconti. Hai una fantasia fervida e vivace. Non mi stupirei se un giorno qualche tuo racconto diventasse un Best-seller. Io te lo auguro di cuore. Ciao...Abbi sempre fiducia in te stessa.
pubblicato il martedì 12 luglio 2016
Airaam, ha scritto: Si Perladaegento, ho intenzione di proseguire la mia storia. Sto scrivendo il capitolo 7, purtroppo non posso scrivere tutto il giorno tutti i giorni perché sto seguendo un corso per l'Università che mi tiene impegnata tutta la settimana e per cui devo studiare. Tempo un paio di giorni ;)

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