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lavoro pubblicato venerdì 17 giugno 2016
ultima lettura giovedì 7 maggio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Lutwin X Josua

di OSCARtheDark. Letto 554 volte. Dallo scaffale Amore

Anche questa notte ho fatto un sogno strano, ma a differenza degli altri è stato un sogno tremendamente dolce e malinconico.

Lutwin X Josua

Attenzione: questo racconto parla di omosessualità, non ci sono descrizioni di scene spinte né termini volgari, leggere senza pregiudizi, grazie.

Anche questa notte ho fatto un sogno strano, ma a differenza degli altri è stato un sogno tremendamente dolce e malinconico. Ero una giovane donna nel mio sogno, ero io, appena laureata all’Università di letteratura. Avevo trovato da poco lavoro come giornalista. Il mio capo aveva deciso, vedendo la mia bravura, di farmi fare un salto di qualità: avrei dovuto intervistare un grande imprenditore commerciale, Lutwin Fender, famoso per le sue miniere di diamanti. Prima di allora Fender non si era mai lasciato intervistare, ed era veramente strano che avesse richiesto egli stesso l’intervista. La casa di Fender si trovava nel nulla della campagna, lontana dalla città. Mi ci vollero tre ore per arrivare e dovetti camminare per mezz’ora lungo un sentiero. Non mi dispiaceva, però, tutta quella natura, m’infastidivano solo le zanzare. La casa di Fender era una splendida e lussureggiante casa che riusciva a non entrare in contrasto con ciò che la circondava. Sembrava, che da tre anni ormai, il vecchio Fender vivesse lì, scappato dalla città e dalle persone. Bussai alla porta. Venne ad aprirmi una donna nera, una cameriera o una badante, pensai dal grembiule che indossava. Sorridendomi smagliante mi fece accomodare. Il signor Fender mi aspettava nel salotto, seduto sul divano a gambe incrociate. Indossava un completo beige, giacca, camicia bianca e pantaloni di tessuto con scarpe in vernice, e non dimentichiamo la cravatta, verde. Un vero Dandy. Stava sorseggiando una tazza di the. Quando mi vide mi accolse a braccia aperte sorridendomi smagliante esattamente come aveva fatto poco prima la sua domestica. Avevo immaginato con timore di dover avere a che fare con un vecchio snob scorbutico, invece, il signor Fender era di una gentilezza unica. Iniziammo l’intervista. Accesi il mio registratore e lo posizionai sul tavolo. La domestica si dileguò, rimanemmo solo io e lui. <<Buon giorno signor Fender.>>, incominciai. <<Buon giorno a lei signorina Annette, posso chiamarla così? Lei sembra una giovane francesina.>> Sorrisi arrossendo un po’, me lo dicevano sempre tutti che avevo dei caratteriali tratti francesi, eppure ero italianissima. <<Le concedo questo privilegio. Mi dica, signor Fender…>> <<Oh, no, chiamami Lutwin.>> <<D’accordo signor Lutwin, mi dica, perché avete richiesto questa intervista?>> <<Un uomo sa quando è il momento giusto, signorina.>> <<B-bene…>> Cavolo, la mia prima intervista sarebbe stata un disastro! <<Ecco…mi parli di lei.>> <<Vediamo, sono nato nel 1939, allo scoppio della seconda guerra mondiale. Mio padre era tedesco, e infatti, prima di trasferirmi qui in Italia nel 1956, vivevo in Germania. Da lui ho ereditato le miniere di diamanti e di lignite. Mia madre, buona donna, morì dandomi alla luce. >> <<Nel 1947 lei è stato rapito, è esatto?>> <<Sì, non ricordo molto di quell’evento, però, ricordo di essermi addormentato nel mio letto e poi di essermi risvegliato in un altro, zozzo e sotto terra, in una galleria.>> <<Era nel rifugio dei ribellanti, è così che li avete chiamati?>> <<Sì’, erano i dipendenti di mio padre, e furono loro a rapirmi, perché molti di loro furono licenziati ingiustamente.>> <<Ecco, cosa accadde?>> Improvvisamente gli occhi del signor Peter si illuminarono e la sua pelle sembro ringiovanire di colpo. <<Una cosa bellissima.>>, disse. <<Ero terribilmente spaventato, non scendevo da quel letto e quando uno degli ex- minatori veniva a portarmi del cibo mi rannicchiavo sotto le fetide lenzuola. Ad un certo punto iniziò a venire una donna per portarmi i pasti, l’unica cosa che le chiedevo ripetutamente e disperatamente era di ritornare a casa. Lei mi guardava fredda e non mi rispondeva. Non dimenticherò mai i suoi occhi pieni di disprezzo, non per me, ma per ciò che di mio padre c’era in me.>> <<Cosa successe? Perché la liberarono?>> <<Dato che non parlavo, e mio padre non si piega ai loro ricatti, decisero di scappare prima di finire in galera.>> <<Cos’era la cosa bellissima di cui ha accennato prima?>> <<Beh, signorina, se cominciassi a parlavi di lui, questa intervista si trasformerebbe in qualcos’altro…>> <<Me ne parli comunque.>> <<Tra gli ex-minatori e le donne dagli occhi di ghiaccio, c’era anche un bambino di due anni più grande di me. Era sopravvissuto alla guerra, era ebreo, e i suoi genitori erano stati ammazzati dai tedeschi, da uomini orribili come mio padre, essendo che anche mio padre mandò molti dei suoi minatori, sapendoli ebrei, ai campi di sterminio. >> <<E quel bambino è la cosa bellissima?>> Il signor Lutwin mi regalò un sorriso carico di dolcezza e riprese il suo racconto. <<Quel bambino, veniva da me, inviato dai minatori per convincermi a mangiare, per tenermi tranquillo.>>

<<Avanti, se non mangi starai male…>> <<Tanto lo so che è avvelenato!>> <<Avvelenato? Allora guarda, mangio anch’io.>> mi disse Josua prendendo una cucchiaiata di quella minestra insipida. <<Vedi, non è avvelenata. >> Mangiai quella volta, mentre lui mi osservava. <<Perché mi fissi?>> <<Sei molto carino, sembri una bambina.>> <<Anche tu sei molto carino.>> Josua mi sorrise, io capii che eravamo diventati amici. <<Quando saremo grandi ti sposero!>> <<Ma io non sono una donna…>> <<Ti sposerò lo stesso perché sei molto carino.>>

<<Aspettavo sveglio ogni notte per poterlo vedere, giocavamo, parlavamo…i minatori sembravano felici che io non stessi dando più noie. Poi successe quel che successe. In piena notte venne uno dei minatori, il signor Bart, mi svegliò bruscamente e mi prese con forza in braccio, mentre io urlavo e mi dimenavo.>>

<<Digli di stare zitto! Maledizione!>>, urlò il signor Bart a Josua. Lui prese la mia mano. <<Tranquillo, adesso ti riportiamo a casa.>> <<Vieni con me, non lasciarmi solo!>>, strillai. Il signor Bart e la donna che mi portava i pasti si scambiarono un’occhiata. Il signor Bart mi lasciò, s’inginocchiò difronte a Josua, si tolse il cappello e con occhi lucidi gli disse:<<Josua, tu sai che io ho promesso ai tuoi genitori che mi sarei preso cura di te, vero?>> Josua annuì. <<Noi faremo una brutta fine, ma tu hai tutta la vita davanti, non devi finire come me…vai con lui.>> <<Cosa?!>> <<Vai con lui, essere un cameriere, un domestico, o qualunque altra cosa nella casa di un ricco è molto meglio di essere qui, a spaccarti la schiena e a riempirti i polmoni di polvere. Lo farai, vero?>> Josua annuì. <<Bravo ragazzo!>>, esclamò Bart dandogli una pacca sulla spalla.

<<Così io ritornai a casa portandomi dietro Josua. Dissi a mio padre che lui mi aveva aiutato a scappare, e mio padre gli offrì un lavoro: essere il mio maggiordomo personale.>> <<Cosa accadde dopo?>> <<Come ho già detto, nel 1956 mio padre mi fece trasferire qui per i miei studi. Avevo una casa solo per me, e oltre me c’erano la mia governante e Josua.>> Quella storia mi stava incuriosendo sempre di più. << Sono sicura che è successo qualcosa, mi racconti tutto!>> <<Di cose ne sono successe, signorina, ne sono successe. Una sera, vidi Josua sgattaiolare via senza il mio permesso, e la sera dopo gli domandai dove fosse andato…>>

<<Aspetta, non andare!>> <<Cosa c’è?>> <<Dove sei andato l’altra sera?>> <<Ah, te ne sei accorto…>> <<Sì.>> Josua si colorò di gioia. <<Sto studiando per diventare attore!>> <<Attore?>> <<Sì, c’è un gruppo di teatranti in città, c’è un vero teatro, e io sto studiando…loro m’insegnano. Non è fantastico?>>

<<Io tirai un sospiro di sollievo.>> <<Perché?>> <<Avevo temuto si stesse vedendo con una donna, o chissà…>> <<Eravate geloso.>> <<Profondamente. Josua l’aveva notato quel sospiro…>>

<<Devi dirmi tutto ciò che fai e chi frequenti, io non ti impedirò nulla ma devi dirmelo.>> <<Sì, ho capito, ti sei preoccupato.>> <<Perché avrei dovuto preoccuparmi?>> <<Perché hai paura che io sposi una persona che non sei tu. >> <<Mia cugina si è sposata a quindici anni, e io ne ho sedici, oramai. Se fossi stata una ragazza sarei scappata con te, ci saremmo sposati e ti avrei dato dei figli, ma io non sono una ragazza Josua, noi non ci sposeremo mai. È contro natura, è contro la chiesa.>> <<Una chiesa guidata dagli uomini non è una chiesa. E se lo vuoi sapere ieri ho visto due cani farlo, e sono sicuro che fossero maschi entrambi!>> <<Quante sciocchezze!>> <<Noi ci sposeremo domani!>> <<Voglio proprio vedere come farai…>>

<<Cosa fece? Come andarono le cose?>> <<Ci sposammo. All’inizio non capivo, lui mi portò nel bel mezzo di un bosco, lontano dalla città. Poi quando la vidi sbarrai gli occhi e al tempo stesso non riuscii a capire. Una chiesa, una chiesa vecchia e abbandonata. Un luogo sacro che non era più sacro. All’interno c’erano detriti e polvere, l’altare in marmo e un crocifisso, nient’altro. Lui mi portò lì, difronte all’altare e prese le mie mani tra le sue.>>

<<Lutwin Fender, vuoi sposarmi?>> <<S-sì…>> <<Ora tocca a te.>> <<Ah, già…Josua Sederk, vuoi sposarmi?>> <<Sì, lo voglio.>>

<<E ci baciammo sotto gli occhi del crocifisso.>> <<Meraviglioso…e dopo?>> <<E dopo niente, abbiamo vissuto. Lui è riuscito, a diventare un attore, ha lavorato anche per il cinema…e io, alla morte di mio padre ho ereditato tutto, i soldi non sono mai stati un problema, e ci hanno difesi dalle opinioni e i giudizi delle persone. Abbiamo girato il mondo, e abbiamo fatto l’amore dovunque.>> <<E lui, adesso dov’è?>> << È morto l’anno scorso, qui in questa casa.>> <<M-mi dispiace…come?>> << È morto nel sonno, nel nostro letto, con la mano stretta alla mia…tanto che quando mi sono svegliato e mi sono reso conto che non respirava più, non riuscivo a liberami dalla sua fredda stretta.>> <<Deve essere stato terribile…>> <<Non così tanto, certo, ho pensato molte volte di raggiungerlo, ma non potevo andarmene.>> <<Perché?>> <<Perché ancora dovevo raccontare la nostra storia, qualcuno doveva sapere, e adesso lei sa. Signorina, l’intervista è finita.>>, concluse lui spengendo il registratore. Fui condotta alla porta. <<Adesso che cosa farà?>> <<Beh, come vi ho detto prima, un uomo sa quando è il momento.>> Me ne andai, tornai in redazione e scrissi un articolo fantastico, il mio capo si congratulò con me. Venni a sapere due giorni dopo che il signor Lutwin era stato ritrovato morto nel suo letto. Nel loro letto. Morto nel sonno.

Forse non mi credete, ma io ho sognato davvero tutto questo. Non so perché faccio certi sogni, ci sono storie che nessuno ha mai raccontato e che vogliono essere raccontate. Di una cosa sono sicura, una coppia come Lutwin x Josua è esistita veramente.



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