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lavoro pubblicato venerdì 17 giugno 2016
ultima lettura mercoledì 8 aprile 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Mostro

di FrancescoGiordano. Letto 529 volte. Dallo scaffale Fantascienza

L'Unione Europea non esiste più, il problema dei migranti resta una questione spinosa che ogni paese dovrà affrontare da solo...

Non era la prima volta che Jessica si recava al confine, ma quel senso di pericolo era sempre lì al suo fianco. Un compagno che non l'avrebbe mai lasciata andare dalla sua morsa. In un certo senso era proprio questa sensazione a renderla più vigile degli altri, diventando così una perfetta intrusa.

«Buongiorno, ispettrice, prosegua pure!» esclamò uno dei tanti Poliziotti di Frontiera dopo che la donna mostrò il suo cartellino. Non ce n'era bisogno, ormai era una presenza regolare in quel luogo, ma la sicurezza era molto rigida, quindi veniva sempre chiesto a tutti un cartellino speciale per identificarsi, anche agli amici più stretti.

Una volta entrata nella centrale iniziò il suo giro di ispezione, controllò prima le varie strutture presenti, gli agenti ed anche la barriera posta al confine. Doveva controllare che tutto filasse liscio come l'olio, o almeno quella doveva essere l'impressione.

Ma anche se doveva far finta, sapeva già che quel sistema era perfetto, nessuno poteva entrare o uscire dalla nazione, situazione analoga anche in altre parti del mondo. La "Barriera di Confine" era costruita con un materiale speciale resistente a qualsiasi tipo di attacco, anche un cannone di un carrarmato non ce l'avrebbe fatta. Si vociferava che nemmeno una bomba atomica fosse in grado di rompere tale barriera.

Una volta terminato il controllo, Jessica si recò in un'altra struttura che era più piccola rispetto alle altre. Si trattava di un magazzino pieno di viveri e strumenti vari. La sua presenza lì non era dovuta però al suo lavoro fittizio, ma era collegato al vero motivo che la portava lì quasi tutti i giorni.

In un angolo della stanza era presente, sotto diversi sacchi e scatole di cibo, una botola che conduceva al sottosuolo. Quello era il suo vero obiettivo, prima aprì il lucchetto con una chiave e poi entrò, non prima di guardarsi intorno. Per sua fortuna quella zona era priva di telecamere, motivo che aveva spinto il gruppo a cui Jessica apparteneva a creare una zona sotterranea proprio lì.

Una volta chiusa la botola, il buio le fece improvvisamente compagnia, ma la mancanza di una visuale chiara era un fenomeno che ebbe vita breve, perché al suo fianco destro era presente un pulsante che, una volta pigiato, portò la luce. Dovette proseguire dritto diversi minuti, prima di raggiungere una piccola stanza con all'interno diverse persone, tutte di nazionalità mista.

Erano stranieri provenienti dalle parti più disparate, alcuni erano semplici turisti che erano stati tanto sfortunati da visitare la nazione in un periodo non proprio favorevole. Altri erano invece profughi in cerca di una vita migliore, non mancavano nemmeno stranieri che avevano deciso di vivere lì. Tra bambini ed adulti, in tutto erano presenti una ventina di persone.

«Salve ragazzi, vi ho portato tutto il necessario.» disse la donna, che aveva con se una valigia piena di cibo, vestiti e medicine.

I presenti prima la ringraziarono e poi, ordinatamente ed in fila, presero dalla valigia ciò che gli spettava. I primi giorni furono duri, perché tutti cercavano di accaparrarsi quante più cose possibili. Ma con il tempo impararono a condividere e vivere insieme come una famiglia.

«Grazie ancora, signorina Jessica, ringrazi anche gli altri membri dell'Unione da parte nostra!» a parlare era Alejandro, un anziano signore messicano che, probabilmente per la sua età, era quasi diventato il capo di quel gruppetto. Ma la verità era un'altra, i suoi occhi avevano visto molto, era quindi in grado di aiutare tutti e dare consigli, diventando così una sorta di padre e di amico.

«Non dovete ringraziarci, è il minimo che possiamo fare per voi.» replicò la donna con una grande modestia.

«Non lo mettiamo in dubbio, ma è sempre meglio vivere così che in qualche Isola Artificiale.» rispose l'uomo, scuotendo il capo a destra e a manca.

Non tutti gli stranieri erano stati fortunati, alcuni profughi che avevano attraversato l'oceano, non potendo avvicinarsi alla terraferma, erano rimasti in balia delle acque. Le imbarcazioni che tentavano la fortuna crebbero fino a creare quelle che erano conosciute come Isole Artificiali. Gruppi di gommoni e barche piene di profughi che erano riusciti addirittura a creare una vera e propria società.

Era in questi casi che entrava in gioco il gruppo "Unione" sparso un po' ovunque, anche se si trattava di un'organizzazione prettamente segreta. Con alcune imbarcazioni, mandavano viveri e tutto ciò di cui necessitavano gli abitanti di queste isole. Questi viaggi però non erano esenti da pericoli, perché la marina era sempre all'erta. Anche se non voleva uccidere i profughi per vederli soffrire, non si faceva scrupoli a sparare coloro che volevano aiutare.

«Ha ragione... Spero che un giorno tutto questo finirà, lo spero davvero...» disse Jessica, che si era unita all'Unione proprio per far tornare tutto alla normalità.

Una volta finito il suo lavoro, prese la valigia vuota e tornò in superficie. Una volta chiusa la botola però, una voce la fece sobbalzare.

«Ispettrice, potremmo sapere cosa sta facendo?» a parlare era il comandante della Polizia di Frontiera di quella zona. Il suo nome era Mattew.

Dopo essersi voltata e ripresa, la donna disse «Stavo controllando, ovviamente, è il mio lavoro!».

«Oh, non lo metto in dubbio, ma vorrei capire cosa ci sia lì sotto. Ha controllato anche lì, visto che è il suo lavoro, giusto?» l'uomo si fece una bella risata, dopo aver proferito queste parole.

Jessica digrignò i denti, aveva capito che il comandante l'aveva vista uscire dalla botola, a quel punto non serviva più a nulla mentire. Ma non per questo doveva arrendersi, liberò dal fodero la sua pistola e la puntò verso l'uomo.

«E' meglio che mi lasci andare, caro comandante, oppure farà una brutta fine.» minacciò.

Nonostante l'arma e le parole di Jessica, Mattew non sembrava spaventato, il suo volto era ancora sorridente ed iniziò addirittura a cammina a destra ed a sinistra.

«La sua mossa non è molto intelligente, signorina Strawberry. Se adesso mi spara allerterà l'intera forza di Polizia di Frontiera. Quindi non solo mi ucciderà per nulla, ma verrà arrestata comunque ed avrà un morto sulla coscienza. Mi dica, le conviene tutto ciò?» chiese l'uomo.

«Forse si è dimenticato che la mia pistola è dotata di un silenziatore.» rispose prontamente Jessica, continuando a tenere sotto tiro il suo nemico.

«Oh, me ne rendo perfettamente conto, ma vede, non sono così stupido come lei potrebbe pensare. Dietro alla porta di questa stanza ci sono già dieci dei miei uomini. Ho ordinato loro che se non uscirò tra cinque minuti, dovranno entrare ed arrestare chiunque trovino qui dentro. E, mi sento in dovere di avvisarla, sono già passati quattro minuti.» spiegò il comandante.

Dopo aver compreso la situazione, la donna si sentì in trappola, il suo volto non nascondeva l'irritazione che provava nel sentirsi sconfitta.

«Un ultimo consiglio, se si fa arrestare senza creare trambusto, c'è una possibilità che non la uccidano per aver nascosto degli stranieri. Se invece sparerà, è molto probabile che non uscirà viva dal tribunale...» aggiunse, continuando a sorridere.

Jessica non poteva che concordare, certo, probabilmente avrebbe vissuto per il resto dei suoi giorni in una prigione, ma almeno non sarebbe morta. La stessa sorte non sarebbe toccata agli abitanti del sottosuolo, loro sarebbero tutti stati freddati sul posto. C'erano anche bambini e anche loro avrebbero sofferto dello stesso destino.

La donna non poté che pensare a loro, iniziando a tremare ed a lasciarsi andare alle lacrime, che bagnarono il suo volto. Ma l'Unione non era così sprovveduta, la donna aveva in tasca un piccolo telecomando con un pulsante. Pigiandolo, allertò gli stranieri che dovevano nascondersi perché la polizia gli avrebbe fatto visita. A quel punto non poteva far altro che sperare per la sopravvivenza almeno dei più piccoli.

«Va bene... Mi arrendo...» Jessica gettò la pistola a terra ed alzò le mani.

«Sapevo che fosse una donna intelligente, peccato che abbia scelto la fazione sbagliata.» disse Mattew, avvicinandosi ed ammanettandola.

I momenti successivi divennero un mistero per la donna, perché il comandante la colpì alla testa con un manganello, facendola svenire. L'unica cosa che poteva ricordare era la botola che veniva aperta ed alcuni uomini che entravano ed urlavano. Poi buio, non poteva nemmeno teorizzare che fine avessero fatto gli stranieri.

Quello che però sapeva era dove si trovasse una volta ripreso i sensi, nella stanza del Presidente. Era seduta e non legata, cosa che la lasciò molto perplessa, se ne avesse avuto le forze, avrebbe potuto aggredire l'uomo più potente della nazione. Come potevano essere così incauti?

«Salve, signorina Strawberry.» disse il Presidente «L'ho convocata qui perché volevo vederla di persona. Un'occasione speciale per una donna speciale. Le dico subito che verrà condannata a morte, è il popolo che lo desidera, ed io ubbidisco solo al loro volere. Forse così i suoi amichetti la smetteranno di giocare con il fuoco...» aggiunse, alzandosi dalla sedia ed osservando l'esterno.

Fuori di lì era già presente una numerosa folla urlante, che non vedeva l'ora di mettere le mani sulla malcapitata Jessica.

«Vuole dire che mi tocca "l'Ira del Popolo", ho capito bene?» domandò la donna, sbiancando per il terrore.

«Sì.» rispose senza mezzi termini il Presidente, a quanto pare non era solito mostrare gentilezza verso quelli che erano definiti terroristi «Non posso fare niente per lei, lo sa bene che quelli come voi sono odiati dalle persone, se lo doveva aspettare.» aggiunse.

«Non poteva fare altro? Perché, voleva aiutarmi per caso? Non mi faccia ridere!» rispose alterata Jessica, che avrebbe preferito non ascoltare un discorsetto del genere.

«Le posso parlare in completa libertà, visto che in questo luogo non ci sono strumenti di registrazione audio o video. In realtà io sono dei vostri.» spiegò l'uomo.

Jessica sbarrò gli occhi, non poteva credere alle sue orecchie «Mi sta prendendo in giro, è un trucchetto per farmi confessare qualcosa, vero?» era l'unica spiegazione plausibile.

«No, sono serio. Lei non capisce la mia situazione, o meglio, la situazione di tutti i Presidenti delle varie nazioni.» aggiunse.

«Ma cosa sta dicendo? Siete voi ad aver causato tutto ciò! Ad aver sterminato tutti gli stranieri presenti in patria perché non volevate saperne di ospitare profughi che avrebbero sporcato la nazione! Siete voi che odiavate l'Europa Unita perché cattiva ed imponeva di trovare una soluzione condivisa per rispettare i diritti umani!» anche se era ancora intontita, la donna fu in grado di urlare.

«Ha perfettamente ragione... Ma vede, lei non si mette nei nostri panni, abbiamo detto quelle cose solo per accalappiare dei voti, non volevamo che la situazione degenerasse in questo modo...» anche se il volto del Presidente era rivolto verso la finestra, Jessica poté notare l'espressione triste dell'uomo.

«Mi sta dicendo che la situazione è sfuggita di mano? Tutto qui?» chiese la donna.

«E' umiliante dirlo, ma è così. Parlavamo male dell'Europa e degli stranieri solo per aumentare il malcontento, anche con dati falsi, se serviva. Peccato che poco a poco le persone hanno iniziato a credere a tutto ciò che dicevamo, anche alle menzogne. Ma in realtà l'Europa era un bene, con contributi economici ed altre agevolazioni era più un bene restarci per noi che lasciarla. Però l'odio per questa Unione era tale che non potevano che approfittare della situazione. Credo che dobbiamo ringraziare il Premier Tedesco per questo.» rise, anche se il volto era ancora cupo.

«E non potevate mettere in chiaro che avevate solo esagerato con le parole? Dovevate per forza andare avanti?» Jessica cercava altre risposte.

«Dovevamo, in caso contrario il popolo si sarebbe rivoltato contro di noi. Avevamo fatto delle promesse che dovevamo mantenere. A dire il vero non avremo mai pensato di vincere le elezioni e di diventare il primo partito, ma poi, anche grazie all'uscita dell'Inghilterra dall'Europa, è successo davvero e ci trovammo impreparati... Solo dopo abbiamo capito i nostri errori... Abbiamo creato dei mostri.» dopo aver spiegato ciò, il Presidente indicò, allargando il braccio destro, l'intera folla che si trovava lì sotto.

«Capisco... Per questo avete creato l'Unione... Per cercare di cancellare i vostri errori...» adesso la cosa aveva un senso, finalmente.

«Sì, in pratica sì. Per questo le ho detto che mi dispiace di non poter cambiare la sentenza. In caso contrario non so che fine farei, lo so che posso sembrare egoista, ma non posso ancora lasciare il mio ruolo, devo difendere l'Unione come posso fino a che la situazione non tornerà normale.» disse l'uomo.

«E se le cose non cambieranno?» Jessica fece una domanda che colse di sorpresa il Presidente.

«Posso solo sperare che ciò non succeda... Purtroppo con le barriere che abbiamo messo alle frontiere tutte le nazioni sono isolate e non esistono più alleanze... Non posso chiedere aiuto a nessuno, siamo solo noi, io e l'Unione...» disse, con tono amareggiato, l'uomo.

Dopo qualche secondo di silenzio, il Presidente riprese a parlare «Mi dispiace, ma adesso deve andare, la folla la aspetta... Spero che non soffrirà troppo lì sotto...».

«Ne dubito, tremo se penso a quello che mi combineranno...» Jessica tremava per davvero, l'Ira del Popolo era la pena più cruenta. In sintesi, la folla l'avrebbe malmenata e torturata fino alla morte, anche le armi erano ammesse.

A quel punto due guardie entrarono e, dopo aver preso la donna, la portarono fuori, dove la folla, dopo averla vista, urlò ancora più forte. Le due guardie si trovavano sopra un palco e lanciarono la donna verso il popolo come se fosse un pezzo di carne lanciato ad una bestia affamata. Esempio che calzava a pennello, perché come cani randagi, subito si gettarono verso di lei per soddisfare i propri bisogni.

Anche se non era la fame a spingerli, ma l'ira e l'odio che provavano verso questi terroristi. Le urla della donna, nonostante fossero piene di dolore e di terrore, non erano udibili, perché quelle di estasi della folla erano in netta maggioranza.

Nel frattempo il presidente si sedette di nuovo alla sua scrivania, coprendosi il viso con entrambe le mani per non osservare il mostro che aveva creato cibarsi di una donna innocente.



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