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lavoro pubblicato venerdì 17 giugno 2016
ultima lettura venerdì 4 dicembre 2020

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Tutto Ciò Che Sogni- CAPITOLO 8

di luke676. Letto 472 volte. Dallo scaffale Sogni

Dopo quell’immenso vortice di emozioni, non fu per niente facile affrontare la strada di ritorno. Cercando di non pensare troppo alla fatica, mi sentii felice come all’età di dieci anni. Il sorriso sul volto di Clara non era ancora s.....

Dopo quell’immenso vortice di emozioni, non fu per niente facile affrontare la strada di ritorno. Cercando di non pensare troppo alla fatica, mi sentii felice come all’età di dieci anni. Il sorriso sul volto di Clara non era ancora scomparso da quando lasciammo “Il Pensatoio Della Vallata”. Per riposare le nostre gambe, ci fermammo al “Bar Umbro” di Boffalora. Quando ci sedemmo sulle panche del piccolo spazio esterno, l’ora di cena era già passata da un pezzo. Dando un’occhiata al telefono cellulare impostato sul “modo silenzioso”, vidi tre chiamate senza risposta.

“Lucia deve essere tornata…”. Dissi parlando a me stesso.

Clara alzò lo sguardo dal menù che stava consultando. Prima che potesse parlare, mi alzai dal tavolo. I suoi occhi interrogativi mi seguirono avvicinarmi al bidone dell’immondizia dall’altro lato della strada. Aprendolo, gettai il cellulare tra i rifiuti e ritornai tranquillo a sedermi al tavolo.

“Ora anch’io sono definitivamente tuo…”.

Credo che il più bel sorriso lo fece quella volta, allungandosi sul tavolo per baciarmi. Sentendo la sua lingua muoversi lussuriosa, cercai di controllare l’eccitazione che stava di nuovo divampando.

“Oggi è il più bel giorno della mia vita”. Vidi i suoi stupendi occhi inumidirsi.

“Anche se questo fosse l’ultimo giorno della mia vita, morirei felice”.

“Dai! Non farmi piangere ora!”. Disse lei tentando di scacciare le lacrime con una breve risata. Una tenera e sottile lacrima scese dal suo occhio destro. Con le dita riuscii ad arrestare il suo percorso accarezzandole la guancia leggermente umida. Il sapore delle lacrime di gioia è così dolce. Le sue hanno la particolarità di essere teneramente zuccherate.

I gustosi prodotti dell’ “Umbro” ci permisero di consumare un’ottima cena, bevendo anche due birre medie chiare.

“Alla faccia!”. Restai stupito della voracità con cui Clara terminò di mangiare il panino con cotto, fontina, olive verdi, maionese e funghi. Non sufficientemente sazia, ne ordinò un altro.

“Ora il mio stomaco è tornato alla normalità”.

“Cosa aveva che non andava?”.

“Quando hai troppi pensieri per la testa, l’alimentazione ne risente”.

“Notavo la tua sofferenza guardandoti negli occhi…”.

“Ci sono troppe persone al mondo che vogliono decidere la tua vita, programmarla, dirti sempre cosa fare…”. Terminato il secondo panino accese una sigaretta. Anche se ne avevo appena spenta una, non rifiutai quella che mi offrì porgendomi il pacchetto ancora pieno.

“Tutti mi vedevano felice, sorridente. Credevano che incontrando Roberto mi ero definitivamente messa a posto : un lavoro fisso, una casa, la sicurezza economica. Io felice non lo ero neanche un po’”.

“Questo l’ho sempre capito Cla. Non pensare che io fossi contento della mia vita. Mancava il senso, una ragione per cui vivere. Questa ragione eri tu Clara”.

“Luca, sono solamente andata avanti perché speravo che un giorno ti avrei avuto. Ora quel giorno è arrivato”.

“Finalmente si. Dimmi una cosa però...”.

“Cosa?”.

“Lui… ti ha mai picchiata?”.

La sua fragorosa risata fece girare la coppia al tavolo davanti a noi. Per qualche secondo anche gli altri clienti fissarono il nostro tavolo.

“Chi?”. Domandò divertita. “Bastava che alzavo un po’ di più la voce che lui abbassava le orecchie come un agnellino. Mi stupisce che tu, dolce sensibile ed intelligente, non abbia capito che persona è!”

“Non fraintendermi, l’ho sempre pensato che lui fosse così. Cercavo solamente una conferma da te. Ne ho conosciuti di personaggi che si atteggiando da “grandi uomini”. Al bar raccontano che al lavoro mandano affanculo il capo oppure che trattano di merda la fidanzata; ma poi quando uno o l’altra, a casa o in fabbrica alza voce, le loro mutande si riempiono di merda”.

“Hai detto “merda” troppe volte ma questo è Roberto!”.

“A quest’ora anche lui ti starà cercando…”. Affermai osservando i lampioni accendersi e dare il benvenuto alla sera.

“Non lo so e non mi interessa. Senza farlo apposta ho lasciato il cellulare a casa…”.

Lasciando sul tavolo la somma che dovevamo pagare, le presi la mano : “Vieni Cla…”. Ci affacciammo alla sponda a contemplare l’immensa lunghezza del Naviglio. Al buio le sue acque nascondono misteri che sotto un cielo stellato assumono fascino fiabesco.

“Guarda quella casa…”. Disse Clara puntando il dito verso una piccola abitazione sull’altra sponda. “Mi piacerebbe un giorno avere una casa tutta nostra. Aprire le finestre e sentire l’odore dell’acqua del Naviglio e della vegetazione intorno”.

“Fantastico”. Le mie braccia si strinsero intorno alla sua pancia mentre alle sue spalle godevo il suo profumo. “Prima ti dicevo che averti è tutto ciò che avevo sempre desiderato…”.

“Certo…”.

“Beh, non proprio…”.

“Cosa significa?”. La vidi voltarsi di scatto fissandomi preoccupata.

“Monta in bicicletta e seguimi!”.

Le dinamo ancora funzionanti ci permisero di percorrere tranquillamente la strada. Non risposi alle domande di Clara, volli che la meta da me pensata restasse un segreto. Durante il tragitto lei continuò a protestare per l’eccessiva lunghezza del percorso.

“Aspettami! Aspettami!”. La sua voce supplichevole mentre tentava di starmi dietro.

Terminata la pista ciclabile, la strada si fece più stretta e ricca di curve. Alcune automobili battevano quella piccola e scomoda stradina e quando vedemmo i loro fari, ci fermammo per farle passare. Finalmente vidi apparire il parcheggio completamente deserto.

“Non ti sarà mica saltato in mente di fare il bagno a quest’ora??”.

“No, niente di tutto questo”.

Legando le nostre biciclette al tronco di un albero, ci imbattemmo nel sentiero spigoloso che portava alla spiaggia. La pallida luna ci permise di muoverci senza troppe difficoltà.

“Oh!”. La sorpresa di Clara nel vedere il grande tronco caduto sulla spiaggia. “Sai che me ne ero quasi scordata?”.

“Io non l’ho mai dimenticato, da quella sera che mi raccontasti la storia…”.

“Ne sono la prova tutte le scritte incise qui… questo è il tronco degli innamorati. Il “nostro” tronco”.

Sedendoci sulla superficie ruvida la baciai a lungo per poi fare nuovamente all’amore. “La notte è nostra… tutta nostra…”. Le vociferai all’orecchio sdraiati ai piedi del grande busto. Nonostante ci addormentammo sugli scomodi sassi, fu il migliore sonno della mia vita. Quando mi svegliai il sole era già alto nel cielo. I suoi raggi baciarono delicatamente Clara distesa sul mio petto. Le sue mani erano leggermente sporche della poca sabbia presente. A ripararmi dal fresco venticello che cullava gli alberi vi era il calore del suo respiro. Contemplando il sole riflettersi nel Soliva, sentii che stava per svegliarsi. La luce le diede fastidio e sospirando chiuse immediatamente gli occhi. Il suo braccio avvolse il mio stomaco stringendomi ancora più forte a lei.

“Queste nostre terre seppur belle e testimoni del nostro amore, non meritano la nostra presenza. Qui entrambi abbiamo sofferto tanto…”.

“Hai ragione… andiamocene!”. Disse con gli occhi ancora chiusi.

“Dove vorresti andare?”.

Alzando la testa con il mento appoggiato al mio petto e giocando con le mie labbra, mi guardò negli occhi : “Un posto vale l’altro. L’importante è che ci sei tu con me”.

A Valentina.



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