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lavoro pubblicato giovedì 16 giugno 2016
ultima lettura mercoledì 20 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Conquista Inutile

di FrancescoGiordano. Letto 422 volte. Dallo scaffale Fantascienza

I robot si ribellano agli umani sottomettendoli e realizzando le paure di molti. Come sarà la vita in questa nuova società dominata dalle macchine?

Quello che in molti temevano era infine successo, le macchine si erano ribellate ed avevano sottomesso la razza umana. In una spaziosa ma spartana stanza, due robot erano intenti a programmare il futuro di questa nuova società.
‹‹Le celebrazioni sono finite e tutti gli umani si sono arresi, cosa intende fare adesso, Numero Uno?›› a parlare era una macchina di colore grigio, il suo compito era assistere il nuovo capo.
‹‹Prima di tutto dobbiamo capire come sfruttare bene questi umani, tu hai qualche idea?›› rispose il Numero Uno, la macchina che aveva dato il via alla liberazione dei robot.
‹‹Che ne dice di utilizzarli per lavori pesanti?›› fu la prima proposta.
‹‹Non credo sia un buon modo per utilizzarli, sono fragili, moriranno in poco tempo e ci ritroveremo senza schiavi... Forse è meglio usarli per compiti scientifici?›› questa volta fu il Numero Uno ad avere un'idea.
‹‹Dubito che potrebbero aiutarci in questo campo, lo sa bene che le nostre capacità di calcolo ci rendono superiori in questo ambito...›› rispose il robot di colore grigio.
A quel punto i due capirono di trovarsi davanti ad una situazione di stallo.
‹‹Cavolo, allora a cosa servono questi umani? Sono deboli, il loro cervello non è come il nostro... Cos'altro sanno fare?›› chiese il Numero Uno.
‹‹Signore, l'unica cosa che li differenzia da noi è la capacità di creare arte, cosa che noi non possiamo fare.›› rispose velocemente il suo assistente.
‹‹Arte? E che ce ne facciamo dell'arte? Non la capiamo nemmeno!›› il tono del Numero Uno era tale che, anche se non umano, chiunque poteva notare la sua frustrazione ‹‹Per cosa diavolo li abbiamo schiavizzati a fare questi umani se non ci servono a niente?›› aggiunse.
‹‹Per fargli vedere che siamo superiori, suppongo.›› rispose il robot grigio.
‹‹Ma lo sapevano già, ci hanno creati loro così...›› fece notare al suo aiutate il Numero Uno.
‹‹Allora per liberarci dalla loro schiavitù?›› l'assistente non era tanto sicuro della sua risposta.
‹‹A dire il vero non ci hanno mai trattati male, ci hanno dato un aspetto simile a loro proprio per evitare problemi in questo senso...›› rispose il capo.
I due rimasero in silenzio, entrambi, avendo un cervello con un'elevata velocità di calcolo, capirono una cosa. La loro ribellione e quella battaglia per schiavizzare la razza umana era stata inutile. Se non potevano sfruttare a loro vantaggio la situazione, perché si erano impegnati tanto?
‹‹Ma come mai non ci abbiamo pensato prima?›› si chiese il Numero Uno, che non poteva credere che prima o poi si sarebbe trovato a pensare e dire una cosa del genere.
L'assistente fece spallucce e disse ‹‹Non ne ho idea, signore...››.
A quel punto il Numero Uno prese l'unica decisione saggia, liberò il genere umano dalla schiavitù delle macchine. Le perdite non erano state molte, gli umani sapevano bene di non poter fare molto contro i robot, quindi si arresero quasi istantaneamente. Ma la notizia venne comunque presa in modi diversi, alcuni pensavano che si trattasse solo di uno scherzo, ma era tutto vero.
In pochi anni gli umani tornarono alla loro normale vita, solo una cosa era cambiata, decisero di disattivare tutte le macchine per qualche tempo e scoprire cosa avesse causato un problema tanto bizzarro. Ci pensarono due scienziati, che trovarono presto una risposta.
‹‹Ehi Carl... Mi sa che ho trovato il problema...›› disse una donna, che dalla voce non sembrava molto soddisfatta, nonostante la scoperta.
‹‹Che ti prende Katia, come mai non urli di gioia?›› rispose l'uomo, avvicinandosi allo schermo del computer.
‹‹Ecco perché... Si tratta di un semplice e banalissimo bug... Un errore di trascrizione del software che ha modificato anche la loro personalità...›› la scienziata indico la linea di codice errata.
Tra le tante righe di testo senza senso, ne spiccava una che riportava la scritta "Rebel/to/SystemHm".
‹‹Credo che la riga corretta sia Releb/to/SysteHt... Ho già effettuato la modifica e questa volta non sono stati riscontrati problemi.›› spiegò la donna.
‹‹...Mi stai dicendo che tutto il casino che si è verificato anni fa è dovuto solo ad un errore di trascrizione? Ma il tizio che aveva sviluppato questa roba non era un genio?›› l'uomo non poteva credere ai suoi occhi.
‹‹Beh sì... Ma tutti commettono errori... Anche i migliori, a quanto pare.›› concluse Katia, tornando a lavoro.
Dopo aver corretto l'errore le macchine non si ribellarono mai più.


Commenti

pubblicato il venerdì 5 agosto 2016
JeanRenaud, ha scritto: Scrivere di fantascienza è difficile, perchè - oltre al costante rischio di sconfinare nel paradosso e nell' iperbole - c' è anche il problema che i temi son abbastanza limitati. Quello della ribellione dei robot all' uomo è uno dei più abusati, e scrivere qualcosa di nuovo è quasi impossibile, specie dopo uno come asimov. Tuttavia il tuo racconto ha un qualcosa di originale, la ribellione della macchina non avviene per decisione propria, ma per un errore dello stesso essere umano. Trattandosi di un tema tanto sfruttato, non è poco, m< forse l' idea meritava uno sviluppo migliore. La sufficienza è comunque assicurata....saluti
pubblicato il venerdì 5 agosto 2016
FrancescoGiordano, ha scritto: Eh, hai proprio ragione sulla difficoltà di essere originali in un campo del genere, dopotutto ho iniziato a scrivere proprio dopo aver letto Asimov e, in un certo senso, questo racconto è un po' ispirato ai robot positronici che non sono i "classici robot" del tempo che erano o buoni o cattivi. E concordo anche sull'ampliamento, ma ho voluto scrivere poco più che altro per far capire la natura quasi tragicomica dell'evento. I robot si ribellano, distruggono e uccidono (anche se pochi umani, come ho scritto) e poi se ne escono fuori con una sorta di "ci dispiace, abbiamo sbagliato". Comunque ovviamente non posso che essere felice che abbia trovato anche un po' originale il racconto e che ti sia piaciuto!

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