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lavoro pubblicato giovedì 16 giugno 2016
ultima lettura domenica 23 febbraio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Rifiorirà il tuo tempo: capitolo 14

di vecchiofrack. Letto 421 volte. Dallo scaffale Amore

CAPITOLO QUATTORDICI: L’INGEGNERE Il sesto di dodici rintocchi, risuonando dal campanile, si diffondeva fra le case del paese annunciando il mezzodì, mentre l’automobile condotta da Alexander, ferma davanti al cancello, attendeva che...

CAPITOLO QUATTORDICI: L’INGEGNERE


Il sesto di dodici rintocchi, risuonando dal campanile, si diffondeva fra le case del paese annunciando il mezzodì, mentre l’automobile condotta da Alexander, ferma davanti al cancello, attendeva che si aprisse.

In piedi, sul marciapiede di fronte alla porta del centro di collegamento, un uomo alto e di bell’aspetto, capelli neri pettinati all’indietro, pantaloni e camicia di jeans, salutò con il cenno della mano Carlo, mentre gli sfilava davanti a bordo dell’automobile, che arrestò la sua corsa poco più avanti.
L’uomo non si mosse, attese pazientemente senza battere ciglio che Alexander aiutasse Carlo a scendere e lo accompagnasse di fronte a lui.
I due si guardarono intensamente per un attimo, si abbracciarono e, subito dopo, Carlo esclamò: “Oggi è il gran giorno... speriamo vada tutto bene.”.
“Andrà tutto bene!”, lo rassicurò l’altro.
“Sei sempre molto sicuro di te.”, replicò Carlo, poi si girò, fece un cenno a Isacco, che educatamente si era fermato qualche passo indietro, invitandolo ad avvicinarsi, e proseguì: “Dottor Isacco Giunti! Le presento l’ingegner Giorgio Molli, l’uomo che ha reso possibile realizzare il più grande sogno dell’uomo, viaggiare nel tempo!”.
“Carlo tende sempre a ingigantire i meriti altrui, minimizzando i suoi, ma le garantisco che l’intuizione alla base di tutto il progetto è totalmente sua.”, rispose Giorgio stringendo vigorosamente la mano di Isacco, con un tono di voce che lui percepì: freddo e distaccato.
“Per correttezza, devo dirle che quando Carlo mi chiamò in Cina parlandomi di lei, non ero affatto d’accordo, e nutro tuttora molti dubbi sull’opportunità di rilasciare un’intervista sulla nostra scoperta. Ma alla fine, come spesso accade, Carlo ascolta i consigli, poi decide di testa sua.”, continuò Giorgio, puntando direttamente al cuore del problema senza infingimenti, confermando la prima impressione che ebbe Isacco.
“Come al solito hai voluto dire quello che pensi, senza minimamente riflettere sul fatto che le tue parole possono ferire chi ti sta davanti.”, lo rimproverò Carlo, intromettendosi, poi si rivolse a Isacco: “Lui è così! Diretto, quello che ti deve dire… te lo butta in faccia, senza troppi giri di parole.”.
“L’ingegner Giorgio Molli, non ha detto proprio niente che mi possa offendere, anzi, apprezzo la sua schiettezza, per me sarà un vero piacere dialogare con una persona così limpida.”, concluse Isacco, conquistato da quel personaggio dal fisico palestrato e possente, simile a quello di un giocatore di rugby, dai grandi occhi azzurro intenso, tenuti costantemente spalancati e ben piantati addosso all’interlocutore, come in un gesto di sfida.
Uno sguardo, per chi lo subiva, difficile da sostenere a lungo.
A completare il quadro, nonostante la freddezza percepita da Isacco al primo approccio, era la voce, calda e avvolgente: piacevole d’ascoltare quando racconta facezie e ancor di più quando tratta di cose serie.
“Molto bene, allora iniziate subito, abbiamo una buona mezz’ora d’intervallo prima di metterci al lavoro. Mentre Alexander prepara il cortile, io vado a salutare mia moglie, voi due approfittatene per approfondire la conoscenza.”, disse Carlo.
“Che ne dice di fare quattro passi in giardino mentre parliamo?”, chiese Giorgio a Isacco, mentre Carlo s’incamminava verso la porta di casa e Alexander portava la macchina in garage.
“Volentieri!”, esclamò deciso Isacco.

Attraversarono il cortile, Giorgio aprì il portoncino, invitò Isacco a entrare e lo seguì.
“Posso chiederle perché non ritiene opportuno che il signor Mara mi rilasci un’intervista?”, chiese Isacco, mentre camminavano all’interno del giardino.
“Non lo prenda come un fatto personale.”, rispose prontamente Giorgio: “Ma trovo tutta questa faccenda inutile, se non controproducente per la nostra attività!”.
“Eppure il signor Mara sembra pensarla diversamente.”, replicò Isacco.
“Cosa vuole che le dica, questa volta le paure di Carlo, hanno prevalso sulla ragione.”.
“Continuo a non capire, paura di cosa?”, insistette Isacco.
“Paura che tutto il suo progetto andasse in fumo... mi spiego meglio: la settimana scorsa ero in Cina per assistere al lancio della sfera con a bordo il laser… la sfera che ora si trova sopra di noi…”, Giorgio si fermò, puntò l’indice in alto, indicando lo spazio dove stazionava la sfera, poi guardò Isacco aspettando una sua reazione.
Reazione che non tardò ad arrivare: “Intende dire che la sfera è ancora lì, ferma sopra le nostre teste... ma non l’avevate mandata nel passato?”.
“Non ancora!”, rispose Giorgio, quindi riprese a camminare affiancato da Isacco e concluse: “Ero in Cina quando mi arrivò la chiamata di Carlo, dal tono della voce percepii subito la sua preoccupazione. Mi raccontò di lei, di quello che aveva scoperto e della paura che se la storia dell’arma laser fosse resa pubblica le autorità cinesi avrebbero potuto bloccare il lancio della sfera. Cercai di tranquillizzarlo spiegandogli che difficilmente la Cina avrebbe fermato il lancio, al massimo ci avrebbero richiesto dei chiarimenti sull’arma laser, dopodiché, constatato che si trattava di un’arma inoffensiva, avrebbero sbloccato tutto. Sa come sono i cinesi, per loro il business conta più di tutto il resto, è difficile, se non impossibile, che rinuncino a un lavoro che rende loro un bel gruzzoletto. Le mie parole lo convinsero, si calmò e ci salutammo. Passò poco più di un’ora e mi richiamò… non era più convinto! Mi chiese se avessimo depositato all’ufficio brevetti il protocollo del nostro programma di viaggio nel tempo. Alla mia risposta affermativa, sollevato, proseguì, mettendomi a conoscenza della sua intenzione di rilasciarle un’intervista; per due scopi ben precisi, prendere tempo in modo da effettuare il lancio prima che lei divulgasse la storia dell’arma laser e, allo stesso tempo, far conoscere al mondo tramite un giornalista di chiara fama la nostra scoperta, in modo da aumentare enormemente il valore della società. Alla fine mi chiese cosa ne pensassi: - Cosa ne penso? Penso che della società non te ne importi molto, a te interessa solo che il lancio non venga rinviato, io ti capisco, hai inseguito il tuo sogno per tutta la vita e ora che lo hai a portata di mano, lo senti sfuggirti dalle dita. -, gli dissi schiettamente. - Vedo che hai capito, mi resta poco da vivere, e anche un pur minimo rinvio per me e mia moglie, potrebbe significare la fine del sogno, ho dedicato tutta la mia seconda vita a questo progetto e ora non posso e non voglio attendere oltre. -, replicò. Lo disse usando un tono quasi supplichevole, ed io non me la sono sentita di contraddirlo: - Va bene facciamo come vuoi tu! -. E come vede, ho mantenuto la parola, nonostante la mia contrarietà, sono qui a parlare con lei di tutta questa storia.”.
“Ed io non posso far altro che prenderne atto e ringraziarla per la disponibilità.”, chiosò Isacco.
Camminarono fino in fondo al giardino, si voltarono e tornarono sui loro passi.
“Certo è difficile credere che si possa ritornare nel passato, vedere la storia a ritroso e magari modificarne il corso… non le fa paura pensare che un giorno qualcuno, grazie alla vostra scoperta, possa modificare il corso degli eventi?”, chiese Isacco.
Giorgio ci pensò un attimo prima di rispondere: “Forse sì, anche se non siamo certi che questo possa accadere. Ma noto nelle sue parole dello scetticismo, non la sento ancora convinto delle nostre tesi.”.
“Il signor Mara mi ha mostrato i filmati dei test, ma questi dimostrano tutto o nulla. Deve convenire che sarà estremamente difficile convincere i miei lettori che sia possibile aprire una finestra e, d’incanto, gettare uno sguardo sul passato.”, replicò Isacco, sperando in una risposta che lo aiutasse a dirimere i propri dubbi.
“Come tutte le nuove scoperte dell’umanità, all’inizio sarà difficile da metabolizzare, ma l’esempio che lei ha fatto è calzante; aprire una finestra e guardare nel passato. Ci rifletta un attimo, la finestra sono i nostri occhi, e il passato è ciò che vediamo ogni volta che li apriamo.”.
Un attimo di sconcerto colse Isacco prima di replicare: “Mi scusi, ma a questo punto non riesco più a seguirla. Se io adesso chiudo gli occhi e subito dopo li riapro, vedo lei, il giardino, mille altre cose presenti adesso, non vedo nulla che mi possa rimandare, né al futuro, né al passato!”.
Giorgio si fermò, sorrise, guardò il cielo e disse: “Ora è giorno, il cielo è limpido, azzurro, questo lascia prevedere una sera stellata. Lei provi a chiudere gli occhi questa sera, poi li riapra guardando il cielo, vedrà una miriade di stelle, lontane da noi anni luce. In quel momento l’immagine che arriverà ai suoi occhi sarà quella delle stelle com’erano milioni di anni fa; molte di esse sono oramai spente da migliaia di anni, eppure noi le vediamo ancora risplendere nella volta celeste. Ecco, in quel preciso istante, lei starà guardando nel passato remoto dell’universo.”.
“Mi scusi ma mi pare un esempio un po’… semplice, per non dire infantile, sono cose che oggigiorno insegnano anche ai ragazzini delle elementari.”, puntualizzò piccato Isacco.
“E’ vero.”, rispose Giorgio, stimolandolo a riflettere, con il suo tono di voce caldo e avvolgente: “Però non ci si pensa mai... ci rifletta bene: tutto quello che lei vede ora, è passato. Quando lei mi guarda, mi vede com’ero una frazione infinitesimale di secondo prima, il tempo occorrente alla luce per compiere il percorso dai suoi occhi ai miei. Questo vuol dire che il passato esiste, è presente, basta solo trovare il modo per catturarlo.”.
“Mamma mia! Stiamo scivolando in un campo minato, tra il filosofico e lo scientifico, troppo difficile! Meglio lasciar perdere.”, disse Isacco ancora più sconcertato.
Ma Giorgio, non avendo nessuna intenzione di lasciare la sua lezione a metà, proseguì: “No, non è difficile, segua il mio ragionamento. Io posso vedere il passato più prossimo, in questo caso lei, oppure quello più remoto, le stelle lontane milioni di anni luce. E se riesco a vederlo, dotandomi di mezzi opportuni potrei anche raggiungerlo!”.
“Seguendo il filo logico del suo argomentare, forse un giorno potremo viaggiare nel passato, ma non nel futuro, perché non lo possiamo vedere… giusto?”, rilanciò Isacco.
“Su questo ho una mia personalissima teoria, se il futuro esiste allora non lo potremo mai raggiungere, ma se esistesse solo il passato, sarebbe tutta un’altra storia.”.
“Ora non riesco proprio più a seguirla.”, rispose, disorientato da quell’astrusa teoria, Isacco.
Giorgio sorrise, rifletté un attimo e proseguì imperterrito su quella strada: “Cercherò di spiegarmi con un esempio. Faccia conto che l’esistenza sia un libro già scritto. In questo caso noi ci troveremmo in una pagina qualsiasi, all’inizio, a metà, o forse verso la fine del libro. Se noi fossimo in grado di sfogliare le pagine all’indietro, potremmo leggervi il nostro passato, viceversa sfogliandole in avanti vi leggeremmo il nostro futuro, mi segue?”.
“La seguo!”, esclamò Isacco, appassionandosi all’argomento.
“Ma se il libro era già stato scritto, vuol dire che quello che leggerà, o vedrà al suo interno, è solo passato, compreso il futuro dei suoi protagonisti che ora si trovano all’inizio, a metà, o quasi alla fine della storia.”.
“Fantastico!”, esclamò Isacco, e una domanda gli sorse spontanea: “Sarà il viaggio nel futuro il vostro prossimo obiettivo? Avete già eseguito dei test?”.
“Ora non corra troppo con la fantasia…”, rispose Giorgio e, dopo un attimo di silenzio, proseguì: “Discussi della mia teoria con Carlo un paio d’anni fa, ma per approntare un nuovo progetto dovevamo spostare delle risorse dal primo, con la conseguenza di ritardare i test sul viaggio nel passato. Gli illustrai tutti i particolari del mio progetto, non nascosi nulla, nemmeno i rischi a cui saremmo andati incontro. Lui stette ad ascoltare con interesse e alla fine emise il suo verdetto: - Alla mia età, conoscere il futuro non mi cambierebbe la vita, solo il passato può darmi ancora una speranza, tu sei ancora giovane, quando il tempo sarà maturo, avrai a disposizione i mezzi per inseguire il tuo sogno. -. Con queste parole mise fine alla discussione e pose una pietra tombale sul mio progetto. Da quel giorno, in attesa che maturasse il tempo, riposi il mio sogno nel cassetto e
mi gettai anima e corpo nella realizzazione del suo.”, concluse, senza mostrare pentimenti, Giorgio.
“Che storia complessa, al limite del fantascientifico. Sarà difficile trovare la strada giusta, senza scadere nella fiaba, per interloquire con i miei lettori.”, disse Isacco, esprimendo le sue preoccupazioni da giornalista.
“Ha ragione, ma se lei come dicono, e non ho motivo per dubitarne, è un bravo giornalista, troverà il linguaggio più consono per interloquire con i suoi lettori.”, chiosò Giorgio, cambiando il tono, da pacato a leggermente ironico.
Isacco rifletté perplesso, prima di tornare sull’argomento: “Secondo lei, per non scadere nel fantascientifico, da dove dovrei iniziare il racconto; dal passato, dal presente o dal futuro?”.
Giorgio scosse il capo, mostrandosi contrariato: “Forse non ha ben compreso, o più probabilmente non sono stato abbastanza chiaro... passato, presente e futuro, sono tutt’uno. E noi, inconsapevolmente, li frequentiamo in ogni gesto quotidiano.”.
Lo sguardo sconcertato di Isacco strappò un accenno di sorriso a Giorgio che, chinandosi, strappò dal manto erboso una piccola margherita e, mostrandola a Isacco, proseguì con tono professorale: “Vede questo piccolo fiore? Cogliendolo ho attraversato le tre fasi del tempo. Ho da prima pensato al gesto da compiere; e li ho immaginato il futuro. Poi l’ho colto; e nel momento che eseguivo quel gesto, mi trovavo nel presente. Ma mentre osservavo la mia azione, mentre sentivo fra le dita i delicati petali, quella frazione di secondo di ritardo impiegata dai segnali per arrivare al cervello, faceva sì… che io stessi guardando nel passato.”.
Giorgio guardò negli occhi Isacco e leggendovi ancora dei dubbi, se non dello sconcerto, proseguì con un tono, se possibile ancora più accorato e convincente, lanciando uno sguardo di meraviglia verso il cielo: “Tutto lo splendore che ci circonda, l’universo, non esisterebbe senza il tempo. In principio esisteva solo quello che io chiamo; il tempo immobile. Poi non so ancora come, la sua immensa molla si è caricata, e mettendosi in moto diede inizio alla creazione dell’universo che, altro non è, che il prodotto, la summa del suo movimento, il passato, il presente e il futuro.”, si tacque improvvisamente, attendendo la reazione di Isacco.
“E quando la molla dell’orologio, raggiungendo la sua massima espansione si scaricherà, finirà lo scorrere del tempo e con esso l’universo?”, chiese dopo un attimo di riflessione Isacco.
“Forse!”, esclamò Giorgio: “O forse no!”, proseguì perplesso.
Si tacque un attimo, e concluse: “Non lo sapremo mai!”.
“Non ha elaborato una sua teoria?”.
“Teorie... ne elaboro in continuazione riflettendo sul creato, ma alla fine nessuna riesce a convincermi più di tanto.”, rispose quasi sconfortato: “Forse, alla fine della sua espansione, il tempo si contrarrà in un attimo, disintegrando tutto ciò che aveva creato in miliardi di anni, dando inizio a una nuova creazione. O forse il tempo tornerà a essere immobile, fissando il tutto come su un immenso fotogramma.”.
“Allora, tutto è destinato a finire nel nulla?”, chiese Isacco: “Questo prato, il cielo, i nostri ricordi, tutto questo è destinato a rimanere impresso, immobile, su una grande tela che nessuno potrà mai vedere, oppure a sparire per sempre?”.
“E’ così!”, confermò laconicamente Giorgio.
“Ma se alla fine anche l’universo sparirà, cosa rimarrà... solo il nulla... o come lo chiama lei; il tempo immobile?”.
“Non lo sapremo mai!”, rispose sicuro Giorgio: “Forse in questo stesso momento, migliaia di altri universi stanno finendo la loro corsa, il loro tempo, ma nel medesimo istante mille altri universi, spinti dal loro tempo, si stanno espandendo donando nuova linfa vitale alla meravigliosa macchina del creato!”.
Isacco annuì e non replicò, celando dietro uno sguardo fintamente convinto, la delusione per una risposta che pensava di poter avere da un uomo che era riuscito ad aprire i cancelli del tempo, ma che, alla fine, si era rivelata fumosa e poco convincente.
Dopo un attimo di silenzio, Isacco si sentì in dovere di spargere un po’ di ottimismo: “Eppure lei e il signor Mara, siete riusciti ad aprire una via sul passato partendo da un sogno, come può escludere che in futuro qualcun altro possa trovare la chiave per aprire le altre porte e svelare i misteri, i meccanismi che governano l’universo?”.
Giorgio con lo sguardo fisso nel vuoto, estraniandosi dal contesto, si chiuse in una lunga riflessione, mentre Isacco, guardandolo, attendeva pazientemente che si pronunciasse.
“E’ difficile.”, esordì dicendo, non chiudendo del tutto la porta a future scoperte, e già questo soddisfò la curiosità di Isacco.
Dopo un'altra lunga pausa, studiata per accentuare la curiosità dell’interlocutore, proseguì: “La nostra scoperta è nulla, se paragonata alle conoscenze necessarie a svelare tutti i segreti dell’universo; un granello di sabbia in mezzo al deserto. Eppure questo solo granello è stato scoperto non grazie ad anni di studio, ma quasi per caso, grazie al sogno disperato di un uomo che ha lottato tutta la vita per realizzarlo, e che, per sua fortuna, incontrò un altro sognatore come lui. Sa come sarebbe andata se avesse consegnato i suoi appunti a un ingegnere ortodosso? Glieli avrebbe restituiti dicendogli, forse anche irridendolo, che non avevano basi scientifiche, di mettersi il cuore in pace e lasciare perdere.”.
“Però ha usato il termine difficile, non impossibile.”, intervenne Isacco, prontamente interrotto da Giorgio.
“Non corra con la fantasia, io penso che finché gli scienziati cercheranno di svelare l’enigma in modo ortodosso non riusciranno mai a venirne a capo. Senza amalgamare nella giusta misura, scienza, sogno, follia, fantasia e fortuna, non giungeranno a nulla. E trovare menti culturalmente tanto diverse, capaci di dialogare fra loro, è praticamente impossibile. Solo una serie d’irripetibili coincidenze hanno permesso che Carlo ed io ci incontrassimo e ci trovassimo in sintonia fin da subito. E’ stato il caso a farci incontrare, e forse il caso in futuro saprà far incontrare qualche altro sognatore incallito, pronto a giocarsi l’esistenza senza alcuna certezza di poter realizzare i propri sogni… non lo so, la fortuna non bussa mai due volte alla stessa porta, spero di sbagliarmi, ma sarà difficile ricreare l’alchimia che ci ha portato fin qui!”, concluse scuotendo il capo.
“Eppure nonostante il suo scetticismo, io penso che un giorno, forse fra cento o mille anni, due o più menti visionarie riusciranno a ricreare la giusta alchimia per proseguire il cammino aperto da lei e dal signor Mara.”, chiosò, spargendo una timida speranza, Isacco.
Giorgio accennò un sorriso: “Me lo auguro… ma sicuramente noi non lo sapremo mai… e questa è una certezza incontrovertibile!” disse quasi fra se, mentre continuava a riflettere.
Isacco annuì sorridendo a sua volta, felice d’aver trovato un punto d’incontro dopo quella lunga e proficua discussione sul tempo e le sue implicazioni.

Quando lasciarono il giardino, uscendo dal portoncino Isacco fu sorpreso nel vedere parcheggiata nella corte, accanto a quello che una volta era il fienile, una vecchia utilitaria di colore azzurro.
“Non avevo mai visto una vettura del genere, deve averne di anni.”, esclamò incuriosito Isacco, abbassando lo sguardo per sbirciare all’interno.
“Risale alla fine del secolo scorso, è una vecchia utilitaria coreana.”, confermò Giorgio.
“E’ quasi d’epoca… secondo lei qual è il suo valore di mercato?”, chiese Isacco continuando a guardare all’interno, spostando lo sguardo nella parte posteriore dell’abitacolo.
“Mah! Quanto denaro possa valere attualmente, non glielo saprei dire, ma le posso assicurare che per la riuscita del nostro viaggio nel passato ha un valore inestimabile.”, buttò lì Giorgio con noncuranza, mentre, a occhio, stimava la distanza della vetturetta dalla parete del vecchio fienile.
“Mi faccia capire, lei sostiene che senza questa vettura dalla tecnica obsoleta il viaggio nel passato fallirebbe?”.
“Non ho detto questo, voglio solo dire che il viaggio di quella sfera lassù, sopra di noi in quella parte di cielo…”, disse facendo roteare la mano con l’indice teso sopra alla testa, indicando la porzione di cielo menzionato: “Senza la presenza quaggiù, in questo cortile, di questa vecchia macchinetta, non avrebbe ragione d’essere.”.
Isacco pur spremendo le meningi, non riusciva ancora a comprendere il legame fra quell’arnese da museo e quella sfera pregna di tecnologia ferma sopra di loro.
Prima che potesse chiedere chiarimenti, Giorgio lo anticipò: “Proprio non riesce a intuire il legame fra la macchina e la sfera? “.
“No!”.
“Va bene l’aiuterò, questa macchina è esattamente uguale a quella che la figlia di Carlo guidava la sera dell’incidente… ha capito ora?”.
“Penso di si!”, rispose, dopo un attimo di esitazione, Isacco.
“Alla buon ora! Adesso venga, andiamo nel centro di collegamento, le mostrerò qualcosa di molto interessante.”, concluse Giorgio.

Carlo affacciato alla finestra della camera di Maria, li osservò allontanarsi dalla vettura, seguendoli con lo sguardo fino a quando li vide sparire all’interno del centro di collegamento.
“Cosa stai guardando di tanto interessante?”, chiese Maria con un filo di voce, svegliata dalla luce che inondò la camera appena Carlo scostò la tenda per affacciarsi alla finestra.
“Nulla!”, esclamò Carlo senza voltarsi, nel tentativo di nascondere gli occhi lucidi per la commozione, senza peraltro riuscire a ingannarla nemmeno per un attimo.
“Non sei molto bravo a mentire…”, replicò lei faticosamente, con la voce che si faceva sempre più tenue e, rasentando il sospiro, concluse: “Ed io ti conosco abbastanza bene da capire cosa stai guardando.”.
Carlo comprese di essersi tradito e lasciò che la commozione, a stento trattenuta, scorresse libera sulle sue labbra: “Hanno portato la macchina in cortile… è impressionante, mi sembra di rivivere una scena di molti anni fa, quando, allertato dal rombo del motore, mi affacciavo alla finestra e… proprio lì, dove si trova adesso, vedevo Maddalena scendere da quella macchina, guardare verso di me, sorridermi, salutarmi con il cenno della mano… e poi entrare in casa.”.
“Guardando quella macchina e rammentando il passato ti stai facendo inutilmente del male… chiudi quella tenda e vieni a sederti accanto a me.”, gl’intimò Maria, forzando la voce nel vano tentativo di farle assumere un tono perentorio.
Carlo prese il fazzoletto dalla tasca, appoggiò il bastone al termosifone sotto la finestra, si tolse gli occhiali e si asciugò gli occhi, poi inforcati gli occhiali e rimesso in tasca il fazzoletto, riprese il bastone, arretrò leggermente e, tirandola con la mano, riportò la tenda davanti alla finestra, infine si girò e si avvicinò al letto della moglie.
Rimase lì, in piedi, fino a quando Maria indicando con la mano la poltrona, esclamò: “Siediti!”.
Carlo controllò con lo sguardo la posizione della poltrona, fece un passo all’indietro e si lasciò cadere sopra, appoggiò la testa allo schienale e rimase in silenzio con lo sguardo perso nel vuoto, lasciando correre i pensieri.
Maria guardava il suo uomo con tenerezza, aspettando pazientemente che, passato quel momento di forte commozione, tornasse a occuparsi di lei.

Nel frattempo Giorgio, seguito da Isacco, era arrivato nell’anticamera del centro di collegamento.
“Ha già avuto modo di vedere il nostro centro di collegamento?”, chiese Giorgio.
“Si! Me l’ha mostrato ieri sera il signor Mara.”.
“Scommetto che non le ha mostrato cosa cela questa porta?”, disse Giorgio indicando la porta alla destra dell’entrata.
“E’ vero, siamo da prima entrati a sinistra, in seguito di fronte e alla fine siamo usciti.”, rispose Isacco, guardando la porta con malcelata curiosità.
Giulio prese una tessera magnetica dal taschino della camicia, la infilò in una feritoia accanto al pomolo della porta, un led verde si accese e la porta si schiuse: “Entri pure.”, esclamò Giorgio scostandosi, dopo averla fatta aprire completamente con una leggera spinta.
Isacco entrò, seguito da Giorgio che la richiuse dietro di se.

“Questa parte del centro di collegamento è riservato ai test delle sfere, poche persone oltre a me e Carlo, sono entrati qui.”, disse Giorgio, mentre Isacco si guardava attorno dubbioso.
Gli sembrava impossibile che da quella cameretta, da tre metri per tre, il cui unico arredamento era composto da una consolle tecnologica nemmeno tanto grande, sormontata da uno schermo video e completato da una poltrona girevole da ufficio, si potessero governare delle sfere poste a centinaia di chilometri sopra alle loro teste facendole viaggiare all’indietro nel tempo.
Giorgio si sedette sulla poltroncina, digitò sui tasti della consolle e, come per incanto, sullo schermo apparve la corte vista dall’alto.
“Quello è il cortile qua fuori visto dallo spazio grazie alla telecamera posta sulla sfera, ho inserito le coordinate questa mattina.”.
“E’ incredibilmente nitida, sembra una ripresa fatta a pochi metri d’altezza.”, disse Isacco sbalordito.
“Ora immetterò l’immagine della macchina nel calcolatore della sfera, in modo che la possa riconoscere.”, proseguì Giorgio, digitando sulla tastiera: “Ecco fatto!”, concluse premendo con decisione un ultimo tasto, poi, ruotando la poltroncina, si voltò, guardando Isacco.
“Mi faccia capire, lei ha immesso nella memoria della sfera l’immagine della macchina parcheggiata nel cortile, in modo che viaggiando a ritroso nel tempo, quando rivedrà in questo cortile una macchina uguale a questa la riconoscerà.”, riassunse a grandi linee Isacco.
“E’ sulla buona strada continui!”.
“Quando la riconoscerà, la colpirà con il raggio laser rendendola inutilizzabile. Ed essendo quella macchina uguale a quella della figlia del signor Mara, la sfera la incontrerà di nuovo poco prima che uscirà dal cortile per l’ultima volta. Fermando in quel modo gli eventi tragici che seguiranno, cambierà il destino di quella povera ragazza… geniale!”, concluse stupefatto Isacco.
“Devo aggiungere che abbiamo avuto anche fortuna, il cortile visto dall’alto è praticamente uguale a com’era all’epoca dei fatti. Grazie a questo è stato relativamente semplice inserire nel computer le coordinate per il riconoscimento, altrimenti tutto si sarebbe complicato enormemente.”, disse, completando la ricostruzione, Giorgio.
“Ecco perché il cortile e le case che lo circondano mi sembravano trascurati, l’ha conservato in questo modo per anni appositamente!”, esclamò meravigliato Isacco.
“Pressappoco è andata come pensa lei.”, lo corresse Giorgio: “Tre anni fa, abbiamo compreso che con le nostre attuali conoscenze sarebbe stato impossibile mettere un uomo nella sfera, mandarlo nel passato e garantirgli la sopravvivenza. Dovevamo trovare un'altra soluzione, dopo lunghe discussioni convenimmo che l’unica opzione possibile era quella di dotare la sfera di un qualche tipo di arma, posizionarla sopra di noi e da lì colpire la macchina ferma nel cortile. A quel punto sorsero altri problemi, primo: quale arma montare sulla sfera, secondo: come garantire l’incolumità di chi in quel momento si trovasse all’interno o accanto alla macchina e ultimo: come far riconoscere alla sfera, lontanissima nello spazio, un bersaglio così minuscolo sulla terra. Lasciammo perdere momentaneamente i primi due problemi di difficile soluzione, concentrandoci sul terzo, molto più facile grazie al fatto, come le dicevo poc’anzi, che il caseggiato è cambiato poco o nulla dall’epoca dei fatti.”.
A quel punto Giorgio si alzò dalla poltroncina, si avvicinò allo schermo e. indicando con l’indice diversi punti dell’immagine, riprese a spiegare: “Guardi, visto dall’alto non si notano differenze, ci sono le vetrate sulla facciata del fienile ma grazie all’ampia gronda non si notano, c’è il cancello elettrico all’inizio del cortile, ma è stato semplice cancellarlo dalla memoria del computer, c’è l’antenna del centro di collegamento alla fine di questo caseggiato, ma è ininfluente essendo fuori dal perimetro preso in considerazione dal computer. Il resto del caseggiato, l’intonaco grezzo, gli scuri delle finestre, il portoncino del giardino, tutto è uguale ad allora. Anche il fondo del cortile, che nel corso degli anni era stato rivestito con dei massetti autobloccanti, è stato riportato allo stato originale del tempo; terra battuta e ghiaietto. A dire il vero quest’operazione non era propriamente necessaria, ma Carlo l’ha voluta realizzare lo stesso; come ulteriore sicurezza, dice lui.”.
“Perché non era necessaria?”, lo interruppe Isacco.
“Perché la sfera, dallo spazio, vede il caseggiato e il cortile in pianta, quello che interessa al calcolatore è che non siano variate le dimensioni del cortile e degli edifici che lo circondano, tutto il resto; il fondo del cortile o il colore degli intonaci non li considera nemmeno… vede, lei sbaglia quando pensa che l’aspetto poco curato degli esterni sia dovuto a una scelta tecnica. La verità è che la casa di Carlo è un manifesto della sua personalità, normale, quasi insignificante all’esterno, per non essere notata da chi gli passa accanto; curata e rifinita con materiali di pregio all’interno, per essere vissuta con soddisfazione e agiatezza da chi la abita… ma ora torniamo al tema della nostra discussione. A quel punto per proseguire con il progetto era vitale risolvere anche gli altri due problemi. Ci studiammo sopra per un bel pezzo senza venirne a capo, finché la fortuna non ci diede una mano, sfogliando i siti internet trovai l’arma laser, innocua per l’uomo ma micidiale per le automobili dal cablaggio elettrico obsoleto. Non rimaneva che procurarcela e chiudere definitivamente il cerchio.”.
“Così oggi la sfera con il laser inizierà il suo viaggio.”, chiosò Isacco osservando il cortile dallo schermo sulla parete.
“Non prima di aver colpito con il laser la macchina in cortile.”, completò il pensiero Giorgio, mentre Isacco lo osservava dubbioso.
“So cosa sta pensando.”, esclamò Giorgio: “No, non è necessario colpire la macchina adesso, ma Carlo vuole essere certo che il laser colpisca il bersaglio senza provocare danni a chi si trovasse alla guida della vettura, è sempre stato un uomo pieno di dubbi e di paure, ma in questo caso lo comprendo; alla guida di quella macchina la prossima volta che il laser la colpirà ci sarà sua figlia. E poi abbiamo a disposizione tre colpi, anche usandone uno, ne resteranno sempre due per un solo bersaglio.”.
“Che fine farà il colpo in più?”, chiese Isacco.
“Continuerà a viaggiare a ritroso nel tempo assieme al laser, all’interno della sfera.”, rispose con noncuranza Giorgio.
“Ma se non vi serviva, perché lasciarlo nell’arma?”, insistette Isacco.
“Come ulteriore sicurezza, nel remoto caso di un malfunzionamento del secondo caricatore.”.
Quella risposta lasciò Isacco insoddisfatto, Giorgio lo guardò e dalla sua espressione lo capì, decidendo all’istante di completare la sua disamina: “Beh! In realtà doveva servire a effettuare una seconda prova, il giorno dopo che la sfera avesse iniziato il suo viaggio nel passato, ma alla fine abbiamo deciso di non eseguirla e abbiamo lasciato il colpo nell’arma, potremmo dire… come un’ulteriore sicurezza!”.
“Per quale motivo avete deciso di rinunciare alla seconda prova... ritenevate forse che potesse mettere in pericolo la missione della sfera?”, chiese ancora Isacco, sempre più perplesso dopo quell’ultimo chiarimento.
Giorgio tornò a sedersi sulla poltroncina e appoggiando i gomiti sui braccioli, intrecciando le mani fra di loro fece schioccare le dita, scaricando in quel modo la tensione accumulata da quando aveva dato inizio all’ultima fase dell’operazione di lancio.
Diede una rapida occhiata ai dati del computer, poi si girò verso Isacco e, con calma, rispose alla sua ultima domanda: “La verità è che, no! In nessun modo poteva mettere in pericolo la missione, ma qualsivoglia dato avremmo ricavato da quella prova, non sarebbe servito a risolvere i piccoli dubbi sull’esito finale.”.
“Cosa intende per: piccoli dubbi sull’esito finale?”, lo incalzò Isacco, ulteriormente disorientato da quell’ultima affermazione.
“Intendo dire piccoli dubbi che non hanno ragione d’esistere. Ma come un tarlo, la paura di un fallimento ti rode il cervello in continuazione, creando delle paure che, ripeto; non- avrebbero- ragione- d’esistere!”, concluse Giorgio, alzando il tono e scandendo bene le ultime parole.
Quel cambio di tono convinse Isacco a non insistere ulteriormente con i chiarimenti, vista la palese irritazione indotta dalle sue domande chiuse l’argomento limitandosi a esclamare: “Ho capito!”, ottenendo in cambio l’effetto contrario da quello sperato.
Giorgio visibilmente irritato, da prima sbuffò scuotendo il capo, poi ripreso il tono calmo e piacevole di sempre replicò: “Ho capito! Non mi dice niente, è una non risposta! Lei è ancora carico di dubbi, avrebbe ancora mille domande da pormi, ma per una strana forma di rispetto nei miei confronti, ha preferito chiudere l’argomento con; ho capito! Quando in realtà da quello che ho detto finora, non può avere capito un bel niente!”.
Sentendosi toccato Isacco cercò di interloquire, ma Giorgio lo stoppò alzando il tono della voce: “Mi lasci finire!”, esclamò, quindi riabbassò il tono e proseguì: “Non la prenda come un’offesa personale, neanche un esperto della materia dopo quello che ho detto avrebbe potuto esclamare; ho capito! Ora... per evitare che io mi arrabbi e che lei si offenda, le spiegherò tutto per filo e per segno. Qualche anno fa dopo aver pianificato il lancio e il modo per far viaggiare la sfera nel tempo, assodata l’impossibilità di lanciare un astronauta, ci concentrammo sul modo per colpire la macchina con un’arma montata sulla sfera senza provocare danni collaterali. A quei tempi non sapevamo dell’esistenza dell’arma laser, pensavamo a un’arma convenzionale, ma il problema che ci assillava allora resta valido in entrambi i casi. Ci chiedevamo; quando colpiremo la macchina cosa succederà al tempo? Dopo mesi d’ipotesi e calcoli sul più grande calcolatore Europeo che, fra parentesi; ci costò una fortuna, rimasero in piedi tre ipotesi. Ipotesi uno: del passato rimarrebbero solo delle immagini e noi, percorrendo il tempo a ritroso, le vedremmo come se guardassimo i fotogrammi di un film srotolando la pellicola all’indietro, ma essendo le immagini prive di massa il raggio passerebbe oltre senza cambiare niente del futuro. Ipotesi due: il raggio colpisce la macchina e da quel momento l’esistenza della famiglia Mara cambia, tutto questo non sarebbe mai esistito, noi non ci saremmo mai incontrati e nessuno avrebbe sentito parlare di sfere in carbonio e viaggi nel passato. Ipotesi tre: il raggio colpisce la macchina e da quel momento il tempo si sdoppia, come in una biforcazione stradale noi continueremmo a percorrere la nostra strada, e un altro tempo con tutti altri noi a bordo prenderebbe la biforcazione, creando un mondo parallelo e un'altra storia per tutti gli altri noi!”.
“E’ difficile da credere.”, esclamò Isacco, disorientato dalle tre ipotesi.
“Difficile ma è così! Secondo i nostri calcoli, la terza ipotesi è plausibile che si verifichi all’ottanta per cento, la seconda al diciannove per cento, mentre alla prima concediamo un misero un per cento; perche si verificherebbe solo nel malaugurato caso avessimo sbagliato tutti i calcoli in modo abnorme, ipotesi improbabile se non impossibile, visto la mole di calcoli ripetuti più e più volte, quasi all’infinito, dal cervellone del centro Europeo d’informatica. Ora veniamo al secondo colpo del laser, avevamo deciso di mettere su quella macchina la fuori, un orologio collegato all’impianto elettrico. Sa quei vecchi orologi con le lancette e i numeri dei giorni che ruotano stampati su un piccolo rullo. Di seguito avremmo voluto colpire la macchina con il laser prima che la sfera iniziasse il viaggio nel tempo, come faremo fra poco. E colpirla di nuovo ventiquattro ore dopo con il secondo colpo quando la sfera viaggiava già a ritroso nel tempo. A quel punto non rimaneva che leggere l’orologio all’interno della macchina, se questo avesse segnato l’ora, ma soprattutto la data, antecedente di un giorno quella del lancio, avremmo avuto in mano la prova provata della nostra teoria; la possibilità di viaggiare a ritroso nel tempo.”.
“E per quale motivo avete deciso di cambiare i piani?”.
“Perché avrebbe creato solo dubbi e confusione. Rifletta un attimo… se fosse valida l’ipotesi numero uno, non sarebbe successo niente! Lo stesso per l’ipotesi numero due, perché in quel caso tutto questo non esisterebbe, noi non ci saremmo incontrati e la nostra vita scorerebbe su binari diversi. Idem con patatine per la numero tre, in quel caso si aprirebbe un mondo parallelo al nostro e qui non accadrebbe nulla, la vita continuerebbe a scorrere come se nulla fosse accaduto.”.
“Dunque in qualsiasi caso non riuscirete mai a dimostrare il successo della missione, e la vostra teoria resterà per sempre tale.”, riassunse con poche parole Isacco.
“La teoria non è più tale da tempo!”, replicò prontamente Giorgio: “Ci sono i filmati delle sfere di prova a dimostrarlo.”.
“Mi scusi se insisto, ma non credo che la comunità scientifica accetti un filmato dove si vede una sfera scorrere sullo schermo e poi sparire, come prova valida della vostra teoria, occorrerebbe qualcosa di più tangibile.”.
“Allora secondo lei dove sono finite le sfere... io le ho viste sparire in un attimo dagli schermi video, da quelli radar, assieme al collegamento radio… infine non fidandomi totalmente delle apparecchiature elettroniche, ho fatto come San Tommaso; mi sono fatto lanciare in orbita a bordo di una di quelle sfere utilizzate dai turisti, mi sono posizionato accanto a una sfera di prova e l’ho vista, con questi occhi, passarmi davanti…”, mentre esprimeva con foga il suo concetto aumentando progressivamente il tono, disegnando con il braccio teso e la mano aperta un semicerchio davanti al suo sguardo mimava il passaggio della sfera: “E una volta raggiunta la velocità critica… pufff!!!... Sparire nel nulla, senza lasciare traccia.”, concluse, stringendo il pugno e riaprendolo subito dopo, guardando con sorpresa il palmo vuoto.
“Non so che dirle, io potrei prendere per buona la sua difesa appassionata, ma il punto resta quello: potrà essere accettata come prova scientificamente valida?”.
“La comunità scientifica avrà due possibilità, o accetterà la mia difesa come prova valida, o mi dovrà dimostrare, con prove valide, dove diavolo sono finite le sfere!”, tagliò corto Giorgio, cercando di chiudere una discussione da lui giudicata, forse a torto, culturalmente troppo impegnativa per il suo interlocutore.
A Isacco era rimasta un’ultima curiosità e, prima che Giorgio cambiasse argomento, gli pose un ultimo quesito: “Posso chiederle come ha reagito il signor Mara davanti a queste prove... le ha subito accettate come valide, o sul momento rimase perplesso?”.
Giorgio sorrise, si alzò dalla poltroncina ponendosi di fronte a Isacco e appoggiandogli le braccia tese sulle spalle lo fissò nel profondo degli occhi con il sguardo penetrante, difficile da sostenere, dicendo: “Mi guardi… crede veramente che abbia dovuto lottare per convincere Carlo a credere in qualcosa che già sapeva? Se davvero pensa questo, allora non ha capito niente di quell’uomo... è solo grazie alla sua intuizione di molti anni fa se oggi stiamo per realizzare un sogno. Carlo ci ha speso buona parte della sua vita e del suo denaro su questo progetto, lui ci ha creduto da subito, non aveva bisogno di vedere i risultati degli esperimenti per sapere che aveva ragione.”, alla fine si tacque senza smettere di fissare Isacco, finché questi, palesemente a disagio, scostò lo sguardo.
Solo allora tolse le mani dalle sue spalle e, abbassando le braccia, con un sorriso beffardo tornò a sedersi sulla poltroncina, incrociando le mani.

CONTINUA



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