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lavoro pubblicato martedì 14 giugno 2016
ultima lettura martedì 21 maggio 2019

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Tween, capotolo V

di Airaam. Letto 401 volte. Dallo scaffale Fantasia

Capitolo V Scelsi un« » abito dallo stile etnico, di colore rosso, con l’attaccatura dietro il collo, con una svastica greca ricucit...

Capitolo V

Scelsi un« » abito dallo stile etnico, di colore rosso, con l’attaccatura dietro il collo, con una svastica greca ricucita, che circondava la vita. Scendeva morbido sui fianchi per arricciarsi appena sopra il ginocchio. Avevo abbinato un paio di scarpe color crema, di semipelle scamosciato con una zeppa di ben dodici centimetri, per niente paragonabile all’altezza vertiginosa delle scarpe di Rachel, che ne superavano anche i 15, a mio dire. Erano di colore nero, pece come la notte, con cinturini di color oro sul lato esterno, adatte alla sua personalità ribelle.

Il viaggio in auto trascorse tra le note di Piccola Ketty dei Pooh, intonate dalla voce di Rachel, che non aveva quello che si definiva un buon orecchio musicale. Rachel lanciò un urletto quando vide l’insegna del locale e corse ad abbracciare papà, che ci venne incontro, uscendo dal ristorante. «Piaciuta la sorpresa?» chiese mamma, il volto illuminato. MariRobi era il nome che papa’ aveva scelto. I miei genitori avevano sempre definito me e mia sorella i loro gioielli, facendomi venire in mente Cornelia, madre dei Gracchi e chiamando il ristorante con il nostro nome volevano darci concreta dimostrazione di quanto fosse immenso il loro amore. Non che ce ne fosse stato bisogno, lo sapevamo. Se all’esterno il ristorante era spettacolare, all’interno era da mozzare il fiato. Il design moderno ed elegante, le finestre correvano da un punto all’altro della facciata, tagliandola orizzontalmente, lame di luce, proveniente dal sole tramontante ad Ovest, inondavano il locale. Finestre, vetrate e frangisole, determinavano suggestivi effetti di luce, ulteriormente valorizzati dal netto contrasto tra il bianco dell’intonaco e il grigio del cemento, contrasto che si ripropone anche all’esterno, dove i portali di accesso sono decorati con vivaci motivi variopinti. Il clou di quello spettacolo era una moltitudine di piatti gustosi, esposti su tavole circondavano perimetralmente le sale e su cui si avventavano tutti i presenti. Papà riteneva che non si aveva successo se non grazie al pubblico, quindi aveva dato accesso libero a quanti volessero partecipare all’inaugurazione. Adorava il la frase di Bourdin “Cucinare è un modo di dare”. Sentendomi toccare la spalla, mi voltai e vidi Lissa che mi accolse in un caloroso abbraccio. «E’ bellissimo qui» disse guardandosi intorno.

«Ottimo anche il cibo» commentò un ragazzo, finendo un piatto di tajarin. Lissa probabilmente notò la mia espressione perplessa, ridendo mi presentò i due ragazzi di cui era in compagnia.

«Lui è Christian, il mio ragazzo», indicò il ragazzo che aveva apprezzato i taglierini al tartufo, «Lui è Daniel, mio fratello», disse, presentando l’altro ragazzo. «Lei è Airy, la forestiera di cui vi ho parlato», mi introdusse affiancandomi e prendendomi sottobraccio. «Piacere» risposi alzando una mano. Era la cosa più stupida da dire o fare, quanto avrei voluto che ci fosse Anne, avrebbe sicuramente evitato questa situazione di imbarazzo. Sentii il rossore farsi strada sulle mie guance. Ero una totale imbranata, soprattutto con persone che non conoscevo. «Anche voi frequentate la St.Fallen Academy? » chiesi, cercando di dire qualcosa di più intelligente che restare a fissarli. Erano entrambi alti, circa un metro e novanta, dotati di un fisico da sportivo, ben definito, che i vestiti scarsamente nascondevano. Ed entrambi avevano lucenti capelli castani, spettinati ad arte che incorniciavano i loro volti dai lineamenti, marcati, decisi. La differenza era ne gli occhi, Christian aveva dei meravigliosi occhi blu oceano, che brillano anche sotto la fioca luce delle lampade disperse per il locale; Daniel aveva occhi grigi, screziati di sfumature violacee, intensi ed enigmatici. Tornai in me giusto in tempo per ascoltare la risposta di Christian, che mi rispondevano che erano all’Universita’, che faceva sempre parte dell’accademia. Avevo notato diversi edifici intorno al corpo centrale ma non avrei mai pensato che potesse trattarsi edifici universitari. «Hai già fatto nuove conoscenze» cinguettò mamma, con un ampio sorriso stampato in volto, felice probabilmente che avessi preso una pausa dal mio mondo di carta. Non è che a mia madre non piacesse il fatto che amassi leggere, mentre non capiva il fatto che parlassi da sola, voleva soltanto che mi avventurarsi nel mondo reale e non essere sempre chiusa nel mio universo parallelo. Ho sempre considerato i libri, il luogo ideale in cui rifugiarmi, mamma sosteneva che il mio fosse di desiderio di fuga dalla realtà, ripetendomi che dovevo vivere la vita reale e non quella di carta. «Lei è Lissa», dissi, stringendo il braccio alla mia nuova amica, «Loro sono Christian e Daniel», completai le presentazioni. «Salve signora» disse Lissa. «Forse sarà presto, ma colgo l’occasione per chiederle se Airy può venire al falò che organizziamo ogni anno, durante la prima settimana» propose a mia madre con mia grande sorpresa. Avrei preferito che prima mi avesse avvisato, avrei potuto meditare se andare o meno, ma in questo modo, mia madre mi avrebbe mandato a calci alla festa, pur di farmi uscire. Solo allora notai il modo cagnesco in cui la guardava Daniel, Christian gli diede una gomitata, intimandogli che non era il momento. Mamma non si accorse di nulla, era febbricitante e non faceva altro che ripetere che era contenta che avessi già fatto amicizia e che dava la sua approvazione, ma solo l’occhiata di Daniel mi bastò per decidere che non sarei voluta andare. Lissa batté le mani e mi abbracciò. «So che avrei dovuto dirtelo ma...SORPRESA» esclamò emozionata. Sorrisi di rimando, non volevo smorzare il suo entusiasmo. «Credo sia meglio andare», disse in tono duro Daniel, rivolgendosi alla sorella. Lei sbuffò e alzando gli occhi al cielo mi abbracciò di nuovo, annunciando emozionata che saremmo andate a fare shopping la prossima settimana. Non potei non pensare ad Anne e a quanto mi mancasse. Anche Christian mi salutò chiedendomi la ricetta di tutte le prelibatezze che aveva mangiato stasera, soltanto Daniel uscì dal locale senza guardarsi indietro. Ma qual era il suo problema?




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