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lavoro pubblicato lunedì 13 giugno 2016
ultima lettura mercoledì 18 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'Estate breve d'amore-Parte 1/10 "Il rumore che lo portò da me"

di Inchiostrodanima. Letto 386 volte. Dallo scaffale Amore

L'altra sera annoiata ho rotto uno specchio, mentre lo frantumavo con la mazza da baseball di mio fratello ho gridato “Sette anni di sfiga, e vai!!! Finalmente uno sconto di pena!”Questa sono io: lunatica, eccentrica, matta, sfigata, insomm...

L'altra sera annoiata ho rotto uno specchio, mentre lo frantumavo con la mazza da baseball di mio fratello ho gridato “Sette anni di sfiga, e vai!!! Finalmente uno sconto di pena!”

Questa sono io: lunatica, eccentrica, matta, sfigata, insomma prendete tutti gli aggettivi che conoscete e dipingetemeli addosso. Sono ancora creta da modellare, ma sono sicura che sarà un capolavoro finale!
Vado a scuola con le cuffiette, musica a palla e faccia seria. Alterno musica triste a scatenata, dentro me foglie d'Autunno che planano per terra o concerti metallari. Auricolari, quindi non parlatemi! Ok, c'è il Sole ma come un vampiro di prima mattina vorrei tornare nel mio sarcofago.
Arrivo in classe con il mio solito ritardo. Una volta per sbaglio sono giunta in aula in anticipo, ho salutato tutti e sono tornata dopo: ho le mie abitudini, sono riti da rispettare.

Cosa? La mia storia? Beh che volete raccontato? Le mie figure di merda? Da bambina ad un funerale ai parenti del deceduto dissi a tutti “auguri”.
Ah, volete una storia d'amore? Suvvia, credete davvero che sia capace di parlare di sentimenti e che ne abbia vissuta una? Assolutamente non ne parlerò!

Ok, lui era bellissimo, ma non quella bellezza assurda che fa uscire le pupille dalle orbite. No, lui era quel maschio carino che o ti prende o non lo consideri affatto.
Vi spoilero il finale: Cristian non c'è più, altrimenti sarebbe stata una storia felice e non sono la tipa da viverne una simile.

La scorsa Estate camminavo con la mia migliore amica Luigia, parlavamo di vari argomenti perché noi non amiamo soffermarci su uno solo. Entrambi single, quindi disprezzanti delle varie e disgustose coppiette, “tanto vi lasciate”.
Seduti all'ombra, su una scomoda panchina di ferro, cercavamo riparo dall'afa e quello spazio arieggiato alleviava il mio nervoso.
Davanti a noi passò lui, vedendolo per la prima volta. Senza casco ed un motorino che aveva più acciacchi di un ottantenne. Quel rumore di meccanica guasta mi dava fastidio, così gridai.
«Fattela a piedi!»
Lui si fermò e mi sorrise come se la mia battuta gli fosse piaciuta, ma poi nel tempo mi confessò che era solo imbarazzato.
«Vuoi farti un giro?» Mi chiese, a parere suo da tipo sicuro, ma balbettò più volte.
«Assolutamente no! Non voglio torturare le mie orecchie.» Rifiutai perché non salgo su un motore di uno sconosciuto, non lascerei un'amica da sola e lui non mi piaceva affatto.
Per il rifiuto lui andò via, mentre Luigia ed io scoppiamo in una risata grassa.
Quella giornata terminò come le solite con un'uscita serale e il gelato al solito bar.

La seconda volta che lo incontrai? Per fortuna aveva lasciato quel motorino, beh in realtà era stato abbandonato da esso poco dopo il nostro primo incontro. Pensate poverino che chance ridotte se si fosse spento definitivamente con me sopra.
Si avvicinò a me senza che lo notai, ma un colpetto di Luigia tentava di avvisarmi.
«Anche i miei passi fanno rumore?» Entrò in scena con ironia.
«Senza il ronzio non ti avevo riconosciuto.»
Era ben vestito e non sapevo che al compleanno di un'amica lui fosse tra gli invitati.
«La passeggiata no, ma un ballo me lo concedi?»
Rimasi in silenzio per un'istante: cosa rara, talmente tale che conobbi per la prima volta il ticchettio delle lancette che scandiscono il tempo.


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