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lavoro pubblicato lunedì 13 giugno 2016
ultima lettura mercoledì 18 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Ballata dell'Amore Cieco o della Vanità

di Anonimo000. Letto 500 volte. Dallo scaffale Amore

Camminava per la strada, calciando ciottoli di terra, guardando la strada davanti a se, pensando all'amore e alla sua morsa, all'amore e il suo profum...

Camminava per la strada, calciando ciottoli di terra, guardando la strada davanti a se, pensando all'amore e alla sua morsa, all'amore e il suo profumo. Camminava trascinando i suoi pensieri, trascinando il suo amore per lei. Lei non lo amava, non c'era nè passione, nè idolatria, solo la sua frievolezza nel trascurare un'immensa passione, la sua arroganza e superbia, nel chiederli prove, dimostrazioni di quell'amore cieco e sordo. La sua bellezza le permise di chiedere la vita, il cuore rosso e pulsante di una madre, il cuore rosso e vivo di colei che lo aveva messo al mondo, il cuore rosso di un'innocente. Le portò il cuore della madre, per nutrire i cani e l'animo del suo amore. Le porto vita, massacrando, alimentando le fiamme dell'orgoglio. Lei rideva, soddisfatta, nell'alimentare il suo ego, la sua perversione. Rideva ancora, quando chiese sfacciatamente il suo sangue, quando chiese sfrontatamente di ammirare l'amore nella sua stessa vita. E per amore, la carne lacerò, liberando dal polso il colore della sua adorazione, la forza del suo desiderio. Lei rideva ancora, forte, fiera del dolore, fiera delle lacrime e della pelle tagliata, contenta e orgogliosa della sua importanza, non le bastava il sangue, voleva l'esistenza stessa. Morì, in mezzo al sangue, con il polso lacerato, la pelle del viso bianca, non rimaneva nulla, se non l'avida vanità di lei. L'aria era fresca, con un vento delicato che soffiava, mentre lui moriva contento e lei ormai vuota, ormai sola, veniva appagata dall'amore di un morto.



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