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lavoro pubblicato lunedì 13 giugno 2016
ultima lettura giovedì 31 ottobre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Tutto Ciò Che Sogni- CAPITOLO 4

di luke676. Letto 434 volte. Dallo scaffale Sogni

Per raggiungere la nostra meta usai la mia macchina. Lucia mi raccomandò di non scegliere canzoni troppo estreme per il viaggio. Il risultato fu che per buona parte chiacchierammo del più e del meno, fino a quando Clara propose di accende...

Per raggiungere la nostra meta usai la mia macchina. Lucia mi raccomandò di non scegliere canzoni troppo estreme per il viaggio. Il risultato fu che per buona parte chiacchierammo del più e del meno, fino a quando Clara propose di accendere il lettore cd. L’unico cd presente in macchina era “Haunting The Chapel” degli Slayer.

“Manda avanti, manda avanti!”. Disse Clara dai sedili posteriori. Sapevo bene che la title track era la sua preferita da sempre. La canzone fu la colonna sonora di quegli anni, esattamente quando duplicai su cassetta il cd che lei aveva comperato. Sorridendo la guardai nello specchietto retrovisore. Per un attimo i suoi capelli ritornarono a caschetto e il viso le si fece ancora più rotondo. Quanto erano deliziose le fossette scolpite sulle sue guance. Al mio fianco camminava con lo zaino in spalla e la giacca beige. I jeans attillati con ampi buchi le scoprivano le ginocchia. La vidi nell’intervallo impegnata a rollare una sigaretta della quale mi lasciava sempre i due ultimi tiri. “Sei il mio maestro!”. Mi diceva sempre per ringraziarmi di averle fatto scoprire tanti gruppi. Il suo entusiasmo a scoprire nuove forme d’arte mi parve un ricordo così vecchio, così distante. Alla sua sinistra Roberto le stava vicino, ma senza sfiorarla. Un paio di volte le mostrò dei link “divertenti” al cellulare per i quali finse di mostrare interesse. Credo che i nostri sguardi d’intesa nello specchietto commentarono da soli quei link.

La presunta gita si trasformò in un vero e proprio tour de force. Roberto autoproclamandosi “guida turistica” ci face battere ogni centimetro quadrato di Arona. Non essendo abituato alle lunghe camminate, incominciai a sentir reclamare le gambe. Dopo aver visitato l’ennesima chiesa della quale poco mi importava, proposi di sederci per un aperitivo. “Non prima di aver fatto una passeggiata in riva al lago!”. Rispose sorridente Roberto posando la sua enorme mano sulla mia spalla.

Dal mio sguardo traspariva l’odio più puro e il desiderio di ritrovarmi a casa sulla mia poltrona. Clara si divertì ad osservare le mie manifestazioni di impazienza, interrotte sul nascere dalle gomitate di Lucia.

Scendendo sulla piccola spiaggia, il cielo sopra di noi fu prossimo al tramonto. Al mio fianco Lucia fu impegnata a fotografare il panorama. Clara invece, restò a braccia conserte ad osservare il sole scomparire. Se avessi avuto il dono della pittura, avrei dipinto un ritratto stupendo : i lunghi capelli mossi dal vento, l’amorevole profilo a disegnare una visione d’incanto e la debole luce del sole ad illuminare l’interno del labbro inferiore dolcemente bagnato. Camminando lentamente andò a sedersi su un masso. Da lì si poteva ammirare l’immensità del lago e le basse montagne verdi. Quando calano le tenebre esse formicolano di tanti puntini luminosi. Si, sarebbe stato proprio un bel quadro…

Per mia gioia, finalmente ci sedemmo in un bar. Lucia si sedette davanti a me, ansiosa di mostrami le foto appena scattate. Clara godendo il suo Campari, si allungò a raggiungere il cestello di patatine portato dalla cameriera. In quel modo la morbidezza del suo seno accarezzò la mia spalla destra. Era una così dolce, tanto calda e confortevole. In quel momento cercai di rimuovere l’unico episodio in cui la vidi in reggiseno. Accadde dopo un concerto. Vicino alla mia macchina, lontano da occhi curiosi, si cambiò la maglietta zuppa di sudore. Il mio sguardo non volle saperne nemmeno di distogliersi da un tanto divino splendore. Nel reggiseno quegli immensi seni sembravano esplodervi, lisci e leggermente bagnati. Candida e profumata e totalmente a proprio agio, cercò un’altra birra nel portabagagli. Sempre quella sera, quando ritornai a casa entrai nel bagno. Il pensiero di quello che vidi mi provocò una onesta erezione. Abbandonai l’idea di masturbarmi. Al solo pensiero mi sentii terribilmente sporco.

“Tesoro tutto bene??”. Chiese Lucia a proposito del mio sguardo assente.

“Si,si… solo un po’ stanco. Stanotte… ho dormito poco”.

“Oh! Maledetta insonnia! Io prendo spesso una tisana a base di melatonina…”. Roberto elencò le possibili cure per i vari disturbi del sonno : l’ennesimo discorso che sembrava non conoscere fine.

Quella specie di gita aveva risucchiato tutte le mie energie. Diedi la colpa alla lunga camminata che ci fece fare Roberto, ma anche a tutti quei pensieri che non avevano ancora deciso di abbandonarmi. Dopo aver terminato la cena alla pizzeria “Da Aldo”, dissi che non me la sentivo proprio di guidare. Gentilmente Clara si offrì come autista del nostro viaggio di ritorno. Attendendo che Lucia e Roberto salissero in macchina mi sorrise. Nessuno dei due fece in tempo ad aprire le portiere posteriori che Clara schizzò via a tutta velocità.

“Ma che fai??”. Le domandai spaventato, mentre i due gesticolavano impazziti alle nostre spalle.

“Semplice : li lasciamo qui”. Proseguendo a tutta velocità, la sua voce fu calma e rilassata.

“D-dove andiamo?”. Le chiesi ancora scosso.

“Andiamo a fare una camminata sulla spiaggia del lago di Stresa, abbiamo bisogno di distrarci un po’… ti va?”.

Percependo una strana eccitazione accettai. Nella mia testa ronzarono mille domande senza risposta e non mi resi perfettamente conto di quello che accadde.

La guardai preoccupato : “Che c’è Clara? Cosa ti è successo?”.

“Te lo spiego quando siamo sulla spiaggia”.

Clara parcheggiò la mia macchina poco distante dal lungolago. Mi sembrò di essere ritornato a dieci anni prima, quando prima di confidarmi un segreto voleva essere lontana da tutto e da tutti.

La spiaggia illuminata debolmente dal chiarore lunare, mi apparve infinita. Dopo aver percorso un breve tratto, Clara incominciò a frugare nello zaino che si era portata da casa.

“Ecco qua”. Felice, estrasse un telo da spiaggia.

“Che fai?”.

“Mi sono portata l’occorrente per un bagno”.

“Un che?”.

“Un bagno. Ti ricordi quando andavamo al mare insieme con i nostri genitori?”.

“S-si ma… a quest’ora?”.

“Avanti vieni, io ho sotto il costume…”.

“Io… beh, faccio il bagno in mutande!”.

Rise mentre si denudava al mio fianco. Sotto quei vestiti si nascondeva un corpo modellato secondo le leggi dell’amore. Il costume intero, di colore nero, ricopriva la stupenda floridità. Mi soffermai ad ammirarle le gambe stupendamente generose e i fianchi larghi che avrei voluto tanto stringere. Vicino al tallone sinistro spicca il tatuaggio di una rosa; i suoi petali hanno la particolarità di gocciolare sangue. I piedi, magnifici arti dolcemente minuti, sono di color del latte, con le unghie questa volta minuziosamente smaltate di viola.

Clara mi prese la mano. Avvicinandoci alla riva bagnammo i nostri piedi nell’acqua del lago. Una sensazione di brivido e freschezza si estese sulla mia pelle. Godemmo immensamente della nostra follia, rimembrando i vecchi giochi che facevamo nei nostri bagni al mare. Poco dopo, uscendo dall’acqua ci distendemmo sul lenzuolo. La gente che ci vide dal lungolago avrà sicuramente pensato che fossimo dei pazzi.

Mi accorsi che non vedevo Clara con i capelli bagnati da anni. Notai che in quello stato assumeva ulteriore fascino. Le gocce d’acqua sul suo corpo mi provocarono sete lussuriosa; quella sfrenata voglia di stendere la bocca sulla sua pelle e assaporare il gusto dell’acqua.

In posizione prona mi guardò negli occhi senza mai smettere di ridere. Delicatamente la mia mano raggiunse la sua schiena bagnata. Il suo sorriso scomparve. Con uno sguardo profondo allungò la mano ad accarezzare il mio viso. Sollevandosi, si sedette sulle ginocchia. I nostri visi furono distanti pochi centimetri l’uno dall’altro. La guardai intensamente negli occhi : quanti incantevoli mari in quell’iride verde. Rapito nel travolgente oceano di colore verde, le accarezzai il mento giocando con le sue labbra. Timidamente assaporai l’acqua leggermente salata, mentre la sua bocca rispose prontamente ai miei lenti baci. Le sue mani accarezzarono i miei capelli, stringendoli tra le dita mentre andavo a baciarle i punti caldi. Leggero, il suo corpo si mosse sensuale sopra di me; i lunghi capelli biondi le nascondevano il volto a tratti. Mentre raggiunse l’orgasmo, il vento spostò i capelli dal suo volto : Lucia!

“Luca! Calmati!”. Clara strinse il mio braccio, davanti a me un semaforo rosso.

“Cos’è successo?”.

“Devi aver sognato. Ti sei addormentato e hai gridato : “Noooo!” .

“D-dove siamo?”.

“Siamo quasi a casa”. Dal sedile posteriore Roberto rispose per lei.

Appena comparì il verde Clara svoltò a sinistra. Il solito triste viale alberato che porta ad Inveruno apparve subito dopo. Nei pressi del cancello di casa sua parcheggiò la macchina.

“Cosa hai sognato?”. La spia si accese puntuale all’apertura delle portiere, i suoi occhi verdi mi fissarono. “Niente…”. Le risposi.



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