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lavoro pubblicato lunedì 13 giugno 2016
ultima lettura giovedì 14 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Codici onirici?

di Maveth94. Letto 377 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Uno dei miei scrittori preferiti è Lovecraft, in questa pagina di diario ho provato ad usare il suo stile di scrittura, tralasciando le tematiche, senza orrore o inquietudine ma semplice fantasia; solo il pensiero, di una persona, che neanche esiste.

Jhon Arkham

14/06/1965

:"Sono così euforicamente e spasmodicamente incuriosito... Non tanto da ciò che non conosco, ma da ciò che nessuno conosce. Mi sento così tentato di varcare quella linea, che forse non dovrei varcare, ma è proprio la proibizione della soglia, verso i più reconditi ed oscuri misteri conoscitivi, a renderla così allettante.

A che serve l'immaginazione? Le idee? Da dove vengono? Qual'è il loro scopo pragmatico, antropologico ed evoluzionistico? Perchè, da quel che se ne sà, solo l'uomo e poche bestie? Coso riflettono le immagini che ci si parano davanti, più o meno nitide, nei sogni? Può il cervello umano immaginare qualcosa che non esiste nella realtà, come succede nei sogni? O in qualche modo, durante il sonno, ci si proietta " effettivamente" altrove, dovo il corpo fisico, così denso e pesante, non può arrivare?

Certi sogni sono senza dubbio simbolici e rispettano le concezioni freudiane, ma alcuni altri, non stanno letteralmente, nè in cielo nè in terra.

Mancano tasselli conoscitivi, a mio avviso; ma l'essere umano tende ad avvinghiarsi così strettamente, in modo quasi parasitario, alla realtà percepibile e tende a tenersi lontano dal baratro di infinita conoscenza da cui non ne uscirebbe che pazzo. Tasselli che non vuole guardare, dei quali, per trovar certezza e conforto, deride l'esistenza. Come il medioevale derideva l'idea di una terra sferica e non piatta e di un universo non profondo ed imperscrutabile, ma racchiuso in sfere celesti. L'uomo rigetta l'idea di qualcosa di infinito, finchè non gli viene sbattuta in faccia la verità.

Io invece, ne sono così morbosamente attratto...

La realtà a cui possiamo attingere è un'infinitesima parte della totale. Il nostro spettro sensitivo è limitato; i nostri occhi e le nostre orecchie, sono strumenti che, per quanto assolutamente strabilianti, hanno una portata massima e una sensibilità determinata.

Nei sogni esistono cose che nella realtà non potrebbero sussitere, i sogni, quasi sogghignando in modo saccente, se ne sbattono altamente delle leggi fisiche nel nostro universo. Spazio e tempo non funzionano nel mondo onirico, ma non si può negare il fatto di stare effettivamente da qualche parte.

Quale proprietà possiede la sostanza eterea di cui i sogni sono composti; o inversamente parlando, quali sono i limiti della realtà percepibile?

Può il nostro cervello elaborare qualcosa che infranga le leggi dell'universo in cui risiede?

Magari, chessò, il nostro cervello è un ponte che permette ad una parte di Noi, perche nei sogni siamo effettivamente Noi, fosse anche in spoglie diverse, di andare altrove?

Qual'è e dov'è questa soglia empiricamente imperscrutabile?

Quali sono lesue proprietà?

Non sò...

Forse sto sbagliando...

forse...

Sto impazzendo?

Sono così innamorato dei sogni da pretendere che essi esistano?

Ma si può dire che non esiste qualcosa che c'è, come appunto il sogno?

E se l'uomo, più che non possa, non voglia, cogliere a pieno tutta la realtà in cui giace, un pò troppo comodamente intontito ed inibito in una concezione di vita in cui il Santommasismo e l'empirismo sono tutto ciò che che riesce ad ammettere? Il mondo non finiscie fin dove lo si riesce a capire.

Capendo una legge fisica, non si può negare a priori la possibilità dell'esistenza di un'altra legge che la infranga. E' come aver due occhi e volerne tenere uno chiuso, perchè questo può vedere cose che non si riescono a comprendere.

L'uomo, in un delirio di onniscenza, pensa di potersi permettere di affermare cosa esiste o meno.

Quale superbia e quale ciecità...

Non voler vedere l'universo nelle sue infinite sfumature, nei suoi infiniti colori multidimensionali; ci facciamo sfuggire realtà parallele, incidenti e perpendicolari che siano spaventanti da quel che potrebbero mostrarci.

Magari sognando, ci proiettiamo verso realtà diverse e vite passate, indeterminabilmente lontane spazialmente e temporalmente, ma che si toccano ed intersecano... Altrove

Dimensioni che l'uomo non riesce a cogliere appieno, ma che a quanto pare glie è permesso utilizzare...

La matematica costringe la fisica ad accettare le n-dimensioni e le realtà immaginare, perchè facciamo finta che no ci siano?

L'equazione di Shrodinger dà soluzioni per la posizione degli elettroni nel campo complesso, perchè l'uomo fà finta che non significhi nulla?

Perchè solo 3 dimensioni? Perchè solo una realtà a 3 dimensioni? Quando le possibilità di avvenimenti sono pressochè infinite? Perchè negare l'esistenza delle altre, da qualche altra parte?

Una scelta o un avvenimento differente cambierebbe tutto, sarebbe un peccato negargli l'esistenza senza sapere neanche dove porta.

E il nostro universo fosse come un'isola? Con le proprie leggi, valide solo all'interno dei propri confini e diverse da quelle dell'isola vicina?

Isole con leggi simili ma con avvenimenti diversi e isole con leggi completamente differenti

Un arcipelago infinito, di infinite leggi ed infinite eccezzioni, sarebbe bellissimo...

Dovrei continuare a sognare o stare più strettamente con i piedi attaccati a questo suolo?

Ma non ci riesco, non riesco ad accettare la sola esistenza di una realtà così piatta e prevedibile, non mi basta, voglio altro, mi serve, lo bramo, qualcosa che per quanto ci si sforzi non si riesca a cogliere appieno...

Necessito dello sconosciuto e bramo di gettarmi negli oscuriabissi conoscitivi, da cui ne uscirò forse pazzo; armato della flebile luce della mia fantasia e della spada che chiamo volontà."

Ultima pagina comprensibile del diario, il resto son simboli o segni, forse codici? Disegni di città proibite, strane geometrie e rossi occhi funesti nel buio che sembrano quasi bramare di uscire dalla carta e prendere vita, bruciando tutto.

Cosa aveva conosciuto? O cosa aveva immaginato?

Che si sia spinto troppo oltre? O che sia rimasto affogato nella sua immaginazione?

Jhon Arkham, secondo le indagini, si tolse la vita 2 giorni dopo, puntandosi una pistola alla testa in mezzo alla piazza della città di Longwater e facendo fuoco, anche se non si era mai visto nessuno spararsi, in lacrime, urlando straziante, implorando aiuto e supplicando se stesso di non farlo.

Doveva essere impazzito veramente.



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