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lavoro pubblicato lunedì 13 giugno 2016
ultima lettura lunedì 20 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La speranza: quella maledetta... pt3 (finale)

di Andrert. Letto 537 volte. Dallo scaffale Storia

Luke avrebbe preferito congedarsi dopo due minuti, ma questa proposta mandò a monte tutti i piani. D’altronde, non avrebbe dovuto neanche chiedere cosa il signor De Bois andava cercando. Ormai la frittata era fatta e doveva mangiarsela anc...

Luke avrebbe preferito congedarsi dopo due minuti, ma questa proposta mandò a monte tutti i piani. D’altronde, non avrebbe dovuto neanche chiedere cosa il signor De Bois andava cercando. Ormai la frittata era fatta e doveva mangiarsela anche controvoglia.

-Due passi?- disse Luke come se non avesse capito.

-Sì. Camminare mi rilassa- disse a sua volta il signor De Bois

Luke accettò l’invito dallo sconosciuto.

Cominciarono a camminare nel parco deserto e ormai buio se non per qualche lampione disseminato in tutta la sua area.

Camminarono in silenzio per qualche secondo. Luke sembrò essere in imbarazzo improvvisamente.

-Spero che mi perdonerete per prima! Immagino che vi abbia spaventato- esordì improvvisamente il signor De Bois con un leggero tono di ironia.

-Non si preoccupi- rispose Luke tranquillo-per sua fortuna non mi ha aspettato. Però l’ho vista particolarmente agitata. E questo mi ha fatto preoccupare.

-Oh come siete gentile. A proposito: come vi chiamate?

-Luke. Luke Napoleon.

-Ah, che cognome curioso!- commentò ridendo De Bois.

-Mi chiami Luke, lo preferisco.

-D’accordo, come desiderate, signor Luke.

Il freddo era leggermente più forte, colpa anche del vento che si stava alzando. Luke si chiuse quindi il giubbotto e si mise le mani in tasca. Lo stesso movimento fece il signor De Bois.

Riprese il discorso Luke.

-E quindi dava la caccia alla sua speranza, ho capito bene?- chiese per rompere il ghiaccio.

-Benissimo- rispose De Bois.

-Non ho mai visto nessuno dare la caccia alla speranza. E’… curioso…- osò dire Luke.

-La speranza. Che bella cosa la speranza, vero? No, io non concordo. Vedete, a volte la speranza è la cosa peggiore che ci possa essere! Perché la speranza incatena! Ci impedisce di andare oltre! E’ un qualcosa che ti immobilizza e ti fa restare in attesa. Impedisce di progredire, mi seguite?

La speranza è la causa di tormenti infiniti. Quante volte vi è capitato, durante la notte, di non riuscire a prendere sonno perché magari sperate che il giorno dopo vi possa accadere qualcosa di particolare? O magari da lì a qualche settimana? Quante volte vi è capitato di sperare in qualcosa? Moltissime, suppongo. Ma avreste fatto meglio a non concedere troppe attenzioni a quella speranza; a non alimentarla. Perché, alimentandola, voi avete annientato un’altra realtà possibile.

La speranza ti impedisce di attivarti e determinare il tuo destino! Ti fa per l’appunto sperare. E guardate che non è la stessa cosa di credere. Perché con la credenza l’uomo crede in qualcosa e si attiva per far sì che si realizzi. Ma con la speranza voi state fermi. Sperate che quella cosa accada, indipendentemente dalla vostra volontà.

Ecco perché la speranza va uccisa! Annientata; distrutta! Quando avete una speranza, soffocatela! Prendete un cuscino e metteteglielo di sopra finché non perirà! Oppure prendetela e scagliatela dal più alto grattacielo! Prendete il coltello più affilato che ci sia e assestate un bel colpo su di essa. Un solo colpo ma che sia deciso!

Uccidete la speranza! Vi imprigiona e vi impedisce di andare oltre!

Avete presente quando si dice che “la speranza è l’ultima a morire”? Per me questo non è un augurio! E’ il peggior presagio che ci possa essere!

No, io mi ribello ed uccido questa speranza! Troppe notti insonni mi ha fatto passare; troppi giorni sprecati per essa! Per cosa poi? Per l’ennesima delusione!

Fidatevi delle mie parole: se avete una speranza, assicuratevi che sia la prima a morire.

Luke ascoltava quelle parole attento. Erano parole sentite, sinceramente sentite.

Ma non riusciva a immedesimarsi in esse. Non ancora, almeno. Perché non aveva mai visto le cose in quella maniera.

Era abituato a vedere la speranza come un qualcosa di positivo, in fondo. Perché la speranza ti permette di rimanere a galla e non affogare. Ma a quanto pareva, nella visione di De Bois, senza la speranza sarebbe stato meglio: affogare o iniziare a nuotare e salvarsi. Rimanere a galla voleva dire non avere il coraggio di andare verso la riva. Staticità o regresso. Non anche progresso.

De Bois riprese a parlare.

-Scusatemi, signor Luke: mi stavo solo sfogando un po’. Alla mia età capita. Ah! A proposito: se vi capita di vedere la mia speranza, prendetela e legatela! Legatela ben stretta! Le speranze sono dure a morire e resistono a molto!

-Si figuri, signor De Bois. Ho ascoltato le sue parole. E ne sono rimasto colpito- rispose Luke e proseguì assecondando (perché altrimenti non poteva fare, evidentemente) la volontà di De Bois – e non temete, De Bois: se mi capitasse sotto tiro, sarei il primo a prenderla e verrei di corsa a dirglielo.

-Grazie, lo apprezzo.

-Non capisco una cosa però.

-Dite pure.

-Perché la inseguite? Sembra quasi che siate voi ad andare dalla speranza.

-Oh, sì. Così potrebbe apparire. Il fatto è che la speranza ora scappa. Perché sa che voglio ucciderla. Non appena mi acquieterò un po’, eccola che ritornerà a tormentarmi. E verrà accanto a me e non mi lascerà più.

-Ah, ora capisco.

-Spero che le mie parole ve le siate segnate nella vostra testa!

-Beh, io..

Luke non ebbe nemmeno il tempo di finire il suo pensiero che fu interrotto dalla voce tuonante del signor De Bois.

-EHI!! EHI EHI!!

-L’avete vista??- chiese ansioso De Bois.

-Ma cosa?!

-Ma la mia speranza! L’ho vista di nuovo! E’ passata alla vostra destra proprio ora e ora si sta allontanando! Guardate! Di nuovo! Guardate come saltella! Ma brutta schifosa! Stavolta non mi scappi! Questa è l’ultima notte che io e te ci vediamo!

Luke vide scattare con una insolita rapidità il signor De Bois lontano.

-Vogliate scusarmi- urlò De Bois a Luke dirigendosi verso il punto in cui aveva visto la sua speranza saltellare – ma non posso più trattenermi! E’ stato un piacere parlare con voi.

Luke rimase interdetto, vedendo il signor De Bois inoltrarsi nel parco buio e deserto.

“Quel pazzo finirà per farsi ammazzare” pensò fra sé e sé.

Senza smettere di guardare il signor De Bois con sguardo studioso, prese dalla tasca del suo giubbotto il pacchetto di sigarette. Ne estrasse in automatico una e se la mise in bocca.

La questione meritava una seconda sigaretta.

Constatando che come giornata post-lavorativa era stata piuttosto strana, si incamminò nella direzione opposta a quella in cui si era diretto il signor De Bois, e si avviò verso l’uscita del parco, verso casa.

Eppure, nonostante Luke non se ne accorse, una piccola luce, non più grande di una pallina da ping pong, come una piccola stelle lucente, passò accanto a Luke.

Fine.

Andrea Motta



Commenti

pubblicato il martedì 19 luglio 2016
blaze, ha scritto: Bella! Mi è piaciuta molto, come anche la serie di racconti di Stephane. Cosa fare della speranza? Ucciderla o alimentarla? Non è una domanda facile.
pubblicato il martedì 26 luglio 2016
Andrert, ha scritto: Purtroppo la speranza a volte va a nostro svantaggio. Perché ci paralizza. Forse laddove l'uomo è impotente nel mutare il destino, allora lì la speranza può tornare utile. Esempio estremo ma chiaro: cosa c'è dopo la morte? Non si sa. E non lo possiamo sapere. Allora qui possiamo sperare. Ma forse mi sbaglio. Forse sono stato troppo severo verso la speranza.

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