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lavoro pubblicato sabato 11 giugno 2016
ultima lettura mercoledì 16 ottobre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Tutto Ciò Che Sogni- CAPITOLO 2

di luke676. Letto 407 volte. Dallo scaffale Sogni

Trascorsa una settimana dal matrimonio, sentii che stavo per affogare nella tristezza. Non riuscivo a togliermi dalla testa i suoi occhi implorare aiuto e quella stretta al mio braccio, come se fosse sul punto di confidarmi qualcosa. Da una settimana i...

Trascorsa una settimana dal matrimonio, sentii che stavo per affogare nella tristezza. Non riuscivo a togliermi dalla testa i suoi occhi implorare aiuto e quella stretta al mio braccio, come se fosse sul punto di confidarmi qualcosa. Da una settimana il mio telefono aveva smesso di squillare; il suo ultimo messaggio di Whatsapp annunciava l’ora di ritrovo prima della cerimonia. Avrei tanto voluto scriverle ma non ne fui capace : la convinzione di risultare inopportuno mi bloccò. Poi, ripensandoci bene, non avrei saputo nemmeno cosa scriverle. Pensai che avrei fatto meglio a lasciare che godesse il suo viaggio di nozze. Lei e Roberto furono indecisi su due tappe : Irlanda o Spagna. Alla fine optarono per Barcellona.

“Tanto quest’estate lo convincerò ad andare anche in Irlanda!”. Mi disse poco prima di sposarsi.

Sentendomi ridicolo, provai una strana sensazione. La lontananza di Clara rese le mie giornate ancora più lunghe. Da parte mia, vi fu un desolato mutismo : rispondevo alle domande di Lucia solamente se era necessario. Lei, facendo finta di niente, si accorse subito di questo mio atteggiamento; forse ne aveva davvero abbastanza di continuare a litigare. Una notte piansi. Per fortuna, da mesi io e Lucia dormivamo con le schiene una di fronte l’altra. I miei occhi si inumidirono automaticamente, distorcendo il buio davanti a me. E’ così terribile piangere di notte, tra ombre danzanti che sembrano stringere il collo soffocando la poca vita rimasta. Sulla parete dove si rifletteva la sagoma della tapparella, disegnai il volto di Clara. La immaginai felice reggere il bouquet, poco prima di ricevere il nostro regalo. Poi la immaginai addentare una brioche alla marmellata al bancone del Sunflower. Famosi erano i suoi improvvisi attacchi di fame alle ore più improbabili. Quel giorno bigiammo insieme la scuola, visitando ogni angolo di Inveruno. La punta del campanile era coperta dalla nebbia; faceva un freddo terribile in quel giorno di inizio dicembre.

Nulla ci spaventava : nemmeno gli schiaffi dei genitori una volta che scoprivano che avevamo saltato le lezioni. Girandomi nel letto, osservai la figura di Lucia abbandonata al sonno. Avrei voluto allungare la mano a spostarle le mutandine, proprio come facevo durante i tempi splendenti del nostro amore. D’istinto la mia mano si fermò; se l’avessi svegliata avrebbe brontolato per una mezz’ora buona e non avevo assolutamente voglia di risentire la sua voce. Strano ma vero, riuscii ad addormentarmi. Mi svegliai in tempo per preparare la colazione e affrontare un’altra giornata di lavoro. Lucia era solita svegliarsi un’ora prima di me per recarsi al Lampugnani. Come tutte le mattine, lasciò un biglietto scritto in cucina. Questa volta mi raccomandava di far cuocere le zucchine non appena sarei tornato a casa. Accartocciai il biglietto gettandolo nell’immondizia e terminai la colazione. La brezza mattutina risultò ancora molto fredda per il mese di maggio, ma soprattutto possedeva una malinconia penetrante. La prima sigaretta aumentò il mio senso di malessere, andando a spegnersi in breve tempo nel posacenere del terrazzo. Le giornate successive mi passarono davanti nello stesso modo, se non in maniera peggiore. Quando fui ormai persuaso di essere condannato ad una vita assurda, arrivò un messaggio sul mio telefono. Era Clara : “Luchi, scusa la settimana di silenzio ma non avevo l’opportunità di ricaricare da nessuna parte. Come stai? Tutto bene? Noi stiamo benissimo, qui è stupendo!!! Credo che Barcellona sia la mia seconda casa, anche se faccio un torto mostruoso all’Irlanda. Ti saluta Roberto, tu saluta Lucia da parte nostra. Un abbraccio”.

Bene : ora voi vi aspetterete che proseguirò elencando le mie sensazioni di gioia giusto? E’ vero : ho avvertito una piacevole sensazione a leggere il messaggio. Questa sensazione cancellò per un attimo la cupidigia dei giorni precedenti, ma svanì immediatamente.

Questo perché? E’ semplice : il messaggio era stato scritto da Clara, ma senza il suo cervello. Potevo sentirmi sicuro di questo fatto; difficilmente mi sbagliavo su di lei.

Sapendo che anche Roberto avrebbe letto la mia risposta, scrissi le frasi più banali possibili. Riflettendo però, conclusi che forse Clara felice lo era per davvero. Arriva un punto delle nostre esistenze dove tutti i nostri dolori svaniscono e veniamo ripagati di tutto il tempo perso. No, non ho mai creduto negli stereotipi e tanto meno fui disposto ad incominciare a credervi. Dopo quel messaggio, seguì da parte sua un’altra settimana di silenzio. Quando rientrarono ad Inveruno, ricevemmo un invito per una cena a casa loro. Dopo varie discussioni riguardo i giorni liberi di Lucia, riuscimmo a fissare la data. La sera del 26 maggio ci recammo in via Fodera, dove al centro di un grande prato sorgeva la villa dei coniugi Oldani. “La Cislaghi la induvinà al ternu al lot a spusà l’Oldani”. Dicevano in paese. In molti si fermavano a contemplare quella immensa villetta a due piani : pura riflessione del sostanzioso patrimonio di Roberto. Il menù prevedeva : polpette vegetariane, risotto radicchio e zola e cotoletta alla milanese con patatine. Entrando in casa, salutai Clara impegnata a cucinare tutti questi piatti sfiziosi. Non ebbi nemmeno il tempo di chiederle come stava che fui trascinato da Roberto a prendere un drink in salotto. Mi raccontò nel dettaglio il loro viaggio di nozze, che sembrava essere stato organizzato con una precisione impeccabile. Seduto nel confortevole divano bianco, non vidi l’ora di mettere le gambe sotto il tavolo e gustare la cena. Nel bel mezzo di un discorso, finalmente apparve Clara reggendo una teglia piena di polpette. Trovai il suo aspetto decisamente migliore rispetto all’ultima volta. Il viso era al naturale, ma non per questo meno affascinante. I capelli, raccolti da un fermaglio nero, freschi di una nuova tinta rossiccia a coprire il biondo naturale. Quel colore le donava un’aria nuova, genuina.

Mentre consumammo la generosa cena, respirai un’atmosfera felice. Quella felicità che però mi spaventò a morte.

Non posso dire di non essermi divertito quella sera, ma sinceramente non vedevo l’ora di restare solo con Clara. Le volevo chiedere cosa la turbava, anche se sapevo già la risposta.

Rimasti soli sul balcone a fumare una sigaretta con Roberto e Lucia impegnati a guardare la T.V. sul divano, decisi di tentare. Neanche a farlo apposta, la risposta fu quella che mi aspettai :

“Qualcosa che non va? No, va tutto benissimo, cosa dovrebbe esserci che non va?”.

“Non so, ultimamente ti vedo un po’ triste…”.

“Triste??”. Sembrò sorpresa di udire quell’aggettivo. “No, ti assicuro che va tutto bene!”.

“Ok! Si è fatto tardi, mi sa che noi andiamo”.

“E’ solo che… mi sento un po’ stanca. Sai, il viaggio, i preparativi del matrimonio…”.

“Certo, capisco”. Mi sentii un po’ in colpa a voltarle le spalle e raggiungere Lucia.

Clara non mancò di sfoggiare il suo dolce sorriso, lusingata per tutti i ringraziamenti e i complimenti riguardo la cena. Il mattino seguente ricevetti un nuovo messaggio :

Grazie per esserti preoccupato ieri sera. Sono contenta che posso contare su di te.”.

Io le risposi che avrei ascoltato ogni suo dubbio, ogni pensiero; non avrebbe dovuto esitare nemmeno un secondo a chiedere qualsiasi tipo di aiuto.

Stai tranquillo, va tutto bene. Fin troppo bene”. L’emoticon sorridente a fine messaggio non mi fece presumere nulla di buono.

In quel momento, recandomi verso la casa di un utente, desiderai che la mia macchina subisse un guasto. In quel modo avrei potuto recarmi in “Oldani Ricambi”, salire in ufficio e vederla. Ma andò tutto benissimo, fin troppo bene appunto.



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