ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato venerdì 10 giugno 2016
ultima lettura mercoledì 21 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L’imbroglio degli ottanta euro.

di PestWriter. Letto 519 volte. Dallo scaffale Attualita

Oggi vorrei protestare contro l’ignobile raggiro degli ottanta euro perpetrato dal Movimento 5 Stelle…No, non è un errore di battitura, non intendevo dire Renzi e sbagliato a battere un paio di tasti. Fosse stato così, la par...

Oggi vorrei protestare contro l’ignobile raggiro degli ottanta euro perpetrato dal Movimento 5 Stelle…

No, non è un errore di battitura, non intendevo dire Renzi e sbagliato a battere un paio di tasti. Fosse stato così, la parola avrebbe potuto essere Gonzi, Rozzi, Stronzi… no, in questo caso, i tasti errati sarebbero stati più di due. Vabbe’, insomma, non è un errore di battitura: volevo proprio dire 5 Stelle.

E spiego il perché.

Sulla questione di questo benefit si è discusso a lungo, e l’obiezione che ho sentito sollevare più spesso e da più parti era che si trattava di una squallida mossa elettorale. Molto efficace, direi, visto il risultato ottenuto dal PD alle scorse europee.

Il dubbio che si sia trattato davvero di questo è più che legittimo, e basta avere un minimo di avversione nei confronti del nostro presidente del consiglio per trasformarlo in una assoluta certezza.

Giusto per esibirmi in una innocente provocazione, io vorrei commentare che di solito, in campagna elettorale, si fanno un mare di promesse, puntualmente disattese. Se per una volta un politico s’è voluto assicurare un ampio consenso non con vuote parole ma con solidi contanti, beh… a me la cosa sta più che bene.

Contanti che, a mio avviso (e non solo mio, ma, come risulterà più avanti, anche dei grandi detrattori dei 5 Stelle), hanno verosimilmente decretato la pallida ripresa che si sta registrando oggi in Italia, oltre ad aver concesso un po’ di respiro a qualcosa come undici milioni di italiani e le loro famiglie.

Non è certo merito del Jobs Act, come recita la politica renziana. Quello non è stato altro che un osceno regalo a Confindustria ed un sonoro ceffone a sindacati (più che meritato) e lavoratori. Sei miliardi di euro distribuiti a categorie che li avrebbero spesi, e non mandati in Svizzera, non può non aver giovato al nostro mercato. Come ho già spiegato in altri articoli, la ripresa non si ottiene con investimenti ed assunzioni per produrre merce che nessuno può permettersi di comprare, ma potenziando le capacità di acquisto dei cittadini che, in tal modo, possono giustificare la produzione, o un aumento di produzione, di un determinato bene, rendendo così necessario fare nuovi investimenti (in questo caso, veramente produttivi) e far lavorare un po’ di gente.

Se invece di ottanta fossero stati 160, o addirittura 240, probabilmente il risultato sarebbe stato più eclatante, ma stiamo parlando di un governo a guida PD, tradizionalmente avvezzo ad aumentare le tasse e non a diminuirle, mica di Babbo Natale.

Ora scoppia il caso: la legge prevede il beneficio solo per lavoratori con un reddito compreso fra un minimo (ottomila euro) ed un massimo (ventiquattromila euro). In sede di dichiarazione dei redditi si fanno i calcoli, e si scopre che in alcuni casi si è andati al di fuori di tale fascia di redditi. Per questo motivo, ci sono persone che dovranno restituire il bonus. Trecentoventuno milioni di euro che dovranno tornare alla base, su un totale erogato, ripeto, di sei miliardi e rotti.

Non è una bella cosa, certamente, soprattutto pensando che uno che ha un reddito di ventiseimila euro non può definirsi benestante, e il dover restituire, magari in un colpo solo, un migliaio di euro potrebbe creargli non pochi problemi. Peggio ancora se si esce fuori da quella fascia per redditi inferiori. Se hai guadagnato meno di ottomila euro, dovrai restituirne mille. E come continuare a campare sono cavoli tuoi.

È chiaro che per questo tipo di problematiche qualche battaglia va fatta. Per consentire a chi ha superato il tetto massimo di restituire la somma almeno con una comoda rateazione, e venire incontro in qualche modo ad un poveraccio che si trova in questo guaio per aver guadagnato addirittura meno dei previsti ottomila.

Ma non è di queste battaglie che sto sentendo parlare, in particolare dai 5 Stelle.
Questi sostengono semplicemente che i nodi sono venuti al pettine, e che Renzi sta per riprendersi gli ottanta euro distribuiti in occasione delle europee.

L’altro giorno, in TV, sento le dichiarazioni di un pezzo grosso del movimento (non ricordo ora chi, Di Maio, Di Battista, Fico, Raggi… e chi li distingue, l’uno dall’altro, a parte la Raggi per ovvi motivi? Sembrano tutti fotocopie a bassissima risoluzione di Beppe Grillo), che denuncia questa orribile intenzione del primo ministro, destinata a vanificare gli effetti positivi del provvedimento sul mercato (e così dicendo, per la foga di andare contro Renzi, ammette questa conseguenza) perché la gente, temendo di doverli restituire, non li spende.

È stato allora che ho fatto qualche ricerca, ed ho trovato i dati che ho riportato sopra.

Stentavo a credere a quella storia, fra l’altro ripetuta ed amplificata in maniera parossistica sui social network, e ho avuto ragione. Non per cieca fiducia nei confronti del Matteo nazionale, che non sono ancora riuscito a capire: metà delle cose che fa o dice mi sembrano un miracolo, l’altra metà mi fa temere di avere davanti non un prodigioso statista, ma un furfante matricolato eccezionalmente furbo… almeno in confronto agli altri esponenti della nostra classe politica. Non per fiducia, dicevo, ma per una semplice considerazione: uno che distribuisce dieci miliardi in occasione di una consultazione elettorale in fondo di poca importanza (purtroppo), utilizzata essenzialmente per procurare una redditizia poltroncina ai trombati nelle politiche, decide di farseli restituire proprio poco prima di un referendum sul quale si gioca tutto, a partire della sua permanenza nella scena politica italiana? Sarebbe un Co*****ne con la “C” maiuscola, e se non si può mettere la mano sul fuoco sulla sua onestà di intenti, credo si possa affermare con assoluta certezza che Renzi può essere qualsiasi cosa, ma non un Co*****ne. Mi pare che i risultati che sta conseguendo (positivi o negativi, ognuno faccia le proprie considerazioni) in un parlamento in gran parte a lui contrario, e con il suo stesso partito che cerca disperatamente di fargli le scarpe, lo dimostrino ampiamente.

Quello che non digerisco di questa faccenda è il comportamento truffaldino di Grillo e del suo movimento, che anziché combattere per una giusta causa, cioè soccorrere in qualche modo chi si è trovato intrappolato nei cavilli di una legge mai discussi o osteggiati da qualcuno, mira a buttare lo scompiglio fra gli italiani, vanificando (loro, con le loro false affermazioni, e non Renzi) l’effetto potenzialmente positivo sul mercato di quella elargizione, e buttando inutile fango su un personaggio che può certo essere attaccato per mille altri provvedimenti. Fango che si riversa addosso al mittente appena si scopre che il terrorismo che si sta facendo è solo una ignobile bufala.

RENZI NON SI STA RIPRENDENDO GLI OTTANTA EURO, STA SOLO RECUPERANDO, magari in malo modo, questo sì, e per questo si dovrebbe lottare, UN CINQUE PER CENTO DEL TOTALE EROGATO PER EFFETTO DEI VINCOLI DELLA LEGGE CHE HA ISTITUITO QUEL BENEFICIO.

Non ho una grande stima dei 5 Stelle. Soprattutto, dopo il grande rifiuto opposto a Bersani ad assumere responsabilità di governo in virtù di un irripetibile successo elettorale. Più che un movimento mi sembra una setta devota al suo santone, e sono tanti i temi da loro proposti (caccia alle sirene, scie chimiche, unione fra specie diverse…) che mi fanno rabbrividire. A loro riconosco, però, una dote estremamente rara nel nostro panorama politico: l’onestà. A questo proposito, ho addirittura scritto e pubblicato un racconto (Italia, paese di Bengodi) nel quale descrivo come, con questa semplice virtù, riescano a portare un’Italia sull’orlo del tracollo ad una condizione di benessere e prestigio mai sognata.

Bene… o, meglio, male: finora li ho considerati cretini, pazzoidi, in qualche caso buffoni, ma fondamentalmente onesti. Se si giocano anche quest’ultima qualità, noi italiani perdiamo l’unica speranza di cambiare (pacificamente) le cose. A meno di non cominciare davvero a confidare in San Matteo…

Maledizione, in Italia abbiamo tanti di quei guai e di comportamenti censurabili… che bisogno c’è anche di inventarne di fasulli, danneggiare ulteriormente il nostro paese, e sporcarsi la faccia in questo modo?

Siete davvero così cretini, oppure ho sbagliato anche l’altra mia valutazione, e siete altrettanto disonesti come le forze che vorreste combattere?


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: