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lavoro pubblicato giovedì 9 giugno 2016
ultima lettura sabato 30 maggio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Dialogo tra Keplero e un assistente

di Menic. Letto 609 volte. Dallo scaffale Teatro

 In tal caso decade un astro, non scompare all'attimo: si disperde, in mille vapori e fuochi, palesando al cosmo la sua presenza pur avanti la sua dipartita ...

In tal caso decade un astro, non scompare all'attimo: si disperde, in mille vapori e fuochi, palesando al cosmo la sua presenza pur avanti la sua dipartita ultima dall'universo. Avvenne così alla Supernova di Keplero, o la stella di Keplero, unica al tempo mirabile ad occhio nitido, essendo la sua lontananza breve e la sua magnitudine alta: lei era però già spirata per i siderei spazi ventimila anni prima circa, eppure solo in quell'annata si potè vedere la sua elio-forma. Fu osservata per la prima occasione il 9 ottobre 1604, e poche lune dopo dal germanico astronomo Giovanni Keplero. Fu l'ultima nella galassia.

KEPLERO:"Or dunque, ben arrivato, allievo. Hai già veduto anche tu le forme particolari di quella stella di fuoco?"

ASSISTENTE:"Sì, magister, ha una forma complessa, mai vista prima. E' come si dilatata per avvolgere lo spazio attiguo."

KEPLERO:"Però la sua capacità ponderosa di volgere al suo fuoco è particolarmente inusuale."

ASSISTENTE:"Fu magnifica prodezza trovare in tali notti un simile barlume. Sarebbe finita diversamente, magister, se sua signoria avesse posto ragione agli accademici dotti magistri. Lei ha rimembranza di quel che borbottarono?"

KEPLERO:"Certissimo, assistente caro: <<Messer Keplero, le sue notti al gelo non le faran gradimento al di lei fisico; le diamo riserbo di non condurre altre indagini fino al migliorarsi del clima>>. Quei soggetti non hanno cagione di quella necessità in queste lune di ghiaccio".

ASSISTENTE:"Miri, magister, il barlume chiaro che emana quella palla di fuoco. E' mirabile!"

KEPLERO:"Andando a declamare prodigi e mirabilità non si proseguirà alcuna strada, allievo caro, quindi le chiedo venia se le raccomando di non fare altrettante esaltazioni da questo attimo in poi".

ASSISTENTE:"Mea culpa, magister. La questua è nell'unicità di questa scena, inedita al mio sguardo. Non ho conoscenza di come sdebitarmi con sua signoria nel venturo. Sono novello in queste missioni."

KEPLERO:"Sarà ben sufficiente la sua lealtà qualora accadano fatti spiacevoli non a la mia persona quanto ai miei studi prossimi".

ASSISTENTE:"E io le dirò che ne sarò al corrente e presente in qualunque sia la circostanza, magister."

KEPLERO:"Ne ho ben timore, oltre che sospetto, che nel tempo che verrà avanti a noi scenari come questi ultimi saranno decisivi fin troppo perché chi attorno non ne dia giusta gravità. Questo barlume, come tu apostrofi, ne è facente parte..."

ASSISTENTE:"E di fatto lei è qui per far dell'analisi lo strumento di questa notte!"

KEPLERO:"...però non sia mai che erri! Gli accademici dotti potrebbero in lor cuore sorvolare alla scoperta solo per non far alzare polveri di magnitudine più tosta di quest'ultima. Ne hai ben comprensione di quel che mi accingo a mostrarti?"

ASSISTENTE:"Sua signoria presume delle future ritorsioni?"

KEPLERO:"Non verrò né come primo né come ultimo posto a vittima di certe angherie la cui mano è ben conosciuta da noi studiosi. E' una lunga mano, che arraffa chiunque le sia di contro, e che stringe a sé, come serpe."

ASSISTENTE:"Fin ove quella mano, come sua signoria chiama i perseguitatori, avrà potere di raggiungerla? Fin a quale anfratto del mondo?"

KEPLERO:"Non vi sono dilemmi nel mettermi alla fuga, ma nel non giocare alle loro malignità..."

ASSISTENTE:"Sua signoria non ha scritto di così grande rischio da dover incorrere in simili problemi. Lei ha possibilità di non essere stretto..."

KEPLERO:"Me lo prego, anche per codesta situazione. Se non per me stesso, per i miei scritti."

ASSISTENTE:"Sua signoria, la luce, sta diventando flebile...è meno visibile..."

KEPLERO:"Lo dissi: andando a declamare e via scorrendo non si avrà proseguo! Se fosse possibile mirarla in sua prossimità..."

ASSISTENTE:"Ma non vi era in quella terra un personaggio, un soggetto, che la puole aiutare, magister?"

KEPLERO:"Di chi rimembri? Non ti comprendo..."

ASSISTENTE:"Magister, lei non lo ebbe come amico un certo matematico nonché magister nei chiostri alti della città padovana?"

KEPLERO:"Non la seguo attentamente. Mi dia aiuto nell'acuire il soggetto."

ASSISTENTE:"Tanto tempo è trascorso dalle ultime lettere? Non ne ha rimembranza?"

KEPLERO:"Le ripeto, non la comprendo..."

ASSISTENTE:"Quel signore il quale, come sua signoria, studia gli astri. Colui il quale le chiese sostegno negli studi degli astri."

KEPLERO:"Galileo?! O buon Dio, quasi non mi sovveniva! Il "copernicano" Galileo, il magister di Padova. Ma per qual motivo dovrei disturbare la sua figura? E' in continuo studio nella sua università, e non ha di come procedere avanti per penuria di fiorini. Quel povero d'un martire...più occasioni mi narrò i suoi tormenti e le angosce. Non vi vedo necessità di crearle disturbo."

ASSISTENTE:"Ma, come sua signoria, sarà in atto di mirare il cielo e di quali gli accadimenti sono in moto. Ne sarà ottimo sostegno, mi creda."

KEPLERO:"Tempo addietro mi narrò la novella di un suo allievo nel breve tempo concesso dall'università; questi era di ritorno dalle terre olandesi, e vi ebbe scoperta di un oggetto, quasi un giochetto per bimbi: un lungo tubo con dentro un vetro concavo il quale rendeva le immagini lungi dallo sguardo prossime ad esso. Ora che mi sovviene, potrebbe essere di buona utilità..."

ASSISTENTE:"Io la esorto a riprendere nel tempo più breve i legami con signoria Galileo."

KEPLERO:"...però la capacità di un simile aggeggio era ridotta a forse qualche acro di distanza. Quell'astro morente, o decaduto, è ben oltre la nostra terra! Molto ben...o buon Dio..."

ASSISTENTE:"Cosa accade, magister?"

KEPLERO:"...mi dia attimo di rilevare un piccolo dettaglio: se si adotta la parallasse, e si presume che la distanza dall'orbe lunare è di quella cifra, allora il calcolo dovrebbe venire di ben oltre...o buon Dio, la stella di fuoco è ben oltre l'orbe lunare!"

ASSISTENTE:"Cosa sta farneticando, magister? Non vi è possibilità che sia oltre l'orbe?"

KEPLERO:"E'! E'! Se il calcolo è stato ben eseguito allora questa stella è fuori dai confini degli orbi. Non è negli orbi ruotanti la terra! Non vi ruota! Non vi ruota!"

ASSISTENTE:"Non può dire così. L'auctoritas nega simili accadimenti! Sua signoria dovrebbe saperlo!"

KEPLERO:"Allievo, in quest'atto l'auctoritas decade all'istante. Se non vi è sogno in tutto ciò, vi è ragione! E' una prova a favore di Copernico! La sua teoria dunque è reale!"

ASSISTENTE:"Non vi è sufficienza per far decadere l'auctoritas: una prova minima è riduttiva. Le Sacre Scritture verranno messe in giudizio!"

KEPLERO:"Sono già in giudizio, ma da parte nostra! Galileo ebbe modo anni fa di confutare tali credenze, ma non ebbe le prove a sostegno. L'attimo in cui avrà scoperta della prova gli andrà a beneficio dei suoi studi, oltre che dei miei!"

ASSISTENTE:"Dia attesa, magister. Per Galileo potrebbe essergli fatale! Lui è magister, a Padova. Lo sa cosa è attivo in quella penisola."

KEPLERO:"Per qual ragione hai il dovere di smorzare la mia euforia? Non sei conscio della prodigiosa scoperta attuale?"

ASSISTENTE:"Conscio del timore per lei. Prima temeva della lunga mano dei perseguitatori, al che possano seguirla, e in quest'istante non si capacita del pericolo di giungere Galileo in balia di loro."

KEPLERO:"Dice il vero. Galileo è abitante di una terra in cui se non per profitto niuna persona avrebbe l'ardire di provvedere all'aiuto, bensì al danneggiare, al mettere alla berlina. Allievo caro, il povero deve far l'inventore della Serenissima per sopravvivere, quando suo desiderio è l'essere scienziato, e far della sapienza la sola sua invenzione."

ASSISTENTE:"Quanta è la gravità di quella terra? Solo per quello or narrato?"

KEPLERO:"Genti ipocrite attendono il colpo d'ingegno per palesare la loro superiorità innanzi alle altre terre, abusando della pazienza altrui, e a volte violandola per mero interesse. Ma i veri rei sono pur sempre coloro i quali accettano."

ASSISTENTE:"Galileo era reo? E' solamente uno studioso."

KEPLERO:"Il quale dovrebbe darsi alla fuga, invece ha preferenza di farsi sostentare da quei gaglioffi..."

ASSISTENTE:"...i quali hanno altrettanto potere da inviarlo nelle galere e renderlo al pari di qualsiasi assassino o criminale..."

KEPLERO:"...o peggiore..."

ASSISTENTE:"Quale?"

KEPLERO:"Nelle ultime lettere narrò anche di un orribile atto perpetuato dal Sant'Uffizio, ai danni di un monaco, o abate che fosse. Loro gli diedero l'obbligo di ripudiare le sue idee, di abiurare, e lui negò di negarle. Malgrado le torture, non mutò mente né animo. Venne arso, vivo, con i suoi tomi. Vivo, in una piazza di Roma. Vivo, avanti allo sguardo del boia, dei sacerdoti e dei vescovi. Vivo!"

ASSISTENTE:"E' codesto il suo timore? Di cadere nelle braci dell'Inquisizione?"

KEPLERO:"Miravo nella sua lettera come la calligrafia di Galileo si facesse più tremolante, più instabile. Dal cuor mio, la lettura di simili immagini mi rese altrettanto, e da quel tempo non è che il mio tarlo."

ASSISTENTE:"Sia mai possibile che nessuno, in quel mondo, possa darvi grazia per gli studi?"

KEPLERO:"E di dirsi errati? Loro sono protettori del pontefice, colui il quale è infallibile, è parola divina. Mai la parola del Dio dovrà essere messa in bilico dalla voce dell'uomo. Chiunque sarà condannato per tale blasfemia."

ASSISTENTE:"Che gli accademici possano raggiungere un simile livello di crudeltà verso sua signoria?"

KEPLERO:"Non ebbero mica a cuore la mia salute, bensì i miei studi. Col tono pregavano che io non finissi per metterli nel caso di condannarmi. Dia alla sua immaginazione il moto nel prevedere cosa, nel venturo, verrà per me al riferimento del fatto agli accademici dotti."

ASSISTENTE:"Di fatto saranno necessarie delle prove maggiori per la teoria."

KEPLERO:"Senza alcun dubbio. Non vi è una grande mancanza; a breve ne avrò il possesso."

ASSISTENTE:"E in quel caso ciò che sua signoria otterrà non sarà altro..."

KEPLERO:"Di essere convocata dall'Inquisizione; e di venir costretta a fuggire."

ASSISTENTE:"E per il solo aver mostrato agli accademici una palla di fuoco morente. Non oserei fare una commedia, però per quanto sia lungi da noi questo astro, seppur morto, ci ha avvolto notevolmente al suo fuoco, e così ci ha arso vivi."

KEPLERO:"Migliore il suo bruciore lontano di quello assai più vicino a noi. E nel mentre se ne sta a scomparire nel sidereo..."

ASSISTENTE:"Forse quell'aggeggio di cui accennava prima, magister, un giorno avrà il suo servigio. E' una grande miseria che non si possa far altrimenti, e limitarsi a far congetture matematiche già così dannose."

KEPLERO:"Dove vuole arrivare, allievo?"

ASSISTENTE:"Se vi fosse la possibilità di mirarla, almeno, come consolazione ultima: ho la credenza che possa avere delle belle tonalità di colore!"

KEPLERO:"Ne avrei piacere anche per me medesimo; per lo meno, avanti a loro, ai perseguitatori, avrò in mente la sua forma finale, e mi dirò che ciò era cosa buona e giusta."

ASSISTENTE:"Beate loro che in fondo sono lungi dalle angosce degli umani. In questa notte io e lei, magister, abbiamo intrapreso delle discussioni così belle che mi sembra grottesco che il loro punto centrale siano degli astri, delle cose inanimate."

KEPLERO:"Ma in verità gli astri sono forse viventi quanto noi. Non presumo al loro porsi dilemmi, al riflettere, ma al muoversi di continuo, al loro essere in perpetuo moto. Perché il vivere è moto, azione e reazione. Ogni cosa, come diceva Copernico, è in moto."

ASSISTENTE:"Anche questa terra, fissa secondo l'auctoritas?"

KEPLERO:"Certamente, tranne l'auctoritas, sia ben inteso."

ASSISTENTE:"Mi è lieto il sapere che pur parlando di morti e ingiustizie lei è rimasto di buon umore."

KEPLERO:"Sarebbe mio dovere essere violentato da simili eventi? Se fosse ciò, non avrei ragione ad essere scienziato. Anche lei, allievo caro, non dovrà mai farsi giocare dalle malignità di simili eventi. Altrimenti non è il suo, di mestiere."

ASSISTENTE:"Non sarei con sua signoria qui, in questa notte di gelo, se non fosse dentro la mia mente un simile credo."

KEPLERO:"Mi è lento anche per me sapere che il suo precedente tentennamento al timore dell'auctoritas non l'abbia scossa cotanto."

ASSISTENTE:"Parlando di fiamme e ardere, infine ne ho preferenza, pur di evitare questo gelo terribile."

KEPLERO:"Convengo altrettanto, infatti la propongo di concludere la notte qui. L'aspetto domani al gabinetto di fisica."

ASSISTENTE:"La mia presenza non mancherà, magister."



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