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lavoro pubblicato mercoledì 8 giugno 2016
ultima lettura lunedì 17 febbraio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Medaglie in evidenza.

di BrunoMagnolfi. Letto 456 volte. Dallo scaffale Amicizia

Dobbiamo sempre essere pronte; non possiamo distrarci, fingere superiorità o addirittura indifferenza di fronte a cose del genere....

Dobbiamo sempre essere pronte; non possiamo distrarci, fingere superiorità o addirittura indifferenza di fronte a cose del genere. L’amica annuisce, conservando la sua espressione quasi severa, poi però rivolge lo sguardo da un’altra parte, distrattamente. Andiamo, fa lei alla fine, tanto qua dentro non ci facciamo più niente. Fuori dal negozio di borse sembra esserci la gente di sempre, quella che nel tardo pomeriggio puoi sempre trovare in giro sui larghi marciapiedi di quel tipo di strada. Loro due si incamminano lentamente senza una meta precisa, ma sanno perfettamente di che cosa dovrebbero parlare, anche se in fondo non sembra ne abbiano neppure gran voglia.

Stavolta non so se mi andrà di perdonarlo tanto facilmente, dice lei alla fine quasi con sforzo. L’amica si ferma un attimo per azionare la sua sigaretta elettronica, poi risponde soltanto: lo credo bene. La cosa più importante è che da adesso in avanti le cose per lui si facciano sostanzialmente difficili, e che ogni piccolo passo in avanti nei tuoi confronti, riesca a conquistarselo soltanto con fatica e mostrando una grande determinazione. Camminano vicine, loro due, ed osservano senza troppo impegno le vetrine di tutti i negozi. Certo, aggiunge lei dopo una lunga pausa: e comunque sarò sempre pronta ad allontanarlo ed a farlo ripartire da capo, di fronte ad ogni pur minimo cedimento del suo impegno nel nostro rapporto. Poi ambedue abbandonano l’argomento, e restano per un po’ in perfetto silenzio.

Potremo fare un salto da Lori, adesso: che cosa ne pensi, fa la sua amica tanto per riprendere a parlare. Lei guarda qualcosa avanti a sé, le pare subito che la sua migliore amica voglia soltanto cambiare discorso e abbandonare il problema, però accondiscende a quanto proposto, forse anche per una semplice abitudine. I suoi occhiali scuri ancora riescono a nascondere, per quanto possono, quel diffuso livido sul viso, ma lei non riesce più a conprendere se dentro di sé possa essere quello il segno del proprio cambiamento da mostrare a coloro che incontra, oppure soltanto il simbolo infamante di qualcosa che molto probabilmente è sempre riuscita a sbagliare. Forse avrebbe bisogno di tempo, di maggiore riflessione, della metabolizzazione completa del suo problema, prima di incontrare qualcun altro che magari conosce, anche perché in questo momento non le va certo di archiviare la faccenda come un qualcosa che a tutte prima o dopo può capitare.

Giungono infine nei pressi del locale, Lorenzo dietro al suo bancone del bar le saluta come fa sempre, ed anche se nota immediatamente quegli occhiali scuri ed ingombranti sopra la faccia di lei, non dice niente, comprendendo benissimo cosa cerchino in qualche modo di coprire. Ci sono altri amici a bere qualcosa, dei conoscenti, e forse proprio per questo lei avrebbe fatto anche a meno di andare là dentro, però alla fine si siede, pur senza salutare nessuno, e cerca in qualche maniera di non farsi troppo vedere. L'amica invece risponde ai saluti, sorride, ordina il suo aperitivo e scambia qualche battuta di spirito con gli altri.

Oggi non mi piace stare qua dentro, le dice lei sottovoce. Ma dai, fa l’amica: in fondo il tuo occhio nero fa parte delle cose che possono accadere a chiunque, non farne una cosa più grande di quella che è. Va bene, risponde lei, non ci sono problemi; e mentre pronuncia queste parole toglie gli occhiali, girandosi verso gli altri per far immaginare bene a tutti cosa le possa mai essere successo. Nessuno le chiede niente, naturalmente, ed anche l’amica sembra solo un po’ imbarazzata di quel comportamento, visto che lei invece adesso sorride, guarda tutti quasi con un’espressione di sfida, e mostra le sue ferite quasi come se fossero delle vere e proprie medaglie.

Bruno Magnolfi



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