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lavoro pubblicato mercoledì 1 giugno 2016
ultima lettura giovedì 21 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'IMPERMEABILE

di pensieripersempre. Letto 296 volte. Dallo scaffale Storia

Ogni anno, all'approssimarsi della festa della Repubblica, i ricordi tornano al periodo della guerra quando, a differenza di oggi, il nemico veniva "annunciato" E, se si era fortunati, ci si poteva mettere al riparo...

Norma racconta:

Mio padre ed io siamo per strada quando allarme e bombardamenti, improvvisi e simultanei,non ci permettono di raggiungere un rifugio.

Dall'aereo che vola sulle nostre teste le bombe cadono come pioggia di fuoco. Terrorizzata, mi nascondo sotto l'impermeabile di mio padre, che mi trascina nell'antro di una vecchia casa.

Per distrarmi dall'inferno che si sta scatenando intorno a noi, inizia a narrati di quando conobbe mia madre.

"Più o meno era una giornata come questa; il cielo, squarciato dai tuoni, mandava lampi e fulmini per un improvviso temporale. Le strade erano allagate e gli ombrelli non erano in grado di reggere tanta pioggia a vento. Nei pressi di un portone vidi una ragazza, tutta inzuppata, che ad ogni scoppio chiudeva gli occhi, premeva le mani sugli orecchi, tremante per il freddo e la paura. Mi avvicinai a lei per offrirle il mio impermeabile, ma ad uno scoppio più forte me la ritrovai rannicchiata e tremante sul mio petto. Sapessi quanto mi parve buffa e tenera in quel momento, la tua mamma, bellissima, proprio come te, piccola mia! Posso affermare che il nostro amore fu un vero e proprio colpo di fulmine"

Durante il racconto mio padre mi stringe sempre più forte perchè sempre più forti e ravvicinate si fanno le batterie della contraerea. Sembrano il finale dei fuochi d'artificio. Poi, uno scoppio e una folata d'aria ci avvolge. Aggrappandosi all'unico appiglio dell'anfratto, mio padre mi getta per terra e si distende su di me, per farmi da scudo mentre un aereo in fiamme passa su di noi per schiantarsi non molto lontano.

Un secondo scoppio. Il silenzio.

Avendo assolto al suo compito, la contraerea tace e tacciono anche i superstiti, smarriti, increduli per essere ancora vivi. Nei miei occhi c'è ancora l'immagine dell'aereo che piroetta tra le fiamme. Lo vedo e lo rivedo come in un film al rallentatore e penso:

""A chi avrà rivolto le sue ultime parole il pilota di quell'aereo? Alla madre?Alla fidanzata?Ai figli?". Poi riesco a districarmi dall'impermeabile per guardare mio padre, che mi prende la mano. La sua è di ghiaccio; il volto cereo; gli occhi cerchiati; anche lui, in silenzio. Insieme ci incamminiamo tra le macerie di quella parte di città che non c'è più, per tornare nella nostra casa, miracolosamente intatta...

Per molte notti, dopo quel giorno, i miei sogni sono incubi, che mi fanno svegliare madida di sudore: un aereo in picchiata, avvolto dalle fiamme si dirige verso di me, mentre io mi perdo nell'impermeabile di mio padre. ...

Ma questo non è l'unico trauma subito nei miei primi anni di vita, durante la seconda guerra mondiale..

( continua)



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