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lavoro pubblicato lunedì 30 maggio 2016
ultima lettura mercoledì 16 ottobre 2019

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"COLLEGE" in Italia?

di Enrimanci. Letto 486 volte. Dallo scaffale Generico

In molti paesi c'è la cultura del "college". Che non significa università "fuori sede", attenzione. Per "college" non intendo necessariamente confraternite, nomi accademici prestigiosi,  le famose feste .................................................

In molti paesi c'è la cultura del "college". Che non significa università "fuori sede", attenzione. Per "college" non intendo necessariamente confraternite, nomi accademici prestigiosi, le famose feste da universitari, o tutto ciò che appartiene a quell'immaginario con cui ognuno di noi ,italiani e non, è cresciuto.
In Italia manca la cultura di un luogo che sia proprio soltanto di studenti. E questa forse è una delle più grandi forme di lesione della gioventù di questo paese rispetto ad altri paesi europei. Non basta il fatto che alcuni ( troppo pochi)partano e vadano a vivere da soli in città in cui c'è l'università.
I college o cittadelle universitarie, così potremmo tradurre questa espressione inglese, sono piccole città dove la popolazione è soltanto studentesca.
Luoghi molto concentrati in termini di spazio in cui ci si può permettere di girare in bicicletta, o con pochi minuti di autobus raggiungere qualunque struttura.
Campus in cui c'è tutto quello di cui si può aver bisogno nella quotidianità: dai supermercati cinema, negozi, pubs, discoteche fino alle biblioteche, le strutture universitarie sia di alloggio che accademiche, ma anche ludiche, sportive e sanitarie.
Piccoli "paesi" che di provinciale non hanno nulla.
Per quelli che sono i costi dell'università pubblica italiana, non ci sarebbe bisogno di finanziamenti esosi per accedervi, come invece in altre realtà private, in particolare americane, che sono costosissime; e che rendono l'accesso davvero elitario.
In college, nel "building standard" spesso si vive in una piccola stanzetta fornita di bagno, scrivania, armadio e letto. Si paga quello che potrebbe essere il costo di una stanza in una grande città. La cucina è un ambiente più grande, comune ad alcune stanzette così composte, in modo da ridurre al minimo le spese.
Chi ha avuto la fortuna di viverlo all'estero per soggiorni studio o erasmus, prevalentemente in Inghilterra e America, sa quali sono le loro caratteristiche e dunque intuisce di cosa parlo. Molti hanno nomi così famosi che non hanno bisogno di presentazioni: Cambridge, Oxford, Brighton ecc. Ma ce ne sono anche altri meno conosciuti ma che sono ugualmente strutturati, sparsi in tutta l'Inghilterra. Sono realtà non solo di formazione studentesca ma anche poli di ricerca, che permettono una dialettica più profonda tra università, e un accesso più diretto al mondo del lavoro.
Una volta finito il liceo, la cosa più bella che un ragazzo può immaginare, o almeno di chi forse temerariamente chiamo più sano e coraggioso, è quella di andare a vivere da solo. Ed ancor più bello e fondamentale sarebbe vivere in un luogo di soli studenti, di diverse facoltà, di diversi ambienti accademici. In spazi in cui la mobilità sia facile e uno non si ritrovi isolato nel suo quartiere vivendo in una grande città, perché no, magari anche nel verde o sul mare, come le località inglesi menzionate.
In questi luoghi l'università diventerebbe un'esperienza molto più costruttiva e piacevole, più intensa sicuramente rispetto a coloro che vengono come fuori sede in una grande città come Roma in cui, nonostante l' indiscutibile bellezza, è molto difficile vivere per tante motivazioni, che sarebbe superfluo spiegare perché conosciute davvero a chiunque. E sebbene in minore entità, problemi che si ripetono anche a Milano e Bologna ed altri luoghi. Si potrebbe procedere riqualificando in questo senso alcuni paese nel Lazio che hanno le caratteristiche per realizzare ciò di cui parlo.
Ma andiamo veramente al reale motivo per cui sostengo che l'assenza di questi luoghi in Italia sia una problema e una macroscopica lacuna del nostro sistema, al pari di tante altre che in qualche modo potrebbero essere tutte connesse, ed espressione di quell'idea di "stasi"e "vecchio sociale" del Paese.
Chi affronta l'università nella propria casa si ritrova a vivere con i propri genitori e a vivere forse il periodo più bello nella vita di una persona, quello più formativo e di crescita, condividendo parti più o meno rilevanti del proprio tempo con loro. Con un mondo adulto.
Forse esagero, però penso non ci sia una cosa più dannosa per un ragazzo o ragazza appena non più adolescenti, per una persona con un bagaglio di sogni, aspettative che passare tanto tempo con i propri genitori. E questo sempre, al di là del rapporto che con essi si ha.
Trovarsi in una condizione di massima libertà e totale rapporto con coetanei significa farsi un'identità prendendo dagli altri e arricchendosi, liberi dai condizionamenti che a volte arrivano nelle forme più velate. Liberi da un mondo che a volte invidia, a volte reprime e nella migliore delle ipotesi semplicemente non comprende.
E ho visto tanti amici essere rovinati e danneggiati forse inconsapevolmente da questo.
Perché è ovvio che se il rapporto è anche di incomprensione, di ostilità, di violenza e freddezza, lo stress universitario unito alle pressioni dei genitori può diventare un'esperienza spiacevole che avvicina gli studenti all'età adulta troppo presto. Che li spegne già da ventenni. Andarsene in quei specifici casi può rappresentare un opportunità particolarmente preziosa di sopravvivenza personale.
E di certo il clima di crisi economica e incertezza in cui tutti viviamo non fa che favorire tutto questo e tanti genitori che credono di aiutare a motivare, di far calzare i figli nelle proprie storie e idee preconfezionate, fanno solo danni.
Sarebbe fantastico se qualcuno si muovesse e riuscisse a sperimentare e realizzare realtà di questo specifico tipo anche in Italia. Esse già esistono parzialmente se pensiamo al campus di Torvergata che più si avvicina a ciò che intendo, ma manca del tutto una cultura di università così intesa. In una società ideale coloro che affrontano gli studi universitari a casa devono diventare sempre più una minoranza e non una pericolosa normalità, e il welfare ( cioè politica sociale) dovrebbe fare di tutto per permetterlo. In Inghilterra, tanto amata e invidiata, una tradizione di questo tipo c'è da molto tempo. Molto tempo che gli studenti, attirati da tutto il mondo in queste realtà inclusive, sono la forza motrice del paese. Se riuscissimo a farla nostra, unito alla qualità italiana dell'istruzione e della vita,avremmo un sistema invidiabile in tutto il mondo. Potrebbe dimostrarsi un investimento sociale molto importante per il nostro Bel paese.
------------------Aggiungo le risposte ad alcune perplessità che mi hanno rivolto:


Come sarebbero realizzabili realtà del genere? E' utopico questo progetto?

Non parlo assolutamente di rivoluzionare il sistema italiano. Perché mai? Parlo solo di iniziare a sperimentare maggiormente questi campus.
Prendendo come riferimento il Lazio, si potrebbero decentrare o creare alcune sedi di dipartimento de La sapienza e di Roma3 in uno dei comuni connessi dalle ferrovie romane, che sono abbastanza efficienti.
Ci sono molte fermate fino a Viterbo o proseguendo verso sud in direzione di Terracina.
Se ne potrebbe scegliere una facilmente riqualificabile dal punto di vista urbanistico e che possa agevolmente ospitare alloggi e strutture del campus.
Ha già un'amministrazione comunale che offre servizi sanitari e di ordine pubblico.
Si può iniziare inserendo dei canali decentrati e vedere quanta domanda c'è per questi posti.
Le gestione dei dati dello studente avverrebbe attraverso la normale segreteria della sede centrale.


Quanto sarebbe più costosa la vita di uno studente?

A torvergata sono stati realizzati alloggi il cui costo mensile è 350 euro. Il costo medio dovrebbe essere quello. Poi dipende se l'alloggio è in appartamento o nelle costruzioni specifiche per studenti ( come dico nell'articolo camera, bagno e cucina in comune a più camere) .Parliamo di un costo in generale INFERIORE rispetto al costo di un fuori sede in un ateneo di una grande città. Il fatto che gli alloggi siano in campus di provincia è un rilevante vantaggio economico.
Allo stesso modo in cui in base all'ISEE si pagano diverse tasse universitarie, esisterebbero sovvenzioni per ridurre il costo dell'affitto agli studenti meno abbienti.
Il costo delle tasse universitarie rimarrebbe quello della sede centrale a Roma o anche meno magari.



Come si può sapere che è meglio per gli studenti vivere da soli e tra altri studenti?

Non è solo una mia opinione. E' ovviamente qualcosa di intuitivo, ma è la più moderna psichiatria a sostenere che l'allontanamento da casa sia fisiologico e fondamentale per lo sviluppo sano di una persona. La ricerca di un'identità affettiva, sessuale e professionale è consigliabile avvenga lontano dai genitori.
Soprattutto per le ragazze che , se vivono in ambienti bigotti, sono più pressate e provate psicologicamente rispetto ai maschi.
Vivere da soli permette di sviluppare preziose caratteristiche individuali anche molto apprezzate dai datori di lavoro.
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Ma i miei genitori cucinano e mi aiutano svolgendo loro le attività domestiche.
Sto parlando di benefici ben più grandi per la persona derivanti da questo tipo di esperienza universitaria. Forse vale la pena avere i vestiti stirati peggio e dover imparare a cucinare.

Quali sono le percentuali degli studenti che oggi studiano a casa con i genitori?

Secondo l’ultima indagine Eurostudent elaborata in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e con la Fondazione Rui, solo il 24% degli studenti campione (4.499 iscritti all'anno accademico 2008-2009) è fuori sede: il 17% vive in un appartamento condiviso e solo il 2,7% in un alloggio universitario. Mentre il 50,6% prende ogni giorno il treno per andare a seguire lezione.
Le percentuali che ho trovato sono risalenti, quindi probabile che la percentuale di fuori sede sia ancora diminuita.

Se confrontiamo questi dati con le percentuali del mondo inglese, esse sono totalmente invertite! Ossia, circa tre quarti degli studenti inglesi va a studiare fuori di casa dei genitori. E non torna tutti i weekend a casa ma anzi partecipa alla vita sociale studentesca del campus.
Una differenza così grande tra i due paesi è un fenomeno sociale che ha tante conseguenze e contribuisce a spiegare altrettante differenze tra i due popoli.



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