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lavoro pubblicato lunedì 30 maggio 2016
ultima lettura sabato 14 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Cosa direi a me stesso?

di Geralt. Letto 379 volte. Dallo scaffale Pensieri

Penso spesso a questa domanda:cosa direi al me stesso di qualche anno fa se potessi incontrarlo? Lo metterei in guardia forse, gli direi, di fare attenzione, tenterei di proteggerlo. Ma proteggerlo da cosa? Dalle persone che fingeranno di ess...

Penso spesso a questa domanda:
cosa direi al me stesso di qualche anno fa se potessi incontrarlo?
Lo metterei in guardia forse, gli direi, di fare attenzione, tenterei di proteggerlo. Ma proteggerlo da cosa?
Dalle persone che fingeranno di essere suoi amici.
Fa’ attenzione a non donare la tua amicizia a chiunque, sono tutti pronti a coglierne il frutto ma nessuno o pochi a ricambiare l’offerta. E nel momento del bisogno ti ritroverai spesso solo.
Ecco, magari potrei dirgli questo. Ma poi penso che anni di scelte sbagliate mi hanno fatto avere gli amici che ho ora, gente che ha dimostrato di essere pronta a stare al mio fianco quando cadevo nello sconforto più assoluto, gente pronta a far di tutto per vedermi tornare in piedi a combattere per i miei sogni.
Ma allora da cosa potrei mettere in guardia me stesso?
Ci penso e ci ripenso su, mentre le ore passano scandite dal ticchettio di un orologio da parete che non si ferma un momento, e continua imperterrito.
Ecco, ci sono, potrei dirgli di riflettere di più in certe sue scelte, di essere meno egoista.
Si, ma in fondo cos’è l’egoismo, se non una forma di imperfezione umana spesso legata all’età?
Gli esseri umani si sa, in fondo al loro cuore sono egoisti, vogliono sempre di più, forse però dovrebbe imparare da solo ad esserlo meno, forse se io sono qui a riflettere su questo, a pensare a degli episodi del mio passato, è perché io stesso ho imparato a farlo, forse se mi avessero guidato in tutte le mie scelte non sarei arrivato a questo punto, non avrei mai avuto
questo sguardo così critico verso me stesso.
Allora niente, nemmeno questo. Poi, di colpo arriva il pensiero più grande di tutti, si fa strada in mezzo al resto.
L’amore.
Potrei metterlo in guardia dall’amare chi lo ferirà. E qui mi lascio andare a mille pensieri diversi che si intrecciano nella mia mente, penso a com’è sottile il confine fra felicità e dolore, a come l’amore possa tramutarsi in una gabbia di sofferenza, a come ti senti abbandonato quando finisce una storia a cui tenevi, come se avessero strappato via una parte di te, come se qualcosa che doveva durare per sempre, qualcosa su cui tu fantasticavi giorno e notte, e che ti faceva andare in giro con un sorriso, improvvisamente fosse finita, un mondo di colori che diventava grigio. L’amore oscilla spesso fra felicità e dolore, tra gioia e sofferenza, e quando finisce, ritrovare se stessi è difficile.
Ma non impossibile, in fin dei conti se non mi fossi abbandonato all’amore, forse non avrei mai sofferto, ma forse non avrei nemmeno conosciuto quella parte di me che è stata capace di rialzarsi e crescere.
Ma se avessi la possibilità di risparmiagli del dolore?
Lo farei?
No.
Perché il dolore mi ha reso ciò che sono ora, non perfetto, non il migliore tra tutti, ma semplicemente me stesso. E in un mondo in cui tutto fugge via, nascosto dietro una maschera, essere se stessi non solo è importante, ma è l’unica cosa che conta.



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