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lavoro pubblicato venerdì 27 maggio 2016
ultima lettura sabato 13 aprile 2019

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Un tempo - Parte Prima - La sera assurda

di Menic. Letto 381 volte. Dallo scaffale Fantasia

Un gruppo di amici si stava divertendo tra di loro, ridendo sguaiatamente alle battute che si stavano facendo; accanto a loro c'era una coppietta che si stava chiedendo cosa fare dopo quella bevuta occasionale; e vicino a questi una coppia di amici che...

Un gruppo di amici si stava divertendo tra di loro, ridendo sguaiatamente alle battute che si stavano facendo; accanto a loro c'era una coppietta che si stava chiedendo cosa fare dopo quella bevuta occasionale; e vicino a questi una coppia di amici che cercavano di giocare a carte senza tentare di uccidersi a vicenda per la fortuna o di uno o dell'altro. Si sentì udire dentro quel piccolo pub cittadino una sordida imprecazione, rivolta ad un certo Edoardo.

La gente si girò, per qualche istante, interrompendo la loro attività, e poi meccanicamente ritornò alla loro chiacchiera serale. Dopo pochi istanti la lancetta segnò le otto. Erano le otto di sera nell'orologio difettato del locale, tarato a tre minuti prima; erano quindi tre minuti alle otto, se non fosse che nell'orologio di Ludovico in realtà risultavano le otto precise, conscio del fatto che il suo orario era dipendente da quello che aveva trascritto qualche ora prima al televisore, sincronizzandolo con quello del notiziario orario.

A Ludovico comunque non interessò, perché per lui la serata era praticamente diventata quella tipica che stava giungendo, anzi, era quasi al termine. Si sentì un ragazzo sbuffare, come se fosse inviperito, e sbattere il piede destro sul pavimento, con disapprovazione.

Ludovico non ci voleva credere a quello che gli stava capitando: dentro di sé stava cercando di auto illudersi di essere invece talmente ubriaco da aver mal compreso la scenetta assurda a cui stava assistendo. Purtroppo deve ancora essere presente nella memoria collettiva quell'essere capace di arrivare a tali livelli di ebbrezza solo con due birre, analcoliche per giunta. Lui sperava di essere quel soggetto particolare: se non altro avrebbe potuto dissociarsi con naturalezza da quei due altri soggetti altrettanti particolari. Tornò ancora a vedere l'orologio al suo polso: se nel frattempo l'orologio del pub aveva segnato le otto e tre, il suo aveva segnato ancora una volta le otto. Decise di non guardarlo per il resto della serata, e, maledicendosi per essere uscito quella sera con loro, di cercare di godersi piuttosto la scenetta.

Riprese invece ad assistere alla recita di due suoi amici, di cui uno, per sua fortuna, aveva concluso la sua filippica a suon di bestemmie: stavano litigando animosamente da tre minuti, facendo gran fragore per tutto il locale. Il motivo era semplicissimo: uno dei due era arrivato in ritardo quella sera. La dinamica spazio-temporale si poteva ridurre a questi punti: Ludovico era arrivato nel locale alle sette e cinquanta, Renato alle sette e cinquantasette ed Edoardo alle otto: quando quest'ultimo entrò, iniziò il delirio. Per quei tre minuti in più Renato era impazzito, in un crescendo di disgusto, rabbia e ira improvvisa e impulsiva, sotto il segno dei suoi occhi, di bracia, rivolti a Edoardo. Costui non cercò nemmeno di chiarire la faccenda, o di calmarlo: lo fece sfogare nella sua isteria assurda, stando impassibile, stoico, nella sua seggiola di plastica. Renato si stava calmando, o almeno si poteva presupporre questo dal colorito sempre meno rosso, prima ben visibile nel suo volto curvato dalla serietà, in contrasto con quello rotondo di Edoardo, immerso nella sua tranquillità pacifica.

Ludovico invece era rimasto immobile, imitando con la sua faccia il barbagianni; si mosse da quell'espressione ambigua quando si interruppe definitivamente il tentativo di Renato di linciaggio verbale ai danni di Edoardo.

Quando aveva la garanzia che questi si era calmato, chiese timidamente il movente di un simile agguato verbale. Renato mostrò lo sguardo iracondo precedente ora a Ludovico, e, con un certo freno, impedì un secondo momento di pazzia verbosa. Durò altri due minuti; infatti, limitandosi all'imprecazione nei confronti della di lui genitrice, riuscì a placarsi in tempi più brevi. Ora Ludovico non ci capiva più nulla, e si sentiva intontito per questi scherni. Dopo ciò, Edoardo mostrò il suo sorriso bianco: cominciò a sogghignare, poi, anche lui vittima di un crescendo, passò dal sorridere fino al ridere, raggiungendo certi toni esplosivi simili all'isteria di Renato. Data la stranezza la gente si girò per la seconda volta, stupita per il suo riso nevrotico, senza però tornare a riprendere le proprie chiacchiere, fissando quella piccola commedia dell'assurdo che era diventato quel rendez-vous improvvisato. Dopo due minuti, anche Edoardo smise, lasciando terrorizzato Ludovico.

Invece Renato tornò incollerito come prima e, quasi alternando il suo momento ilare, ricominciò ad adirarsi, con la flemma di prima, scatenando al contempo alcune risate spontanee da parte del gruppo precedente di divertiti. Quasi seguendolo nella sua rabbia, Edoardo iniziò a ridere con la stessa estrosità dell'episodio precedente, portando alle due coppiette ad avere una certa disapprovazione nei suoi confronti, fino quasi a chiederli, urlando, di smettere tale risata, arrivando, soprattutto da parte della coppia di amici, ad essere offeso gratuitamente.

Ludovico in poche parole si trovò Renato impazzito dalla rabbia, avendo dalla sua parte gente impazzita dalle risate, ed Edoardo impazzito dalle risate, avendo dalla sua parte gente impazzita dalla rabbia. In tutta questa follia, Ludovico tornò a leggere l'orario del suo orologio, contravvenendo alla sua promessa: l'orologio era fisso per una terza volta alle otto di sera. Non credendoci cercò con la coda degli occhi di guardare di nuovo l'orario dell'orologio del locale; nel momento in cui era stato colpito dal suo sguardo le se lancette si sganciarono dal gancio centrale, impedendo alcuna lettura nell'immediato.

In quell'istante entrò nella stanza una cameriera, la quale, incurante della scenetta, chiese a Ludovico se volesse qualcosa da bere. Questi allora si arrese alla situazione e ordinò da bere per tutti. Un decimo di secondo dopo tutti smisero di fare quello che stavano facendo, e tirarono sospiri di sollievo: Renato smise di urlare, Edoardo di ridere e la gente di ridere e urlare, lasciando invece sfogare quel povero diavolo che stava piangendo da solo, estraneo al gioco gobbo fatto contro Ludovico. Dopo aver tirato fuori il suo portafoglio e aver lasciato sul piatto praticamente tutti i soldi guadagnati dai gratta e vinci, Ludovico maledisse tutti quanti loro, apostrofandoli con nomi quali marionette e buffoni, specie i suoi due amici, arrivati a ricorrere a certi trucchetti impossibili pur di sfruttare le vincite altrui per gustare un po' di birra di sera. La cameriera servì le birre a tutti, lasciando per ultimo Ludovico, con la sua pinta di birra, non analcolica stavolta. Quello che accadde dopo la loro bevuta non è lecito sapere, anche perché Ludovico dopo aver bevuto era completamente partito di testa.


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