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lavoro pubblicato venerdì 27 maggio 2016
ultima lettura giovedì 12 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Un tempo - Parte Prima - Alla faccia di Camillo

di Menic. Letto 350 volte. Dallo scaffale Fantasia

- Era un bimbo coi riccioli castano biondi, forse più biondi che castani, e aveva gli occhi color marrone scuro, forse più scuro che marrone. Si vestiva come qualsialtro normale bambino della sua età: portava ogni giorno il medesim...

- Era un bimbo coi riccioli castano biondi, forse più biondi che castani, e aveva gli occhi color marrone scuro, forse più scuro che marrone. Si vestiva come qualsialtro normale bambino della sua età: portava ogni giorno il medesimo golf grigio, vistosamente usato e consumato, e i medesimi jeans sciupati, con qualche leggero strappo sui ginocchi, e ai piedi portava le solite scarpe da ginnastica. Nessuno sapeva quanti anni avesse: il suo volto e il suo corpo gli garantivano un anonimato fisico tale da impedire a chiunque di decifrare la sua età anagrafica, e solo la supposizione rimaneva.
Tantomeno si conosceva la sua vita quotidiana: era palese solo che, ogni mattina, appena sveglio, si coricasse, quasi soffocante e agitato, in bagno, a fare delle piccole facezie, perdendo nel complessivo dai cinque ai, massimo, dieci minuti, uscendone stanco e come liberato. Dopo la colazione a base di bustine da tè riciclate, o in altre occasioni elemosinate a qualche vicino di casa, si vestiva di tutto punto, per poi perdere quasi mezz'ora di tempo in bagno per mettere a posto i suoi baffetti, ciondolanti sul suo volto altrimenti efebico e chiaro, e i suoi riccioli particolari. Quello che in seguito concludeva nella giornata era difficile da intendere, anche per via del suo carattere. Il bambino era, nel complesso residenziale in cui dimorava quella primavera, un caso particolare, specie per la sua personalità così speciale e curiosa.
Quel giorno uscì di casa, e, passeggiando per il cortile interno, venne chiamato. "Buongiorno", gli disse la signora portiera, un'attempata signorotta dai fianchi curvi e dallo sguardo dolce; era appena uscita nel cortile, e sorridendogli gli chiese, "Come stai? Tutto bene?".
"Ehilà", le rispose, "che ci fa alzata a quest'ora?"
"Cosa?", gli domandò la signora portiera, "Come cosa faccio a quest'ora?"
"Non ha capito la domanda, per caso?", le ribadì il bimbo.
"Io qua...ma mi prendi in giro?". Lui prendeva sempre in giro.
Dopo che lui le fece intendere la sua burla infantile lei sorrise un poco, e preferì concludere la conversazione velocemente, scomparendo poi nella sua saletta visitatori. Lui invece continuò, stavolta col mattiniero vicino di casa.
"Oh bene, oggi c'è il sole!" disse a voce alta il giovane pittore dai capelli mori, guardando il cielo e i tetti delle case.
"Se non altro potrò fare qualche cosa all'aria aperta" commentò il pittore.
"Ma fammi il piacere!" gli urlò il bimbo, guardandolo dal basso. Il giovane lo guardò, stupito, e con gli occhi gli chiese perché.
"Non fai nulla tutto il giorno. Almeno non dirlo in giro!" gli rinfacciò compiaciuto il bimbo al pittore.
"O cosa dici? che ti prende stamattina?" gli chiese il pittore incollerito.
"Ti sei alzato male, vedo..." gli disse il bimbo.
"Ma stai zitto, e va a studiare! Sei te quello che non fa nulla tutto il giorno"
"Perché? Tu fai qualcosa?" gli domandò sarcasticamente il bimbo.
Appena notò sul volto efebico il ghigno dello scherzo il giovane pittore capì di essere stato raggirato e lo salutò alla medesima maniera della signora portiera, scomparendo stavolta nel suo appartamento nonché studiolo di pittura.
Nel mentre la scena venne seguita da un'altra vicina di casa, una psicologa principiante occhialuta e dai capelli tinti: "O la vuoi smettere di fare queste battutine, piccoletto?".
"E tu quando la smetti di fare la strizzacervelli?" le rispose malignamente.
"Non fai ridere, bimbetto. È curioso che tu continui a fare il cretinetto: sei annoiato per caso?" Il bimbo non le rispose; la guardò male, coi suoi occhietti scuri.
"Chi tace acconsente. Vedi di lasciarci in pace."
Lui non lasciava nessuno in pace. Lui doveva rompere le scatole a qualsiasi povero cristiano che si trovasse nelle vicinanze. Tutti sapevano che era un mettimale, un vero zizzaniatore, e lo scoprirono facilmente, durante la festa d'inaugurazione del nuovo appartamento di due giovani fidanzati da poco uniti nella convivenza.
Al tempo tutti quanti si erano da poco trasferiti in quel complesso residenziale, appena aperto ai nuovi affittuari paganti: all'occasione questa coppietta aveva voluto ricolorare il proprio appartamento, e, una volta conclusi i lunghi lavori domestici, imbandì per tutti i vicini una piccola festa. Una volta entrato nel trilocale tinto con toni di pastello e rifiniture floreali a tutti pareva un bimbo angelico: teneva allora una capigliatura più lunga, un volto più roseo e un fisico più rotondetto, tanto da essere addirittura somigliante ad un piccolo cupido. Mentre i commensali imbandivano la tavola con gli aperitivi e gli stuzzichini lui si appropinquò degli alcolici, in special modo dei vini rossi, stappati per l'occasione mondana.
Iniziò con un piccolo bicchiere, e se lo gustò poco a poco, al tatto; le sue papille dovevano essere particolar-mente reattive al sapore di quel vino perché dopo tre sorsetti fece il bis col doppio della quantità precedente, stavolta buttato giù con solo un sorso. Così fece anche col terzo bicchiere, e anche col quarto; il fatto venne notato facilmente dagli ospiti, specie dai bevitori tipici. "Ohilà, non la facevo un bevitore così accanito! O quanti anni hai? Sembri così giovane!", affermò la fidanzata del padrone di casa, rossa di capelli, "Ah, lei è per caso golosa di..." le stava per chiedere, ma venne interrotto dall'arrivo dell'insalata russa, senza nemmeno essere compreso da lei.
Mangiò quell'insalata con la stessa voracità con cui stava succhiando i vini, ma si fermò subito, notando come il sapore del cibo non assomigliava affatto a quello del vino rosso.
Più beveva, più il suo carattere si rivelava Nonostante quella uscita non combinò grossi disagi: per tutta la serata fece il simpatico, mostrandosi con la sua spocchia non credibile un tipo particolare. Lui continuava con le sue battute, salvandosi ogni volta per la bontà delle persone, fino a quando, alla fine della serata, non fece qualcosa che era meglio da evitare. Era quasi mezzanotte, ed era diventato totalmente brillo.
"Ohi, tutto bene?" gli chiese la padrona di casa, guardandolo negli occhi dondolanti, "Piccolo, stai bene?".
Il suo volto era totalmente rosso, gli occhi debordavano dal campo visivo, e dalla bocca non usciva più alcuna parola di senso compiuto, "Sì...cioè...cosa...", e cominciò a perdere l'equilibrio, "Sei...sei una bella fi..." ed ebbe dei conati di vomito. Appena sentì i conati la padrona lo portò in bagno, per evitare qualsiasi reflusso gastrico nel pavimento di parquet sintetico. Venne accompagnato fino alla porta, e in quell'istante il bimbo fece uno scatto tale da lanciarsi contro la tazza di porcellana, sparando a tutto fuoco i liquidi intestinali risaliti. Lei vide la scena, disgustata per la violenza con cui rigurgitava il tutto. Durò poco per sua fortuna, ma forse era meglio per lei se fosse durata ancora di più. Il piccolo si staccò dalla tazza e riprese a respirare dopo la fragorosa apnea liquida, e, poggiato sulla tazza, notò due piccoli dettagli: la porta del bagno era stata chiusa per bene, e la signora era decisamente avvenente. Rimase a guardarla per pochi istanti. Il fidanzato intanto stava servendo gli ultimi pasti quando cominciò a sentire dei mugolii provenire dal bagno; anche i commensali, notando lo spostamento veloce del padrone di casa verso il bagno, lo seguirono rapidamente, facendogli da pubblico spettante. Si avvicinarono alla porta e il rumore era diventato un po' più intenso: lui cercò di aprire la porta, ma la trovò chiusa a chiave dall'interno. La gente intanto si circondò, in attesa dello spettacolo che di lì a poco sarebbe uscito.
"Chi è dentro? Chi c'è dentro?" urlò il fidanzato senza ottenere risposta, "Amore, sei tu? Sei rimasta dentro?", ma nessuno parlò.
Intanto il mugolio si spense, e la porta venne aperta: la sposa uscì un po' scossa, con alcune lacrime agli occhi, stringendosi allo sposo. Il fidanzato entrò e vide il bimbo a terra, con la camicetta aperta, ma coi pantaloni ancora alzati. Il fidanzato stava per saltare addosso al piccolo, per prenderlo a ceffoni, quando la fidanzata lo tenne stretto più di prima. "Non ha fatto niente, tranquillo..." commentò la fidanzata asciugandosi le lacrime, "Mi ha solo toccheggiato in qua e in là, senza nemmeno far nulla. Più che altro stavo morendo dal ridere per la scenetta.", indicando le sue lacrime da riso. Il pubblico intero, da dietro, sogghignava per la sceneggiata indecente, mentre il bimbo, completamente avvinazzato, cadde nel letargo.
Si risvegliò alla fine della festa, con la testa pesante e leggera al tempo stesso, sul divano del soggiorno. Uno degli ultimi invitati rimasti lo condusse alla porta, aiutandolo nella camminata; poco prima di uscire dalla porta dell'appartamento sentì dalla camera da letto dei due fidanzati provenire un mugolio simile a quello da lui prodotto durante il suo momento particolare.
L'episodio della festa venne facilmente superato, e gli stessi fidanzati si dimenticarono del gesto del bimbo; difficilmente vennero superati quelli successivi a questo. Purtroppo quello fu l'inizio di altrettanti episodi in cui il piccolo diede libero sfogo alla sua personalità speciale, tutti accaduti nel corso della stagione, quasi con costanza. Erano passate due settimane dopo la festa di inaugurazione del nuovo appartamento: il giovane pittore aveva invitato quasi tutto il condominio, e qualche amico e compagno di facoltà, ad una piccola mostra domestica, in cui esponeva sui muri di casa le proprie tele sperimentali. Il piccolo non era stato invitato ufficialmente, ma, senza nemmeno avvisare il vicino di casa nonché esecutore della festa, vi partecipò comunque: appena entrato in casa venne da subito adocchiato dal giovane pittore, il quale, dopo un attimo di ritrosia, lasciò perdere, e lo lasciò integrarsi col resto della compagnia. Se all'inizio il piccolo era riuscito a non eccedere troppo col suo ego, alla fine però non riuscì a combinare qualche guaio. C'era una giovane ragazza tra i commensali, una C'era una giovane ragazza tra i commensali, una minuta ragazza dai capelli neri, che passava tutto il tempo accanto al giovane pittore e ai suoi amici; il bimbo intanto aveva preso interesse nella bottiglia di vino rosso appoggiata in uno dei tavolini da festa del soggiorno, ma, dopo tre bicchieri colmi ingurgitati in tre minuti, si scansò dal vino e si avvicinò a lei. La ragazza lo intravvede e, stupita del suo volto giovanile, gli chiese, "O che ci fa un bimbo alla festa? Tesoro, non è un po' troppo piccolo per la festa?", chiese al pittore.
"Ma tesoro..." le disse, poi abbassando la voce, "...non l'ho invitato! È venuto lui da solo!".
Nonostante la voce bassa, il bimbo riuscì ad ascoltarli, e cominciò ad arrossarsi; subito dopo però le sue palpebre si fecero pesanti: il vino aveva fatto effetto, ma non cadde nel conato di vomito, bensì nel sonno. Stavolta si risvegliò nel bel mezzo della notte, non in casa del pittore, bensì nella sua stanzetta, in totale confusione. Cominciò a sentire dei rumori provenire dalla camera al piano di sopra, coincidente con quella del pittore. Non ci pensò due volte: uscì di casa, salì al piano di sopra e cominciò a bussare alla porta, urlando in continuazione di aprire. La porta non si aprì, ma si sentì dall'altra parte la voce del pittore: "Ma che...è notte fonda! Cosa diavolo urli a quest'ora?!".
"Cosa stai facendo con lei?", gli urlò dal corridoio.
"Ma cosa...ma cosa diavolo te ne importa?", gli domandò stranito.
"Cosa stai facendo con lei? L'ho vista prima io!"
"Vista? Tu? Ma lei è la mia ragazza, idiota! Stiamo insieme da due mesi! Ma vedi di tornartene a casa, bamboccio!"
E il bimbo continuò a sbattere la porta, "Apri! O chiamo la polizia e vi faccio sbattere tutti e due fuori!", "Ma cosa vai dicendo! Ma vedi di andartene, prima che finisca male...", e se ne ritornò in camera. Il piccolo continuò per quasi tutta la notte, quando, verso l'alba, uscì adirata la ragazza, con la propria valigia. Nel passo verso l'uscita del palazzo il bimbo provò a prenderla a sé, ma al primo colpo venne fermato con uno schiaffo alle guance rosse, che, col blu dell'ematoma, divennero violacee.
Così il piccolo si fece conoscere nel condominio. Accadde però che, dopo aver importunato la vicina psicologa, uscì dalla saletta visitatori una voce non più tanto dolce, più vicina allo sgrido: "Camillo! Per carità!". Solo in quell'istante il bimbo perse il suo ghigno speciale, e scomparve nel buio della sua cameretta. -


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