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lavoro pubblicato venerdì 27 maggio 2016
ultima lettura mercoledì 13 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Un terrone a Milano

di Giobbo. Letto 324 volte. Dallo scaffale Viaggi

Un terrone a Milano Quando arrivi alla stazione centrale la prima cosa che ti viene in mente è che sicuramente quello dev'essere il municipio, forse il tribunale o magari una qualche ambasciata. Pensi a tutto, tranne che possa essere la stazione...

Un terrone a Milano
Quando arrivi alla stazione centrale la prima cosa che ti viene in mente è che sicuramente quello dev'essere il municipio, forse il tribunale o magari una qualche ambasciata. Pensi a tutto, tranne che possa essere la stazione, ma poi l'autobus si ferma lì, vedi che chiunque attorno a te ha una valigia e qualche dubbio comincia a sorgere.
Dopo esserti ripreso dallo shock, cominci a cercare di capire come andare verso casa e a muoverti in quella che sembra la direzione giusta, senza, però, che anche questa fase sia priva di stranezze: arrivi in metro e tutti corrono e il commento più gentile che ti viene in mente è "Milanese... ma che cazzo ti corri?? La prossima è tra 4 minuti!!"; poi ti capita di sfiorare il classico 50enne che potrebbe essere un impiegato di banca o magari il titolare di un negozietto insignificante e quello ti guarda come se gli avessi accoltellato il figlio. A quel punto cominci a pensare di essere il malcapitato soggetto di uno scherzo di dubbio gusto in cui tutti si stanno impegnando per farti sembrare un alieno, però non vedi da nessuna parte telecamere e gente pronta a saltare fuori urlando "sei su scherzi a parteeee" e quindi ti rassegni e cominci a correre e soprattutto ad evitare contatti fisici con la gente.
Insomma, il primo impatto è di quelli traumatici, come la prima volta dal dentista, il primo giorno di scuola o la prima visita al supermercato Bio sotto casa.
Poi però, col passare dei giorni, in qualche modo entri in quel vortice: ecco, se dovessi scegliere una sola delle cose sorprendenti di questa città è la totale indifferenza della gente, che si traduce in un'accoglienza incondizionata, senza nessuna postilla, fatta eccezione ovviamente per i contatti fisici. La città sembra darti un copione da rispettare e inconsciamente diventi anche tu un po' milanese: cominci ad incazzarti se il tempo d'attesa per il prossimo tram è superiore ai 3 minuti, cominci a camminare più di quanto pensavi fosse possibile fare in una settimana, non guardi la gente intorno a te perché tanto è inutile (o sono vestiti col vestito per andare in ufficio o hanno jeans e cappottino per andare in giro o sono vestiti in maniera strana per andare in ufficio o in giro facendo gli alternativi).
Ma il terrone che è in te prima o poi riaffiora, o almeno ci prova. Tenti di fare il turista, ma poi capisci che Milano tutto può essere tranne che una meta turistica, provi a intrattenere una discussione col primo passante che non corre, ma capisci che è solo più anziano degli altri e quindi in realtà sta correndo anche lui in fondo, ti senti figo quando entri al bar, saluti e i baristi ti rispondono col sorriso, se non fosse che un attimo dopo scopri che sono salentini.
Insomma, Milano merita di essere vissuta, merita qualche giorno di adattamento prima di una valutazione, ha tante cose positive, tante cose di cui stupirsi e di cui essere anche un po' invidiosi, merita anche più visite, ma, in fondo, solo per poi tornare a casa e tirare un sospiro di sollievo.


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