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lavoro pubblicato giovedì 26 maggio 2016
ultima lettura domenica 15 luglio 2018

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Il Carlo. Dialogo con un artista - Epilogo

di Menic. Letto 275 volte. Dallo scaffale Umoristici

Venne l’alba, e Carlo, Paolo e Marco assistettero al risveglio degli altri ragazzi dall’alcol soporifero: si seguirono sbadigli, rutti, peti al piano terra, nel salone, e alcune risate e urla al piano di sopra, nelle camere da letto. Tutt...

Venne l’alba, e Carlo, Paolo e Marco assistettero al risveglio degli altri ragazzi dall’alcol soporifero: si seguirono sbadigli, rutti, peti al piano terra, nel salone, e alcune risate e urla al piano di sopra, nelle camere da letto. Tutti quanti uscirono, in maniere e velocità diverse, dalla villa: gli invitati se ne andarono con le loro macchine, ma i ragazzi se ne scapparono a piedi, potendo godere del sereno della mattina.

Mentre camminavano continuavano a chiedersi cosa avrebbero fatto in quei giorni: Paolo sarebbe andato a dormire senza pranzare, lasciando cibo e lavoro per la serata; Marco sarebbe tornato nel suo appartamento a rileggersi gli appunti per lo spettacolo che spera di mettere in scena; e Carlo avrebbe passato la giornata a fare quello che fa di solito, ovvero importunare la gente dicendo di essere un artista.

Stavolta però avrebbe aggiunto qualche affermazione filosofica alla sua presentazione, nel bene-augurato caso di avere un migliore effetto nel rimorchiare le ragazze.

In realtà nessuno fece ciò che sperava di fare: dopo colazione, offerta da Carlo con gran piacere, i ragazzi rimasero ancora un po’ a chiacchierare sulla stranezza di questo incontro. Poco dopo si diressero verso il centro, e passarono per una libreria: Carlo cominciò a fare lo spaccone dicendo che prima o poi sarebbe finito lì, tra i libri; Paolo sottolineò che l’unico posto dove sarebbe finito era la vetrina, in particolare la sua faccia. Marco intanto era entrato per vedere tra i testi teatrali quale poteva essergli congeniale, invano.

Dalla libreria passarono per le vie principali, e lì Paolo cominciò a punzecchiare Carlo dicendogli di provare il nuovo sistema, e di vedere se funzionasse.

Carlo si avvicinò a due ragazze e, dopo essersi presentato come artista, le parlò che la bellezza delle donne era risieduta nell’istinto sessuale dei maschi; le due ragazze, a turno, gli diedero uno schiaffo in faccia, facendolo cadere a terra. Marco e Paolo risero fino a pranzo, quando, per compassione, glielo offrirono.

Per tutto il pranzo chiacchieravano sulla propria vita e sulle proprie ambizioni: durante il pasto notarono come il vino stesse facendo quell’effetto che tutto quel beverone alcolico la sera prima non riuscì a provocarli. Cominciarono a dondolare sulle proprie sedie, segno che il sonno stava arrivando.

Non volendo perdere l’occasione, pagarono alla svelta e con dolce fatica, si avviarono in un vicino parco, per trovare il punto giusto dove ristorarsi.

Entrati nel parco, trovarono una quercia secolare col cespo enorme, ideale per una dormita: si appisolarono lì sotto, e ci rimasero fino al tramonto.

Una volta svegliati Carlo e Paolo notarono come dalle giacche mancassero i propri portafogli, e che nel mentre non c’era più nemmeno Marco. Paolo impazzì dalla rabbia, e Carlo rimase esterrefatto, ma prima che la paranoia li prendesse del tutto, Marco li apparve da dietro con i portafogli, facendoli notare lo scherzo. Paolo e Carlo non poterono attaccarlo: in quell’istante passò in bici un signore, attempato, forse anziano, ben vestito, con grossi occhiali da miope sul viso, che salutò timidamente i tre ragazzi alla loro vista, chiudendo gli occhi per un istante.

Poco dopo sbatté contro la quercia.




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