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lavoro pubblicato giovedì 26 maggio 2016
ultima lettura giovedì 2 maggio 2019

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Homefront: The Revolution #1 - Fan Fiction -

di Batckas. Letto 266 volte. Dallo scaffale Generico

Ero stanco, l’unica cosa che volevo fare era distendermi su un materasso e addormentarmi. Non potevo ancora. Afferrai Parrish che, sanguinante, stava blaterando che ce l’avevamo fatta, che avevamo distrutto le aeronavi, che la lotta per l&...

Ero stanco, l’unica cosa che volevo fare era distendermi su un materasso e addormentarmi. Non potevo ancora.
Afferrai Parrish che, sanguinante, stava blaterando che ce l’avevamo fatta, che avevamo distrutto le aeronavi, che la lotta per l’indipendenza iniziava soltanto allora. Ascoltavo le sue parole mentre dentro di me mi rendevo conto di essere stato il responsabile. Avevamo iniziato una crociata per liberare Walker, ritenendolo la scintilla per accendere la rivoluzione ed eravamo finiti lì, in quel preciso istante, che di Walker ce ne importava meno di zero. Non perché lo avessimo dimenticato ma perché, ormai, il ruolo della scintilla lo avevamo preso noi.
-Vedi, Brady, vedi quello che hai fatto.- mi disse con orgoglio Jack mentre, tenendolo con un braccio attorno alla spalla, lo conducevo sul limitare della postazione di guardia per guardare con lui lo spettacolo delle aeronavi che finivano in mille pezzi.
La radio stava impazzendo: tutti che si congratulavano con me, urla di gioia, canti per festeggiare. Ce l’avevamo fatta.
Vidi la resistenza che guardava, dal basso, me e Jack. Sollevai il fucile in aria e con esso si levarono le grida cariche di speranza degli uomini e delle donne che avevano combattuto al mio fianco.
Moore non ce l’aveva fatta. Una morte stupida e che mi pesava sulla coscienza. Crawford da qualche parte stava assistendo alla distruzione di un impero di cui aveva fatto parte. Lo avevo lasciato vivere perché, in un modo o nell’altro, ci aveva dato una mano per giungere alla fine di quella storia. Il dottore stava sicuramente aiutando qualcuno, o facendogli compagnia per l’ultimo viaggio.
Era finita.
Philadelphia era libera. Avremmo ricacciato anche gli ultimi Norks. La gente si stava ribellando, il discorso di Parrish aveva avuto effetto.
Dovevo, però, assicurarmi che non mi morisse tra le braccia. Lo poggiai al suolo e gli bendai le ferit. Svenne e fui costretto a portarlo di peso da altri membri della resistenza e alcuni dottori che si presero cura di lui.
-Assicuratevi che sopravviva.- dissi.
I miei fratelli e sorelle mi si fecero attorno. Pacche sulle spalle, strette di mano, abbracci, benedizioni.
Ogni istante della mia vita sembrava avermi condotto a quel momento preciso in cui avevo cambiato il corso della guerra. C’era ancora molto da fare.
Fu due giorni dopo, però, che le cose effettivamente cambiarono. Quando capii che non ero solo e che anche se disperavo, là fuori c’era qualcuno che aveva già compiuto l’impossibile.
Lasciai la brandina su cui Parrish stava riposando. Un ragazzetto mi aveva detto che qualcuno mi cercava alla radio, qualcuno di fuori. Raggiunsi il primo dispositivo disponibile e afferrai la cornetta per rispondere.
-Parlo con Ethan Brady?- domandò una voce.
-Sì, sono io.- risposi, non fidandomi e guardandomi attorno. Pensavo fosse uno scherzo o la solita chiamata d’emergenza. Nella metropolitana, però, nessuno pensava a me, tutti erano concentrati per gestire l’opera di ricostruzione che stava avvenendo in ogni angolo della città.
-Chiamo da San Francisco, Ethan.- continuò la voce.
-E?- ero spazientito.
-E ho un manipolo di Marines che freme per dare una mano a cacciare gli ultimi Norks da Philadelphia…-
Non poteva essere vero.
-Sei ancora lì?- domandò la voce.
-Sono qui. Posso sapere con chi parlo?-
-Mi chiamo Robert Jacobs, e sono stato il leader della resistenza qui dalle mie parti… prima di essere reintegrato nei Marines e assumerne il comando.-
Ero senza parole.
-Ho bisogno di te, Ethan. Ci sei?-
-Sono qui.- dissi con un filo di voce.
-Ottimo, ottimo: pronto a riprenderti la nazione?-



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