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lavoro pubblicato domenica 22 maggio 2016
ultima lettura lunedì 15 aprile 2019

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IL PRESIDENTE

di Mari3105. Letto 337 volte. Dallo scaffale Fantasia

1.  La camera stava votando. Come al solito avevano scelto una persona molto anziana ma di grande spessore culturale, intellettuale e umano. Aveva già 85 anni e a conclusione del voto si alzo’ con piglio sicuro e atletico e inizio&rsq...

1.

La camera stava votando. Come al solito avevano scelto una persona molto anziana ma di grande spessore culturale, intellettuale e umano. Aveva già 85 anni e a conclusione del voto si alzo’ con piglio sicuro e atletico e inizio’ il suo discorso.

La crisi, l’impegno del governo, il suo sostegno che sarebbe stato sicuro e forte. A condizione pero’ che le classi più deboli fossero protette, aveva detto.

L’applauso risuono’ possente nelle alte volte del palazzo. I cittadini facevano eco dalla piazza. Quel presidente piaceva proprio a tutti.

Torno’ a casa camminando a un metro da terra, circondato dalle sue nuove ombre che

l’avrebbero accompagnato sempre da ora in poi. Era fiero di se stesso. Concludere cosi

una vita di impegno, studio e lotta gli sembrava qualcosa di eccezionale.

Il suo passo era rapido, non vedeva l’ora di arrivare a casa e commentare la giornata con i suoi, che si erano tenuti discretamente da parte. Le sue guardie del corpo quasi faticavano a seguirlo. Eppure avevano quasi 60 anni meno di lui.

Arrivo’ davanti al suo portone e trovo’ una folla di persone ad attenderlo. Riconobbe alcune facce, I vicini, il panettiere, il macellaio, il barbiere…;faceva molta vita di quartiere, gli piaceva. Gli ricordava i tempi in cui viveva nel suo paesino in riva al mare dove tutti si conoscevano. Riusci’ a raggiungere le scale dopo aver stretto tante mani ed elargito milioni di sorrisi. Fece la rampa che lo separava dal suo appartamento. Il visetto di sua nipote si affaccio’ nello spiraglio della porta. Gli salto’ in braccio tutta felice e lui poté rilassarsi e rientrare nel suo personaggio familiare, che era poi il più vero.

Entro’ e tutti gli si fecero intorno. Gli occhi dei familiari brillavano. Erano tutti evidentemente ammirati e felici. A un tratto gli sembro’ di non riconoscerne alcuni . Ma duro’ un attimo. Stupido che sono, si disse, devo essere molto stanco…

La serata prosegui allegra e serena. Cenarono tutti insieme chiacchierando e scherzando. Come sarebbe stata la loro vita adesso ? Certo sarebbero stati più in vista e avrebbero dovuto fare attenzione a quello che facevano e dicevano. Magda fu chiara « io a vivere al Quirinale non ci vengo » - e che faccio vado da solo ? disse lui…ma no papà, intervenne Andrea, agli Italiani non importa niente di dove abiti, l’importante è quello che fai. Non sapeva, ci avrebbe pensato. Certo restare a casa sua gli sarebbe piaciuto ma i cittadini non sarebbero rimasti delusi ? Per lui era molto importante. Non voleva che nessuno avesse niente da rimproverargli. Voleva essere ricordato come il Presidente di tutti, che aveva fatto il meglio, rispettando i suoi cittadini e le istituzioni.

Malgrado l’eccitazione del nuovo ruolo, la notte dormi’ bene. Si sveglio’ presto pero’. Alle 6 i suoi occhi erano spalancati e non avevano nessuna intenzione di richiudersi neanche per un secondo di più. Decise di alzarsi, infilo’ la veste da camera e se ne ando’ in salone. Non voleva svegliare Magda. Lei in fondo non era felice di questa storia della presidenza. Avrebbe voluto godersi gli ultimi anni insieme con serenità. Ma la decisione era stata inevitabile. E lui comunque ne era entusiasta. Mise la caffettiera sul fuoco e inforco’ gli occhiali. Era troppo presto, il giornale non era ancora arrivato. Opto’ per la televisione. C’era un telegiornale e ovviamente la notizia del giorno era lui. Era stato eletto e oggi era il giorno del giuramento. Inizio’ a sudare. E se sbaglio la formula, e se sbaglio il discorso? E se cado mentre attraverso la piazza sul tappeto rosso? E se un pazzo mi spara ?...Magda lo scosse e lui torno’ sulla terra… lo stai facendo di nuovo gli disse. Ti stai di nuovo formattando per una brutta figura vero ? no, no, è troppo importante, non voglio fallire. Va bene gli disse lei con dolcezza. Allora visualizza. Ti metterai il tuo vestito blu nuovo con la cravatta che abbiamo preso la settimana scorsa. Leggerai la formula e il discorso mentre il barbiere si occupa di te. Poi quando sei là respira , di a te stesso che sei la persona migliore che avrebbero potuto scegliere, che sei forte, onesto e coraggioso e che noi siamo fieri di te. E poi guarda il tuo futuro dritto negli occhi perchè non è dato a tutti di avere un futuro cosi a 85 anni .

Una strana gioia mista a serenità lo pervase. Magda era stata la scelta migliore di tutta la sua vita. Cosa avrebbe mai fatto senza di lei ?

Il caffé era pronto. Fecero colazione insieme e poi ando’ a prepararsi.

Entro’ in bagno, si specchio’ ed ebbe di nuovo la sensazione della sera prima. Un momento di confusione in cui non riconobbe se stesso ne’ la stanza in cui si trovava. Duro’ un attimo ma si spavento’. L’età c’era, non è che si stava rincoglionendo ? non era proprio il momento !!!

Si fece la doccia e si vesti’. Intanto il barbiere era arrivato. Si accomodo’ sulla poltroncina che avevano sistemato accanto al lavandino e si rilasso’. Chiuse gli occhi e mentre Alfredo gli faceva la barba Magda gli lesse la formula e, lentamente, il discorso. Penso’ che forse l’avrebbe fatto meglio lei. Chissà la reazione dei suoi sostenitori se si fosse presentata al suo posto. Signore e signori, il presidente in fieri ha un calo di voce quindi il discorso sarà prounciato da sua moglie. Gli scappo’ un sorriso che gli fece rischiare di rimanere sfregiato. Alfredo fece un salto indietro “Presidente che fa ride?” – ma come presidente, fino a ieri mi hai chiamato Signor Mario...

2.

La folla era già radunata sulla piazza del Quirinale da qualche ora. Quasi quasi gli dispiacque averli fatti aspettare tanto. Pero’ si rese subito conto che non dipendeva da lui, il programma era stato preparato molto tempo prima da altri, e il senso di colpa diminui’.

Quando la sua auto si fermo’ e lui ne usci’ ci fu un boato. Non se l’aspettava. Gli tremarono le gambe e l’incubo di cadere mentre camminava sul tappeto rosso lo assali’ di nuovo. Guardo’ per terra. Il tappeto era blu, non rosso, quindi non corrispondeva al suo incubo. Forse non sarebbe successo niente.

Inizio’ a camminare tra gli applausi. Che emozione! Aveva voglia di piangere per la felicità. E invece sembrava tranquillo, sorrideva, salutava, era entrato nel personaggio. Si disse che quello che sentiva davvero nel profondo della sua anima non l’avrebbe visto nessuno. E forte di quella convinzione riusci’ ad arrivare al palco, salirvi, mettere la mano sulla bibbia, ripetere la formula che aveva miracolosamente imparato a memoria.

Suonarono l’inno, ci furono applausi, urla, fischi da stadio. Poi si avvicino al leggio e ripenso’ che forse Magda avrebbe letto il discorso meglio di lui...

Si schiari la voce e decise che i suoi cittadini meritavano un Presidente sicuro di sé. Se non poteva diventarlo poteva almeno fingere di esserlo. Magda l’avrebbe aiutato. Ce la poteva fare. Ce la voleva fare.

Carissimi amici e cittadini, inizio’. Per 7 anni avrebbe iniziato i suoi discorsi sempre in questo modo.

Parlo’ ininterrottamente per 20 minuti alternando gioia, commozione, emozione e compassione. Senza mai fingere. Senza mentire né omettere. Fu un grande successo, un delirio. Era un buon inizio.

***

Il discorso era terminato, la piazza ci aveva messo qualche ora a svuotarsi. I cittadini sembravano impazziti e le televisioni non smettevano di parlare di lui, della sua onestà e del suo equilibrio. Non avrebbe mai pensato di essere una persona cosi amata e stimata. Seduto sulla sua poltrona rifletteva. Quelle amnesie che lo perseguitavano da qualche tempo iniziavano a preoccuparlo. Penso’ che ne avrebbe parlato a Magda, lei aveva certamente la soluzione. Lo fece subito, inutile perdere tempo. Magda fu un po’ sorpresa dalla “confessione”. Ma ancora una volta la sua preparazione le venne in aiuto. Si perchè Magda era una psicoterapeuta. Non esercitava da anni, sempre al seguito di suo marito. Ma aveva continuato a studiare, ad aggiornarsi, a seguire tutte le conferenze e i congressi che poteva seguire e ad assistere alle riprese delle sedute di terapia che i suoi amici le mostravano.

Magda aveva molti amici che la stimavano e che si erano ribellati quando aveva deciso di lasciare la professione per seguire il marito. Ma lei era stata irremovibile, il percorso di suo marito stava diventando importante e lui aveva bisogno di lei. Mario era una persona eccezionalmente intelligente, ma come spesso accade la sua grande intelligenza era accompagnata da profondi dubbi sulla sua persona, sulle sue capacità, da paure, da fobie.

Sarebbe stato un peccato pero’ privare il Paese di una persona di quel genere e quindi aveva deciso di aiutarlo e incoraggiarlo. Ma questo comportava la necessità di stargli sempre vicino, accompagnarlo e rassicurarlo. Certo cosi non lo aiutava a liberarsi dai suoi fantasmi, non sarebbe stato mai veramente autonomo, avrebbe avuto sempre bisogno di lei. Ma andava bene cosi, sarebbe stata questa la missione della sua vita.

E quindi aveva messo a tacere i suoi amici, che avevano cosi deciso di metterle a disposizione tutti i mezzi possibili per aiutarla a non perdere le sue competenze.

Magda guardo’ Mario negli occhi. Sai, a volte la paura fa brutti scherzi, gli disse. Davvero? Rispose lui sollevato. No, penso’ lei, credo che tu abbia un inizio di alzheimer ma non te lo diro’. Ti faro’ credere che stai bene, che non ti succederà niente. E sono certa che questo ti aiuterà. Si, disse invece. Tu sei una persona molto ansiosa e quello che stai affrontando è molto grande, molto importante. E’ normale che ogni tanto ti sembri di perdere il controllo. Mario ne fu sollevato. E quanto!!!. Fece un sospiro profondo e continuo’. Ma allora cosa devo fare quando mi succede? Devi chiudere gli occhi, disse lei, senza farti domande. Accetta quello che sta succedendo e ditti che è normale. Stenditi e riposati un po’. Vedrai che dopo pochi minuti ti sentirai meglio.

Parlava in modo talmente tranquillo da convincere anche se stessa. Quando Mario va in ufficio chiamo Fabio, si disse.

Fabio era uno dei suoi colleghi. Quello che lei stimava di più. Quando esercitava e incontrava delle difficoltà, si rivolgeva a lui e i suoi consigli erano sempre risolutivi.

Quando Mario usci lo chiamo’. Le rispose la segretaria che passo’ immediatamente la comunicazione, con fare emozionato. Fabio le rispose con il solito tono, meno male, per lui non era cambiato niente. Ti devo parlare di Mario, è urgente. Va bene, disse lui, ho giusto un cliente che ha annullato alle 11, ce la fai? Arrivo!!

Usci di casa quasi correndo. Non tanto per la fretta quanto per l’impazienza di parlare con Fabio. Il suo studio non era lontano, ci arrivo’ a piedi. La giornata era bellissima, calda e soleggiata. Normale per Roma...

La segretaria la fece entrare nello studio di Fabio. Dottore la moglie del Presidente è arrivata “si vabbé” penso lei mentre lui fulminava la povera ragazza con uno sguardo. Accomodati Magda. Che succede? Gli spiego’ le amnesie di Mario, la sua preoccupazione che lei condivideva ma non glielo aveva detto.

Lui le chiese da quanto tempo aveva questi episodi, per quanto tempo duravano. Da poco credo, disse lei. Ed erano brevissime.

Fabio conosceva bene Mario, lo aveva anche seguito come terapeuta in gioventu’, era cosi che aveva conosciuto Magda.

Non vuoi che lo veda? Le disse? No – gli ho detto che non ha niente, se te lo faccio incontrare pensa che io gli abbia mentito.

Va bene- disse lui. E’ possibile che sia un inizio di alzheimer. Ma sai che queste malattie possono essere molto lente e si possono controllare. Cerchiamo di capirne di più innanzitutto. Torna tra due settimane e fino alla prossima volta, prendi nota di tutte gli episodi che gli capitano. Ma non preoccuparti, per com’è fatto Mario, credo che sia solo lo stress. E se è l’alzheimer, prendi questo – le porse un piccolo dossier – è una ricerca americana. Sembra che abbiano trovato il modo di intervenire esclusivamente con la terapia. Non c’è ancora il protocollo, ma potremme eventualmente tentare,di applicare il metodo, in fondo non sono previste medicine ma solo manovre terapeutiche.

Magda usci dallo studio di Fabio con il cuore più leggero. Neanche questa volta era rimasta delusa.

***

L’unica cosa che non era cambiata erano i finesettimana. Il sabato scorreva tra spese e passeggiate, mentre la domenica c’era il pranzo in famiglia e poi la maratona televisiva del calcio.

Erano due giorni liberatori, che permettevano al Presidente di rilassarsi e rifugiarsi nel suo ambiente familiare e a Magda di dedicarsi alla sua passione culinaria e ai nipotini.

Il piccolino camminava da poco e bisognava fare attenzione a non calpestarlo, mentre i grandi si appartavano con telefonini e giochi elettronici vari. Era domenica anche per loro e nessuno contestava queste passioni elettroniche, neanche il Presidente che in fondo in fondo le trovava divertenti.

Quando la famiglia fu andata via Magda si sedette in poltrona con la ricerca che le aveva dato Fabio in mano mentre Mario si era appisolato davanti alla tivù.

Magda non riusciva a concentrarsi. Era stanca anche se di una stanchezza soddisfatta. Ma non voleva che Mario vedesse la ricerca, non prima che lei avesse capito se fossero buone o cattive notizie.

La ripose nell’armadio ripromettendosi che l’avrebbe ripresa il giorno dopo con più convinzione.

Mario aveva iniziato a russare...poco si addice a un presidente penso’..e le venne da ridere. Il pensiero volo’ indietro ai tempi in cui si conobbero, entrambi studenti quando all’università andavano poco gli uomini, figurarsi le donne. Lei vedeva quei film stupidi che propinavano alle ragazze, e per abbordarlo non trovo’ di meglio che fargli cadere una matita davanti ai peidi mentre lui passava. Ovviamente si senti’ cretina, ma lui era cosi bello, alto e signorile, e non la guardava per niente. Si chino’ le restitui la matita con un sorriso e la chiamo per nome “prego Magda, questa dev’essere sua”. Magda ricordava come fosse ieri la sensazione di sorpresa e l’emozione che provo’ a sentirgli pronunciare il suo nome. Iniziarono cosi a frequentarsi, secondo gli usi di quei tempi: mai da soli, mai di sera... il matrimonio fu una liberazione e per fortuna scopri’ di non essersi sbagliata, quello era proprio l’uomo che voleva sposare.

Mario si sveglio’ di sopprassalto. Russavo? Le chiese. No tesoro, rispose lei. Chissà perchè sentiva il bisogno di proteggerlo anche in queste stupidaggini.

Cenarono con una minestrina come al solito, la domenica sera, dopo l’abbuffata del pranzo. Dopo cena il Presidente ando’ nel suo studio come faceva tutte le sere, mentre Magda si diresse verso la camera da letto con il suo libro sotto braccio. Anche una coppia cosi collaudata aveva bisogno di momenti di solitudine. E il presidente amava coricarsi tardi mentre Magda si addormentava rapidamente.

3.

Le giornate scorrevano veloci tra impegni, riunioni, incontri. La sera Mario tornava a casa molto stanco e l’unico suo pensiero era il sostegno di Magda. Lei era li ad aspettarlo, la cena pronta, un bel bagno caldo e lui riusciva a rilassarsi. Dopo una notte di sonno era pronto a ricominciare.

Pensava che questa carica cosi importante che gli era stata attribuita gli avrebbe portato molta ansia. Invece, a parte i primi giorni, aveva preso il ritmo e il fatto di parlare con i vari capi di stato e approvare o meno le decisioni del governo erano quasi diventati una routine. La presenza degli interpreti agli incontri diplomatici lo facevano sentire protetto. Aveva la possibilità di pensare a quello che avrebbe detto mentre l’interprete gli traduceva il discorso del suo interlucotore, che generalmente aveva già capito da solo, visto che parlava molte lingue. Pero’ quel breve tempo gli dava la possibilità di riflettere e preparare una risposta adeguata. In quanto al governo, il primo Ministro era persona competente e preparata che lui stimava enormemente, quindi si fidava.

Quello che lo preoccupava erano quelle amnesie. Per fortuna gli capitavano solo la sera. Era come se tornasse indietro nel tempo, gli sembrava che i suoi fratelli fossero ancora vivi, a volte gli pareva che ci fosse la guerra. Erano grandi sofferenze e lo confondevano ma per fortuna ne usciva abbastanza rapidamente. Sapeva che Magda ne aveva parlato a Fabio e lui stesso avrebbe voluto incontrarlo, ma non osava chiedere. Temeva che Magda si sentisse scavalcata. Anche lei si stava informando, stava studiando la questione. Ma Mario sapeva che quando ci si occupa dei problemi di una persona molto vicina è difficile rimanere obiettivi e freddi. Era certo che Magda più che cercare di capire se ci fosse una soluzione, avrebbe tentato di trovarla, e sarebbe rimasta frustata se non l’avesse raggiunta. Anche se soluzione non c’era.

Forse doveva parlarle, doveva evitarle questa sofferenza. In fondo Magda lo aveva sempre protetto, ora toccava a lui.

Rientro’ che era buio. Era tornato a piedi dal Quirinale, circondato dalle sue guardie del corpo che, ovviamente, reputava assolutamente inutili. Perchè rischiare la vita di quei padri di famiglia, quando lui a 85 anni la sua vita l’aveva fatta? E poi in queste occasioni poteva toccare con mano l’affetto della gente. Quando passava per strada era sempre una festa, e lui si fermava, stringeva mani, abbracciava, chiacchierava....

Magda lo stava aspettando. La cena era in tavola. Occasione perfetta. Magda, le disse, mi piacerebbe incontrare Fabio. Saresti d’accordo? – Lei tiro’ un sospiro di sollievo. Certo, tesoro, disse. Sai, io penso che tu sia la migliore psicologa di tutti i tempi, ma credo anche che sia troppo difficile occuparsi della difficoltà di una persona che si ama.- Lei annuiva, dalla sua espressione capi’ che le aveva tolto un grande peso. Che donna che ho sposato, penso’.

Il giorno dopo, miracolosamente, aveva appuntamento con Fabio. Magda gli aveva spiegato che lo studio che aveva letto dava molte spiegazioni rassicuranti. Che non era detto che fosse un inizio di alzheimer né di altra malattia neurovegetativa, ma che poteva trattarsi solamente di stress e che era sicuramente controllabile. Questo discorso gli diede la conferma che era meglio parlare con qualcuno di esterno....

Entro’ nell’ufficio di Fabio con un po’ di disagio. Penso’ che aveva paura di essere visto e che questo non era da lui. Ma Fabio da grande professionista, si era organizzato e l’aveva fatto passare da un’entrata secondaria. Anche se erano amici il fatto che il presidente si fosse recato da uno psicologo avrebbe fatto scalpore.

Si sedette nella poltrona di pelle destinata ai pazienti. Fabio non sembrava affatto emozionato di trovarsi davanti al presidente!!! Era cosi che lo conosceva ed era molto contento di non essersi sbagliato a valutarlo.

Fabio ruppe il ghiaccio. Sono contento di vederti Mario e sono contento della fiducia che mi dai. Magda mi ha raccontato, ma vorrei che me lo spiegassi tu, dal tuo punto di vista.

Mario non sapeva da dove cominciare. Poi penso’ che in quel momento era solo un uomo in difficoltà davanti al suo dottore, e cerco’ di sforzarsi a trovare il modo giusto per descrivere il suo malessere.

- Vedi Fabio, io ho 85 anni. Non me li sento. Sto bene, leggo ancora molto, scrivo, studio e mi muovo, appena possibile torno a casa a piedi e questo non mi stanca. La mia mente è lucida, sono in grado di ragionare come ho sempre fatto. Contribuisco a risolvere questioni di politica internazionale, incontro persone importanti, resisto a riunioni lunghissime e stressanti. Ogni tanto pero’ ho per un momento l’impressione di non riconoscere i miei interlocutori. Mi sembra di tornare indietro nel tempo. La settimana scorsa ho guardato Magda e non potevo credere che quella signora anziana, seppur bellissima, fosse lei. La immaginavo ancora quarantenne. Per fortuna queste cose non mi sono mai successe durante il mio lavoro, ma se capitasse? E poi se peggiorassi? Se questi episodi aumentassero, se diventassero persistenti? Voglio fermarmi prima di mettermi in ridicolo e ho il dovere di assicurare al mio Paese un presidente che non sia un demente!! Devo dimettermi in tempo!!! Era la prima volta che lo diceva e forse la prima volta che lo pensava. Si fermo’ di scatto. Fabio capi. Si alzo’, giro’ intorno alla scrivania e ando’ a sedersi nella poltrincina accanto alla sua.

Non credo che dovrai dimetterti, Mario. Quelle parole suonarono a festa nelle sue orecchie. Il cuore gli sembro’ più leggero. Non sono rimbambito? Gli chiese.

Fabio si sitemo’ sulla sedia. E’ un po’ di tempo che con Magda studiamo la situazione. Abbiamo letto ricerche, contattato luminari di ogni parte del mondo e la loro risposta è stata univoca. Gli episodi che ti capitano sono troppo brevi per essere il segno di una regressione neurologica. Se fosse alzheimer o un’altra demenza, sarebbero più lunghi e poi non li ricorderesti. Invece tu resti lucido. E’ come se ti addormentassi per 10 minuti e poi ti risvegliassi ricordando il sogno che hai fatto.

Quando hai avuto il primo episodio? Si ricordo’ la sera dell’elezione. Quando sono tornato dalla Camera il giorno della mia elezione!!! Urlo’ saltando sulla sedia!! Vedi? E’ iniziato in concomitanza con la tua nuova carica. Tu sei una persona ansiosa e insicura, il che mi ha sempre stupito, ma è il segno della tua grande intelligenza, e questa grande responsabilità ti preoccupa. Quindi hai bisogno di grandi energie per affrontare tutto quello che devi ogni giorno. A un certo punto sei stanco e il tuo corpo ti segnala che è tempo di fermarti. Scommetto che non ci sono mai stati episodi durante il giorno- No, infatti, sempre di sera!!! Urlo’ nuovamente risaltando sulla poltroncina. Vedi, continuo’ Fabio, la nostra diagniosi sembra precisa. Mario era felice come un bambino. Poi pero’ il suo cervello instancabile gli pose altre domande. Guardo’ Fabio, pronto a riferirgliele, ma lui lo fermo’. Aspetta Mario, lo so che vuoi delle risposte ma vorrei che tornassi a casa adesso e riflettessi su quanto ti ho detto. Parlane ancora con Magda e scriviti tutte le domande che vuoi farmi. Rispondero’ a tutto la settimana prossima. Intanto, ogni volta che hai un episodio di amnesia, prendi un blocco notes e scrivi. Dove sei in quel momento, cosa fai, cosa provi, cosa pensi.

Mario ando’ via, dopo aver salutato e ringraziato insistentemente quel fantastico dottore/amico.

4.

Aveva riflettuto molto sul colloquio con Fabio e aveva deciso che avrebbe seguito i suoi consigli alla lettera. Aspettava quindi con ansia di avere un episodio di amnesia, ma non arrivava... quando torno’ da Fabio era un po’ preoccupato perchè non aveva niente da dirgli. Fu sorpreso di capire che invece Fabio ne fosse felice. Gli disse continua cosi. E quando succede qualcosa scrivi. Intanto non preoccuparti perchè più ti stressi peggio è.

Uscendo dallo studio dello psicologo Mario penso’ che aveva dimenticato di parlargli del suo primo viaggio diplomatico in preparazione. La partenza era prevista per la settimana dopo ma Magda l’avrebbe accompagnato. Forse era meglio cosi. Avrebbe pensato a scrivere quando necessario e nient’altro. Era un viaggio breve, tutto sarebbe andato bene.

5.

La macchina blu sfrecciava nel traffico a sirene spiegate. Lo disturbava un po’, non capiva perchè doveva sempre avere la precedenza rispetto agli altri cittadini che andavano a lavorare. Magda sedeva accanto a lui, tranquilla. L’auto si fermo’ proprio sotto il piccolo aereo da turismo che li avrebbe portati in Olanda. Che figata penso’. Poi si ricordo’ di essere il presidente...

Il volo fu breve e piacevole. Giusto il tempo di fare colazione e leggere il giornale. Atterrarono che era assolutamente rilassato. In fondo il nuovo giovane Re sembrava una persona simpatica e alla mano e sua moglie era semplice e affascinante. Scesero dall’aereo e furono accolti da un cielo grigio a cui non erano abituati. Il Re, in piedi a qualche metro dall’aereo aveva un largo sorriso accogliente stampato sul viso. Si avvicino’ allargando le braccia “Presidente!!” disse “Welkom in onze land”.. vabbé non era difficile da capire. “Grazie” rispose e risero entrambi. Le mogli intanto facevano conoscenza. Magda parlava uno spagnolo perfetto e la regina era latinoamericana e questo facilito’ le cose, come se ce ne fosse stato bisogno...

Raggiunsero il palazzo reale in auto...Mario aveva temuto che lo avrebbero costretto alla bicicletta. Ci furono i discorsi di rito, il pranzo con i Ministri, la stampa. Mario iniziava a sentire la fatica. Ma questo Re era una persona molto attenta e guardandolo con affetto gli propose di lasciarsi per qualche ora, cosa che gli avrebbe permesso di accogliere i suoi figli che tornavano da scuola. Si sarebbero rivisti per la cena. Mario penso’ che fosse una scusa, che il Re aveva capito la sua stanchezza e non voleva metterlo in imbarazzo. Accetto’ con piacere, anche perchè temeva di avere un amnesia se si fosse stancato troppo. Furono accompagnati in albergo. Attraversarono la città che aveva un aria un po’ triste ma molto molto tranquilla. L’albergo era molto bello e il personale di grande gentilezza. Mario si sdraio’ sul letto e sprofondo’ in un sonno ristoratore. Magda si sedette accanto a lui a leggere la guida di Amsterdam. La regina le aveva confermato che una gita ad Amsterdam era prevista dal protocollo.

La cena fu piacevole e tranquilla. Mario si sentiva a suo agio. Quei due giovani sovrani erano davvero piacevoli. Li apprezzava, malgrado fosse contrario alla monarchia. Si salutarono presto in vista della visita ad Amsterdam il giorno dopo. Magda aveva insistito per cambiare il programma. Non voleva perdere il museo Van Gogh che invece non era previsto. I responsabili del protocollo furono molto comprensivi. La sicurezza era comunque molto meno importante che in Italia. Gli spiegarono che in Olanda i Ministri andavano tranquillamente in giro a piedi, frequentavano il supermercato e nessuno si sorprendeva. La classe politica era molto più vicina al popolo e il popolo, riconoscendola come sua eguale, non gliene voleva più di tanto.

La giornata ad Amsterdam fu fantastica. Mario strinse intese e collaborazioni con ministri e affini, Magda se ne ando’ in giro con la giovane regina a visitare tutti i musei possibili, la casa di Anna Frank, il mercato dei fiori.

La sera, in aereo per il ritorno, erano esausti ma contenti. E Mario penso’ di nuovo che non aveva avuto nessun episodio di amnesia da raccontare a Fabio e questo lo frustro’ un po’. Ma si diede subito dello stupido: lo scopo era di non avere quegli episodi e non di averli per raccontarli!!!

6. I mesi passavano rapidamente. La situazione era difficile e Mario si dava molto da fare per mantenere gli equilibri tra le differenti forze politiche. Le amnesie non si erano più presentate e il blocco notes che Mario aveva acquistato per annotarle era rimasto intonso.

Una sera torno’ a casa particolarmente stanco. La giornata era stata pesante tra incontri con il capo del governo e dell’opposizione. Non riuscivano a mettersi d’accordo e il Presidente aveva grosse difficoltà a mediare. Rifletteva sull’inutilità di quelle discussioni per il paese. Bisognava prendere delle decisioni efficaci non opportuniste. Bisognava far crescere il paese e non interessarsi solo a mantenere i voti che ci si era conquistati. Ma purtroppo funzionava cosi. Nessuno voleva cedere per paura di essere criticato dal suo elettorato, e niente di cio’ che doveva essere fatto si concretizzava. E le cose peggioravano.

Questa situazione affaticava molto il Presidente. Fisicamente e psicologicamente.

Quando Magda lo vide entrare si spavento’. Era pallido e stanco, sembrava completamente privo di energie. E la guardava con sguardo assente. Mario, gli disse, stai bene? Lui la guardo’ stordito e le chiese dove fosse Magda. Sono io tesoro. Non parlo’. Lei lo accompagno’ in camera, lo fece stendere sul letto e attese che si addormentasse. Erano le 8 di sera e lei era sola.



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