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lavoro pubblicato giovedì 19 maggio 2016
ultima lettura venerdì 15 febbraio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Le avventure di Ray. Capitolo 1

di Gocciadipioggia. Letto 308 volte. Dallo scaffale Storia

Tutto ebbe inizio in un inverno di sette anni fa. Pioveva quel giorno ed io non potevo andare in giro a divertirmi, o almeno a sfuggire ai problemi qu...

Tutto ebbe inizio in un inverno di sette anni fa. Pioveva quel giorno ed io non potevo andare in giro a divertirmi, o almeno a sfuggire ai problemi quotidiani che un cane come me deve subire in continuazione. Salve! Mi chiamo Ray e sono un meticcio. I miei genitori sono un cocker (mia madre, Sally) e un incrocio tra un pastore tedesco e un terranova (mio padre, Greg). Il loro amore è severamente proibito dalla legge del clan di cui facciamo parte, poiché nessun meticcio deve avere delle relazioni con un cane di razza, e viceversa. Ciò influì già da prima che io nascessi sulla mia vita. Sono di stazza media, occhi castani e pelo lungo, pezzato marrone, nero e bianco. Sono un cane diverso dagli altri, mi definiscono un sognatore, a volte anche un pazzo che cerca di stravolgere la nostra società. Ma la verità è che voglio solo aggiungere qualcosa di mio a questo mondo e cercare di metter fine al difficile rapporto tra alcuni uomini e alcuni cani. Sogno un futuro diverso, dove un cane non deve avere il terrore di incappare in un umano. Per questo vengo chiamato “diverso”, ma non hanno capito che sotto il pelo siamo tutti uguali, con un cuore che batte e che prova sentimenti ed emozioni. In fondo tutti abbiamo qualcosa che ci fa battere forte il cuore, no?Una passione più forte di noi, che non riusciamo a controllare… La mia è questa, ma nessuno mi capiva. Cercherò di spiegarvi quello che serve per andare avanti nel mio racconto, a partire dal posto in cui vivo. In una campagna distante chilometri e chilometri da una grande città si trova un vasto campo incolto e una vecchia catapecchia. Essa però è molto grande e ospita comodamente il nostro branco. Il capobranco è Paul, un rottweiler severo e spietato; i suoi due lecchini hanno i requisiti adatti per stare al suo fianco, Luke (un pitbull) e Peter (un bulldog). Il resto del clan si suddivide in due ben distinte categorie: i meticci e i cani di razza. Questi ultimi sono la principale causa dei miei problemi; ero stanco di essere trattato come la feccia del branco, quello che nemmeno sarebbe dovuto nascere a causa dell’amore proibito dei miei… Ma non mi restava altro che sopportare ancora un po’, anche perché il clan stava per essere sterminato dalla pazzia dell’uomo che ritiene più importante la costruzione di uno stupido centro commerciale allo sterminio d’intere famiglie di cani, cuccioli compresi. Non potevamo far altro che sperare in un miracolo, perché l’uomo non può capire e soprattutto non può cambiare, quindi sarebbe inutile sperare in una loro illuminazione. A quei tempi ero solo un cucciolo di un anno, quindi non ero considerato abbastanza maturo per esprimere le mie idee sul da farsi ; potevo solo parlarne con i miei genitori, e così feci. Ricordo esattamente l’accaduto… Entrai nella tana nella speranza di trovare i miei genitori ma non c’erano. Sicuramente erano andati a cercare da mangiare (compito del capobranco comunque, ma visto che i miei avevano violato la legge erano costretti ad arrangiarsi da soli). Quando rientrarono nella tana mi preparai psicologicamente a parlare con loro dei miei progetti.

-“Mamma, papà, devo parlarvi di una cosa importantissima!”- dissi frenetico.

-“Cosa è successo tesoro?!”- mi chiese mia madre preoccupata e bagnata fradicia di pioggia, come mio padre.

-“Credo di poter risolvere il problema con gli umani ma va contro la legge più importante del nostro branco!”- risposi. Anche se già conoscevo la loro risposta, speravo in una reazione di puro interesse verso i miei piani. Ma come volevasi dimostrare, mio padre disse:

-“Allora puoi iniziare a dimenticarla figliolo. Non vogliamo altri guai nella nostra famiglia…”-

-“Ma papà! Se riuscissimo a comunicare con gli umani risolveremo tutto!”-

-“Non se ne parla proprio!”- dissero entrambi come all’unisono e mia madre continuò

–“ Se dovessi parlare con gli umani ti catturerebbero per poi studiarti per tutta la tua vita! Saresti visto come un fenomeno da baraccone! C’è chi sarebbe disposto ad ucciderti subito, tesoro mio!”-.

La conversazione finì così, ma non volevo arrendermi, non è da me farlo, dunque presi la decisione più difficile della mia vita: andar via e seguire il mio folle piano. Nessuno mi avrebbe lasciato andar via se avesse saputo le mie intenzioni, soprattutto Paul. Quindi dovevo andar via di nascosto, senza nemmeno salutare. L’idea mi distruggeva l’anima. Come si fa ad andare via senza nemmeno salutare i tuoi genitori? Fu il pomeriggio più lungo della mia vita, o almeno fino ad allora; aspettai che la pioggia cessasse per poi allontanarmi dalla tana, triste e con qualche lacrima di nostalgia. Incredibile, stavo andando via di casa verso l’ignoto, ma in fondo a volte è fondamentale lasciare la via vecchia per quella nuova, giusto? Come dice il proverbio “chi lascia la via vecchia per quella nuova sa ciò che lascia ma non sa quel che trova”. Io però sapevo che la via nuova sarebbe stata, in ogni caso, migliore di quella vecchia e tutt’ora non me ne pento affatto. Certo, ero consapevole che la vita in strada era molto dura, ma dovevo salvare il mio branco, soprattutto la mia famiglia. E poi, pensandoci avevo due possibilità:

la prima, rimanere a casa, essere preso in giro fino all’arrivo dell’uomo per poi morire, chissà in che modo, per lasciar spazio ad un centro commerciale.

La seconda, andare a cercare aiuto e impedire la morte del branco. Il piano avrebbe potuto funzionare al 50%, quindi avrei avuto più possibilità di vivere e salvare gli altri.



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