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lavoro pubblicato mercoledì 18 maggio 2016
ultima lettura martedì 19 marzo 2019

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Elegia Di Maggio

di DOMENICO DE FERRARO. Letto 283 volte. Dallo scaffale Viaggi

ELEGIA  DI MAGGIOEra de maggio e te cadeano  nzinoa schiocche a schiocche li cerase rossefresca era ll’aria e tutto lu ciardinoaddurava de rose a ciente passe….Sole di maggioregala giorni gioiosi  ed il canto in gola gorgogl...

ELEGIA DI MAGGIO

Era de maggio e te cadeano nzino
a schiocche a schiocche li cerase rosse
fresca era ll’aria e tutto lu ciardino
addurava de rose a ciente passe….




Sole di maggio
regala giorni gioiosi ed il canto in gola gorgoglia
come in una immagine smarrita in un timido pomeriggio.
Naufraghi personaggi ,distratti eroi d’un tempo andato.
Approdano sulle coste d’una isola , lontana da ogni male.
Scivolano leggeri sul dorso delle onde , liberi gabbiani.
Sfiorano il mare s’alzano verso l’immensità del cielo,
faticosi momenti sembrano svanire all’improvviso.
Navigare contro orizzonti infiniti
contro l’orrore d’ un mare di rifiuti
contro ingiustizie e disgrazie d’ogni genere
contro i palazzi di cemento taciti sulle coste
in attesa di orde barbare di bagnanti.
Mentre i giovani rincorrono gli amori di sempre
sicuri di se stessi , ingranaggi d’un mondo diverso
rifiutando per comodità regole e compromessi.
Frasi fragili come germogli d’arbusti maldestri fioriscono .
Svanisce ogni tristezza ,solingo lungo i grandi
tisici viali lassù in collina andando incontro alla morte
il viaggio si colora di varie luce e folle l’andare
in auto solcando il traffico cittadino , percorrendo
entusiasta i lunghi rami fioriti dell’ albero della vita.
Correre senza fermarsi , verso il sole del mattino
fino al tramonto in cerca d’una ideale bellezza
d’un bene senza peccato , senza francobollo.
Per poi rinascere in un canto antico ,eco di un mondo perduto ,
fiore sbocciante solingo che apre lentamente le braccia
al signore di maggio. Signore venuto oltralpe con tutta la baldanza
seguito dalla sua eletta figliolanza
infingardo musico ,cherubino , leggendario dramma
d’una sirena sedotta in mezzo al mare .
Caduti sono dallo stendardo una falce ed un martello,
un corno ed un cappello , un filosofo senza favella .
Maggio risveglia la favola bella
che un giorno m’ illuse che ancor oggi m’illude
illuminato dalla fiaccola sotto il moggio
omaggio all’ immaginifico per il suo immemorabile viaggio.
Maggio risveglia segrete antiche passioni, parole ora dolci,
ora amare , parole che sono sempre….. parole d’amore.






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