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lavoro pubblicato sabato 14 maggio 2016
ultima lettura lunedì 11 novembre 2019

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MASCHERE: CAPITOLO III

di Giovanni95. Letto 354 volte. Dallo scaffale Fantasia

"Il furgone partì, il silenzio scese tra di loro. Nessuno fiatava ma tutti avevano gli occhi fissi sulla Maschera. C'era chi temeva fosse una spia e chi ne era solo incuriosito, anche Helena non poteva fare a meno di scrutarlo, ne analizzava ogni..."..

L'oscurità della notte nascondeva le ombre del gruppo che, ratti che si nascondono furtivi alla vista del famelico predatore, si muoveva nei vicoli più tetri e sporchi della periferia. Raggiunsero così un piccolo furgone scuro circondato da una nuvola di fumo. Alla guida li stava aspettando un uomo con un grosso sigaro acceso in bocca. Non appena li vide arrivare accese il motore del mezzo e parlò: - Quanto tempo ci avete messo? Dobbiamo... -
Non portò a termine la frase che, in una mossa fulminea, estrasse una pistola di grossa calibro puntandola contro la Maschera e fece: - Chi è quel pagliaccio? -
- Calma amico, non vorrai fare un grosso errore? - disse il ladro divertito dalla minaccia.
“Chi è questo folle? Possibile che la minaccia di Vyn non l'abbia spaventato, anzi, mi sembra che si stia divertendo.”
Pensò Helena osservando il comportamento del nuovo arrivato quindi si voltò verso l'uomo del furgone e disse- Abbassa l'arma Vyn. Il pagliaccio è con noi. - quindi si rivolse nuovamente al ladro: - E tu, faresti bene a non stuzzicarlo, potrei non essere lì a fermarlo. -
- Ai suoi ordini, signora. - Disse la Maschera simulando un saluto tipico dei militari dell'esercito della Fenice.
- Hel, dammi una sola buona ragione per lasciarlo in vita. - intervenne l'uomo che non aveva ancora abbassato la sua arma.
- Ha fatto ciò che tentavamo di fare da anni in una sola notte. Ha chiesto di far parte del nostro gruppo non nascondendo le sue opinioni sulla causa. È a conoscenza di storie che nemmeno le nostre spie più competenti sarebbero capaci di trovare. Infine se non rispetti i miei ordini dovrai vedertela con mio padre. Sono abbastanza ragioni per te? - rispose la donna mostrando tutta la sua autorità su quel gruppo di uomini.
-Me ne bastava una. - Sbuffò Vyn rinfoderando la sua pistola.
- Salite sul furgone, dobbiamo muoverci. Abbiamo perso abbastanza tempo. - concluse rivolgendosi alla sua squadra. Cinque salirono rapidi sul furgone seguiti dalla giovane donna e dall'uomo mascherato.
Il furgone partì, il silenzio scese tra di loro. Nessuno fiatava ma tutti avevano gli occhi fissi sulla Maschera. C'era chi temeva fosse una spia e chi ne era solo incuriosito, anche Helena non poteva fare a meno di scrutarlo, ne analizzava ogni comportamento, ogni più piccolo gesto nei brevi tratti illuminati dalla luce dei lampioni. Quell'uomo, la sua lucida follia, la maschera che ne nascondeva il volto erano alla base della sua insaziabile curiosità.
- Tuo padre? Chi sarebbe? - chiese la Maschera interrompendo il silenzio nel furgone.
- Non sono questioni che ti riguardano, pagliaccio. - rispose Vyn.
- Potrei dirti la stessa cosa. Mio padre ti ha chiesto di proteggermi, non di farmi da balia. - disse la donna alla propria guardia - Tornando a noi Maschera, mi stupisce sentire questa domanda, pensavo sapessi tutto di Ragnarok. -
- Non posso certo conoscere gli alberi genealogici di ogni membro della resistenza. Ma se dovessi cercare di indovinare direi si tratti di un pezzo grosso. - ribatté l'uomo mascherato.
Un sorriso comparve spontaneo sul volto di Helena, per la prima volta era a conoscenza di qualcosa di cui la Maschera era completamente all'oscuro.
- Mio padre non è un semplice agente, né un comune pezzo grosso. Il mio nome è Helena Lokson e sono la figlia di Angardot Lokson, colui che guida i ribelli del nord di Alba. - disse mostrando tutta la propria autorità.
A quelle parole la Maschera non rispose, il volto coperto non poteva trasmettere alcuna emozione ma Hel era certa che il ladro fosse rimasto stupito.
- Questo era veramente inaspettato. Devo complimentarmi con te, figlia di Angardot, non sono molte le persone in grado di stupirmi. - disse dopo un lungo silenzio.
- Tuttavia ora riesco a capire perché i tuoi occhi sono velati da una così profonda tristezza. -
Gli occhi di Helena si spensero completamente, la soddisfazione per aver colto di sorpresa l'uomo svanì e rimase in silenzio. Osservava incantata la sua maschera bianca riflettendo sull'uomo del mistero, sul come fosse possibile per lui essere in possesso di tutte quelle informazioni e sul perché stesse dalla loro parte. Vyn avrebbe voluto intervenire, avrebbe voluto togliere la maschera al nuovo arrivato e pestarlo così forte da farlo sanguinare, ma non si scompose minimamente. La guardia rimase composta alla guida del furgone seguendo gli ordini della sua protetta.
Anche la Maschera rimase in silenzio, forse perché si era reso conto della pesantezza delle sue parole, forse perché attendeva una risposta dalla sua avversaria, forse, più semplicemente, perché non aveva altro da dire.
Vyn guidava ormai da ore quando entrò in un banco di nebbia denso. La visibilità era scarsa ma l'uomo continuava a guidare sicuro, come se il percorso fosse indelebilmente stampato nella sua mente e fosse capace di seguirlo anche ad occhi chiusi. Le uniche cose che la Maschera era in grado di vedere erano dei palazzi spogli. Mentre era intento a riconoscere la città in cui lo avevano accompagnato, il furgone si fermò e l'autista annunciò: - Siamo arrivati, preparati pagliaccio perché tra non molto potrò pestarti come si deve. -.
- Sarà mio padre a deciderne la sorte, Vyn. - intervenne Helena: - Adesso dovrei fare rapporto a mio padre, nel frattempo la mia guardia ti accompagnerà nella sala dove siamo soliti intrattenere gli ospiti. Non temere, se non creerai problemi lui non ti toccherà. -
- È davvero gentile a preoccuparsi per me, ma le assicuro che tra i due dovrebbe avvisare il signore e non me. - rispose la maschera.
- Che razza di sbruffone! - esclamò Vyn.
- Ora smettetela o dovrete entrambi vedervela con me! Chiaro? - chiese stizzita la donna.
Entrambi annuirono con un gesto del capo, quindi Helena, soddisfatta, scese dal furgone per sparire inghiottita dalla nebbia.
- Seguimi. - disse la guardia sbuffando, quindi scese dal furgone seguita dalla Maschera.
- Non dobbiamo essere nemici per forza. Lo sai vero? - disse.
- Se è per questo, sai che non devi essere per forza uno stronzo? - rispose Vyn.
- No, forse non dovrei esserlo, ma la Maschera lo è. - disse l'uomo dietro la maschera.
- Stai parlando di te in terza persona? Certo che devi essere veramente un pagliaccio per farlo. - lo canzonò la guardia.
- Un pagliaccio che ha fatto il lavoro che un'intera squadra di uomini armati non era riuscito a portare a termine. - rispose la Maschera che aveva ripreso il controllo.
Vyn non riuscì a rispondere, l'ultima frase lo aveva innervosito ancora di più. Nella squadra che era stata catturata a Mànitungl c'erano persone che conosceva da tempo, persone che erano in gamba, persone umili che lottavano per un'ideale, sentire uno sbruffone deriderli gli stava facendo perdere il controllo. Camminarono fino ad un palazzo spoglio, grigio e senza personalità come gli altri che la Maschera aveva intravisto nella nebbia del tragitto. Scesero le scale che si trovavano nell'androne spoglio giungendo in un umido seminterrato pieno di grossi scatoloni e cianfrusaglie. Vyn ne spostò un paio liberando una botola nascosta.
- Molto efficiente come nascondiglio. - disse divertita la Maschera.
- Scendi, tra non molto arriverà il signor Lokson a decidere della tua sorte. - concluse la guardia.
- Non vieni a controllarmi? -
- Non ce n'è bisogno. - rispose Vyn divertito.
- Giusto una domanda, caro Vyn. Come si chiama questa città? -
- Nifleym -
- La città nella nebbia, dovevo intuirlo... - disse la Maschera scendendo nell'oscurità al di sotto della botola.
Non appena toccò il pavimento della stanza, una lampada si accese mostrando un'orrida verità. Le pareti che erano state scavate a mano in un tempo remoto erano ricoperte di sangue e l'unico arredamento nella camera era un paio di sedie ed una corda anch'essa insanguinata.
- Non pensavo che per la camera degli ospiti la signorina intendesse una camera delle torture! - urlò l'uomo mascherato ma l'unica risposta che ebbe fu una beffarda risata. Si avvinò ad una delle due sedie la prese e si sistemò a cavalcioni su di essa attendendo di incontrare una delle guide della ribellione.
Fortunatamente il ladro non dovette aspettare molto, dopo qualche minuto un rumore di passi lo avvertì dell'imminente incontro. La botola si aprì e da essa scese un uomo robusto, seguito da Vyn, Helena ed un paio di uomini armati. Era calvo e con una folta barba grigia sul volto. La sua pelle, invecchiata dal sole, mostrava diverse cicatrici. I suoi occhi spenti e neri contribuivano a rendere la sua espressione tale da far impallidire anche il più coraggioso tra gli uomini.
- Mi scuso per non averla ricevuto in un luogo più adatto, ma non riceviamo molti ospiti qui. - disse con una voce calda e profonda, mostrando un sorriso minaccioso.
- Il mio nome è Angardot Lokson. -


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