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lavoro pubblicato giovedì 12 maggio 2016
ultima lettura lunedì 9 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Grimock il toro nero, prima parte.

di Piombo. Letto 425 volte. Dallo scaffale Fantasia

Immaginate un uomo tanto gigantesco che quando vi è alle spalle sembra calare il sole, mettetegli addosso un'armatura ad anelli e piastre ricurve color pece, un pesante vello di montone e un elmo d'acciaio da cui si ergono due imponenti corna di.....

Immaginate un uomo tanto gigantesco che quando vi è alle spalle sembra calare il sole, mettetegli addosso un'armatura ad anelli e piastre ricurve color pece, un pesante vello di montone e un elmo d'acciaio da cui si ergono due imponenti corna di toro; legata alla schiena, figuratevi bene una spropositata ascia bipenne dalla lama intarsiata e il manico rosso sangue. Dategli un volto, uno di quelli feroci: barba irsuta vecchia di giorni e capelli crespi color mogano; occhi profondi, scuri, che non vorreste mai incrociare, ma se capitasse rimarreste inorriditi dalla profonde cicatrici che gli solcano il viso.

Adesso fate muovere questa montagna e sbattere quei pesanti stivali di pelle e metallo fino alla porta della locanda del crocevia: un casolare rustico, poco appariscente e molto, molto lontano dalla città.

È notte,sta piovendo e il gigante fradicio bussa con forza. Le poche voci all'interno si zittiscono e nitido si sente un rumore di passi. La porta viene aperta quel tanto che basta per permettere a due occhi incarogniti di controllare chi sia, ma impiegano molto tempo prima di scalare quella montagna di muscoli e carne.

« Chi sei, straniero?» chiede l'uomo allo spioncino.

Il gigante si piega in basso e lo guarda in volto.

« Amico...» la sua voce è profonda e minacciosa « Birra, cibo, pace e letto, non voglio altro.»

« Certo...certo, ma, vedi, non accettiamo armi all'interno.»

Risponde il guardiano, indicando l'enorme ascia.

« Capisco, ma voglio vedere coi miei occhi che verrà messa al sicuro.»

Il tono minaccioso e il volto sfregiato sono sufficienti, la guardia apre la porta e fa cenno di entrare.

« Certamente! Faccia come se fosse a casa sua...la stanza che ama di più di casa sua.»

L'energumeno non se lo fa ripetere, entra, impugna l'ascia, la sgancia dal supporto sulla schiena e la lascia all'omino impaurito nascosto nell'ombra che quasi ne resta schiacciato.

« Un aiutino...la prego!» sussurra lo sventurato gorgogliando.

Il gigante sbuffa più imbarazzato che meravigliato e riprende l'ascia.

« Colpa mia, scusa. Dove posso metterla?»

La guardia riprende fiato e si massaggia la schiena indolenzita. Una volta ripresasi estrae dalla tasca dei pantaloni logori una chiave e si dirige verso la porta dell'armeria sulla destra rispetto all'ingresso: ci sono pochissime armi all'interno e qualcuna sembra addirittura abbandonata.

« Non mi sembra un posto molto sicuro, come fai a dire che nessuno tenterà di rubarla?»

« Lo so come sono certo che domani pioverà ancora e ,se posso aggiungere signore, non credo ci sia nessuno sufficientemente sobrio per portargliela via...»

Il gigante annuisce col capo.

« Va bene ma ti considererò direttamente responsabile per qualsiasi cosa accadrà a quest'ascia, sappilo.»

La guardia deglutisce nervosa.

« Come se fosse la mia ascia, l'ascia che amo di più tra tutte le mie asce!» fa per andarsene, ma gli torna in mente un'ultima domanda, la più pericolosa « Mi scusi, devo avere un nome per i registri imperiali, come si chiama?».

Il gigante fissa l'omuncolo, minacciandolo col suo silenzio.

« Grimock.»

La guardia attende una manciata di secondi, quasi delusa.

« Soltanto Grimock?»

L'energumeno alza gli occhi al cielo.

« Grimock il toro nero del clan delle Asce Sanguinarie.»

L'omuncolo resta impietrito e ha solo le parole per dire:

« No...Non eravate estinti?»

Grimock si toglie l'elmo e si abbassa tanto da specchiarsi negli occhi della guardia terrorizzata.

« Se il tuo desiderio è l'estinzione, amico, sei sulla strada giusta.»

L'omuncolo cerca di reggere lo sguardo e sudore freddo gli riga il volto mentre balbetta risposte senza senso. Infine, il terrore travalica la sua capacità di razionalizzare e semplicemente sviene, cadendo come un sacco di patate.

Il gigante lo fissa per alcuni istanti, scrolla le spalle e si dirige verso il salone principale della locanda: spazioso, sporco e soprattutto buio, l'unica luce proviene dal grosso camino sulla sinistra, mentre sulla destra, dietro al bancone di legno scuro, il grasso locandiere pulisce con sputo e panno i boccali scheggiati.

Ci sono pochi avventori, per lo più seduti vicino al fuoco e troppo occupati a bere e infastidire la lurida e vecchia cameriera zoppa che a ogni passo rovescia birra o sugo; non appena Grimock entra nella sala, tutti trovano il tempo di osservarlo in silenzio.

Il gigante si guarda attorno senza dire una parola, studiando la situazione: l'unica via d'uscita è la porta da dove è appena entrato, ci sono due guardie imperiali sedute vicino al camino, mentre una dozzina di sgangherati mercenari sta bevendo e giocando a dadi a un grosso tavolaccio centrale; tutti sono armati ma nessuno sembra intenzionato a infastidirlo, almeno per ora.

Grimock si ferma al bancone e fissa il grasso locandiere che ricambia lo sguardo, sputando dentro un altro boccale.

« Che vuoi, straniero?»

« Carne, birra e un buon letto.»

« Hai i soldi?»

Grimock estrae da una borsa, grande quanto uno zaino, legata alla cintura un sacchetto di monete, lo apre, ne prende una manciata e le schiaccia con forza sul bancone. Il locandiere prende un pezzo d'argento e lo morde con gli unici quattro denti che ha.

« Non voglio problemi.» dice, infilando le monete nel grembiule unto.

« Riscalda bene la carne, non sputarmi nella birra, tienimi gli scocciatori lontano e non ne avrai.»

« Per tenerti lontano gli scocciatori servirà un extra.»

Grimock fissa il locandiere che continua a strofinare col suo straccio il fondo del boccale, gli lancia un altro pezzo d'argento e si dirige verso il camino per asciugarsi. Sono giorni che non riesce a riposarsi su di un letto e ancor di più che non mangia seduto a un tavolo, vuole godersi ogni momento di quella pausa.

« Ehi! » grida il più grosso e brutto dei mercenari, calvo e senza un occhio « Ci stai coprendo tutta la luce, gigante!»

Grimock si volta, visibilmente infastidito.

« Mi asciugo e me ne vado.»

Il mercenario guarda i suoi compagni che annuiscono ridacchiando.

« No, te ne vai adesso che qui stiamo cercando di spennare questo povero diavolo.»

Insiste e afferra per un braccio un ragazzino fino a quel momento rimasto nascosto dalle masse ingombranti e sudicie dei guerrieri di ventura: piccolo, snello, dal viso glabro e delicato, con indosso un cappello e abiti molto sopra la sua misura.

« Non ho ancora detto di voler giocare...» risponde il giovane con voce acuta e timorosa « ma se proprio insistete!»

A quelle parole i mercenari tornano a concentrarsi sui loro affari, troppo convinti di tirar su qualche moneta facile per concentrarsi sull'energumeno di fronte al camino. Grimock, dal canto suo, non cerca problemi e una volta asciugatosi trova posto al tavolo più in penombra della sala, ma nessun buio sembra abbastanza profondo per poterlo nascondere per intero.

Dopo qualche minuto, tutto torna alla normalità e la sciatta cameriera arriva al tavolo del gigante, portando un abbandonante piatto di spezzatino e il boccale più grande della locanda, ricolmo di birra.

« Con gli omaggi della casa, bel fusto!» dice la donna, strizzando l'occhio buono « Se vuoi un po' di compagnia stanotte, per te sarebbe solo un pezzo di rame!»

Grimock fissa impassibile il volto della cameriera e scuote la testa; è pronto ad affrontare qualsiasi minaccia o mostro ma non ad avere una strega nel letto. Lo spezzatino è duro, insapore e la birra annacquata e calda, ma ha mangiato e bevuto cose ben peggiori e non se lamenta, anzi, ordina altre tre porzioni e quattro boccali, di fronte agli occhi stupiti del locandiere.

Una volta finito il pasto, Grimock distende la schiena e rutta così sonoramente da far calare il silenzio nel salone; nessuno ha il coraggio di voltarsi. Il gigante si sta godendo la digestione quando un grido di rabbia lo costringe ad aprire gli occhi: al tavolo dei mercenari, il ragazzino sembra aver vinto qualche volta di troppo e i suoi nuovi compagni non sembrano apprezzarlo.

« Non è possibile tu abbia vinto ancora, cane!» ringhia il guerriero calvo e guercio.

« Mi stai dando dell'imbroglione? » risponde lui arrogante « Come avrei fatto? I dadi sono vostri, io mi limito solo a lanciarli!»

Un altro dei mercenari alto, magro, dalla mascella sgangherata e il capo ovale coperto di capelli simili a stoppa, interviene.

« Se diciamo che stai imbrogliando, allora è così, bastardo!»

« Dovremo insegnargli un po' di buone maniere, che dite? Ci riprendiamo tutti i soldi e qualche extra? » chiede un terzo compagno, basso, tarchiato e dal volto sfigurato da un orribile ustione.

« Io dico di tagliargli una mano! » propone il calvo.

« Perché non tutto il braccio! » rincara quello alto.

« E ci prendiamo tutti i soldi!» insiste il tarchiato.

Gli altri compagni gridano « Sì! » e brindano rumorosamente mentre il ragazzino, rendendosi conto di essere in una brutta situazione, cerca di contrattare.

« Signori, suvvia, è solo un gioco! Facciamo così, vi restituisco i vostri soldi, io prendo i miei e ognuno per la sua strada, che dite?»

Il mercenario calvo fa finta di pensarci, poi afferra il braccio dello sfortunato e lo sbatte sul tavolo.

« Dico che ci stiamo, ma la tua mano e i tuoi soldi restano con noi!»

« Il coltello, capo! » interviene il tarchiato, estraendo un lungo coltellaccio dalla cintura e porgendolo al compagno.

« Aspettate, aspettate! » grida il ragazzino indifeso « Le guardie! Ci sono le guardie imperiali! Non potete farmi del male o verrete arrestati! Risolviamo la cosa in modo legale, è meglio per tutti!»
Per alcuni minuti la follia sembra cessare, i mercenari si guardano negli occhi e poi fissano le guardie che fino a quel momento non avevano distolto lo sguardo da Grimock; sentendosi tirate in causa intervengono.

« Siamo in pausa, non è un nostro problema.»

Il ragazzino impallidisce.

« ...No.» piagnucola.

« Sì! » conclude il capo dei mercenari che alza la lama, pronto a tranciare di netto quel polso magrolino, ma un enorme mano gli serra il braccio; furioso per l'interruzione si volta verso colui che ha avuto il coraggio di fermarlo: è Grimock.

« State facendo troppo rumore» sentenzia « e non riesco a digerire se non c'è silenzio.»

« Ancora tu? Vuoi forse guai!? » grida il capo, cercando di liberarsi dalla morsa, ma senza successo; il suo braccio è come bloccato nella roccia tanto è potente quella stretta.

Il mercenario alto e magro si lancia contro l'energumeno, brandendo un coltello da tavolo e lo trafigge al braccio che costringe il compagno. Grimock resta impassibile, fissa furioso l'aggressore e pompa il bicipite: la lama esce dal muscolo e perfino il sangue cessa immediatamente di scorrere.

« Chi diavolo sei, tu!?» bercia il tarchiato.

L'omuncolo dell'armeria, fino a quel momento rimasto in disparte, monta sul bancone e indica la montagna umana.

« È uno del clan delle Asce Sanguinarie!»
A quel nome tutti i presenti sgranano gli occhi, mercenari e guardie si alzano, estraggono le armi e lo circondano. Grimock si guarda attorno lentamente, solleva i capelli dietro la nuca e mostra un marchio impresso a fuoco: un'ascia spezzata.

« Sono solo un reietto, non ho più nulla a che fare col mio clan.»
Le guardie imperiali rinfoderano le spade, ma i mercenari no.

« C'è una taglia sulle vostre teste.» minaccia il capo, ancora stretto nella morsa « basterà tagliarti via quel pezzo di carne e varrai oro quanto pesi! Giusto, guardie?»

I due servitori dell'impero si scambiano una rapida occhiata.

« Risolveteveli da soli i vostri problemi, siamo in pausa e di certo la morte di un reietto non ci riguarda.»

Detto questo, si rimettono a sedere e a bere.

I mercenari, forti del loro numero, estraggono coltelli e spade, circondano il gigantesco guerriero e lo caricano. Grimock solleva il loro capo da terra e, usandolo come mazza, colpisce chiunque abbia una lama in pugno; tutto avviene troppo velocemente perché qualcuno possa far qualcosa e, alla fine, solo uno si erge in piedi.

« Avevo detto niente problemi, barbaro!»

Grimock si volta verso il locandiere; nessuna goccia di sudore gli bagna la fronte ma solo il sangue dei suoi nemici.

« Nessuno è morto e ci penserà lui a pagare i danni.» afferma e punta il dito verso l'omuncolo spione che annuisce terrorizzato.

Solo in quel momento, da sotto un tavolo ancora intatto, il ragazzino per cui era scoppiata la rissa fa capolino, si avvicina verso il suo salvatore e si alza più che può per dargli una pacca sulla schiena.

« Grazie, amico! Senza di te me la sarei vista brutta!»

Grimock fissa l'estraneo come un drago guarda una formica e senza dire una parola torna al suo posto.

« Davvero! Sei stato fantastico!» continua il ragazzino « Il mio nome è Flint, sono in viaggio e sto cercando qualcuno che voglia accompagnarmi, potrebbe interessarti?»

« Viaggio da solo.» conclude il barbaro, chiudendo gli occhi.

« E se ti pagassi?»

Grimock si volta verso Flint e lo fissa in volto.

« Quanto?»

« Trenta pezzi d'oro: cinque adesso e venticinque all'arrivo.»

Il barbaro porge il palmo della mano aperto e fa cenno di essere pagato, il ragazzino, senza aggiungere altro, vi si svuota un sacchetto di monete.

« Perfetto! Quindi siamo compagni di viaggio adesso!»

Grimock controlla i pezzi d'oro e li mette nella sacca.

« Da domattina.» conclude.

« Domattina? Ma se i mercenari dovessero svegliarsi?»

« Non si sveglieranno. »

« Come fai a esserne così sicuro?»
Grimock lo fissa col suo sguardo più torbo, Flint gli si siede accanto a testa bassa e, in una sferzata di coraggio, aggiunge:

« Grimock?»

« Cosa c'è ancora?» chiede il barbaro, più minaccioso che curioso.

« Hai del sangue sulla faccia...»

« Lo so, è il motivo per cui non avrai problemi fino a domattina.»

Flint deglutisce e sorride nervoso, tentato di ritrattare, ma terrorizzato all'idea di chiedere la restituzione dell'anticipo.

copyright Matteo Piombo Papucci (www.lapaginadipiombo.it)



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