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lavoro pubblicato domenica 8 maggio 2016
ultima lettura giovedì 29 ottobre 2020

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Quanta nostalgia c'è in noi?

di Bromfighter. Letto 604 volte. Dallo scaffale Pensieri

Ricordo molto bene il 31 dicembre 2006. Fu proprio allora che per la prima volta entrai veramente a contatto col fantasy, un genere letterario che da ...

Ricordo molto bene il 31 dicembre 2006. Fu proprio allora che per la prima volta entrai veramente a contatto col fantasy, un genere letterario che da quel momento mi ha appassionato così tanto che praticamente la grande maggioranza delle opere che leggo sono fantasy. Ciò che al cinema quel giorno mi aveva lasciato Jeremy Irons non è più scomparso: quel vecchio scorbutico che in Eragon era Brom Holcombsson ha sempre rappresentato per me molto più che un semplice personaggio di un'opera letteraria. Brom era un modello, quasi come se inconsciamente avessi voluto impersonarmi in Eragon e prendere lezioni da lui. Su Brom avrei costruito alcuni dei personaggi dei miei racconti, avrei basato il mio modo di comportarmi negli RPG ("role-playing games"), giochi in cui quasi sempre il mio nickname è proprio "Brom". Da qui, l'origine del nick che utilizzerò per scrivere su questo sito.


Grazie a Brom, quindi, il Ciclo dell'Eredità di Christopher Paolini è diventato la prima opera fantasy che ho interamente letto. Eragon e Eldest sono stati i due libri che per la prima volta mi hanno trascinato in un mondo meraviglioso, fatto di draghi, cavalieri e lotte fra bene e male. Ora, chi li ha letti lo sa: quanto validi sono in realtà i libri del Ciclo? Bé, col senno di poi la mia risposta sarebbe piuttosto negativa, anche se mi riferisco in particolare a Brisingr e Inheritance, gli ultimi due in ordine cronologico. Entrambi sono ricchi di capitoli inutili, dilungati, scelte di trama assurde o forzate e addirittura di intere sotto-trame completamente dimenticate, quasi come se Paolini avesse proseguito forzatamente il proprio lavoro per poi non sapere come concluderlo. Ricordo ancora la sensazione di leggere Brisingr e convincersi che sarebbe successo qualcosa, come nel lungo periodo fra i due volumi mi ripetessi che non importava quanto Brisingr non avesse narrato: sicuramente il seguito avrebbe completamente appagato i miei desideri. Ricordo di leggere Inheritance e di incoraggiarmi continuando a ripetere che presto la narrazione sarebbe migliorata (ovvio, era il volume finale, come poteva non migliorare?). Bé, quella narrazione non è mai migliorata e il risultato finale non è stato altro che una spiacevole sensazione di vuoto, tanto che da quel giorno Inheritance ha sempre marcito in cima allo scaffale dei libri.


Fu proprio allora che mi chiesto: "perché?", cosa mi ha reso talmente cieco di fronte a delle opere che ad ogni pagina si rivelavano mediocri, incapaci di reggere il confronto con molte altre dello stesso genere? La risposta era molto semplice, in effetti: la nostalgia. Il forte sentimento di nostalgia nei confronti delle sensazioni che per la prima volta ho provato nel vedere Eragon. Cercavo in Inheritance la stessa passione, la stessa paura ed eccitazione che avevo provato quel giorno al cinema, cercavo dei sentimenti che il Ciclo mi aveva giù donato e che, inconsciamente, davo per scontato mi avrebbe dato ancora. È una motivazione piuttosto coerente, pensandoci: non accade forse lo stesso con qualsiasi prodotto d'intrattenimento, sia esso un videogioco, un libro o un film? Quante volte abbiamo sentito la frase: "una volta i cartoni erano molto più belli", quante volte i cantanti anni '80 vengono automaticamente anteposti a qualsiasi cantante odierno non avendo la benché minima idea di come siano le canzoni di questi ultimi, quante volte ho sentito che "i Pokémon delle ultime generazioni fanno tutti schifo"? Per chi è cresciuto con gli Abba, la musica del nuovo millennio appare decadente, così come chi ha sfogliato da bambino Harry Potter respinge animosamente qualsiasi altra opera incentrata su un mago che va a scuola. La nostalgia è un sentimento sicuramente molto potente, al punto che la capacità obiettiva di giudizio ne viene spesso oscurata: la mia disperata difesa del Ciclo dell'Eredità ne è una prova, così come ne è una prova la quasi sempre preferenza da parte dei videogiocatori di titoli di un brand già conosciuto. Nessuno sceglierà mai per primo il titolo di un nuovo sviluppatore, quando fra gli scaffali è esposto il famigliare logo di un videogioco di cui si sono più e più volte giocati i capitoli precedenti.


Quanta nostalgia vi è quindi in noi? Quanto spesso non riusciamo, anche volendo, ad essere obiettivi in quanto intimamente legati a quella prima volta che abbiamo sfogliato un libro, acceso una console, guardato un film? Quante volte non possiamo fare a meno di idealizzare opere che un tempo ci hanno fatto sognare? Bé, al di là di queste questioni, non vi è che una sola cosa a cui riesco a pensare: non è forse eccezionale che opere di fantasia riescano a generare in noi sentimenti tanto profondi ed intensi?



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