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lavoro pubblicato domenica 8 maggio 2016
ultima lettura venerdì 9 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Tween, Capitolo due.

di Airaam. Letto 465 volte. Dallo scaffale Fantasia

Capitolo dueErano state due settimane intense. Vissi appieno ogni giorno. Cercavo di trascorrere il minore tempo possibile in casa, di fronte all&rsqu...

Capitolo due

Erano state due settimane intense. Vissi appieno ogni giorno. Cercavo di trascorrere il minore tempo possibile in casa, di fronte all’inverno che mi sarebbe aspettato: ultimo anno di liceo, quindi massimo impegno a scuola. Tutti dicono che pretendo molto da me stessa. Forse hanno ragione, ma sono dell’opinione che se vuoi raggiungere un obiettivo, devi dare il massimo anche a costo di sacrificare qualcosa. Di sacrificare te stessa.
Trascorrevo le giornate a leggere nell’immenso verde di Vienna. Anne aveva scelto un’alta quercia, sita proprio al centro del parco. «E’ perfetto qui» disse e andò a sedersi ai piedi dell’albero. Presi posto accanto a lei. Dopotutto non era assolutamente male come location per il video recensione che avevo intenzione di fare. Avrei dovuto farlo una settimana fa, ma all’ufficio postale avevanosbagliato indirizzo e i libri erano arrivati in ritardo. Il libro della settimana era Poison Princess della Cole. Accesi il portatile e presi il libro dalla borsa. Adoravo la sua copertina, il titolo, in rilievo centrato nelle venature violacee era a dir poco mirabile. Adoravo come il blu e il viola si unissero in una perfetta armonia cromatica, creando un’atmosfera così magica e sublime che sembra di essere già catapultati nella storia. In primo piano si stagliava una figura interamente blu, sembrava un avatar, aveva gli occhi chiusi e le mani strette a pugno, quasi invitasse tacitamente alla lettura del romanzo. «Lo stai facendo ancora», Anne si schiarì la voce. Ritornai alla triste realtà, che non era quella del libro. «Tu non stavi riposando?» le chiesi alquanto stizzita. «Infatti, stavo. Mi ha svegliata il tuo silenzio» mi sorrise. La guardai di sbieco e tornai a dedicarmi al mio libro. Sorrisi, aveva ragione, ma cosa potevo farci? Adoravo leggere, vieni catapultata in un altro mondo. La lettura è la chiave per l’accesso all’immortalità. Ogni volta che leggi, ogni volta che fingi di essere uno dei personaggi dei tuoi libri, vivi un’altra vita. Questo ti segna, ti cambia, diventa parte di te e ti migliora. E’ un meccanismo strano, so soltanto che se vivi di libri è come se navigassi su una zattera che non affonderà mai. E’ una cosa stupefacente. «Eddai, non fare la gelosona. Lo sai che adoro leggere e a te piace quando ti leggo i miei nuovi libri. Allora mi aiuti a fare il nuovo video?» le chiesi con gli occhi da cucciolo. «Sei sleale, lo sai che è impossibile dirti di no quando fai quella faccia», disse indispettita. «Lo so» risposi battendo le mani. Recensire libri è l’altra faccia della medaglia: i lettori sono come messaggeri, e in quanto tali hanno una missione, ossia diffondere i libri che leggono, far amare la lettura a chi non la ama, convertire i miscredenti.
«Capita che un romanzo sia capace si sorprenderti al punto tale da lasciarti solo con un incredibile sorriso di ammirazione e muscoli tremanti per l’eccitazione», iniziai, lanciai un’occhiata ad Anne, che mi sorrise. «Stupiscili, tigre!» mi sorrise di ricambio. Stava di fronte a me e ascoltava con attenzione, ad Anne più che leggere piaceva ascoltare le storie. «Tarocchi, figure mitologiche, poteri apocalittici, sono gli ingredienti esplosivi di un romanzo sensazionale. E’ molto più che una semplice storia d’amore, non uno dei romanzi sempliciotti in cui l’esito è scontato. L’amore c’è, ma non è predominante né invadente. Ed ecco che ci si ritrova a desiderare ardentemente una parola o uno sguardo, di quelli semplici, che ti mozzano il respiro». Ripresi fiato, trattenevo il respiro da circa un minuto. Semplice routine. Recensire un libro che mi aveva entusiasmato, era più difficile di quando non mi era piaciuto affatto: nel primo tendevo a straparlare, senza riuscire a fermarmi, con il rischio di rivelare troppo, rovinare la magia della lettura e annoiare i lettori; nel secondo caso pensavo troppo a cosa dire, appesantendo la lettura e annoiare i lettori. L’esito era lo stesso. Il segreto era la giusta la misura, utilizzare un linguaggio semplice, rivelando i dettagli più piccanti del libro, mantenendo la suspense, stuzzicando l’interesse del futuro lettore. Terminai la video recensione e spensi il computer. «Ragazzi non perdetevi l’ultima uscita della Cole! Ascoltatemi e non ve ne pentirete!», recitava Anne a gran voce, prendendomi in giro. «AH-AH-AH. Davvero simpatica. Io non parlo così» le dissi, fingendomi offesa. «Mh, ti consiglio di rivedere i video-recensione», rispose ridendo sotto i baffi. Le feci una linguaccia «E’ bello aiutare i neolettori a trovare la loro strada». «Infatti, molto nobile», rispose poggiando una mano sul cuore. «Allarme, sembri un’e-girl», odiava quando glielo dicevo. Le e-girls era le ragazze-stereotipo, quelle che davo peso all’apparire e nient’altro, limitarsi alle cose e non alla loro essenza.00.
«Oh no! Come puoi dire una cosa del genere?», si accasciò a terra. «Come puoi ferirmi in questo modo?» continuò a dire. «Sento un dolore, proprio qui», mise una mano sul petto. Emise un ultimo sospiro, poi silenzio. Battei le mani, grande sceneggiata. «Brava! Stiamo migliorando». Rachel metteva in scena sempre questa recita quando la prendevamo in giro. Diceva sempre che sarebbe diventata una grande attrice. Aveva del talento, bisogna ammetterlo, ma a me e a Anne faceva ridere tantissimo. Il tono della sua voce, perché ci credeva davvero, come se l’avessero colpita, era davvero la parte più esilarante. «Devo ammetterlo, sono brava ma non ho ancora superato il maestro» disse, mentre si alzava in piedi. «Rachel è un portento», dissi canticchiando. Era vero, era un autentico talento. «Dammi tempo» rispose fiduciosa.





Rientrata a casa, approfittai che non ci fosse nessuno per fare una bella doccia rinvigorente. Era la pace dei sensi. Sentivi la testa completamente vuota, sgombra da ogni pensiero. C’era solo il calore dell’acqua che ti abbracciava, come l’abbraccio del letto, che ti stringe in una morsa d’acciaio al mattino, quando la scuola ti aspetta. Il vapore che ti circonda, annebbiandoti la vista e l’acqua che scivola sulla pelle, accarezzandoti come fa la mamma quando ti augura la buona notte. «Ti sei addormentata?» strilla Anne bussando alla porta, interrompendo il mio bagno di relax. «Ho finito» le dissi di rimando. Uscii dal bagno in accappatoio, presi i vesti e rientrai. «Sempre la solita», bisbigliò Anne. «Ti ho sentito» urlai. «Lo so» disse lei sghignazzando.
Mi buttai sul letto. Ero stanchissima, nonostante non avessi un bel niente. «Che hai intenzione di fare?» chiese Anne, buttandosi anche lei sul letto. «Dormo» le risposi. «Facciamo una bella torta» propose. «Lo sai che sono un disastro in cucina» le dissi. «Mi scoccio di stare senza far niente, e poi non sei malefica ai fornelli» disse, nel tentativo di convincermi. «Puoi dormire» le feci anche io una proposta. «Airy, Airy, Airy, Airy, Airy, Airy» iniziò a ripetere il mio nome continuamente mentre saltava sul letto. Cercai di ignorarla ma non era per niente propensa a smetterla. «Okay okay. Però il dolce lo decido io» dissi. «Affare fatto» concordò Anne. Scendemmo giù in cucina e presi il libro delle ricette di mamma. C’era l’imbarazzo della scelta. Volevo cucinare un dolce che piacesse a tutti, ma non uno qualunque giusto per svuotare il frigorifero. «Perché non prepariamo la torta di mele?» avanzò come idea Anne. «A papà non piace e francamente neanche a me» risposi. «Bhe il Tiramisù è un semifreddo è dovrebbe stare in frigo tutta la notte. Noi abbiamo al massimo un paio d’ore» mi fece notare Anne. Quanto vorrei avere il potere di fermare il tempo, l’ho sempre desiderato ma non ho mai visto una stella cadente per esprimerlo. «Trovato! Prepariamo i profiteroles con la nutella» dissi entusiasta. «E a tua sorella anziché guarnirli con la cioccolata li ricopriamo di marmellata», propose Anne. «Che coppia fenomenale, batti il cinque» dissi. Preparammo tutto l’occorrente, pesammo gli ingredienti e ci armammo di grembiuli. Ricordai che mamma aveva comprato un pacco di profiteroles perché volevamo festeggiare il compleanno di papà, ma gli impegni lavorativi avevano mandato tutto all’aria. «Dobbiamo montare la panna», lessi sul ricettario.
E così volò l’intero pomeriggio. Erano le sette inoltrate quando i miei e mia sorella rientrarono. «Airy, sei a casa?», canticchiò mia madre, entrando. «Sono in cucina», le risposi di rimando. Mi salutò con un bacio sulla fronte, come sempre quando rientrava e mi chiedeva della mia giornata. «I profiteroles!» gridò mia sorella, aveva un fiuto infallibile, riusciva ad individuare una cosa commestibile, nel giro di km. «Brava Sherlock» commentai. «E sono anche buoni. Li hai comprati?» scherzò mio padre. «Grande papi» rise Rachel. Misi su il broncio, fingendomi offesa. «La volete smettere voi due» li rimproverò mamma. «Mammina» dissi con voce smielata, abbracciandola. «Sono cattivi, mi trattano», tirai su col naso. «Hey trattano male anche me, io ti ho aiutato, per questo sono una delizia» si intromise Anne, sempre a darmi conforto. La fulminai con lo sguardo. Sghignazzò. «Amore fammi cucinare, altrimenti che mangiamo?», disse mamma dirigendosi ai fornelli. «A Rachel non farebbe male una dieta» dissi. Con una punta di perfidia, lo ammetto. Mi fece una linguaccia e salì in camera. «Airy, tra poco finiscono i lavori» disse papà entusiasta. «E’ uno spettacolo, Mary» ripeteva colpendomi il braccio. «Uno spettacolo». Sprizzava gioia da tutti i pori, si leggeva quanto fosse raggiante dagli occhi. Era bello vederlo felice. Vederli felici. Mamma era supercontenta del suo nuovo lavoro. Facevano quello che piaceva loro, ed era quello che intendevo fare io.
La cena fu squisita. Mamma aveva preparato il rollo di mozzarella, veramente delizioso. La sfoglia così delicata, si univa perfettamente con la farcitura di pomodori, rucola e prosciutto crudo, creando un sapore così semplice e genuino, un paradiso per mie papille gustative. A mandarle in estasi ci pensarono gli arancini e i crocchè, ne avvertivo ancora la sapidità in bocca. Mio padre si leccò anche le dita, era incredibile. «Però non è giusto, a papà non dite niente» si lamentò mia sorella. Papà le lanciò il tovagliolo in faccia. «Ma è normale scusa, io ho stile quando lo faccio» disse con accento buffo. Rachel sbuffò e incrociò le braccia. «Mette il broncio ma non ha nessun effetto. Deve allenarsi se vuole arrivare al tuo livello» commentò Anne scuotendo la testa. Molti concordavano con lei, dicevano che avevo un dono nell’essere particolarmente persuasiva, anche senza pronunciare parola. Bastava uno sguardo. Scrollai le spalle. «Vogliamo prendere il dolce? Dopo questo cenone dobbiamo concludere in bellezza, no?» chiese retorico mio padre. Sapevo che mi stava prendendo in giro, ma si sarebbe ricreduto. I miei profiteroles erano un capolavoro. Andai a prenderli e poggiandoli al centro della tavola dissi «Servitevi», sicura di me stessa. Osservai attentamente mentre papà e mia sorella assaggiavano il mio dolce, con effetto a rallentatore. Erano sempre in vena di scherzare. Anne era seduta tra loro, guardandoli spazientita continuava ad urlare loro di muoversi e toccando la forchetta che papà stava dirigendo verso la grande bocca baffosa la fece cadere. LA FECE CADERE. Ero abituata a vedere Anne a giocare con gli oggetti, ma li attraversava soltanto, non ha mai esercitato una forza su di loro. Come avrebbe potuto del resto? Era frutto della mia immaginazione. Rimasi a bocca aperta, completamente pietrificata, tant’è vero che anche la mia famiglia se ne accorse. Rachel fece una delle sue solite battutine «Cosa ti prende Airy? Sembra che tu abbia appena visto un fantasma». Un fantasma sarebbe stata cosa di poco conto, per quanto paranormale aveva tutto sommato una sua spiegazione, alquanto folkrorica, ma l’aveva...un’anima che avendo un conto in sospeso sulla Terra si trovava in una sorta di Limbo, fino a quando non avesse risolto il debito che aveva contratto. Impallidii ancora di più, quando mi sfiorò l’idea che forse Anne era in qualche modo..poteva essere…un’anima dannata. Volevo credere che non fosse così, ma non sapevo cosa pensare di quella situazione.






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