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lavoro pubblicato domenica 8 maggio 2016
ultima lettura sabato 15 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Tween, Capitolo uno.

di Airaam. Letto 501 volte. Dallo scaffale Fantasia

Tween è il titolo del mio romanzo (ancora in formazione). Lo pubblicherò per capitoli, spero apprezzerete la mia scrittura e soprattuto che commenterete per farmi sapere cosa ne pensate. Buona lettura.......

Capitolo uno
Il viaggio in aereo era stato fantastico. Due ore di viaggio per meditare sulla nuova vita che mi aspettava. È spettacolare raggiungere l’alta quota e perdersi tra le nubi, diventare tutt’uno con il cielo. Avevamo deciso di trasferirci a Vienna perché mamma aveva vinto il concorso di preside alla “Wien Elementary School” e papà aveva coronato il suo sogno di aprire un ristorante. Eravamo tutti su di giri per la notizia. Io e mia sorella avremmo frequentato il liceo lì, io il quinto anno e lei avrebbe iniziato il secondo. Atterrati, ci dirigemmo verso il nastro trasportatore per ritirare le nostre valigie, dove rischiai tra l’altro di perdere la mia. Una ragazza era convinta che fosse la sua e forse per la stanchezza del viaggio superficialmente prese la prima valigia che somigliasse alla sua. Fortuna che si rese conto dello sbaglio. È la storia della mia vita, la fortuna mi gioca sempre uno dei suoi scherzetti. La mia camera era già pronta, dovevo trasferire le ultime cose, vale a dire la mia interminabile libreria, il paradiso per ogni accanito lettore. Era colma dei romanzi di tutte le epoche, adatti a tutte le età, è un po' la mia biografia. Parte dai romanzi di Geronimo Stilton a quelli di Collodi e al “Piccolo Principe” che mi hanno presentato il fantastico mondo della lettura. Arriva ai romanzi che a mio avviso hanno scritto il fantasy, “La fonte ai confini del mondo”, “Il Ritratto di Dorian Grey”, “Il meraviglioso mondo di Oz”, ai capolavori della scrittura moderna “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”, “I dolori del giovane Werther”. Oltre ai grandi classici che tutti i lettori amano e stimano, ciascuno individua la categoria di libri in cui si identifica e sente di appartenere, come la scelta delle fazioni in Divergent. Il Fantasy è la mia vita. Mi sono imbattuta per caso, cercando la copertina per uno dei miei video-recensione, nella frase che rispecchia me e tutti gli amanti della lettura e che da allora è diventata la mia risposta alla fatidica domanda “Perché leggi?”: noi abbiamo bisogno dei libri per sopravvivere alla realtà. «Proooonto, ci sei?», mi riscossi dai miei pensieri per rivolgere uno sguardo in cagnesco alla mia migliore amica Anne, che faceva facce buffe per catturare la mia attenzione. «Adoro quello sguardo, è molto sexy tigre», disse facendomi l’occhiolino. Risi e mi girai verso il finestrino del tram, per ammirare lo splendido panorama in cui ero immersa. «Anziché prendermi in giro perché non ti godi lo spettacolo?» le chiesi concludendo con uno bello sbadiglio. «È il mio lavoro romperti le scatole, ricordi?» mi rispose colpendomi il braccio con un pugno. «Maaamma Airy parla di nuovo da sola» urlò mia sorella a gran voce attirando l’attenzione di tutti i presenti. «Rachel lasciala stare, perché ti diverte tormentarla?» la interrogò mia madre esasperata». «Mi preoccupo per lei. Non è normale. Ha diciotto anni, dovrebbe avere amici veri e non immaginari» disse lei con finta premura nella voce. «Hey a chi hai dato dell’immaginaria piccola strega? Io sono più vera di te sbruffoncella», urlava Anne a Rachel, agitando i pugni in aria, quasi stesse facendo boxe.
Ignorai mia sorella, aveva ragione, Anne era frutto della mia immaginazione. Si sbagliava però soltanto su un piccolo dettaglio. Per lei non esisteva, per me sì. Lei c’è sempre stata. Mamma mi raccontò che da piccola avevo un’amica immaginaria, con cui parlavo tutto il giorno, le raccontavo della mia giornata a scuola, giocavamo e guardavamo la televisione. Sorrido al ricordo di quando papà veniva a sedersi accanto a me e io lo facevo alzare urlando che aveva schiacciato Anne. Un giorno se ne andò, avevo sette anni. La cercai dappertutto ma non riuscii a trovarla, scoppiai in lacrime, non riuscivo a capire perché mi avesse lasciato. Mamma mi disse che era tornata dalla sua mamma e che non mi avrebbe mai dimenticato. I giorni a seguire ragionai sulla sua decisione, anche io avrei fatto lo stesso, sarei tornata dalla mia mamma, però avrei preferito che me lo avesse detto. Quando avevo 13 anni mi ammalai, era un periodo in cui i miei genitori litigavano spesso per il trasferimento a Vienna, io e mia sorella ci chiudevamo in camera e facevamo finta di niente, ma in cuor mio pregavo soltanto che ritornasse Anne. Avevo bisogno di lei. Ricomparve un giorno, accanto al mio letto. Avevo la febbre altissima e credevo di delirare. Mamma mi diede altra tachipirina e mi addormentai ma, quando mi svegliai lei era ancora lì. Accarezzandomi disse «Sono tornata amica mia. Devo completare la mia missione». Ancora oggi mi interrogo sul significato della parola “missione”, cosa intendeva dire? A volte provo a chiederglielo ma elude la domanda e allora non insisto. Mi basta riaverla con me. «Guarda Airy che roba! Pazzeschissimo» disse Anne spiaccicandosi contro il vetro per osservare Il Palazzo di Giustizia. Era imponente e si ergeva nel cielo, quasi a volerlo toccare; era illuminato, nel buio della sera, dall’iridescente luce di una fontana cambia colore. Passava da intense tonalità di blu a stravaganti toni di rosa e verde. «Sorellona ci vuole ancora tempo prima di arrivare a casa?», mi chiese Rachel a bassa voce. «Ho sonno» aggiunse. Scrollai le spalle in segno di risposta. Papà quasi ci avesse letto nel pensiero ci avvisò di scendere quando il tram si fosse fermato. «Fantastico», mia sorella fu la prima a scendere. «Allora da che parte andiamo?» chiedemmo io e mia sorella.
«Da nessuna parte» disse papà sorridendoci.
«Il suo cervello è per caso volato durante il viaggio in aereo?» sentenziò interrogativa Anne bussando sulla sua testa. Dovetti distogliere lo sguardo, non potevo scoppiare a ridere proprio ora.
Mia sorella attendeva una sua risposta, sbuffando molto rumorosamente per farsi capire.
Papà e mamma fecero un passo indietro e con le mani indicarono un edificio enorme, pensavo fosse il Parlamento, invece..
«Non ci credo! È la nostra nuova casa. Questa!» gridò mia sorella incredula.
A guardarla bene sembrava il set di un film, grande abbastanza per essere la casa di una confraternita. Si sviluppava su due piani. Attraversando una piccola veneranda si avvedeva all’interno che si apriva con un ampio salone, dove si trovava un caminetto a pallet. «Che sciccheria» commentò mia sorella. «Per una volta sono d'accordo con Rachel» dichiarò Anne, dandomi una pacca sulla spalla.
Se l’entusiasmo non mi avesse tenuto sveglia, avrei giurato di sognare.
«Sorella tutto questo è nostro!». Delle sottili dita ossute, completi di unghie taglienti, da far invidia alle streghe, mi pizzicarono il braccio. «Ahi! Ma che ti è preso?» domandai stizzita a Rachel.
«Pensavo stessi dormendo ad occhi aperti. Non hai detto niente da quando siamo arrivati» mi sorrise con il suo solito sorriso obliquo. Avrebbe donato a chiunque, rendendolo anche affascinante, ma a lei conferiva l’aria di una piccola peste maligna.
«Non iniziate a litigare voi due. Conservate le forze per i giorni a venire» dissero i miei genitori, anche loro ammutoliti dallo stupore per la nuova casa. Avevamo visto milioni di foto della nuova abitazione, interno ed esterno, ma non le rendevano affatto giustizia, osservandola adesso in carne ed ossa.
Rachel mi prese sottobraccio, «Io e Airy andiamo ad esplorare le altre stanze» disse mandando un bacio ai nostri genitori. La cucina era arredata in stile moderno acciaio inox, con la chaise longue accanto al piano cottura. Il “clou” della stanza. Affacciava sul giardino, era come una poltrona a dondolo, quella dove sorseggiare una cioccolata calda nelle serate invernali.
Scendendo di piano, ci attendeva una tavernetta, arredata con i lussi più sfrenati. Televisione a schermo piatto, biliardino, un grande tavolo in vetro disposto al centro della stanza e circondato da sedie in acciaio. A completare quella visione paradisiaca c’era un morbidissimo divano bianco rilegato in pelle, in fondo a destra di fronte ad un’altra mega televisione a schermo piatto. Mi si illuminarono gli occhi, quello sarebbe stato il mio angolo lettura e sala per i miei video-recensione.
«Sorella ci credi, tutto questo è nostro?» disse Rachel colpendomi il braccio. Era la terza volta che lo diceva. La nuova casa l’aveva proprio sconvolta. Una sua nuova novità: chiamava tutti sorella o fratello. Detestavo quando lo faceva con me. Era il giorno prima della partenza e doveva ancora finire di preparare la sua valigia. Era comodamente stesa sul letto ad ascoltare la sua musica, che io definisco rumore, devasta i timpani. Mamma vedendola le disse di muoversi perché dovevamo fare il check-in e lei alzandosi di scatto in piedi sul letto disse placidamente «Calma sorella», ondeggiando con le mani. Mamma rimase allibita, io caddi dal letto morendo dalle risate. Era un personaggio.
«Sorella» dissi imitandola, «la parte più bella è che dormiamo in camere separate!» urlai emozionata. Non che non mi piacesse averla in camera, anzi quando non c’è stata la settimana del viaggio di terza media, non riuscivo né a dormire né a guardare la televisione, mi mancava la mI infinita parlantina. C’era soltanto il silenzio tombale della sera. Anne era con me, ma anche lei odia il caos quando guardiamo la televisione. Adoro mia sorella e sono abituata alla sua invadenza ma avere una camera tutta tua è come un microcosmo, il cui unico abitante sei tu e che rispecchia te stessa in ogni sua parte.
« Finalmente posso ascoltare la mia musica a tutto volume senza sentirti dire continuamente “Abbassa il volume, abbassa il volume, abbassa il volume» mi rispose, facendomi il verso.
«Viva la pace e la tranquillità!» cantilenai facendo una piroette.
«Che sta succedendo?» chiesero mamma e papà che erano sopraggiunti.
« Stiamo festeggiando perché dormiremo in ambienti separati» risposi eccitata, ondeggiando la testa.
« Tanto lo so che ti mancherò» rispose mia sorella sbadigliando. «Verrai da me pregandomi di unire le stanze» aggiunse.
«Lo escludo. E poi sei tu che hai paura del buio» le dissi schioccando le dita.
«Yaaaaaaaaaawn» sbadigliò mio padre. Io e mia sorella interrompemmo il nostro battibecco per guardarlo stranite.
«Che c’è? Ho sonno» si giustificò papà. «Voi no?»
«Io sì ma Airy senza la sua amichetta non va a dormire» disse Rachel con voce sardonica.
A proposito di Anne, mi chiedevo dove si fosse cacciata, l’avevo persa di vista da quando eravamo entrate.
«Airyyy. Pss», vidi Anne da sopra le scale che gesticolava perché la seguissi. Le feci cenno di aspettare, non potevo andarmene improvvisamente. Mi voltai e vidi mia sorella che mi osservava, guardava nella direzione di Anne, non la vedeva ovviamente e scuoteva la testa. I miei genitori facevano finta di niente, mamma non credeva fosse normale e preferiva avessi amicizie reali, papà invece sosteneva fosse speciale, come un dono non concesso a tutti, mia sorella credeva fossi fuori di testa e basta.
Salutammo i nostri genitori e ce ne andammo a dormire. «Era ora!» annunciò Anne.
«Si può sapere dove cavolo eri finita?» le domandai incavolata dopo che mi sorella ebbe salito le scale per andare in camera. «Stavo dando un’occhiata in giro» rispose la mia amica scrollando le spalle. «Seguimi sorella» concluse, facendo il verso a Rachel.
Mi portò nella mia nuova stanza.
«Bella vero?» chiese sorridente.
«E’ un sogno» commentai.









Commenti

pubblicato il lunedì 11 luglio 2016
Cristina30, ha scritto: E' bello, scrivi veramente bene :)
pubblicato il lunedì 11 luglio 2016
Airaam, ha scritto: Grazie mille :)

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