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lavoro pubblicato domenica 1 maggio 2016
ultima lettura giovedì 11 luglio 2019

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Alyssa la Nera (parte 1)

di blaze. Letto 307 volte. Dallo scaffale Fantasia

Alyssa avanzava trionfante lungo la strada disseminata di cadaveri. Sentiva gli zoccoli del suo cavallo di tanto in tanto rompere qualche dito ancora sano sotto di sé. Sentiva qualche raro gemito di qualcuno che non era ancora morto, ma aspettav...

Alyssa avanzava trionfante lungo la strada disseminata di cadaveri. Sentiva gli zoccoli del suo cavallo di tanto in tanto rompere qualche dito ancora sano sotto di sé. Sentiva qualche raro gemito di qualcuno che non era ancora morto, ma aspettava il suo momento, in agonia. Alyssa si godette ogni minimo dettaglio, come non aveva potuto fare per molti anni. Più di mille volte aveva sognato di vedere la morte negli occhi dei suoi nemici, il sangue sugli stemmi verdi degli Odeki. Adesso che ce l’aveva davanti le sembrava che nulla fosse più dolce della vendetta. L’aria impregnata del puzzo dei cadaveri, le mosche, le nuvole minacciose all’orizzonte, niente poteva essere più bello di quell’istante, nulla. A breve sarebbe dovuta tornare alla base per discutere su come gestire la pace insieme al Re e ai generali (con le gesta di quei giorni di combattimento si era guadagnata di diritto un posto al Tavolo di Guerra) ma per il momento voleva solo contemplare la morte che aleggiava sul putridume di Odeki, la sua città natale, la morte che aveva largamente contribuito a distribuire. Era il suo sogno ad occhi aperti, finalmente realizzato.
La maggior parte dei corpi distesi a terra erano soldati regolari di Odeki, anche se in mezzo a loro c’erano molti mercenari e perfino diversi civili, gente semplice, popolino che si era buttato nella mischia quando la situazione sembrava ormai quasi perduta per la città, spinto da un insensato spirito di sacrificio e di unione in nome della patria. Forse alcuni di loro sognavano perfino che il loro coraggio venisse ricordato nelle canzoni e nelle ballate che in futuro sarebbero state cantate da voci giovani. E invece non ci sarebbe stata nessuna gloria postuma per loro né per i sopravvissuti. La stragrande maggioranza, ad ogni modo, erano soldati. Soldati a perdita d’occhio. Ovunque Alyssa guardasse vedeva corazze lucenti con lo stemma della foglia verde di Odeki. Soldato Odeki a terra, agonizzanti, morti.
Era abituata a ricacciare indietro i ricordi quando minacciavano di fare capolino nella sua coscienza, ma adesso poteva lasciare che pervadessero completamente la sua mente. Era pronta ad accoglierli con gioia.
Rivide con gli occhi della mente il corpo di suo padre, il volto sfigurato per via del colpo di ascia ricevuto. Rivide sua madre, le sue vesti stracciate, e risentì le sue urla, mentre uno dei soldati la stuprava e gli altri ridevano, ubriachi. Risentì lo smarrimento mentre si chiedeva il perché di tutto quello che stava succedendo, loro non avevano fatto nulla di male. Rivide se stessa cercare il coraggio, ed infine trovarlo, e fare strada fino al palazzo del Lord. Non cercava vendetta verso i soldati che le avevano portato via la sua famiglia, ma solo aiuto. Lei non aveva più nessuno, più nulla, ma il Lord era buono e l’avrebbe aiutata di certo. Invece il Lord non l' aveva neanche vista in faccia. “Straccioni come te muoiono in continuazione!” disse il soldato che stava di guardia al Palazzo del Lord. Risentì nel cuore la nera disperazione. Infine rivide Cob, che le tendeva la mano. “Io posso aiutarti, se vuoi” Il suo viso era per lei dolce come quello di un padre. “Vieni con me a Veneeki”. E poi il viaggio attraverso le montagne. E finalmente la casa di Cob, la sua nuova casa. E le sue nuove sorelle, tutte e tre addestrate per essere delle eccellenti guerriere. Rivide la furia di Adele, l’agilità di Giada e la precisione di Agatha, che oltre che sua sorella divenne anche la sua migliore amica, e che con disappunto del suo maestro d’armi diventò un’arciere migliore che una spadaccina, e per questo motivo si guadagnò l’appellativo di “Lenta”. Ricordò con nostalgia il desiderio di essere addestrata insieme a loro, e poi Cob e il maestro d’armi che si complimentavano ripetutamente per i suoi repentini ed insperati progressi. Alyssa, a differenza delle sue sorelle, non aveva bisogno di lezioni di strategia, perché era mossa da qualcosa che loro non avevano mai provato, il desiderio di sangue, di vendetta, verso chi l’aveva abbandonata, derisa, tradita. Loro combattevano solo con il corpo, lei con il cuore, dando sfogo, in ogni fendente, alla sua rabbia repressa. La sua tecnica non eguagliava la loro, ma i suoi colpi risultavano essere altrettanto efficaci., altrettanto letali. Poi ricordò il colpo al cuore quando le dissero che Odeki aveva apertamente dichiarato guerra a Veneeki. La guerra non era del tutto inattesa, era nell’aria già da molti anni, dopo una serie di inconvenienti e malintesi da entrambi i lati, che mettevano le radici in una discordia secolare. Si promise di fare vendetta e di farla anche a costo di dovere ammazzare chiunque si fosse messo tra lei e un maledetto Odeki.
La guerra era stata lunga ed estenuante per entrambe le parti. Alla fine, con quella battaglia, si era conclusa. Veneeki aveva vinto. Alyssa aveva vinto. Lacrime di gioia solcavano il suo viso mentre lanciava una ultima occhiata di disprezzo ai morti e alla città fumante. Un corpo si muoveva ancora. Era un soldato. Alyssa scese da cavallo e si avvicinò. L’uomo era agonizzante, non sarebbe sopravvissuto alle prossime ore. Lei non ricordava neanche più le fattezze di quella guardia di oltre dieci anni prima, ma lo doveva fare. In un impeto di follia sfoderò l’acciaio insieme a tutta la sua ira e lo trapassò più volte, con rabbia, mentre gridava “Straccioni come te muoiono in continuazione! Muori! Muori!”
Stava ancora gridando quando una voce la riportò alla normalità. “Alyssa! Fermati!” Era sua sorella Agatha. Alyssa si voltò.
Il suo urlo di rabbia squarciò il silenzio nella valle.


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