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lavoro pubblicato sabato 23 aprile 2016
ultima lettura sabato 21 settembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Gianni l'armadio

di LucaConfusione. Letto 648 volte. Dallo scaffale Pulp

Quando picchiava Luigi aveva l'impressione di masticare pollo. Avete presente il rumore che fanno le ossa del pollo, quelle più piccole e tenere, quando non viste vengono prese dalla foga del carnivoro? Carne neutra, pelle saporitissima e ossici...

Quando picchiava Luigi aveva l'impressione di masticare pollo. Avete presente il rumore che fanno le ossa del pollo, quelle più piccole e tenere, quando non viste vengono prese dalla foga del carnivoro? Carne neutra, pelle saporitissima e ossicine che scrocchiano sotto molari resistenti. Ecco Luigi, un pezzo di carne masticato. Neanche provava a ripararsi dai colpi. Dopo vari pestaggi aveva capito che era meglio arrivare rapidamente al momento del knock-out. Ed era li che gli venivano in mente le ossicine. Quando gli assestava il colpo decisivo o a volte qualche colpo prima di vederlo stramazzare al suolo. Sentiva un rumore come quando si faceva scrocchiare il collo o le nocchie delle mani. A volte risvegliava la sua vena melodrammatica provando a rialzarsi.
"Sta seduto schiappa" Diceva Gianni regalando il secondo knock-out al povero Luigi che ringraziava dando una o due boccate di saliva e sangue.
Gianni non era un bravo ragazzo.
Pensare che era stato Luigi a cercarlo per uscire quel pomeriggio.
La risata che chiudeva il combattimento era grassa e sommessa, derisoria. Forse la cosa che faceva più male. La cosa che faceva chiedere a Luigi per l'ennesima volta: "Perché? Siamo amici. Siamo amici eppure."
Gianni si scostò da Luigi, incrociò le gambe e si mise seduto in terra. La manovra, con la sua stazza, risultò piuttosto solenne. Si massaggiò le nocche. Luigi cominciava a risultargli spigoloso, non era più quel morbido ragazzetto con il quale era cresciuto. Cominciava a metter su muscoli, non era la stessa cosa prenderlo a pugni.
Si alzò di lato per grattarsi e scostare le mutande da una delle due enormi chiappe sulle quali poggiava il suo tronco possente. Usando si rimise a posto una nuvoletta di polvere si alzò dal terreno.
Luigi si stava riprendendo, chissà se era pronto per il secondo round o se era più favorevole ad un giro in centro città.
"Testa di cazzo di un grassone merdoso!"
Gianni realizzo dopo una ventina di secondi che la voce alta, sprezzante, da bambino non era quella di Luigi.
Distolse lo sguardo da Luigi, che stava provando a parlare, riuscendo solo a masticare un po' di polvere del vialetto.
Appoggiando una mano dietro di se e torcendo il grosso busto con fatica lo vide.

Era un ragazzino piuttosto basso, indossava una giacca di jeans, pantaloni neri, maglietta con gruppo punk melodico. I capelli, dritti e sparati in diverse direzioni, neri dalla radice a metà, terminavano biondi.
"Grosso grasso maiale foruncoloso. Te l'hanno detto che puzzi tanto? Lo sento da qua che puzzi. Lo sentono anche quelli giù in strada. Stai appuzzando l'intero quartiere."
Non era solo, a distanza Gianni vedeva altri simili a lui. Giravano intorno con le mani in tasca ma erano attenti a quel che succedeva. Gli skate rovesciati o appoggiati ai muri, come tavole da surf su una spiaggia pidocchiosa. Erano ostacoli lungo l'unica via di fuga.
"Lasciaci stare, non siamo interessati." disse Gianni, poi si voltò con la rapidità di un muletto.
"Grosso stroooonnzooooooo" canticchio il ragazzino, aveva imitato alla perfezione l'effetto di un auto-tune sulla voce, cazzo era bravo.
Non l'avrebbe finita li.
Gianni cominciò ad alzarsi.
Si avvicinò a Luigi, lo prese per una gamba e per quella cominciò a trascinarlo.
Puntava verso il ragazzino mezzo biondo e gli altri, sguardo fisso verso un punto lontano. Fuori da quel vicolo.
Tirava su il piede strascicando la punta della scarpa, poi faceva scendere gamba-tronco e suola completamente in verticale. Dentro la testa pensava "Tttttooooommm, ttttoooooommm, tttooooooom".
Il ragazzino non si smuoveva, lo aspettava a braccia conserte.
Gianni continuava con andatura monotona.
Quando arrivarono vicino al punto di collisione il ragazzino si spostò di lato facendo perno su un piede.
Gianni non aveva esitato minimamente ne rallentato. Avanzò.
Poi il ragazzino gli puntò una mano sullo stomaco, stranamente solido per uno della stazza di Gianni.
"Fermo!" gli intimò.

Gianni senza neanche abbassare lo sguardo prese il braccio del ragazzino.
Lo sollevò, e lo tirò via come fosse una felpa sporca da tirare nel cesto del bucato. Solo che il ragazzino andò a finire contro il muro, con una certa violenza.
Questi si tirò su senza curarsi delle ferite e caricò Gianni a testa bassa.
Una mano in testa spinse il ragazzino con la faccia in terra, poi Gianni lo tirò su per il collo. Il sangue gli colava dal naso misto a muco, quasi singhiozzava.

Tirò su la testa e disse "Questa me la paghi. Questa la racconto a papà."

Gianni tirò avanti trascinando luigi per la caviglia come se non fosse successo nulla.
Il ragazzino strillava dietro di lui, mentre i compagni cominciavano ad agitarsi.
Ora tenevano gli skate con entrambe le mani e cominciavano a raggrupparsi in mezzo al vicolo. Erano quattro cinque, poco più grandi del ragazzino che aveva appena sbatacchiato contro il muro.
Luigi non accennava a riprendersi o a cercare di farlo.
"Levatevi scemi." disse Gianni muovendo lentamente un braccione da destra a sinistra.
Vide buio e le orecchie cominciarono a fischiare. Sentiva un caldo liquido scendergli giù per la tempia destra. Aprì un occhio e vide la causa.
Il ragazzino aveva ancora lo skate in mano, la punta arrossata dal suo sangue raggrumato sulla carta vetrata.
Si asciugò la tempia con l'interno del polso.
Quello che lo aveva colpito fece un paio di passi indietro vedendo che Gianni lo fissava.
"Levati tu." disse Gianni.
Mentre faceva cenno di scansarsi altri due gli si buttarono addosso, skate tenuti bene con entrambe le mani, di taglio.
Stavolta non si fece sorprendere, con una mano spinse lo skate in faccia al più vicino, sentì un lieve scricchiolio. Poi prese la testa di questo da dietro scaraventandolo contro l'altro, facendoli finire gambe all'aria per due o tre volte.
La polvere mischiata al sudore e al sangue coprivano una parte della mano e della faccia di Gianni.
"Artista di sta miiiiinchiaaaaaa!!" sentì urlare da dietro le spalle.
La gola si chiuse per un attimo, Gianni piegò leggermente la testa in basso e vomitò.
Coca-cola e merendine al cioccolato ora erano di nuovo davanti a lui.
Arricciò il naso e gli occhi si fecero fessure. Girandosi Gianni assunse l'espressione più simile al pianto che conoscesse e urlò "Faccio solo quello che mi ha chiesto papà!"
"Faccio solo quello che mi chiede papppaaaa?!" sentì il tono canzonatorio arrivargli da dietro le spalle. Non fece in tempo a girarsi che un colpo di skate lo prese di taglio sull'avambraccio.
Lasciò la gamba di Luigi e mosse l'altro braccio per incastrare quello che l'aveva colpito, ma riuscì solo a beccarsi un altro colpo di skate, questa volta in faccia. Non ci vedeva più bene.
Per istinto si mise le mani sopra la testa come a parare colpi. Ma non arrivò niente degno di nota.
Quando riaprì gli occhi vide Luigi con uno skate in mano e uno dei ragazzini a terra.
Gli sorrise. "Grazie tante"
"Vedevo che eri in difficoltà "
"No, non è vero. Giocavamo"
Luigi lasciò cadere lo skate di lato e cominciò ad avanzare verso Gianni. Strascicava un piede, stanco, con le spalle abbassate.
Uno dei ragazzini skaters partì di rincorsa, skate tenuto sopra la testa con entrambe le mani, dritto verso le spalle di Luigi.
Gianni comincio a correre prima pesantemente, poi acquistando velocità in maniera considerevole. Travolse lo skater che minacciava Luigi tenendo gli avambracci avanti il petto e gli crollo sopra. Luigi si chinò a raccogliere la tavola del malcapitato e la lanciò verso il ragazzino biondo con forza. Questi cerco di evitare lo skate che roteava come un boomerang saltandolo a pie pari, ma lo colpì ugualmente ad una caviglia. Cacciò un urlo e riatterrò di faccia perché le mani erano andate entrambe a tenere il dolore.
Gianni si inclinò di fianco, il ragazzino sotto di lui non si muoveva.
Luigi si chinò piegando leggermente schiena e capo. Mani in tasca. "Allora?"
"Uh.Cosa?" Disse Gianni denti stretti, un angolo della bocca piegato in su.
"Stavolta cos'era?"
Gianni si girò guardando in basso. Muoveva leggermente la punta del piede.
"Papà mi ha detto"
"Ti ha detto?"
"Diiiii..." Disse Gianni sempre guardando le scarpe.
"Di? Di cosa?" Chiese Luigi.
"Di distruggere una cosa bella!" disse Gianni sollevando capo e braccio in un gancio possente in direzione della faccia di Luigi.
"amicizia" penso Luigi, poi fu di nuovo la notte per lui.




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