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lavoro pubblicato lunedì 11 aprile 2016
ultima lettura venerdì 14 febbraio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

BAGNO DI FOLLA E DI FOLLIA

di michelino. Letto 399 volte. Dallo scaffale Generico

Oggi mi sono concesso un bagno di folla, ma se avessi agito con più saggezza mi sarei concesso un bagno di follia...


Comincio subito col confessare che solitamente non mi piace
avere intorno troppe persone, e del resto, sono sicuro che
neanche alle altre persone piace avere intorno uno come me.
Non chiedetemi come mai - non lo so - è' così da sempre
e basta: io non amo gli altri e gli altri non mi amano, punto.
Comunque ci abbiamo fatto il callo e la cosa non sembra
disturbarci più di tanto; io e gli altri riusciamo a sopportarci
solo per motivi di convenienza reciproca o per pura e formale
cortesia, ma in ogni caso preferiamo sempre non averci tra i
piedi. Ci sentiamo più tranquilli se siamo lontani l'uno dagli
altri,ci fa bene saperci alla larga, a distanza di sicurezza.

Ma oggi , - complice un ottimo umore innescato dall'esuberanza
disinvolta di questa splendida giornata di primavera - ho ceduto
alla tentazione (più unica che rara) di concedermi un bagno di folla
nel centro cittadino.
Così mi sono tuffato in quel vortice infernale e caotico nel quale la
" brava gente" ama sguazzare allegramente per compiacersi nel
ridicolo ruolo di far bella mostra di se.
Praticanti accaniti di questo sfoggio narcisista sono in special modo
quelli che hanno le lingue più lunghe. Questi esseri insolenti e volgari,
sono sempre smaniosi di esibire il loro logorroico talento, non smettono
mai di agitare il molle e vischioso attributo vocale con il quale si fanno
distinguere all'interno del gregge.

Anche oggi la categoria di tali elementi era ben fornita e vivace,essi
ciarlavano con un insistenza degna di un congresso di commessi
viaggiatori. Si facevano onore sfoderando un campionario cacofonico
ben fornito ed esteso in una gamma infinita di tonalità.
Molti di loro farneticavano in italiano, altri in inglese, arabo,spagnolo,
francese,cinese e differenti altri idiomi che non sapevo riconoscere.
Non male, una bella Babele di futilità dalla quale si esiliavano solo
quei pochi che avevano l'accortezza di starsene in silenzio, gli unici,
- forse - che avrebbero potuto dire qualcosa di interessante.

Insomma, me ne stavo lì, in mezzo a loro, cercando di non pestare
piedi a nessuno e di non farmeli pestare, e intanto - deliziato da un
malsano piacere procuratomi dalle mie squinternate riflessioni - mi
lasciavo cullare nel'ingenua illusione di credermi diverso da tutti
quelli che vedevo.
Ma non perdiamoci in queste divagazioni; andiamo avanti.

Dunque, dicevo...ero lì, in mezzo alla folla, quando improvvisamente
è spuntata dal centro della piazza una donna che parlava da sola ad
alta voce.
Sì, sapete anche voi;...una di quelle persone che se ne vanno in
giro sempre incazzate e urlano in continuazione frasi sconnesse
e prive di logica contro chiunque o qualsiasi cosa capiti loro a tiro.
Questa donna era visibilmente alterata, ma nonostante il suo fare
invadente, non sembrava per nulla animata da cattive intenzioni,
anzi, bastava osservarla appena per capire che il suo sguardo
tradiva un bisogno infinito di dolcezza e di pace.

Spesso si calmava per alcuni secondi e si concentrava in un breve
dialogo con se stessa, come se stesse cercando risposte a domande
che continuava a farsi da sola.
Questi monologhi interiori duravano finché la sua attenzione non veniva
di nuovo attirata dalla gente intorno, ed ecco che allora ricominciava
a sbraitare contro tutti quelli che le passavano accanto.

Qualcuno dei malcapitati reagiva sorridendo, qualcuno la prendeva
in giro, qualcun'altro la insultava malamente, ma i più si limitavano
a scuotere la testa in segno di compatimento.

Ognuno reagiva a modo suo, ma seppure le reazioni erano diverse
e spesso contrastanti, tutti ammiccavano cenni di intesa e di complicità
con gli altri passanti, come a cercare conforto e protezione nelle
fila di un ordine sociale prestabilito dentro al quale si ricompattavano,
sollevati al pensiero di veder riconosciuto il loro comodo ruolo nell'ambito
di una civile appartenenza umana.
(Per comodo ruolo intendo una posizione che non richieda grandi sforzi
morali e che li dispensi dal bisogno di farsi troppe "menate mentali").

Queste mie considerazioni non erano tanto confermate dal' evidenza
lineare dei fatti, ma richiedevano un supplemento di attenzione capace
di sondare l'aspetto inconscio di tutta la faccenda. Per dirla in un altro
modo è meglio che sappiate che se c'era uno che si faceva un sacco
di "menate mentali", quello ero io.

Se invece mi fossi limitato a valutare solo la superficie delle cose,
ne avrei dedotto che il disagio mentale di quella donna non scalfiva
nemmeno di striscio l'apparente serenità di coloro che ne venivano
a contatto.
Infatti bastava che si allontanassero da lei di qualche passo e voilà...
subito tutto dimenticato... la donna, le sue invettive e anche il resto,
ed ecco che, come se niente fosse, i pensieri di ognuno ritornavano
a rifugiarsi nella cernita dell'elenco delle cose da comprare.

Ma io non avevo niente da comprare, anzi, per dirla tutta non avevo
niente altro da fare se non continuare a macinare di questi pensieri
più o meno idioti sulle reazioni innescate da quel' imprevisto incontro.

Riflettevo sulla facilità con la quale tutti si scrollavano di dosso l'accaduto
considerandolo una insignificante e banale interferenza (divertente o
sgradevole a secondo dei casi),un leggero intralcio di percorso
causati dalla molesta insistenza di quella povera malata di mente.

Comode le etichette!... Vero?

Eppure...eppure c'era un qualcosa in quella donna...un qualcosa che
hai miei occhi rendeva un po di giustizia alla sua diversità e le conferiva
una particolare dignità. Sentivo come se lei, avesse in qualche modo,
una marcia in più, un qualche vantaggio o una qualità speciale per la
quale avrei anche potuto provare una certa invidia.
Strano a dirsi, ma era così.
Ma qual era questa qualità che hai miei occhi acquistava un certo
valore degno di interesse?

Pensandoci bene, mi ero accorto che lei non mostrava nessun
minimo cenno di vergogna per il suo assurdo comportamento,
anzi sembrava provarne se non piacere, almeno un qualche
piccolo beneficio di sollievo. Voglio dire che in lei mancava
completamente il senso pudore, - ne sembrava completamente
priva - quella vergogna che spesso ci impedisce di esternare il
nostro stato d'animo, in lei era completamente assente.
Si! credo di essere stato abbastanza chiaro; quello che nel suo
atteggiamento mi colpiva era la totale assenza di qualsiasi segno
riconducibile ad un sentimento di vergogna.

Certo, chissà quali e quante sofferenze aveva dovuto subire per
essere costretta a scrollarsi di dosso la vergogna della sua paura
(e certamente ora doveva sentirsi preda di paure anche maggiori),
ma nulla toglie al fatto che comunque quella donna, volente o
nolente, aveva superato una soglia, una soglia oltre alla quale
non è più permesso il "lusso" di provare vergogna per il proprio
sentire.

C'è nella follia un qualcosa di osceno, come uno scarto, un qualcosa
che la obbliga a mettere in scena un eccesso di senso non codificato,
un qualcosa potenzialmente capace di invadere anche il territorio dei
cosiddetti "sani" e di stimolare in loro la ricognizione di zone interiori
mai sondate.
Questa cosa ci spaventa e ci affascina allo stesso tempo.
Ma la follia, per coloro che ne subiscono le conseguenze dirette è una
confusione interiore talmente insopportabile da indurli a cercare vie di
fuga verso l'esterno, a volte con effetti così devastanti da riversarsi in
malo modo contro qualsiasi cosa.

E allora eccola lì la follia, esibita in quella pubblica piazza con le sue
conseguenze sputate addosso a tutto ciò che incontra, senza riserve,
senza freni e senza più nessuna inibizione.
Eccola lì quella donna, disconnessa da tutto e tutti, esentata dal provare
vergogna e liberata dalla necessità del pudore.
Capace finalmente di mostrarsi "nuda" per quello che è, spudorata e
perduta in tutta la sua confusione. Scatenata nella sua follia, perché
la follia (nonostante nel nostro immaginario la associamo sempre a
sbarre e chiavistelli) è in realtà anche una forza liberatrice "scatenante",
una forza che tende a spezzare catene nodi e legami.
Questo aspetto "anarchico" della follia ci spaventa più della sua effettiva
pericolosità, questo è il vero motivo per il quale abbiamo sempre cercato
di confinarla oltre misura, di rinchiuderla e allontanarla da noi con risultati
devastanti, per chi ne soffre ma anche per noi stessi.

Con ciò voglio forse dire la follia è dunque un bene?...Certo che no!...
ci mancherebbe!...non mi permetterei mai...innanzi tutto per rispetto
verso coloro che ne subiscono le conseguenze in prima persona,
poiché per loro la follia è una sofferenza indicibile alla quale bisogna
certamente porre rimedio, su questo non si discute. Si discute piuttosto
sul' approccio completamente negativo e del tutto fallimentare che noi
"sani di mente" abbiamo con essa come abbiamo con la maggior parte
di tutte le cose che ci riguardano. Siamo spesso del tutto incapaci di
accostarci in modo positivo ai fenomeni intorno a noi, non riusciamo
o non vogliamo capire che tutti i fenomeni, (non esclusi quelli che
riteniamo peggiori) contengono sempre al' interno di essi anche il
seme del loro principio opposto.

Sta poi a noi riuscire a valutare le cose in tutta la loro complessità,
saperne cogliere gli aspetti positivi e cercare di portarli alla luce per
servircene a nostro beneficio.
E invece niente, ci facciamo terrorizzare da tutto ciò che non riusciamo
a comprendere e alziamo continuamente l'asticella del nostro livello di
tolleranza.
Viviamo in un mondo sempre più intollerante e disumano nel quale ci
spingiamo pericolosamente verso la rinuncia ad ogni dialettica.Vinti dal
bisogno di avere paura di noi stessi, ci affidiamo ad un esistenza priva
di valori, calandoci sempre più dentro una realtà composta da replicanti
creati con lo stampino di una morale dominante che ci vuole tutti uguali
e allineati.
Guai per coloro che sentono il bisogno di svincolarsi dalla morsa del
conformismo imperante nel quale siamo tutti compressi dallo sperone
di un finto perbenismo per il quale ogni segno di differenza é destinato
a generare diffidenza.

Eppure il motore dell'evoluzione è alimentato dall'incontro tra differenti
generi, senza movimento verso la diversità non c'è vita che tenga, il
movimento verso la diversità è la forza motrice dell'esistenza.
Invece noi siamo sempre più fermi, ingabbiati nelle nostre piccole e
misere strutture mentali e sociali, troppo rigide per contenere tutte le
fantastiche potenzialità necessarie al nostro slancio vitale.

Ditemi chi di voi - in queste condizioni - non ha mai sentito il bisogno
di liberarsi in qualche modo da qualcosa che lo opprime dentro con
l'insostenibile forza di un male (o di un bene) troppo a lungo represso.
Che so; rabbia,insoddisfazione, malessere oppure al contrario, una
felicità inconfessabile...insomma, pensate a tutte quelle cose - buone
o cattive - che vi portate dentro e ditemi se non avete mai sentito il
bisogno di disfarvene in qualche maniera, magari con l'aiuto di un urlo,
un grido liberatorio che si perde nel vuoto e perché no?...magari nel
vuoto di un posto pieno di gente.

Certo, poi finisce sempre che ci tratteniamo dal farlo perchè la vergogna
è ancora più forte del nostro bisogno, ma rendiamoci conto che se
continuiamo ad accumulare,un domani ci potremmo trovare al posto di
quella donna,costretti a dar spettacolo di noi sempre e in ogni luogo.
Come dite?
...Voi non avete mai sentito un bisogno di uno sfogo del genere?...Non
dite cazzate!...non vi credo; se così fosse dovrei ritenervi degli elementi
pericolosi, per voi stessi ma anche per chi vi sta accanto.
Dovrei presumere che nel vostro concetto di normalità si condensa un
rischio irrevocabile. Vi dovrei paragonare a delle caldaie prive di valvole
di sfogo...

MA CRISTO SANTO! - pensiamoci bene - non sarebbe meglio per tutti
accettare tranquillamente un po di sana follia invece di tenerci sempre
tutto dentro e rischiare di impazzire sul serio?

Vi vedo perplessi... non siete convinti e forse vi sto annoiando...ok, vado
a chiudere...ma non prima di dirvi un ultima cosa; ,ho cominciato questo
scritto con una confessione inventata diciamo così, solo per una finalità
puramente estetica, funzionale alla sviluppo della narrazione,, ma prima
di chiudere voglio farvi una vera confessione.
Tutto questo mio sproloquio ha avuto origine da una stupida frase che mi
è venuta in mente e dal piacere che mi dava l'idea di inserirla nel contesto
di un racconto. La frase è questa:
"Oggi mi sono concesso un bagno di folla, ma se avessi agito con
più saggezza mi sarei concesso un bagno di follia."

Adesso molti di voi saranno delusi, magari penseranno che sono un idiota...
e magari avranno buone ragioni per pensarlo. Ma vedete, per me è importante
che la scrittura contenga anche un segno di idiozia. Non mi piace quando
la gente si prende troppo sul serio, credo che la mancanza di ironia sia uno
dei mali più dannosi per l'intera umanità.
Per me,scrivere è anche un esercizio che mi permette di esternare un po
della mia follia senza sentirmi costretto ad esibirla in una pubblica piazza.
Scrivere è un atto di liberazione, quindi ben vengano anche frasi che non
rispondano ad un chiaro senso codificato, purché nascano da un bisogno
interiore. Certo, la scrittura richiede una ricerca di stile, (e vi chiedo scusa
se in questo sono ancora molto carente) ma non richiede necessariamente
contenuti altisonanti e "sublimi". Richiede verità, questo sì, ma nel nostro
concetto di verità c'è anche tanta confusione e quindi, (per quanto mi riguarda)
ben venga la confusione,anche nella scrittura.

Che bello scrivere! Ma che fatica! ora sto sudando...vi lascio....
Ho bisogno di fare un bagno...stavolta uno vero... con tanta acqua calda
e con tanto, tanto sapone.



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