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lavoro pubblicato domenica 10 aprile 2016
ultima lettura domenica 18 agosto 2019

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VIAGGERO’ OLTRE L’IPOCRISIA

di DOMENICO DE FERRARO. Letto 331 volte. Dallo scaffale Poesia

VIAGGERO’ OLTRE L’IPOCRISIAViaggerò  oltre l'ipocrisia del dire che si colora nel vero del tempo che passa , viaggerò dentro i tuoi occhi , color d’arancio, dentro i tuoi illeciti  traffici, nell'illegalit&agra.....

VIAGGERO’ OLTRE L’IPOCRISIA


Viaggerò oltre l'ipocrisia del dire che si colora nel vero del tempo che passa , viaggerò dentro i tuoi occhi , color d’azzuro, dentro i tuoi illeciti traffici, nell'illegalità che avanza che stringe alla gola il povero operaio condannato dalla folla. Carcerato dentro una forma borghese , nelle parole dialettali, viventi forme che anelano alla gloria, si crogiolano nel battito , all'unisono con miliardi di persone , ognuna con la sua lingua, ognuna con la sua storia surreale.

Incapaci, d'aiutare il prossimo ,egoisticamente di riassumere in poche frasi il senso di questa vita , la sua politica ingorda, bigotta, divorata da un terribile cancro ,cretina fino al midollo che non molla mai , ama bagarre, senza girarsi indietro, su i banchi di scuola a destra a sinistra, negli editti plebiscitari, nella riunioni parlamentari ove roditori e gatti banchettano insieme nel latrare dei cani , scrofe ben vestite, divorano queste ossa proletarie spolpate fino al midollo.


Avanza la notte la luna si stuta all'intrasatte, sotto cieli meravigliosi, steso per terra ammirando stelle scintillanti , strascinando la carcassa di giorni faticosi, voce dei vicoli che corre ,corre, si sente chiù forte ,vicina a chi ne ha bisogno, voce che nasce, cresce , tra chi non tene niente , tra migranti, disoccupati, uommene senza patria ,notte nera senza core, un orda di gente che esce da dentro alle saitelle ,si streghe attorno ai palazzi comunali. Una creatura chiagne annascosa , senza che nisciuno gli tende una mano, senza domani , senza chesta storia, accidia antica, appiccicata sotto le suole delle scarpe. Lacrime che ti fanno diventare candito come la neve , rosa come l'aurora , niro come la funna notte, tetra ed assassina.

Chiuderò questa morte in un sacco, lo trascinerò verso il mare , guardando dall'alto, ignaro del male ricevuto, mi dissolverò in mille espressioni , in locuzioni , in sillabe mute , per anfratti ove regna il silenzio di un era, nel grido delle barricate, nel pianto che d'onda in onda lento và oltre il mare. Sangue che scorre da un antica ferita , sconvolti versi latini , licantrope rime di un poema che narra dell'avventura d’alcune cimici protagoniste di un circo fantastico che s'aiutano a vicenda a scavalcare il recinto ove recluse, sognarono la loro libertà. Bieca storia, seguendo un illogico ordine di idee, poco chiare, infingarde idee , figlie della comune vigliaccheria, amichevolmente creative, cretine, eclettiche, elettriche, circondata da vecchi amici , da lupi famelici , bagnate fino ai piedi in un giorno di pioggia, portando in se un atavico malcontento, una rabbia che insita all'interno d'un empio verbo , sovrano nel suo tempo solca lo spazio d’ una condivisa disperazione . Sono a migliaia , figli dei bassifondi, figli delle periferie , figli della fame , della solitudine , d'una esperienza antica senza tanti legami amorosi.

Avanzano, gridando, lottando in mezzo alle mazzate, appucudria mi scoppia ogni momento cuorpo, non tengo chiù a forza, non tengo chiù fede , vorrei addormentarmi tra le braccia d’una madonna , vorrei capire dove ho sbagliato , come una sera mi sono appisolato in questa mala sciorta , siscanne, niro , trucugnuso, pilo contro pilo, ultimo cantastorie, strignanne pietto chisto dolore, mille giovani coraggiosi schiodano dalla croce il loro santo, lo portano sulle spalle in processione, cantano d’amore, di pace . La città si sceta , le macchine corrono, le botteghe degli artigiani aprano i battenti, una creature dorme stringenne una zizza in bocca, una femmina si lava, una canzone vola dalla finestra, apre le scelle , scivolando, cianciosa fà schiudere i sciure appassiti , i pensieri d'una vita passata ad aspettare un’ altra occasione , un'altra morte, un altra vita.



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