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lavoro pubblicato martedì 5 aprile 2016
ultima lettura lunedì 21 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Panacea: Capitolo 13

di FrancescoGiordano. Letto 505 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Marx, ad un passo dal rinunciare alla sua indagine, riceve un regalo che potrebbe avvicinarlo alla verità.....

Marx aveva ormai abbandonato ogni speranza, erano passati alcuni giorni dalla sua "ultima scoperta" ma non era riuscito a fare progressi. Nemmeno il suo "status" da eroe era servito a nulla, i capi non potevano dargli risorse per indagare, non prima di aver trovato delle prove più convincenti, almeno.

Poi, anche se la Fiamma Oscura sembrava ormai fuori dai giochi, la S.S.I. era impegnata su altri fronti. Per molti ormai questa organizzazione era stata sconfitta, ulteriori indagini erano quindi inutili. Questo divenne un problema per l'uomo, che non riusciva a concentrarsi ed a dare il meglio di se quando doveva compiere altri incarichi.

Inizialmente la colpa venne attribuita allo stress, tanto che i suoi superiori decisero di dargli qualche giorno di riposo. Ma ben presto si resero conto che la stanchezza non c'entrava. Come sapeva bene anche Marx, la colpa di tutto ciò era da attribuire a quello che aveva scoperto. Tutti sapevano che era una testa dura, quindi non avrebbe smesso di indagare fino a quando non avrebbe trovato una soluzione a questo dilemma.

La sua risolutezza era però inutile, sembrava quasi che qualcuno stesse giocando con lui. Dopo aver scoperto il legame tra il partito "Umani e Natura" e la "Green World", aveva ipotizzato che la Fiamma Oscura poteva essere una sorta di "terza" alleata. Ma non era stato in grado di trovare nulla che portasse su questa pista.

Puntò allora su un'altra ipotesi, ovvero che fosse la Green World stessa ad essere la famigerata Fiamma Oscura. Ma anche questa volta non ebbe fortuna, né Alex né i vari suoi conoscenti e parenti avevano legami con il partito o l'azienda. Aveva quindi scartato anche questa seconda ipotesi, lasciandolo senza altre idee.

Qualcosa stava però per cambiare, il tutto avvenne durante una normale giornata di lavoro. Sulla sua scrivania, vide una busta, di colore giallo, senza nessuna scritta. Era sottile, quindi al suo interno doveva essere prensete una lettera e non qualche strano ordigno. Nonostante ciò, decise di utilizzare l'Analizzatore, uno dei vari strumenti dell'S.S.I.

Semplicemente, questo marchingegno era in grado di controllare il contenuto di qualsiasi cosa. Poteva sembrare un'esagerazione, ma quella busta lo insospettiva, quindi era meglio essere cauti. Una volta scoperto che la busta era sicura, non ebbe paura nell'aprirla. Come aveva intuito e come aveva confermato l'Analizzatore, si trattava di una lettera.

Anche questa era abbastanza spartana, si trattava di un normale foglio bianco, c'era solo un messaggio su uno dei due lati. La scritta recitava "Se vuoi saperne di più sulla Green World, incontriamoci al porto questa sera alle 21." con una calligrafia perfetta, che decise di controllare negli archivi. Il risultato lo sorprese non poco, perché non c'erano riscontri.

La cosa era molto strana, perché la S.S.I. aveva accesso ai dati di tutti i cittadini della nazione, com'era possibile che quella calligrafia non fosse registrata? Le risposte potevano essere molteplici, forse un hacker aveva cancellato alcuni file dal database, oppure si trattava davvero di qualcuno, che per un motivo o per un altro, non era registrato all'anagrafe.

Marx era però più propenso ad optare per la prima ipotesi, anche se ce n'erano altre. Ad esempio la S.S.I. aveva a disposizione uno strumento che imitava la calligrafia umana. Trattandosi di una macchina però, analizzando la scrittura, ovviamente non venivano trovati riscontri nel database. Che forse un agente di qualche organizzazione segreta amica stesse indagando sulla Green World? Questa era un altra ipotesi che non poteva scartare.

Non avendo nulla da perdere, Marx decise di presentarsi all'incontro. Sapeva che chiunque avesse scritto quella lettera, non aveva scelto quel luogo a caso. Era lo stesso posto dove si era tenuta la battaglia contro Alex ed era da un anno che non ci metteva piede. Gli bastava osservare i dintorni per ricordarsi quegli istanti.

Ripensandoci, non poteva ancora credere di essere uscito vivo da quella situazione, probabilmente doveva ringraziare più la fortuna che le sue abilità. Anche se non si erano dati appuntamento in una zona precisa del porto, nel giro di pochi minuti si rese conto che c'era qualcuno all'interno di un container aperto.

Non appena incrociò il suo sguardo con l'uomo al suo interno, quest'ultimo fece un cenno con il capo. Era ormai palese che fosse lui l'emittente del messaggio, quindi gli si avvicinò camminando lentamente.

Una volta dentro il container, l'individuo, un uomo dai capelli bianchi ma con un fisico muscoloso, chiuse la porta, portando il buio in quel luogo. Questo allertò subito Marx, che era pronto a sfoderare la sua pistola stordente, ma per fortuna non dovette usarla. L'agente udì subito un "click" e, dopo pochi secondi, la luce tornò.

A quanto pare era presente una sorta di circuito per la luce nel container, dettaglio che gli era sfuggito proprio a causa della scarsa visibilità.

«Buonasera, signor Dannel, sono felice che abbia accettato il mio invito.» fu la prima cosa che disse l'uomo.

Marx non rispose subito, rimase in silenzio qualche secondo, prima di dare aria la bocca per parlare «Preferirei arrivare direttamente al punto. Chi è lei?»

«Ah, che peccato, avrei preferito prima chiacchierare un po' per allentare la tensione. Ma se proprio insiste, salteremo questo passaggio. Ma prima vorrei chiederle una cosa, lei è il famigerato Marx Dannel, un agente del suo calibro avrebbe già dovuto capire chi sono, vero?» a quanto pare l'uomo misterioso, diversamente dal suo interocutore, aveva più voglia di parlare.

«Inizialmente pensavo che il messaggio fosse di qualche altro agente come me, ma dopo questo benvenuto, ho cambiato idea. Credo proprio che lei faccia parte della Fiamma Oscura, dico bene?» rispose.

Un sorriso apparve sul volto dell'uomo che, dopo essersi accarezzato i baffi, disse «Vedo che è dotato di un certo acume, signor Dannel, ne sono molto lieto, perché significa che avrò ben poco da dire.».

«La smetta con le lusinghe e mi dica cosa vuole! Vendetta, per caso?» dopo aver detto queste parole, Marx indietreggiò leggermente, senza rendersene però conto.

«Oh, questa volta ha sbagliato, ma anche io nella sua situazione e con le conoscenze che ha in questo momento, avrei costruito la stessa ipotesi. Posso solo dirle che deve seguirmi.» adesso l'uomo non sorrideva più.

«Seguirla? E dove, se posso saperlo? Al quartier generale della Fiamma Oscura?» rispose sarcasticamente Marx.

«Ha ragione, ma devo chiederle di indossare questa.» l'uomo prese dalla tasca una benda «Non possiamo farle sapere la località esatta del nostro rifugio, sicuramente ne capirà i motivi.» aggiunse.

Marx non poteva credere alle sue orecchie «Mi sta prendendo in giro, per caso? Crede che io sia uno stupido?» il volto non nascondeva l'irritazione che provava «Mi volete torturare per ottenere delle informazioni? Sappia che non sarà così facile!» aggiunse, sfoderando la sua pistola.

«La prego, signor Dannel, si calmi, le prometto che non le faremo del male. Adesso abbassi quella pistola, non vorrei ricorrere alla violenza, mi sembra un uomo ragionevole, tra uomini dotati di raziocinio si può ricorrere alle parole.» l'uomo, nonostante avesse puntata la pistola, si avvicinò all'agente.

Marx indietreggiò, prima di aprire bocca «Però mi sta prendendo per uno sprovveduto, crede davvero che mi possa fidare di lei? Si fermi, prima che sia troppo tardi!» .

«Beh, a dire il vero si è già fidato di me accettando l'invito. Se davvero aveva dei dubbi, allora perché si è presentato?» chiese l'uomo.

«Semplice, perché non potevo sapere chi avesse scritto la lettera. Adesso è meglio se indietreggia.» rispose, questa volta senza indietreggiare.

«Ha ragione... Ma comunque posso assicurarle che non le faremo del male, non vogliamo torturarla. Posso immaginare sia difficile per lei ipotizzare un altro scenario, è faticoso anche per me, ma non posso dirle altro.» disse l'uomo, che aveva ancora nella mano la benda.

Marx non riusciva a capire cosa volesse dire il suo interlocutore, forse stava semplicemente cercando di confonderlo. Per quali altri scopi avrebbero voluto rapirlo se non per vendetta? «Ok, se non mi vuoi dire nulla, allora sparo.» disse.

«Lo sa bene che la sua pistola non ha effetto sui nostri abiti.» replicò l'uomo.

«Ha ragione, ma il suo viso è scoperto, a questa distanza dubito che riuscirà ad evitare un dardo paralizzante.» non appena disse ciò, Marx premette il griletto.

L'uomo, con una velocità incredibile, parò il suo volto coprendolo con la mano sinistra, che era ricoperta da un guanto di colore nero. Il dardo, bloccato sul suddetto, non aveva avuto l'effetto sperato. L'agente rimase a bocca aperta, quel tipo non doveva essere normale, un umano non poteva avere dei riflessi così veloci.

Non ebbe nemmeno il tempo di premere di nuovo il griletto che l'uomo, sfoggiando nuovamente la sua velocità sovraumana, si avvicinò a Marx. Prima disarmò l'agente colpendo con la mano destra l'arma, che cadde a terra, poi, sempre con la destra, lo colpì in pieno sul collo, facendogli perdere i sensi.

«Gliel'avevo detto che non volevo usare la violenza... Spero solo che non abbia sentito troppo dolore.» disse l'uomo, anche se probabilmente l'agente ormai non poteva più sentirlo.

Mr. Lion posò la benda e prese dall'altra tasca un telefono. Dopo aver composto un numero, disse «Missione compiuta, il soggetto è nelle nostre mani... Sì, purtroppo ha reagito, l'ho appena neutralizzato, ma come mi ha detto, non gli ho arrecato ferite gravi, l'ho solo steso... Va bene, arrivo subito.» .

Una volta posato il cellulare, prese sulle spalle l'agente e lo portò via da quel luogo.



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