ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato sabato 2 aprile 2016
ultima lettura sabato 28 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Una Storia Finita

di jade14. Letto 506 volte. Dallo scaffale Amore

Stavo correndo per un vialetto sterrato. I miei piedi sprofondavano leggermente nei sassolini grigi che, mescolati a ciuffetti d'erba, formavano quella stradina stretta. Avevo le cuffiette e la musica ad altissimo volume. Chi mi guardava sicuramente pe...

Stavo correndo per un vialetto sterrato. I miei piedi sprofondavano leggermente nei sassolini grigi che, mescolati a ciuffetti d'erba, formavano quella stradina stretta. Avevo le cuffiette e la musica ad altissimo volume. Chi mi guardava sicuramente pensava che stessi scappando da qualcuno o da qualcosa di pericoloso che mi stava inseguendo.

La mattina mi ero svegliata come sempre. Una noia. Andare a prendere l'autobus, scendere, andare a scuola e tentare di fare bella figura cercando di annuire ogni tanto mentre la prof. spiega, ma intanto mi sono già persa nei miei pensieri. Essendo in fondo alla classe mi è ancora più difficile stare attenta. Penso totalmente ad altro.

Tutto procedeva come sempre. Come ogni giorno scolastico. Eppure non è stato cosi.

Terminate le ore di lezione sono andata in mensa per il pranzo dove avrei raggiunto il mio ragazzo. Io e lui stavamo bene assieme. Ogni volta ci divertivamo e scherzavamo. Una volta ci hanno espulsi dalla scuola per aver incitato gli studenti a colpire con il proprio pranzo la faccia del proprio nemico anche se questo non lo sapeva. La mensa si era riempita di granate di spaghetti con polpette e di diciassettenni soldati che miravano e cercavano di fare lanci con la maggior precisione. Non si salvò nessuno. Tutti erano nemici di qualcuno. Io e lui condividevamo molte passioni: la musica, il disegno, lo sport. Ci eravamo conosciuti per caso. Due ore erano state sufficienti a far scattare la scintilla. Una scintilla che ormai i ragazzi di oggi non provano più. Da un po' di giorni però con me era freddo, freddo come un cubetto di ghiaccio sulla schiena. Avevo la sensazione che ci fosse un'altra ma di cui lui negava l'esistenza.

Successe la cosa peggiore che poteva accadere: divenni gelosa. La gelosia è una brutta malattia. Incurabile. Non ci sono pastiglie "anti-gelosia". Una volta che sei stata acchiappata è praticamente impossibile mandarla via. Diventi una piccola stalker che vuole sapere ogni cosa di lui. Diventi troppo scontrosa, perdi la fiducia di tutti e cerchi tutti i modi possibili per conoscere ogni sua mossa. Ogni tuo pensiero dà spazio a questo virus che ti pervade e ti blocca tutto il corpo. Non sai se essere nervosa o se piangere. Se cantare o se urlare con la faccia immersa nel cuscino. La tua parte razionale si oscura e la vera te ti si distacca e diventi solo la malattia terribile.

Fortunatamente mi accaddero poche di queste cose che ho appena elencato. O meglio, convinsi praticamente tutti a credere che io non fossi gelosa. Che avessi gli anticorpi abbastanza resistenti e forti da riuscire a spazzare questa terribile infezione. Riuscii a convincere tutti. Tutti tranne me. Passavo ore ed ore a pensare a qualche soluzione. Ma soluzione a cosa? Esisteva un problema? O il problema ero io?
Arrivata in mensa quindi, durante questo periodo, cercavo di fare finta di niente e comportami come sempre. Come se non fosse successo nulla. Sembrava che tutto si fosse tranquillizzato e quindi anche io ero più calma e rilassata.
Terminato anche il rientro sono tornata a casa. Ho fatto un po' di compiti e poi ho preso il telefono e le cuffiette e sono uscita per fare un giro da sola. Era praticamente buio pur essendo appena le cinque del pomeriggio. Stavo passeggiando tranquilla quando vidi una coppia che si stava baciando. Sorrisi. Ripensai a me e a Lui. Lui che era il mio tutto. Mi avvicinai ancora un po' sempre con il sorriso stampato sulla mia faccia. Non sapevo ancora che mi stavo dirigendo verso la mia fine.
Arrivata quasi a due millimetri da loro che erano illuminati dalla luce gialla emessa da un lampione, mi accorsi che era proprio Lui che stava baciando la mia migliore amica. Rimasi immobile a fissarli fino a quando si staccarono e mi videro.

Cominciai a correre senza avere un obiettivo ben preciso mentre Lui mi corse incontro dicendomi di fermarmi, che mi avrebbe spiegato tutto. Cosa diavolo c'era da spiegarmi? Tutto era chiaro ai miei occhi. Tutto era chiaro alla mia malattia che subito si trasformò in rabbia. Mi fermai un secondo per prendere fiato e colsi l'occasione per infilarmi le cuffiette ed accendere la musica a tutto volume, poi ripresi a correre.

Ed eccomi qui in un vialetto buio a scappare dal mio passato. A scappare dai miei pensieri. A scappare dalla Gelosia. Tutti i mali che accomunano gli uomini e che popolano questa terra.
Il giorno dopo andai lo stesso a scuola e lo mollai anche se era una cosa abbastanza scontata. Volevo renderlo FORMALE. Come si rende formale la nascita di un bambino, un matrimonio o la morte di una persona.

Mi ci vollero abbastanza giorni per capire che la vita in fondo continuava a trascorrere. Che il tempo continuava a passare e io non stavo vivendo i miei giorni come si deve. Non deve essere una storia finita male a fermare il coraggio di continuare a vivere. Di continuare a provare l'ebbrezza di trovare un nuovo amore. Di sentire l'aria tra i capelli quando si è in bicicletta. Di poter andare in altalena e fingere di avere le ali e poter volare ovunque ci porta il vento o dovunque ci porta il nostro cuore.
Certo non ho mai smesso di amare il mio Lui, anzi. Più passavano i giorni e più mi rendevo conto che per me era diventato una dipendenza. Proprio come la droga per i drogati o l'alcool per gli alcolizzati. Senza è difficile poter vivere, ma si continua.

Mentre stavo guardando la coppia che si baciava prima di conoscerne la vera identità, gli stavo scrivendo un messaggio che non ho mai inviato e che,dopo un anno, è ancora salvato in bozze:
"Mi manchi. Mi manca passare i pomeriggi con te. Mi mancano i tuoi sguardi, i tuoi occhi che mi guardano. Mi mancano i tuoi abbracci che mi fanno sentire protetta e solo tua. Mi manca essere una cosa sola con te e mi manca quando lottavi per me ad ogni costo. Sento di non essere più la tua meta, il tuo traguardo. Mi mancano le tue parole che mi dicevi per attirare la mia attenzione e cercare di fare in modo che cambiassi idea. Mi manca la tua insicurezza nell'esprimere la tua opinione. Mi manchi per come sei per come ..."

Solo che non ho potuto terminarlo ed ora non ho il coraggio di riaprirlo. Non ho più il coraggio di riprendere in mano il mio passato. Ma sappi una cosa, anche se FORMALMENTE è finita, in fondo rimarrai MIO.


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: