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lavoro pubblicato martedì 29 marzo 2016
ultima lettura giovedì 12 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Abbasso la Squola

di FrancescoGiordano. Letto 424 volte. Dallo scaffale Fantascienza

(Piccola precisazione, l'errore è voluto) La scuola ormai non serve più, i libri scolastici sono statici e nascondono la verità, per questo motivo l'istruzione del futuro verrà gestita dai genitori...

«Sai Rosa, sto spiegando a mio figlio un nuovo argomento, le Scie Chimiche! Sembra anche molto interessato. Tu cosa mi dici invece? Cosa sta studiando Karl?»

«A dire il vero avevamo appena concluso con la vera storia di Hitler, che era controllato dai Rothschild. Mi sa tanto che, mentre penserò ad altro, gli dirò anche io qualcosa su queste Scie Chimiche!»

Due madri erano intente a chiacchierare del più e del meno. L'educazione dei propri figli era ormai diventato un argomento fondamentale, da quando le cose erano cambiate, avevano bisogno di quanti più consnigli possibili.

«Scusami Rita, ma adesso devo andare, ci vediamo!» disse una delle donne, allontanandosi dal bar dentro il quale aveva consumato la colazione. L'incontro con la sua amica non era pianificato, si erano incontrate per caso.

Evento che ad una prima analisi poteva sembrare positivo per Rosa, ma in realtà quella situazione l'aveva messa in allerta. Continuava a guardarsi sospettosamente intorno, chiuse il suo giubbino quasi a volersi difendersi da un nemico ignoto ed aumentò il passo, creando un suono che ricordava quello di un orologio.

La meta non era lontana, le ci vollero cinque minuti per raggiungere la sua casa. Anche se si trovava in un luogo sicuro, non allentò il passo.

«Karl, sei pronto? Sbrigati che dobbiamo andare, oggi non abbiamo tempo da perdere!»

«Mamma, perché dobbiamo muoverci?» il bambino, che aveva 11 anni, non capiva le preoccupazioni della madre.

Genitrice che non aveva nemmeno il tempo di rispondere alla sua domanda, disse semplicemente «Perché siamo in ritardo. Su forza, adesso usciamo.» prendendo per un braccio Karl e trascinandolo fuori di lì.

Una nuova corsa aveva avuto inizio, Rosa continuava a prestare attenzione ad ogni dettaglio e persona che incontrava, mentre il suo bambino chiedeva inutilmente spiegazioni. Ogni sua frase veniva ignorata.

Anche in questo caso non dovettero allontanarsi molto, cosa che metteva Rosa più a suo agio, era sicura che con il suo passo avrebbe seminato gli eventuali inseguitori. Era solo un'ipotesi, ma dopo l'incontro con la sua amica, la cautela non era mai troppa.

Dopo una decina di minuti, raggiunsero un palazzo abbandonato, circondato da delle mura. Non era in cattivo stato, le finestre erano intatte e la struttura non aveva segni di usura, l'interno però era evidentemente vuoto. Non c'erano rumori o persone all'esterno, cosa inusuale per quello che un tempo era un condominio.

La donna però non si avvicinò subito al luogo, fece qualche altro giro nei dintorni. Non era diventata pazza, era un'altra tecnica per disorientare i curiosi. Molti si sarebbero insospettiti nel vedere qualcuno entrare in un luogo abbandonato, soprattutto con un bambino. Come minimo qualcuno avrebbe chiamato la polizia.

Ma dopo essersi assicurata che non ci fosse nessuno, scattò velocemente verso il palazzo e si recò alle spalle della struttura. L'entrata principale era chiusa da tempo, solo quella del retro era ancora funzionante. Così, dopo tanta ansia ed agitazione, Rosa poté tirare un sospiro di sollievo ed entrare tranquillamente.

Dovette percorrere un lungo corridoio, prima di raggiungere il luogo dell'incontro. Nella penultima stanza alla sua sinistra, intravide alcuni bambini ed adulti. Conosceva tutti, erano lì per dare un futuro ai loro figli, che in caso contrario sarebbero entrati in una spirale di ignoranza da far rabbrividire anche gli uomini del passato.

L'intera stanza era simile ad una vecchia classe di scuola, con banchi, sedie, cattedra e lavagna. Una scena che tutti gli adulti presenti conoscevano bene, ma che i loro figli rischiavano di non poter vedere.

«Ok bambini, tutti ai vostri posti!» esclamò il maestro, recandosi verso la cattedra «Oggi studieremo un po' di matematica!» aggiunse.

La notizia non rese molto felici i bambini presenti, che diedero vita ad urla piene di «No!» e di «Uffa!».

Ma in poco tempo l'ordine venne ristabilito, l'uomo non dovette nemmeno parlare. Erano consapevoli del fatto che, trovandosi lì, stavano infrangendo la legge, quindi non potevano urlare troppo. In caso contrario, le sanzioni sarebbero state molto dure.

La lezione continuò tranquillamente e, mentre alcuni dei genitori lasciarono la classe, Rosa rimase ancora un po'. Quel giorno non aveva nulla da fare, quindi poteva permettersi quel lusso ed osservare suo figlio mentre studiava.

Le cose belle però durano poco, e mai frase fu più azzeccata per descrivere il momento. Non erano passati nemmeno cinque minuti dall'inizio della spiegazione, che qualcuno interruppe la lezione, entrando e parlando con aria minacciosa.

«Bene, bene, bene... Cosa abbiamo qui?» le parole provenivano dalla bocca di Rita, l'amica della donna.

Non appena finì di parlare, il silenzio cadde nella stanza, accompagnato dagli sguardi stupidi dei bambini e, soprattutto di Rosa e del maestro. Era quello il motivo che aveva spinto la madre di Karl ad essere attenta e veloce, ma per qualche strano motivo, tutte le sue precauzioni non erano bastate.

«Era da tempo che non mi capitava di vedere una scenetta del genere... Non avrei mai pensato che in giro ci fosse ancora qualcuno come voi, che ostinati!» dopo essersi fatta una risata, Rita aggiunse «Ma adesso la lezione è finita, ragazzi miei e tutti dovete seguirmi.» il tono che utilizzò per quest'ultima frase era invece più serio.

Il maestro cercò subito di fuggire, sapeva che se fosse stato catturato sarebbe stato ucciso. Ma la fortuna non gli sorrideva, perché la donna lo fermò con un semplice gesto «Non ti conviene muoverti.» sfoderò la sua pistola e la puntò sull'uomo «Se fai solo un altro passo, sarò costretta a spararti davanti a questi poveri fanciulli. E tu non vuoi che ciò accada, vero?» concluse con un sorriso.

Anche se il suo destino era segnato, Rita aveva ragione, non aveva nessuna intenzione di far osservare un omicidio in diretta a dei bambini. Decise quindi di rimanere immobile, con le mani alzate, per evitare il peggio.

Adesso toccava a Rosa «La stessa cosa vale per te, cara amica. Non pensare minimamente che sarò indulgente con te solo perché ci conosciamo.» disse Rita, aggiungendo «Ma adesso passiamo ad un altro argomento, quello più importante. Dove sono i libri?»

A sentire quelle parole, entrambi gli adulti presenti impallidirono. Nessuno dei presenti aveva ancora posato un libro sul banco o sulla cattedra, ma la donna non era una sprovveduta, sapeva bene che li nascondevano da qualche parte.

«Non ne abbiamo... Insegno a memoria. Sa, ero un maes-» l'uomo non fu in grado di completare la sua frase, perché Rita, con una rapidità sconcertante, gli si avvicinò per sferrargli un pugno dritto nello stomaco.

«Forse non ci siamo capiti, non potete fare i furbi con me. In caso contrario, sappiate che non ci andrò leggera.» quella scena aveva pietrificato Rosa, che non aveva più nessuna intenzione di fuggire.

Probabilmente il maestro voleva in un certo modo scarificarsi per farla scappare, ma la velocità della sua amica, unita alla presenza di un'arma da fuoco, rendevano il tutto abbastanza vano. Il loro nemico era troppo abile.

Ancora in preda ai dolori, fu Rita a far alzare in malo modo l'uomo, prendendolo per i capelli ed avvicinandolo alla cattedra.

«Ti ripeto la domanda, dove sono i libri?» una volta posto il quesito, la donna poggiò la canna della pistola sulla testa del maestro. Voleva far capire che non stava scherzando, se avesse tirato fuori una scusa, sarebbe morto.

La minaccia funzionò alla perfezione, perché l'uomo indicò uno dei cassetti, quello dove erano nascosti i libri.

Rita non aspettò oltre, lo aprì e, una volta tirati fuori tutti i volumi, prese un accendino e disse «Bene, è arrivato il momento di fare piazza pulita.»

In pochi minuti tutte le pagine vennero ridotte in cenere, nel frattempo, altri due agenti di polizia erano entrati nella stanza.

«Questi sono i colpevoli, stavano studiano come nelle vecchie scuole con vecchi libri che ho eliminato. Portateli via tutti e contattate i genitori dei bambini.» i due nuovi arrivati eseguirono gli ordini senza discutere, anche i presenti non opposero resistenza.

Quello di studiare come in passato era diventato un atto rivoluzionario. Negli anni precedenti, la qualità della scuola pubblica era diminuita a tal punto, che molti genitori preferivano insegnare direttamente ai loro figli. Invece di trovare un modo per migliorare la situazione, vennero create leggi per incentivare questo fenomeno.

Il pericolo era però dietro l'angolo, perché non tutti i genitori erano insegnanti, ma la cosa più dannosa era quello che potevano dire. Le teorie del complotto divennero infatti argomenti di studio reali e seri, soprattutto a causa di coloro che apprendevano informazioni solo tramite internet.

Quindi si instaurò la convinzione che la scuola definita normale, nascondeva la verità ed in qualche modo rendeva i giovani più facilmente controllabili. Credenza che portò a rendere illegale qualsiasi tipo di scuola, dalle elementari alle università.

«La vecchia conoscenza porta solo ignoranza... In passato uomini senza uno straccio di istruzione hanno creato opere d'arte di indiscutibile bellezza. Invece i nostri laureati non sono riusciti a fare nulla, se non a creare disastri.» fu l'ultima cosa che disse Rita prima di andare via.

Sapeva già che il maestro ed i genitori dei bambini sarebbero morti, mentre i fanciulli avrebbero vissuto in un centro di riabilitazione, dove avrebbero dimenticato tutto quello che la scuola gli aveva insegnato. Poi, qualcuno li avrebbe adottati, anche contro la loro volontà. Nessun bambino poteva restare senza genitori, perché erano loro i nuovi maestri.



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