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lavoro pubblicato venerdì 25 marzo 2016
ultima lettura martedì 19 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

MASCHERE: CAPITOLO I

di Giovanni95. Letto 523 volte. Dallo scaffale Fantasia

Secondo volume delle Cronache di Alba... "Nessuno aveva detto loro cosa fosse e dopo aver visto il pagamento per il lavoro compiuto nessuno si interessò alla questione."....

28 Novembre dell'anno 184 dalla nascita della Fenice.
In strada verso la cittadella di Mànitungl.

Il sole scivolava lentamente al di sotto della linea d'orizzonte e gli ultimi raggi di luce abbagliavano gli occhi degli uomini che, al volante di bolidi sfreccianti, viaggiavano nel rosso tramonto. Un blindato metallizzato correva sull'asfalto, al suo fianco tre rombanti motori scambiavano frequentemente le loro posizioni mentre, in coda, una macchina lo seguiva muta. I vetri oscurati del furgone nascondevano un gigantesco uomo al suo interno. I suoi capelli erano bronzei, la sua carnagione era scura e il volto era segnato da numerose cicatrici frutto delle mille battaglie che aveva affrontato nella sua vita. Nonostante indossasse un paio di occhiali da sole, Talo, così si chiamava il gigante, era terribilmente infastidito dal forte bagliore dei raggi luminosi. L'organizzazione lo aveva assoldato, insieme ad altri mercenari provenienti dalle diverse regioni dell'intero paese, per scortare un prezioso carico nella cittadella di Mànitungl. Nessuno aveva detto loro cosa fosse e dopo aver visto il pagamento per il lavoro compiuto nessuno si interessò alla questione. Per quanto non gli piacesse rimanere all'oscuro delle cose nei propri lavori, anche Talo non riuscì a rifiutare tutti i contanti nella valigetta.
Nella stretta cabina del mezzo il gigante non era solo, accanto a lui un altro mercenario osservava muto la strada che si apriva davanti ai loro occhi. Si chiamava Pante ed era un uomo scarno dai capelli scuri e folti. La sua fama di cecchino lo precedeva in quell'ambiente. Talo lo odiò sin dal primo momento in cui le sue pupille misero a fuoco l'immagine dell'uomo. Era un tipo di odio spontaneo, nato non dalla logica bensì da microscopiche interazioni tra ciò di cui i due uomini erano formati. Durante il tragitto, poi, Pante non aveva fatto altro che cementificare le sensazioni di Talo parlando di sé, accendendo la radio dove era trasmessa musica orrenda e appuzzando l'interno del furgone con il fumo delle sue sigarette. Non fossero stati nella stessa squadra, Talo l'avrebbe ucciso in quell'istante.
Pante, invece, non odiava Talo, gli era del tutto indifferente, era un mercenario come gli altri, forse un po' troppo silenzioso e un po' troppo grande. Il cecchino aveva provato ad intavolare una discussione per alleviare il viaggio ma come risposta aveva ricevuto sempre e soltanto animaleschi grugniti. Non vedendo alcun risultato nella conversazione decise di accendere la radio per soffocare il silenzio tra loro con della musica, ma il volto del suo compagno si era inasprito ancora di più e, rassegnato, decise di tornare a quel silenzio snervante. Abbassò il volto, prese la sua pistola e iniziò a pulirla.
La fredda oscurità della sera si era sostituita al rosso calore del tramonto quando all'orizzonte comparvero finalmente le luci della città di Mànitungl.
- Siamo arrivati. Non penso ci siano mai stati soldi più facili di questi. - disse Pante in un disperato tentativo di conversazione.
- Non è finita, dobbiamo ancora passare la periferia. - Talo non riusciva a credere quanto facilmente riuscisse a trovare motivi per odiare Pante. La periferia della città era di gran lunga il posto peggiore del loro percorso. Criminali, ladri e orfani erano i padroni indiscussi di quelle terre troppo selvagge per essere tenute sotto il controllo di CAOS. Numerose voci affermavano che la resistenza si era stabilita proprio in zone come il nido di Mànitungl, sopravvivendo nascosta proprio come un parassita nel corpo dell'ospite.
- Dormi pure tra due cuscini, femminuccia, - continuò a parlare Pante sorpreso dalla prima reazione del suo compagno - CAOS ha assunto un sacco di brutti ceffi a farci da guardia e in caso non bastassero ci siamo qui noi. - concluse giocherellando con la propria pistola.
- Noi? - chiese Talo, curioso di sapere se la risposta di Pante gli conferisse un nuovo motivo per odiarlo.
- Io e Meda, l'unica di cui mi sia mai fidato. - disse scoppiando in una grassa risata.
- Hai dato un nome alla tua pistola? - disse il gigante che aveva ottenuto ciò che cercava - Finirai col farmi diventare matto. -.
Raggiunsero le porte della città in poco tempo e la vera natura di quel mondo si rivelò loro. Rifiuti, fango e chiazze di sangue erano ovunque, al loro passaggio gli uomini si nascondevano, alcuni per evitare di essere riconosciuti, altri perché, proprio come le belve, temevano gli uomini che giungevano da una terra lontana.
- Che razza di posto è questo? - chiese Pante disgustato dallo spettacolo che i suoi occhi gli offrivano. Un paio di ragazzini attraversarono la strada correndo, in tasca il bottino dell'ultimo furto. Agli angoli degli incroci le puttane contrattavano il loro corpo con esseri senza volto in giacca e cravatta. Altri corpi giacevano abbandonati su giacigli di cartone. Il Nido apriva le sue amorevoli braccia a tutte le bestie che ne avessero bisogno.
- Benvenuto all'inferno. - disse Talo. Aveva già lavorato in quel tipo di putridume diversamente da Pante.
- Sei un cecchino, sei abituato a vedere le cose da lontano, come ti senti a sguazzare nella merda fianco a fianco con gli scarti dell'ordine mondiale? - continuò il gigante divertito dalla reazione di Pante.
- Ti diverti, vero? La merda c'è ovunque, dove lavoro io hanno solo la decenza di nasconderla. - gli rispose disgustato mentre osservava i muri pieni di fori di proiettile e graffiti.
Talo rise di buon gusto alle parole del suo compagno e svoltò sulla destra entrando in una strada completamente vuota.
- C'è qualcosa che non va. - disse allarmato e subito le luci dei lampioni si spensero.
- È un'imboscata cazzo! - urlò Pante, mentre il gigante posò il piede sul freno e spinse con tutta la propria forza.
Due scintille argentee sfrecciarono fino ai fanali del blindato e li distrussero lasciando che il buio divorasse il mondo esterno. Agli occhi dei due mercenari erano concesse solo istantanee di un feroce combattimento illuminate da abbaglianti flash come nelle notti oscure e tempestose in cui la luce dei lampi rivela il mondo intorno le sicure mura di casa.
- In quanti sono? - chiese confuso Talo.
- Cosa cazzo sta succedendo... È un uomo solo, i nostri non riescono neanche a sfiorarlo... - rispose incredulo Pante che con il suo occhio da cecchino riusciva a comprendere meglio cosa stesse accadendo.
- Uno solo? Ma come è possibile? - continuò Talo poggiando la sua enorme mano sullo sportello del blindato.
- Non lo riesco a capire, si muove come se fosse un'ombra, che sia uno spettro? - ipotizzò Pante che iniziava a temere chiunque fosse il nemico che li aspettava nell'ombra della notte.
- Non sparare puttanate, scendiamo! - ordinò il gigante che aprì lo sportello e si erse nelle tenebre in tutta la sua grandezza, Pante lo seguì, più piccolo, più timoroso.
L'aria della notte era fredda e pungente, una disgustosa puzza di piscio sostituì quella di sigaretta e, per un breve istante, Talo odiò meno il proprio alleato. Gli altri mercenari giacevano a terra privi di sensi.
- L'asfalto è ricoperto di chiodi, ecco come si è liberato delle moto. - disse Pante che con il suo occhio da cecchino riusciva a comprendere meglio la situazione.
- Quelli in macchina però non dovrebbero aver avuto lo stesso problema... - continuò Talo osservando i corpi dei mercenari che si trovavano vicino la macchina.
- Fatti vedere! Non vedo l'ora di suonartele per bene! - urlò il gigante pronto allo scontro mentre il suo compare si guardava intorno attento ad ogni possibile minaccia.
- Dovreste ritenervi fortunati ad aver incontrato me prima di Ragnarok. - gli fece eco una ridacchiante voce elettronica.
Un rumore tonfo dal tettuccio del blindato fece sì che i due si voltassero. Un uomo con una sorta di tenuta militare nera si ergeva sopra il mezzo. Il suo volto era coperto da una maschera completamente bianca senza alcun foro per naso o occhi. Pante prese la sua fidata pistola e, senza pensarci due volte, sparò alla testa dello spettro mascherato. Il proiettile gli passò attraverso come se quell'uomo fosse veramente un fantasma o uno spettro. Gli occhi di Pante si riempirono di terrore mentre la maschera lo derideva per quel vano tentativo di ucciderla per poi svanire nel buio. Pante si voltò e iniziò a scappare terrorizzato, quel luogo, quell'essere erano troppo per lui. Un rumore soffocato lo seguì e dopo qualche passo cadde svenuto per terra.
- Fatti vedere! So chi sei! - continuò ad urlare Talo cercando di nascondere la soddisfazione per la fine che era toccata a Pante.
- Davvero? Mi conosci? - rispose la voce elettronica scendendo da una finestra del palazzo vicino al corpo del cecchino.
- Certo, hai una certa fama ultimamente mio caro Maschera, è così che ti fai chiamare vero? Divertente il trucco con l'ologramma, hai buttato il congegno sul tettuccio, vero?- Continuò il gigante.
- Un ammiratore! Non mi sarei mai aspettato di trovarne uno così presto. Sai anche che non ho ancora ucciso nessuno perciò fai il bravo e scappa. Non vorrai interrompere il mio ciclo fortunato. - propose la Maschera.
Talo rise di gusto e poi parlò. - Voglio proprio vedere di che stoffa sei fatto. -
- D'accordo - rispose l'avversario sbuffando – buonanotte. - e gli sparò con una pistola a tranquillanti mirando dritto al suo collo. Ma diversamente dagli altri Talo non crollò.
- Non sarei un buon fan se non sapessi come tu agissi. Sapendo che sarei dovuto passare dal tuo territorio mi sono preparato per questo incontro. Ho iniettato poco prima di partire un antidoto contro i tuoi tranquillanti. - e questa volta toccò al gigante ridere della povera ombra.
- Certo che ci tieni tanto a farti menare. - rispose l'uomo in maschera che lasciò cadere la propria pistola e si scagliò contro il suo avversario. Talo era ben più grande e robusto della Maschera, non avrebbe avuto difficoltà a batterlo in una sfida di forza bruta. L'ombra sembrava pronta a colpirlo con un attacco diretto, mentre Talo si preparava a scaraventarlo il più lontano possibile con un potente gancio. All'ultimo istante, però, il ladro saltò sul furgone, sorprendendo il gigante che rimase inerme. Con un secondo balzo lo scavalcò, prese due taser che aveva nascosto nel suo costume e lo colpì alla nuca facendolo svenire.
- Buonanotte. - concluse divertito la Maschera.


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