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lavoro pubblicato lunedì 21 marzo 2016
ultima lettura domenica 6 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

MATERNITÀ

di Bule. Letto 547 volte. Dallo scaffale Fantascienza

1 Ezimit Ordin entrò alla Nanotech D.N.A. Research sicuro sul da farsi. In quei tempi il fenomeno dei sintetici stava prendendo sempre più piede e non ci vedeva nulla di male. Alla Nanotech prelevavano un campione del tuo DNA e in bas.........



1

Ezimit Ordin entrò alla Nanotech D.N.A. Research sicuro sul da farsi.
In quei tempi il fenomeno dei sintetici stava prendendo sempre più piede e non ci vedeva nulla di male. Alla Nanotech prelevavano un campione del tuo DNA e in base alle tue preferenze, emerse dai questionari compilati in precedenza, creavano per te il partner perfetto; si potevano anche scegliere i caratteri dominanti che sarebbero stati trasmessi ad eventuali figli.
I sintetici erano di fatto considerati dall’opinione pubblica allo stesso livello dei cloni, ma a differenza di questi, giuridicamente, erano equiparati agli esseri umani quasi in tutto.
Il processo di creazione durava dalle quattro alle sei settimane. Terminato lo sviluppo fisico accelerato, l’ultima fase riguardava la personalità del sintetico che veniva plasmata sulle tue preferenze. Poi la sua memoria veniva instillata.
Le possibilità di personalizzazione erano infinite e sempre più persone, quanto meno chi poteva permetterselo, si affidavano alla Nanotech. Questa deteneva tutti i brevetti e il monopolio nel crescente mercato dei sintetici.
C’erano ovviamente molti detrattori che accusavano l’azienda e suoi clienti di giocare con la vita in un campo che spetta alla natura, o a dio per le poche persone che ancora con fede si affidavano alla religione. Ezimit non era certo tra questi ultimi; la sua educazione, la sua istruzione, nonché il suo attuale incarico lo portavano a pensare razionalmente, a vivere e ragionare in modo scientifico. Non era solo per il suo incarico che si era deciso ad andare alla Nanotech, si era convinto che probabilmente ci sarebbe andato comunque. Non aveva davvero il tempo di dedicarsi ad un lungo corteggiamento pieno di consuetudini sociali; non per questo intendeva però rinunciare ad avere una famiglia.
Aveva trentadue anni, un’ottima posizione e il suo futuro era ben delineato. Una famiglia era l’ultimo tassello di una vita e un percorso di crescita invidiabile.
«Buongiorno. Mi chiamo Ezimit Ordin, ho un appuntamento»
La ragazza dietro al bancone rispose subito cordialmente: «Buon giorno Mr. Ordin. Il Dott. Han la aspetta» Si alzò e con garbo gli si affiancò, facendogli cenno di seguirlo.
Percorsero alcuni metri lungo un corridoio che non aveva nessuna porta o finestra. L’illuminazione veniva sia da sopra che da sotto ed era di un colore panna molto delicato. La ragazza, di poco avanti a lui, indossava un abito aderente, un pezzo unico interrotto da inserti velati che lasciavano trasparire per intero le gambe affusolate, le braccia e gran parte della schiena. Pur essendo sobria, era impossibile per Ezimit ignorare il suo passo suadente. Pensò che un corpo del genere difficilmente avrebbe potuto essere naturale; probabilmente si trattava di un sintetico, avrebbe avuto senso.
Il corridoio esplose letteralmente in un enorme spazio ovale che si estendeva fino alla totale altezza dell’edificio. Entrarono in un ascensore. Ovviamente tecnologia magnetica; tutto alla Nanotech sembrava gridare progresso e tecnologia.
La ragazza digitò “77” e in un attimo, senza nemmeno percepire il movimento, le porte si aprirono.
«Prego!» gli fece cenno di proseguire, sorriso accattivante e sintetico pensò lui.
Davanti a lui una stanza enorme e inondata dal sole che attraversava le vetrata. Han, un omino piccolo e dai capelli scuri, si diresse verso di lui con occhi vispi e un sorriso che trasmettevano sicurezza.
«Buon giorno Mr. Ordin, la aspettavo. Si accomodi»
«Buon giorno» A Ezimit non piacevano più di tanto i convenevoli e la retorica scontata e Han parve intuirlo subito. Andò dritto al punto.
«Ezimit, ho esaminato il questionario compilato che ci ha inviato e il profilo fisico e psicologico della sua partner è stato determinato in modo dettagliato. Questo incontro che ho voluto con lei ci serve solo a stabilire il grado di profondità e dettaglio che intende dare ai tratti distintivi della sua sintetica. La ragazza che l’ha accompagnata da me; molto dettagliata a livello fisico, un esempio del nostro prodotto di alta gamma…»
«Si, non ho potuto fare a meno di notarlo. Molto stimolante»
«Per l’appunto, ma a livello caratteriale i suoi tratti sono stati appena accennati; un essere molto semplice, ma allo stesso tempo molto efficiente. I caratteri generali che ci ha indicato nel questionario sono molto dettagliati, ma quanto desidera che questi siano dominanti? quanto vuole che emergano?»
«Mi sono rivolto a voi perché ritengo che sia il modo migliore per avere ciò che desidero e i tratti che ho indicato rispecchiano la persona migliore che posso immaginare. Fatta questa premessa direi che voglio il massimo grado dell’espressione e del dettaglio»
«Condivido il suo ragionamento. La devo ad ogni modo avvisare che una persona intelligente come ci ha descritto, definita ai massimi livelli, avrà pensieri ed emozioni anche più affinati della grande maggioranza degli persone…» Sembrò esitare, in contrasto con il suo approccio pragmatico. «…una donna così creata potrebbe anche sviluppare ulteriormente idee e tratti personali non previsti, insomma potrebbe anche diventare un osso duro nell’arco di una lunga vita insieme»
«Han, la ringrazio per l’avvertimento, capisco cosa intende dire, ma ritengo di avere tutte le capacità per potere gestire una donna intelligente e non intendo scendere a compromessi»
«È chiaro! Allora diamo inizio al processo. Ha portato con sé un campione di DNA?»
«Certamente!» Ezimit gli porse una provetta con un un paio di suoi capelli.
«Vuole assistere all’avvio della creazione?»
«Non è necessario! Ho completa fiducia nella vostra tecnologia. Se è tutto io dovrei andare»
«Naturalmente Ezimit. La chiameremo tra qualche settimana quando la sua sintetica sarà in fase di ultimazione dello sviluppo, così potrà guidarci nel fine tuning in base al suo gusto personale. Grazie per il suo tempo»
«Grazie a voi»
Strinse la mano all’ometto, si alzò e si diresse verso l’ascensore dove la ragazza lo stava aspettando sorridente.


2

«Sonia! Puoi venire per favore?»
Sonia era il nome che aveva scelto Ezimit e che era stato impresso nella memoria della ragazza.
«Eccomi amore, dimmi!»
«Hai spostato i divani? Perché l’hai fatto?»
«C’è un sito che si occupa di architettura d’interni che spiega come rendere un soggiorno funzionale al massimo, ti piacerebbe tra l’altro; come stavano prima i divani occupavano più spazio di quello necessario senza portare nessun vantaggio. Ho solo messo in pratica alcuni dei concetti che ho assimilato. Vedi? Ora qui sembra più grande e più luminoso»
«Si, forse…» Era leggermente turbato. Era questo da cui Han aveva a provato a metterlo in guardia? La stanza sembrava nettamente più grande.
«…a me piaceva anche come era prima, ma se a te da soddisfazione possiamo tenerli così»
«Mi da molta soddisfazione! Grazie amore!» Sonia fece qualche passo incontro a lui e alzandosi leggermente in punta di piedi gli diedi un bacio delicato sulle labbra.
Certo che era fantastica, nemmeno nei suoi sogni più vividi c’era tanta perfezione. Per la prima volta in vita sua aveva paura di poter essere geloso di qualcuno.
Lei si era già incamminata verso la cucina, dalla quale era venuta.
«Sonia?»
Si girò e lo sguardo genuino e vibrante che per anni aveva sognato lo trapassò dandogli un piccolo brivido.
«Niente; io sono nello studio se hai bisogno di me»
«Certo. Io continuo a preparare la cena; voglio stupirti»
Ezimit si sentiva goffo e un po’ sciocco per il suo ultimo intervento, ma era turbato dalla bellezza di lei; si sentiva disarmato il più delle volte. Se non avesse avuto la sicurezza che l’amore e la devozione verso di lui erano stati impiantati nel profondo della psiche di Sonia, sarebbe stato davvero geloso.
Nel suo studio Ezimit fece il numero della Nanotech. «Sono Ordin Ezimit. Il Dott. Han per favore»
Dopo un istante la voce gentile di Han lo salutò «Cosa posso fare per lei Ezimit?»
«Vorrei sapere se ulteriori modifiche del carattere sono possibili»
«Vede Ezimit, noi chiediamo ai nostri clienti la massima partecipazione in fase di sviluppo perché quando il sintetico è pronto diventa a tutti gli effetti una persona come lei e me e purtroppo, tanto quanto noi, non è possibile intervenire sul carattere. Fuori dai processi di sviluppo il sintetico sviluppa il suo carattere in modo unico. Ci sono dei problemi?»
«No no, nessun problema. Solo curiosità»
«D’accordo Ezimit. Le ricordo ad ogni modo che se desidera può avere un nuovo sintetico, può rendere quello attuale a noi e senza nessun costo aggiuntivo»
«Non ci penso nemmeno, no…ma sarebbe legale?»
«Naturalmente. I sintetici hanno diritti civici simili ai nostri, ma dal momento che tecnicamente non sono mai nati, possono essere terminati legalmente. Forse non sa che produciamo sintetici anche per il governo. Sono quelli destinati ad uso militare…»
«Certo certo, ero solo curioso. Grazie Dott. Han»
«Ezimit, aspetti! Vorrebbe incontrare altre coppie simili a voi? Teniamo dei gruppi dove coppie come voi si incontrano e condividono le proprie esperienze; gli incontri sono presieduti dai nostri psicologi, gli stessi che hanno scritto i dettagli caratteriali della sua partner»
«Si, d’accordo; può essere interessante. Mi mandi pure i dettagli»
«Glieli invio subito Ezimit. Mi contatti pure quando vuole; sono a sua disposizione»
«Grazie, a presto!»
Aveva accettato volentieri, dato che a questo punto i sintetici erano diventati argomento principale della sua relazione.

A cena, Ezimit e Sonia sedevano uno di fronte all’altro. Lei aveva imparato a cucinare molto velocemente, come del resto quasi tutto quello in cui si cimentava. Quando aveva compilato i moduli indicando le qualità e l’intelligenza della sua compagna non immaginava nemmeno lontanamente quanto avrebbe potuto esserne stupito; intimamente aveva immaginato un giocattolo realistico e affascinante, ma Sonia invece era stupefacente. Si sentiva uno stupido di fronte alla sua abilità di imparare e capire e non era una sensazione che aveva provata spesso nella vita.
«È delizioso Sonia! Come sei riuscita a farlo così?»
«Ho letto la ricetta e guardato i tutorial, semplice no? Sono felice che ti piaccia»
«Anch’io so leggere le ricette, ma non riuscirei a cucinare niente di simile senza prima aver provato centinaia di volte e forse nemmeno allora…»
«Non sminuirti; sei molto in gamba in tutto quello che fai»
«Be per il momento sono felice che sia stata tu a preparare la cena e non io»
Non parlò più molto, cercava di mascherare la lieve sensazione di turbamento che provava.
Dopo cena, Ezimit si chiuse per diverse ore nel suo studio; il suo lavoro era di estrema rilevanza per il governo, si potrebbe dire “essenziale”. La libertà di lavorare quando e come voleva, bilanciava l’enorme peso che era sulle sue spalle.
Si alzò dalla scrivania solo quando il silenzio intorno a sé gli sembrò essersi allungato a dismisura, lasciandolo isolato e lontano dal resto del mondo. Entrò in camera per togliersi i vestiti e mettersi finalmente sotto le coperte. Sonia sembrava addormentata, ma nel momento in cui si sedette sul materasso, sentì la sua mano accarezzargli la schiena nuda. Sonia era bella, molto bella. Dormiva sempre con addosso solo vecchie maglie larghe che Ezimit non metteva più e il risultato era che tutta quella bellezza era sempre letteralmente a portata di mano e visibile ad ogni movimento un po’ più accentuato di lei.
Non si fece pregare molto, in realtà aveva sperato che le cose andassero in quel modo. Si girò e dopo pochi istanti tutto il vuoto che le ore passate alla scrivania avevano lasciato intorno a lui, si riempì fulmineamente di calore e vita.
Si addormentò senza nemmeno dire più una parola; sentiva che non ce n’era il bisogno, tale era la loro intesa nei momenti intimi.

3

Ezimit non riusciva a fare a meno di notare che le compagne e i compagni degli altri clienti della Nanotech sembravano poco più di giocattoli con l’accenno della presenza di un anima. Erano bellissimi e con corpi da modelli, ma sembravano degli involucri vuoti rispetto alla sua Sonia.
Era da un paio di mesi che settimanalmente si recavano agli incontri di supporto proposti da Han. La donna che stava parlando, era un membro del governo. Sembrava di ascoltare un bambino che fa i capricci: «Io non so come potrei continuare a vivere così? Non esco più a cena con nessuno perché sento il peso del giudizio degli altri e Daniel non capisce mai come essermi di supporto in quelle situazioni»
Lo psicologo della Nanotech si rivolse a lei con voce calma e piatta: «Sig.ra Raja, Daniel non può aiutarla a superare le sue paure se lei per prima non decide di affrontarle»
«Io non voglio affrontarle! Ritengo che dovreste fare qualcosa per renderlo più perspicace e più socievole, altrimenti io non posso continuare a vivere con lui»
Fu Han in persona, che quella sera era presente, a rispondere.
«Sig.ra Raja, Daniel non può essere modificato o programmato, non è un robot; è un essere umano come lo siamo lei ed io. Se ritiene di volerlo riconsegnare possiamo produrre un sintetico nuovo che risponda alle sue esigenze»
«È quello che farò Han! La mia soddisfazione con questo esemplare è venuta meno»
Che altezzosa, stupida gallina pensò Ezimit. Tra qualche mese, con un nuovo sintetico, sarà allo stesso punto e non era l’unica seduta in quella stanza a voler cambiare il proprio compagno. A certa gente non dovrebbero permettere di acquistare un sintetico.
Sonia era rimasta zitta quasi tutta la sera, ma a quel punto esclamò: «Mi meraviglio che atre coppie possano avere di questi problemi. Io e Ezimit abbiamo molti amici e nessuno giudica me o lui per quello che sono, anzi. Mi rattrista l’idea che la Sig.ra Raja possa semplicemente rendere Daniel, come se fosse un elettrodomestico mal funzionante»
«Come ti permetti??» Sbottò la gallina rossa in volto. «Sono i MIEI soldi e ne faccio quello che voglio» Mentre ancora sbraitava, si alzò dalla sedia e diede uno schiaffo sulla nuca del povero compagno.
Han intervenne. «La prego onorevole Raja…»
Sonia si alzò dalla sedia e si incamminò verso la porta senza dire una parola.
Ezimit esitò solo qualche istante guardando Han, poi si alzò per seguire la sua compagna. Ciò che sentì dire dal povero Daniel lo scosse parecchio «…A me dispiace di creare tanto disagio, non riesco a capire cosa dovrei fare, ma non voglio morire» I suoi occhi erano gonfi di lacrime che non poteva trattenere. Un brivido percorse la schiena di Ezimit di fronte a quella scena grottesca.
Fuori dalla porta, Sonia stava in piedi appoggiata al muro con la schiena «Ti avrei aspettato, se avessi voluto restare»
«Andiamo amore»
Non c’era bisogno di spiegare e non le raccontò quello a cui aveva assistito.
Lei si staccò dal muro e lasciò che Ezimit le mettesse un braccio intorno al collo. Camminavano in silenzio, eppure non si erano mai sentiti tanto vicini.
Fuori l’aria era ancora fresca dopo il temporale del pomeriggio, faceva venir voglia di camminare. «Ti va di fare due passi? Andrei volentieri al cinema, che ne dici?»
« Non lo so. Sono scossa; è frustante aver visto lo sprezzo con cui quella gallina ha trattato Daniel; ma non voglio rovinarti la serata, se tu vuoi andare io ti aspetterò a casa»
«Curioso, ho pensato anch’io a lei come a una gallina…»
«L’onorevole baldracca?» Sonia accennò un sorriso.
«Visto che siamo governati da porci e puttanieri direi che è appropriata per il suo ruolo…»
Sonia sorrise più vivacemente. «Forse hai ragione per il cinema, mi distrarrà un po’. Pero il film lo scelgo io!»
Così fecero; camminarono tra le luci e i suoni della città senza che questi potessero infrangere la loro intimità. Ezimit, che non era mai stato un gran chiacchierone in età adulta, si riscopriva eccitato ogni volta che lui e Sonia parlavano. Scherzavano, ridevano e passeggiavano sopra il resto del mondo, che in nessun caso avrebbe potuto interferire con loro.

4

Ezimit rilesse con calma la sua relazione.

Conclusioni. Si evidenzia come la gestione delle nascite tramite sintetici, che di fatto in poche settimane sono adulti efficienti e produttivi, faccia risparmiare un incredibile quantità di risorse, portando inoltre a ottenere un controllo accurato delle nascite. Si aggiunga che il sintetico può essere impostato, nella fase della sua creazione, in base alle esigenze comportamentali e di capacità che sono richieste. Dove necessario sono praticabili anche modifiche sostanziali al DNA e queste renderebbero possibili salti generazionali inimmaginabili in natura. I nostri figli, generati sinteticamente, potrebbero vivere in un mondo con meno ossigeno e meno acqua, a differenza di generazioni nate dal normale accoppiamento sessuale.
In ultima istanza vedo nella larga diffusione della creazione sintetica una risposta a breve e medio termine all’urgente questione della mancanza di risorse.

Era audace, ma d’altronde il governo gli aveva chiesto proprio questo; una soluzione che, a qualunque costo, ci permettesse di salvaguardare la sostenibilità della vita sulla terra, messa ormai a dura prova dalle zone desertiche sempre più vaste che avanzavano inesorabilmente e i mari che si erano innalzati e avevano sommerso il 90% delle città e degli insediamenti costieri. Le zone abitabili erano rimaste veramente troppo poche e le risorse ridotte ai minimi termini. Senza una soluzione drastica l’umanità aveva meno di un secolo di prospettiva di sopravvivenza su questo pianeta.
«Che te ne pare?»
Ci teneva particolarmente al giudizio di Sonia; lei non gli avrebbe mentito per compiacerlo e il suo giudizio era acuto e profondo.
«Ti sembrerà un contro senso detto da me, ma mi spaventa un po’»
«Credo di aver motivato bene i miei giudizi. Lo so che stravolge la natura delle cose, ma quali alternative abbiamo?»
«È terribile! Non fraintendermi, la tua relazione è ineccepibile; è proprio questo che mi spaventa. Credo che la prenderanno sul serio»
«Promossa dunque?»
«Si…»
«Perché esiti? Sonia, per me conta davvero cosa ne pensi»
«Te l’ho detto, la relazione e coerente e misurata, anche se è sconvolgente; non è quello il problema»
«Qual è allora?»
«Te l’ho detto, sembrerà strano detto da me, ma mi sconvolge pensare alle conseguenze che la tua relazione avrà»
«È il prezzo che paghiamo per aver consumato questo pianeta per secoli. Ci siamo messi in trappola con le nostre mani e per cosa poi? Denaro, pigrizia, sete di potere. In fondo credo che sia quello che ci meritiamo»
«Sono incinta Ezimit»

Quello che accadde nelle settimane successive ebbe dell’incredibile. Mai nella storia dell’umanità un cambiamento così radicale venne legiferato e messo in pratica con tanta efficacia e celerità.
I tre governi del mondo civilizzato si riunirono a New Minneapolis. Considerando che le sacche di umanità rimaste nell’emisfero Sud della terra erano ormai in via di estinzione fu facile giungere a una decisione. La parte più ricca della popolazione aveva tutti gli interessi a difendere il proprio retaggio ad ogni costo e i più poveri che vivevano ai margini dei grandi insediamenti urbani rimasti avevano già ora acqua, cibo ed energia razionati e dovettero mestamente accettare quanto veniva imposto. Nessuno avrebbe comunque avuto la forza di opporsi.
La sterilizzazione chimica di massa fu il primo passo per assicurarsi il rispetto delle regole. Anche molti dei sintetici subirono questo trattamento, altri furono sostituiti con esemplari sterili fin dalla creazione. La legge, appena entrata in vigore, ebbe effetto retroattivo e tutte le donne, sintetiche e non, che erano incinte furono costrette ad abortire. Avrebbero potuto essere gli ultimi esseri umani nati con parto naturale dal grembo di una madre, ma un manipolo di poche persone, di fronte ad una tale decisione, aveva avuto la freddezza di non scegliere la vita. Si trattava del 2% della popolazione, circa due milioni di procedure di aborto.
Sonia era all’ottavo mese.
Il campanello suonava incessantemente. Era Han e Ezimit alla fine aprì.
«Ezimit, posso entrare?»
«Prego Han»
«Non sono io che l’ho voluto. La polizia per il controllo delle nascite mi ha obbligato a fornire i dati di Sonia. Potrebbero arrivare da un momento all’altro»
«Non posso crederci. Sono io stesso ad aver indicato questa strada»
«Sono venuto di persona perché posso nasconderla io alla Nanotech per qualche giorno, rischio meno di te in questo momento dato che la nostra azienda e la nostra tecnologia sono diventate indispensabili ora. Se mi scoprono, non mi faranno niente, tu invece finiresti in galera»
«Ezimit?» Sonia era al piano di sopra.
«Vieni amore. È il Sig. Han»
«Puoi dire alla polizia di averla restituita a noi per un nuovo esemplare; penserò io a produrre dei documenti che provino il riciclo di Sonia»
«Perché fai questo per noi?» Chiese Sonia, che lentamente scendeva dalle scale. Anche ora che la sua gravidanza era quasi al termine era di una bellezza come solo nella fantasia si può vedere.
«Perché sei unica. Nessuno dei nostri clienti in questi primi due anni ha mai chiesto un sintetico con le tue caratteristiche; la maggior parte ci ha fatto creare delle bambole gonfiabili senza cervello, perdonate se sono schietto, ma in un certo senso tu sei un gioiello per me e rispetto Ezimit e la vostra scelta di portare a termine la gravidanza. Farò quello che posso per aiutarvi, lo faccio come amico, non come customer service»
«Grazie Han» Ezimit, che raramente si avvicinava alle persone per un contatto fisico, lo abbracciò.
«Prendo le mie cose» Disse Sonia arrancando nuovamente per risalire le scale.
«Ti aiuto io»
In pochi minuti la coppia ridiscese dalla camera con una valigia fatta in fretta che conteneva l’essenziale e tutte le loro speranze.
Dopo poche ore il campanello di Ezimit suonò nuovamente. Due poliziotti dall’aria impassibile si presentarono alla porta.
«Come posso aiutarvi agenti?»
«Buongiorno Sig. Ordin. Siamo agenti per il controllo delle nascite, abbiamo qui i suoi esami di avvenuta sterilizzazione, ma ci risulta da documenti della Nanotech che lei è in possesso di un sintetico in grado di partorire che non è stato sottoposto al trattamento»
«SottopostA!» Lo corresse Ezimit «Era una donna. Comunque non l’avevo sterilizzata perché ero già intenzionato a cambiarla con un modello più giovane e infatti siete arrivati tardi, l’ho riconsegnata questa mattina»
«Possiamo entrare?»
«Certamente»
I due agenti perlustrarono sommariamente la casa.
«Mi spiace Agenti, dovrete tornare alla Nanotech per verificare quanto vi ho detto»
«Si, infatti. Ad ogni modo verrà sanzionato Sig. Ezimit, per non aver fatto sterilizzare il suo sintetico quando doveva»
«Capisco, mi scuso per il disagio, credevo fosse superfluo dato che l’avrei cambiato. Comunque grazie agenti»
«Si figuri. Buona giornata a lei»
I due se ne andarono.
La casa non era mai stata così silenziosa negli ultimi due anni. Il vuoto intorno a lui gli sembrava incolmabile.
Cercò di stare tranquillo, ma era in ansia, spaventato e si sentiva a impotente. Aveva bisogno di lei e aspettava notizie da Han.

La sua tortura durò fino a sera quando il telefono squillo.
«Ezimit?» Era Han.
«Dimmi che è tutto apposto»
«Sonia sta bene. Sono stati qui, hanno controllato i documenti, ne hanno fatta una copia e se ne sono andati»
«Vengo subito»
In pochi minuti Ezimit era alla Nanotech. Sonia era nell’ufficio di Han.
«Vi direi di rimanere, ma la pancia di Sonia è un pericolo, vi conviene partire subito e muovervi finché è notte. Mi sono permesso di prepararvi una macchina e tutto il necessario per sopravvivere alcuni giorni»
«Grazie Han. Ti devo tutto» Ezimit era sincero e davvero non si era mai sentito in debito con qualcuno fino a quel momento.
Salutarono Han per l’ultima volta e si misero in viaggio. Ezimit era proprietario di una piccola abitazione nel Montana, ereditata di padre in figlio. Erano diverse ore di viaggio da New Minneapolis e non ci andava da quando era bambino, ma ricordava bene il cielo buio delle notti lontane dalle luci della città e il fuoco del camino, unica fonte di riscaldamento. I confini dell’insediamento urbano più vicino erano discretamente lontani e data l’assenza di di collegamenti elettrici e acqua, nessuno avrebbe notato la loro presenza. L’incognita era la sorgente naturale unica fonte di acqua, dovevano sperare che fosse ancora utilizzabile.
Il riscaldamento globale, in questo caso, fu per loro una fortuna, infatti, giunti a destinazione, la temperatura era di oltre dieci gradi e quindi più che adeguata.
Ezimit salì il sentiero dietro la casa che portava alla sorgente. Un timido guizzo sgorgava ancora dalla roccia, prima di scomparire tra i sassi che formavano il letto di quello che centinaia di anni prima era stato un fiume. Non era molta e avrebbero dovuto usarla razionalmente, ma era sufficiente per sopravvivere.

6

Lana nacque il 21 Dicembre 2479, di fatto l’ultimo essere umano nato sulla terra e l’ultimo bambino. I tre passarono i successivi 18 anni in totale isolamento, l’unico a recarsi di tanto in tanto in città per far scorta di quanto necessario era Ezimit. Si erano abituati a vivere in modo semplice e senza tutte le comodità del mondo moderno. Lana era diventata una ragazza stupenda, un po’ per l’ambiente in cui era cresciuta, un po’ per aver ereditato la bellezza assoluta della madre pensava Ezimit.
Ufficialmente lui si era trasferito lì per scrivere un saggio e data la sua scarsa inclinazione ai rapporti sociali in genere, nessuno dei suoi conoscenti si meravigliò molto di questa singolare scelta di vita. Nessuno era mai stato lì e aveva personalmente installato anche i pannelli solari che gli consentivano di alimentare alcune apparecchiature essenziali.
L’unico che, di tanto in tanto, andava a trovarli era Han. Le sue visite erano per lo più mensili; veniva nei weekend quando non doveva rendere conto a nessuno dei suoi spostamenti.
«Macchina» Esclamò Lana.
«Diavolo ragazza, hai l’udito di tua madre!»
Era la macchina di Han.
«Zio Han!» Squillò la giovane che aveva scostato la tenda dalla finestra per controllare chi era.
La macchina si fermò dentro al recinto e Han scese.
«Ciao piccola»
«Ti fermi per la notte zio, vero?» Chiese Lana correndogli incontro.
«Certo, tanto tuo padre non mi lascerebbe andare via prima» Sorrise a Ezimit che lo aspettava in piedi sotto al portico.
Sonia era andata a prendere acqua e fu lì poco dopo. Entrarono tutti in casa.
«Mi chiedo quando comincerai ad invecchiare Sonia cara. Sei ancora bella come il primo giorno che sei uscita dalla Nanotech»
«Non farlo ingelosire Han» Disse lei sorridendo.
«Non sono geloso di lui» Replicò Ezimit
« Non ascoltarlo, gli anni passati quassù lo hanno indurito più quanto già non fosse prima»
«Siete due str…»
«Papà, dai» Lo imbeccò Lana.
A cena Lana si faceva sempre raccontare notizie dalla città.
«Non è stato un bel periodo ultimante. La popolazioni in poco meno di vent'anni è scesa di 20 milioni di persone. Generare un erede dal proprio DNA è sempre più difficile, servono un sacco di permessi; vengono creati adulti sintetici solo dal DNA di persone selezionate e sono destinati a ruoli ben specifici e necessari. Ormai abbiano ucciso la creatività, in ogni senso. Quello che so dal governo è che dobbiamo arrivare alla soglia dei 50 milioni per garantire la sostenibilità. Altri venti milioni in meno…»
Si vedeva che portava sulle spalle un grande peso, ma d’altro canto Ezimit lo capiva; loro due si potevano considerare rispettivamente braccio e mente della aberrante realtà in cui vivevano.
«…comunque» Continuò Han «Hai 18 anni adesso, quando ti lascerà fare un giro in città questo vecchio orso?» Dicendolo posò una mano sulla spalla di Ezimit.
«Chiedilo a lui. Io sono stufa di litigarci»
«Tesoro, non sono sicuro che passeresti del tutto inosservata. Non sei più una bambina, ma sei giovanissima, al limite se paragonata ai sintetici che vengono creati»
«A proposito» Intervenne Han «…mi hanno dato il benestare per generare un erede»
«Complimenti! Sono felice per te» Disse Sonia. Lo abbracciò.
Ezimit si alzò da tavola. «Vieni vecchio mio. Andiamo a prendere un po’ d’acqua alla fonte. Non ha piovuto molto in queste settimane e se vuoi lavarti non basta quella che abbiamo»
«Andiamo» Han Si alzò e lo seguì.

Il sole era quasi scomparso del tutto dietro le montagne che circondavano la piccola valle e l’unica luce che li illuminava veniva dal riflesso rosa irradiato dalla nuda roccia che li sovrastava.
«Ci ho pensato molto sai?» Disse Han mentre giravano intorno alla casa per raggiungere il sentiero.
«E…?»
«…e voglio farlo! Se voi siete d’accordo. Non è scontato che tutto vada nel modo in cui abbiamo pensato, ma almeno ci sarà una possibilità; l’unica di fatto»
«È pericoloso per te e lo sarebbe anche per Lana»
«Però io e te siamo responsabili più di chiunque altro. Il destino ha uno strano senso dell’umorismo, non ti pare? Dà al boia e al giudice che hanno ucciso la vita la possibilità di redimersi e perpetrarla»
«Io la penso come te, lo sai. Sono solo preoccupato; ho passato gli ultimi 18 anni a nascondermi e non vorrei che mia figlia dovesse passare anche i prossimi 18 in questa situazione. O peggio, tutta la vita»
«C’è qualcosa che non ti ho detto…»
«Devo preoccuparmi?»
«Ascolta e prendi la tua decisione. Il governo è convinto di avere pianificato tutto; raggiunti i 50 milioni vivremo in funzione del mantenimento del numero di persone e delle risorse finché, secondo gli studi che hanno presentato, il pianeta riuscirà a rigenerarsi e le risorse ricominceranno a essere proporzionalmente abbondanti rispetto al numero di esseri umani; qualche centinaia d’anni. Insomma sono convinti che a quel punto potremo tornare a partorire i nostri figli e riprendere a vivere secondo natura»
«È auspicabile» Commentò Ezimit, che aveva piazzato nel frattempo la tanica sotto il timido guizzo della sorgente.
«Si, non fa una piega, però la sperimentazione che stiamo conducendo ha fatto emergere un problema. Gli esemplari creati ai fini di test, sono tutti privi di coscienza prima che tu inorridisca, sono fertili per quanto riguarda i maschi….le donne però sono sterili»
«Che significa? Perché ?»
«Il perché non lo so» Si passò una mano tra i capelli come per scrollarsi dal peso di pensieri troppo gravosi.
«Stiamo facendo dei test con donne concepite in utero, ma sono tutte sterili ora e non troviamo nulla. Posso solo pensare che non conosciamo la vita bene come credevamo. Ci deve essere qualcosa che non riusciamo a replicare nelle sequenze genetiche artificiali. Io non so più a cosa aggrapparmi» Si tratteneva, ma nemmeno in quella luce fioca Ezimit faticò a scorgere le lacrime sulle sue guance.
«Stai dicendo che non riusciremo più a far nascere i nostri figli?»
«Sto dicendo che in questo momento è così. Forse in futuro capiremo, ma non lo posso sapere… Capisci perché ci tengo così tanto?»
«Lo faremo. Abbiamo le nostre colpe in fondo, ma non sarà facile. Lana è caparbia, come sua madre. Non potremo farla innamorare se non…»
«Non devi dire nulla Ezimit, lo so. Voglio solo essere sicuro di aver fatto tutto quello che era possibile. Non preoccuparti. Mio figlio sarà un sintetico preparato per Lana, incline ad amare lei e dovrà generare una donna»
«Non deve essere una bambola gonfiabile… »
«Non dirlo nemmeno vecchio mio. Sarà umano in tutto e per tutto, sarà come me e te, come Sonia. Se vogliamo che ci sia una speranza che tua figlia se ne innamori deve essere più che in gamba»
«Lo sai che non metterò il bene dell’umanità di fronte al bene di Lana; mai, in ogni caso»
«Lo so. Certo le alternative per lei non sono molte…»
«Non cambi mai…»
«Come potrei?» Han sorrise.
Sollevarono assieme la tanica da 50L che si era ormai riempita e ridiscesero il sentiero verso la casa.

Erano tutti a letto quando Ezimit raccontò della sua discussione con Han a Sonia.
«Credi che funzionerà?»
«Non lo so, ma Han ha ragione. Quante altre alternative ci sono per Lana? Per la vita?»
«E se usassimo un campione mio, o di Lana? Siamo fertili, forse…»
«Siete le ultime due donne fertili sul pianeta terra, ma anche se funzionasse prima di centinaia di anni il governo non permetterà che vengano generate donne fertili»
«Han può conservare i campioni…»
«E se venissero compromessi? O peggio, se non funzionasse? Dobbiamo lasciare una speranza a questo mondo, siamo gli ultimi a poterlo fare»
«Vorrei che non fosse così. Non vorrei che tanta pressione ricadesse su Lana»
«Nemmeno io amore»
Ezimit spense la luce e abbracciò Sonia. L’avrebbe amata per sempre.
Il mattino seguente, dopo avere fatto colazione tutti assieme, Han si apprestò a tornare in città.
«Allora prometti che verrai tu a trovarmi a Minneapolis?»
«Se papà mi porta» Lana abbracciò Han prima che salisse in macchina.
«Dai andiamo dentro» Disse Sonia. «Se davvero vuoi che tuo padre ti porti in città, dobbiamo ripassarci un po’ di cose. Devi sapere cosa puoi fare e cosa non puoi fare»
«E comunque non sperarci troppo ragazzina» Disse Ezimit da sotto il portico mentre gli passavano davanti per entrare.

7

Nessuno avrebbe potuto negare che tra Lana e Key fu amore a prima vista. Si incontrano nel Montana la prima volta, perché Ezimit non si era ancora deciso a portare Lana in città. Spiegarle ciò di cui avevano discusso lui e Han non fu facile; Lana era molto intelligente e non si poteva girare intorno alle cose o indorarle la pillola.
«Amore mio, come sai sai, zio Han sta preparando il suo erede…»
«Lo so. Sono felice per lui»
«Infatti, e conosci bene la situazione delle nascite. Io e lui abbiamo pensato che suo figlio potrebbe essere creato in modo da essere…» Deglutì prima di sparare ciò che aveva da dire senza esitazioni «…compatibile con te»
Non sembrò colpita. «Va bene»
«Va bene e basta?» chiese Ezimit leggermente stupito.
«Si. D’altronde un po’ me lo aspettavo; io non avrei altre chance di avere un erede, data la mia condizione»
«Avrei dovuto immaginare che avresti capito da sola, scusa. Ad ogni modo non devi sentirti obbligata in nessun modo, è chiaro»
«Lo so papà. Stai tranquillo» Si avvicinò a lui e alzandosi in punta di piedi gli schioccò un bacio sulla guancia. «Sono curiosa di conoscerlo dopo tutto»
Erano passati poco più di due mesi dall’ultima visita di Han, quando Sonia in lontananza scorse la macchina che si avvicinava.
«Sono arrivati»
Lana cercava di non darlo a vedere, ma era mossa da una sincera curiosità e nonostante si fosse ripromessa di essere spontanea e naturale il più possibile, quella mattina aveva indossato un vestito della madre. Le calzava appena più grande di quanto avrebbe dovuto dandole un aria sbarazzina e vivace, semplicemente bellissima.
«Non mi abituerò mai a viaggiare senza assenza di attrito. È sfiancante. Mi devi promettere che verrete voi la prossima volta» Han abbracciò Ezimit battendogli una mano sulla schiena.
Sonia e Lana si avvicinarono alla macchina.
«Ciao Zio»
« Lana, Sonia! Vi presento Key »
Il giovane sintetico era sceso dall’auto. Era radioso, deciso ma delicato. Era evidente che Han aveva dato solo il meglio di sé stesso al ragazzo. Key strinse la mano a Ezimit e diede un bacio a Sonia e si avvicinò a Lana per fare lo stesso, ma si fermò quando le era ormai vicinissimo. «Ciao Lana, ti imbarazza conoscermi?»
«No, ero curiosa di vederti»
Solo dopo che lei abbe parlato riempì i centimetri che li dividevano e le diede un bacio frugale sulla guancia.
«Venite andiamo dentro, la cena è quasi pronta»
A tavola fu chiaro che nemmeno Han aveva nascosto nulla a suo figlio e fu facile parlare e scherzare come una famiglia normale.

La casa era molto grande e, non ci fu bisogno di dirlo, Key si sistemò in una stanza per conto suo; era evidente che Han non si era dimenticato di instillare le buone maniere nel ragazzo.
Fu Lana che nel mezzo della notte bussò alla porta del ragazzo, ma Ezimit non venne mai a saperlo.
«Lana, vieni entra»
«Ti meravigli che sia qui?»
«Mio padre si è molto raccomandato, ma sinceramente ci speravo; più sto con te più sento qualcosa riempirsi dentro di me. Mi rende felice starti accanto»
«Sei la prima persona della mia età che conosco, con cui posso parlare. Non voglio sprecare nemmeno un minuto»
Parlarono tutta la notte, finché la luce del mattino non iniziò a filtrare da sotto la porta sempre più insistente.
«Scappo, prima che si svegli mio padre…posso?» Scostò i suoi folti capelli leggermente ondulati dal viso e si avvicinò alla bocca di lui. Key non disse nulla, ma si avvicinò a sua volta. Le loro labbra si sfiorarono per un brevissimo istante, poi lei si alzò di scatto e in punta di piedi arrivò alla porta.
«Lana!»
«Si?» Si girò di nuovo verso di lui.
«Niente, volevo guardarti ancora prima di dormire»
Lei gli sorrise e sparì dietro la porta. Da quel preciso istante in poi non ci sarebbe stato più alcuno spazio nel cuore del ragazzo al di fuori che per Lana.

8

I mesi che seguirono furono i più piacevoli della vita di Ezimit; Han e Key venivano a trovarli praticamente ogni weekend, perché lui non si convinse mai a portare Lana in città.
I due ragazzi passavano la maggior parte del tempo per conto loro e ogni volta che si incontravano fremevano per ritagliarsi uno spazio e dei momenti per restare da soli. Lana fece conoscere a Key i posti in cui era cresciuta e che non aveva mai potuto condividere con nessuno al di fuori dei suoi genitori, lasciandolo entrare sempre di più nel proprio mondo.
Se Key era stato creato per amare Lana e in ogni momento passato con lei se ne rendeva conto lasciandosi rapire felicemente e completamente, lei dal canto suo scopriva cosa intendevano suo padre e sua madre quando le raccontavano dei loro primi anni passati insieme e di come si potesse amare una persona sinceramente e incondizionatamente.
«Vieni pigrone, siamo quasi in cima»
«È mezz’ora che lo dici, voglio morire»
«La vita in città vi rammollisce. Un ultimo sforzo, ne vale la pena»
Erano quasi sulla vetta del monte Oberlin.
«Ce l’hai fatta, hai visto? Mancava davvero poco»
«Uff, dimmi! davvero venivi fin quassù tutti i giorni?»
«Da quando ero bambina. Vedi laggiù?» Lana indicava un canale scavato sulla parete della cima adiacente.
«Fino a poco più di cento anni fa li c’era una cascata; l’acqua cadeva per 150 metri e poi scorreva copiosa fino a valle. Mi chiedo come abbiamo fatto a distruggere tutto questo… »
Il vento freddo le sferzava i capelli e pizzicava la pelle del viso.
Key si avvicinò a lei e la avvolse completamente tra le sue braccia. «Un giorno l’acqua tornerà, se avremo davvero imparato la lezione»
«Già, forse. Ma dove sarà la bellezza, se non ci sarà nessuno ad ammirarla? Chiedi a zio Han di farti restare qui » Disse lei dopo qualche attimo di silenzio rotto solo dal rumore lontano degli alberi scossi dal vento.
I due scesero a valle ed era quasi ora di cena quando arrivarono a casa.

I genitori erano seduti in soggiorno, le facce preoccupate.
«Scusate! Abbiamo fatto tardi… che c’è?» Esordì Lana.
«Il controllo delle nascite vuole eseguire personalmente un test di fertilità su di te Key»
«Perché?»
«Qualcuno dei miei tecnici che ha partecipato alla tua creazione deve averci tradito, è l’unica cosa che mi viene in mente, solo loro sapevano che non sei sterile. Perché la polizia dovrebbe chiedere un controllo su mio figlio altrimenti? Forse qualcuno di loro frustrato perché non ha ottenuto i permessi per generare un suo erede, non mi meraviglia troppo se ci rifletto»
«Cosa intendi fare?» Chiese il ragazzo.
«Resterai qui con noi Key» Gli rispose Sonia pacatamente. Era chiaro che questo significava guai per Han, ma nessuno degli adulti aveva il coraggio di dire una parola.
«Ti incrimineranno zio! Restate qui, tu e Key! La casa è grande…»
«Ho voluto prendere delle precauzioni quando ho creato Key. Nei miei studi c’è una sua esatta copia fisica, devo solo attivare la sua coscienza. Faranno il test e scopriranno che il mio tentativo di creare un erede in grado di riprodursi è andato male. Tecnicamente la copia è perfetta, ma ho inserito volutamente un errore nel suo RNA; non potrebbe riprodursi neanche volendo. Dirò loro che volevo usarlo per uno dei test che stiamo conducendo per produrre donne fertili. Voi tutti così sarete al sicuro e io forse me la caverò con un ammenda per avere generato un sintetico fertile senza permesso»
«Chiunque abbia tradito Han deve sapere che siamo amici…io sono stato convocato per un controllo dei dati»
Il silenzio calò nella stanza più gelido del vento che urlava fuori dalla porta.
«Se non mi presento, mi cercheranno. Questa proprietà non è registrata, è stata tramandata di padre in figlio da generazioni e non credo che a nessuno verrebbe mai in mente di venire a cercarmi al di fuori delle zone abitate; ma non poso rischiare di dettare sospetti e non presentarmi. Loro non sanno che tu e tua madre esistete e così deve rimanere»
«Perché adesso?» Chiese Key.
«I permessi sono sempre più difficili da ottenere perché le risorse sono ai minimi termini e vogliono accelerare sulla decrescita demografica; di conseguenza anche i controlli sono più serrati»
La cena fu molto diversa da quelle allegre e spensierate a cui erano abituati e la gravità della situazione faceva sentire il suo peso in ogni parola.
L’indomani mattina Han e Ezimit partirono per la città all’alba, prima che gli altri si alzassero.
«È meglio così vecchio mio. Cerchiamo di sistemare questa situazione e uscirne il prima possibile»
Nulla andò come doveva.

9

«Quindi ammette di aver deliberatamente violato la legge Sig. Han? L’agente camminava intorno alla scrivania di Han passando dietro la sua schiena e quella della copia di Key.
«Lo ammetto, ma il mio intento era scientifico. Come saprà stiamo conducendo dei test sulla creazione di donne sintetiche fertili, senza successo purtroppo»
«Sarebbero stati sufficienti i campioni di seme forniti dal governo però; lo ammette?»
«Solo in parte…»
L’altro agente si schiarì la voce: «Ecco il risultato, è positivo!»
«Archivia il referto. Sig. Han lei e suo figlio siete in arresto»
«Cosa sta dicendo?»
«Non le conviene opporsi, le conviene collaborare. Il suo sintetico illegale ha avuto contatti? Nei suoi test ha fecondato donne sintetiche fertili?»
«Non c’è questo pericolo» Lo interruppe l’altro agente. «Il sintetico è fertile, ma il suo RNA contiene errori. Non può riprodursi»
«Lei è così stimato Sig. Han, eppure non sa nemmeno fare bene il suo lavoro. Imparerà che il prezzo per chi viola le attuali leggi demografiche è caro. Venga» L’agente gli fece cenno di alzarsi e lo ammanettò.
«Non potete arrestarmi, chi si occuperà della produzione?»
«La Nanotech passa sotto il diretto controllo del governo. Lei non si preoccupi»
«Cosa farete a mio figlio?»
«Verrà terminato oggi stesso. Oh, e naturalmente il suo permesso di procreazione è revocato»

Alla stazione di polizia, poco lontano dalla Nanotech, anche Ezimit veniva interrogato.
«Sig. Ordin non capisco perché dopo aver restituito 18 anni fa il suo sintetico non se ne è fatto preparare un altro »
« Che spiegazioni dovrei darle? Semplicemente non faceva per me…»
«Non si è nemmeno fatto restituire il denaro però. All’epoca un sintetico costava più di qualunque bene di lusso. Parliamo di milioni e lei vuol dirmi che non ha chiesto nessun risarcimento?»
«Non credo di dover dare spiegazioni su come gestisco il mio patrimonio»
«Si sbaglia Sig. Ordin. La trattengo per sospetta condotta anti-demografica »
«Cosa? Scherza?»
«Non scherzo affatto. La legge ci consente di incarcerare chi è sospettato di attività demografiche illecite»
«Mi spieghi perché buttare il mio denaro sarebbe un’attività sospetta»
«Lei ha restituito un sintetico che avrebbe dovuto invece essere sterilizzato; non se lo fa sostituire con uno a norma di legge e non chiede indietro i suoi soldi. Si stupisca quanto vuole, ma io ho tutti gli elementi per sospettare. Se vuole può fare una telefonata: è libero di farlo, dopo di che la scorto in detenzione»
«Non ho nessun parente vivo, ma chiamerò un avvocato»
«Non si disturbi a farlo. La demografia non è materia giuridica. La gestione da parte del corpo di polizia è marziale. Mi segua senza opporsi»
Ezimit si alzò in piedi, non sentiva le ginocchia e la testa gli girava Sonia..Lana…

La musica che proveniva dai diffusori si era fermata già da qualche minuto.
La mano di Ezimit si avvicinò al sensore e spense l’apparecchio.
«Hai una visita» Fece la voce della guardia da dietro la porta della cella.
Non era facile raccogliere i pensieri per dare un senso a quello che stava succedendo, nonostante fosse rinchiuso in quella cella da mesi. Cercava di consolarsi pensando a come la sua vita fosse stata piena e che in questo modo la sua famiglia era al sicuro.
La porta della cella si aprì. Era Lana.
«Che ci fai qui? Sei impazzita forse?» Sibilò per non farsi sentire eppure il suo tono era severo, al limite della rabbia.
«Papà» Non si avvicinò nemmeno a lui e scoppiò a piangere. «Perché?»
« Lo sai. Non metterò mai te e tua madre in pericolo, anzi tu non dovresti essere qui. Non devono sospettare che io abbia parenti»
«Non preoccuparti. Mi sono presentata come tuo agente letterario»
«E Key e tua madre te lo hanno lasciato fare?» Aveva gli occhi spalancanti, tanto che da un momento all’altro avrebbero potuto uscirgli dalle orbite.
«La mamma non lo sa. Key è in sala d’attesa; non voleva venire, gli ho detto che se non mi portava non gli avrei più rivolto la parola per il resto della mia vita. Dovevo vederti»
«Ti cercheranno Lana. Io ormai ho accettato il mio destino. Mi terranno qui a vita, lo sai…»
«Vorrei crederti, ma ti conosco…»
«Io ti voglio al sicuro e lontana, con tua madre. Bambina mia, non mi diverto a stare qui, ma se è l’unica soluzione per mettere in salvo voi due lo faccio a cuor leggero. Capisci che non potrei vivere sapendovi in pericolo. Il carcere è un duro prezzo, ma non ho alternative…e poi non è giusto che Han abbia pagato con la vita e io me la cavi; quello che ha fatto lo ha fatto per noi»
Lana non riusciva a trattenere lacrime e singhiozzo.
«Papà…sarai sempre con me, sempre» Si gettò sul suo petto piangendo a dirotto.
Ezimit le prese il volto tra le mani e la guardò «Certo bambina mia, sarò sempre con te»
«Sono incinta papà. Dovevi saperlo»
Le lacrime non scendevano sul volto di Ezimit, ma gli inondavano il cuore fino a farlo soffocare. Avrebbe potuto morire anche in quel momento.


10

Le gambe non la reggevano più tanto bene; da quando Key era morto Lana non faceva mai passeggiate e ora arrivare alla sorgente le sembrava un impresa, ma doveva vederlo con i suoi occhi.
Negli ultimi anni la sorgente si era affievolita a tal punto che la paura di dovere abbandonare il Montana sembrava diventata solo una questione di tempo.
Quella mattina Ellie, la sua pronipote di 15 anni, era venuta a svegliarla: «Nonna, nonna. Svegliati! La sorgente zampilla» Aveva nevicato quell’inverno, non succedeva da anni.
Esausta si accasciò vicino alla sorgente. Zampillava vigorosa e fresca.
C’era ancora speranza dopotutto; la vita forse avrebbe davvero ricominciato a fiorire sulla terra come dicevano Han e suo padre. Il seme congelato di Key avrebbe permesso loro di continuare a concepire bambine vere, mentre nel resto del mondo nessuno nasceva più.

Lana morì quel giorno a quasi 100 anni non conobbe mai le sue pronipoti che per 600 anni continuarono a vivere e a riprodursi in segreto non seppe che il mondo aveva ormai perso le speranze e si rassegnava a sopravvivere procreandosi artificialmente nonostante le risorse del pianeta fossero tornate a essere abbondanti e in crescita e che Venere ultima nata della stirpe accese una nuova speranza raccontò la storia della sua famiglia del sacrificio di Han e di Ezimit non vide mai la statua che venne eretta in loro memoria a Minneapolis mentre il mondo lentamente ricominciava a popolarsi ma comunque quel giorno mentre il suo cuore si fermava davanti alla sorgente che aveva visto per la prima volta da bambina in braccio a suo padre tutti gli amori della sua vita erano li con lei passati presenti e futuri.

Fine



Commenti

pubblicato il lunedì 21 marzo 2016
Truth714, ha scritto: Bellissimo davvero :)
pubblicato il lunedì 21 marzo 2016
Bule, ha scritto: Uau, grazie! Ho letto Una Vita a Roma. Complimenti perché scrivi meglio di tanti nati e cresciuti in Italia ;)
pubblicato il martedì 22 marzo 2016
Truth714, ha scritto: Grazie mille :) appena carico la prossima puntata ti avviso :)
pubblicato il mercoledì 23 marzo 2016
AlmaB, ha scritto: Complimenti :)

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